⚽️Il complotto inesistente⚽️
Con puntualità quasi mensile, e ormai da + di 14 anni, assistiamo al revival di un complotto inesistente nei confronti della Juve.
Qual è l’origine di questo complotto? Nel 2006 abbiamo assistito al dipanarsi di vicende legali/giudiziarie che hanno portato alla retrocessione in B della Juve e alla condanna e radiazione di Moggi.
In quel periodo, la proprietà della Juve aveva accettato di buon grado la penalizzazione sportiva e si era attrezzata per ripartire subito. Allo stesso tempo, aveva preso le distanze da Moggi e negli anni si sarebbe tenuta a grande distanza sia da Moggi che dal suo decadente sistema di potere.
Da una parte una proprietà che volta pagina, dall’altra un uomo di potere che crede di essere vittima di ingiustizie perpetrate da chissà quali misteriosi burattinai.
Nasce così la teoria del complotto su Calciopoli.
Dopo appena qualche anno, iniziano ad apparire siti il cui obiettivo è quello di fare “contro informazione”. In realtà, nasce la teoria del complotto contro la Juve in cui i colpevoli ed i manovratori vanno ricercati all’interno della Juve stessa, all’esterno, e chiaramente anche tra le altre squadre di calcio. Questa narrazione, come tutti i complotti, inizia a fare presa su migliaia di tifosi e si espande grazie a due fattori: 1) l’aumento della fruizione di contenuti online; 2) l’aumento del numero di analfabeti funzionali.
A partire, se non ricordo male, dal 2012 Moggi diventa ospite fisso di alcune trasmissioni su reti nazionali di secondo piano come tele longobarda. Questa è una chiave di svolta. Resisi conto di quanto gli ascolti sul calcio siano alti e di quanto i complotti facciano sempre audience, gli editori o presunti giornalisti usano il personaggio Moggi per provare ad aumentare gli ascolti. Serve un prodotto editoriale che aumenti gli ascolti e produca ricavi attraverso la pubblicità.
Moggi diventa il totem al centro del complotto. Il condannato in via definitiva che diventa la vittima del complotto. Diventa un prodotto editoriale sul quale costruire una narrazione per creare audience, vendere pubblicità e soddisfare il desiderio inconscio di dietrologie e complotti del target di riferimento.
Siamo, però, in un periodo di cambio epocale a livello di costumi e mass media. I social prendono il sopravvento. Quale miglior spazio per alimentare la narrazione del complotto inesistente e rendere Moggi l’eroe di questa vicenda di incredibile ingiustizia?
Nascono canali e spazi virtuali in cui propagandare ad infinitum questa narrazione e mettere Moggi al centro del discorso. Moggi ha tanto tempo libero e la platea di tifosi pronti a farsi infinocchiare dalle sue ricostruzioni è ampia.
Zampini, persona intelligente e dalla spiccata vocazione imprenditoriale, comprende l��opportunità e capisce che su Moggi e la narrazione del complotto inesistente può monetizzare. Ci riesce e continua a farlo “dicendo sempre le stesse cose”.
Il tempo, però, passa. Alle nuove generazioni Calciopoli e la vicenda Moggi non interessano. Quindi, bisogna modificare la narrazione per provare a suscitare interesse. Il grande nemico ed astutissimo manovratore diventa Marotta.
Le debacle sportiva della Juve, causata da scelte dirigenziali interne, non è causa di queste scelte insensate ma della Marotta league. Si vuole spostare l’attenzione dalle vicende sportive, poiché si deve continuare ad alimentare la narrazione del complotto inesistente.
Ai protagonisti storici di questa narrazione, si aggiunge una fondazione di avvocati che prova a farsi pubblicità attraverso esposti inutili, presenziando su canali social sconosciuti e creando eventi ai quali non partecipano nemmeno i parenti.
Alcune tematiche, come la questione della continuità aziendale e degli sponsor cinesi, vengono riprese in maniera superficiale finanche da Report per poi finire come in una bolla di sapone. Tanto rumore per nulla.
C’è una vicenda sulla quale vale la pena riflettere. Ad un certo punto, il gruppo che controlla tele longobarda decide di investire centinaia di migliaia di euro in un progetto editoriale “calciopoli ultimo atto” che si rivelerà un flop clamoroso.
Perché? Sono a corto di idee ed arroganti. Credevano che quella vicenda avesse ancora rilevanza nazionale e potesse rappresentare un prodotto editoriale che avrebbe generato un ritorno significativo sull’investimento. Invece si è trattato di un boomerang che ha messo in luce come per anni avessero strumentalizzato un complotto inesistente, non per fare giornalismo, ma per assecondare quelli che erano gli interessi di una certa parte di pubblico. Peccato che il pubblico di riferimento è cambiato, gli ascolti sono in calo e quindi anche gli introiti pubblicitari. L’attuale progetto editoriale, se ne esistesse davvero uno, è scadente e deficitario di contenuti di qualità.
Ecco perché adesso li ritrovate tutti amorevolmente uniti dal complotto inesistente sui social ed addirittura con canali personali su YouTube. Non si tratta di fare giornalismo ma di sopravvivenza. Pur di restare rilevanti e di monetizzare, non si aggiornano ma continuano ad alimentare questa narrazione con delle evoluzioni sempre + surreali ed al limite della diffamazione.
Questa narrazione esiste e viene alimentata da tutti questi personaggi per un semplice motivo: crea interesse nei tifosi, crea engagement e su quell’interesse ed engagement si fanno visualizzazioni che poi portano a monetizzare. Perché alla fine monetizzare sugli stolti è l’unica cosa che conta. The End.
L'inchiesta arbitri esce letteralmente devastata da questi passaggi del decreto:
- Le ipotesi riguardanti l’Inter erano “prive di base probatoria”;
- Non è stato possibile formulare nemmeno “compiute incolpazioni preliminari”;
- Non c’erano elementi sufficienti per svolgere investigazioni utili;
- L’ipotesi di frode sportiva relativa a Rocchi viene degradata a “mera illazione”, cioè a una supposizione non sostenuta da prove
Quindi il messaggio sostanziale è: non soltanto non sono state trovate prove contro l’Inter, ma le ipotesi investigative non hanno raggiunto neppure una consistenza tale da poter essere sviluppate in accuse strutturate
Bere fino a cinque tazze di #caffè al giorno è sicuro per la maggior parte degli adulti ed e’ associato un minor rischio di ictus, diabete e insufficienza cardiaca. Questo è quello che affermano gli studi e i cardiologi dell’American Heart Association (AHA).
Il rapporto ufficiale, pubblicato lunedì sulla rivista *Circulation*, fa chiarezza su anni di indicazioni contrastanti riguardanti la caffeina e il cuore.
Il consumo di caffè è potenzialmente associato a un minor rischio di diabete di tipo 2, ictus e insufficienza cardiaca, sebbene il suo rapporto con la pressione sanguigna sia complesso e i dati non siano del tutto univoci.
Per decenni, i medici hanno spesso consigliato alle persone con problemi cardiaci di evitarlo. Tuttavia, queste nuove evidenze segnano un cambiamento significativo, distinguendo tra caffè naturale (derivato dai chicchi) e caffeina sintetica.
Recenti studi clinici dimostrano che, anche nei pazienti con problemi cardiaci, il consumo quotidiano di caffè può ridurre del 39% il rischio di recidiva del disturbo.
Gli effetti positivi per il cuore riguardano esclusivamente il caffè tradizionale che conserva una sostanza naturale chiamata cafestolo.
I benefici non si hanno con gli Energy drink. L’AHA rileva che gli energy drink ad alto contenuto di caffeina sono costantemente associati a rischi per la salute cardiovascolare. Tali prodotti sono collegati a improvvisi picchi della pressione sanguigna e a episodi acuti di aritmia cardiaca, anche in soggetti adulti sani.
Mentre alcune persone riescono a smaltire facilmente 400 milligrammi di caffeina – una quantità corrispondente a circa tre-cinque tazze di caffè – altre possono andare incontro a disturbi del sonno e picchi di pressione arteriosa assumendone dosi molto inferiori.
Insomma il caffè fa bene al cuore, al cervello e al metabolismo.
Viva il caffè
Markus GM et al. Caffeine and Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 2026
E’ abbastanza normale che le squadre che non vincono accusino quella che vince di rubare. Lo facevamo anche noi negli anni dal 1998 al 2006. Ma noi avevamo ragione
Mai si era visto un pluriomicida, appena condannato, sfidare il Capo dello Stato, con la postura del capo-popolo. Non chiede la grazia, perché pentito, dopo aver fatto i conti con la propria coscienza. La rivendica, come una rivincita nei confronti della giustizia, con la spocchia di chi, sentendosi dalla parte della ragione, si erige financo a giudice della coscienza di Sergio Mattarella. Proprio così, ed è davvero, in questo tripudio di vannaccismo, un "mondo al contrario". Lui, che dà lezioni dal basso della sua pretesa di impunità. […]
Il commento integrale di Alessandro De Angelis su La Stampa
#LaStampa #marioroggero
Doualla non smette di stupire e di mandare segnali da predestinata ogni volta che scende in pista in un appuntamento importante 🇮🇹
La 16enne sprinter lombarda, già campionessa europea Under 20 a Tampere nel 2025, si è laureata campionessa continentale Under 18 a Rieti 🥇
Kelly ha dominato la finale dei 100 metri, fermando il cronometro in uno straordinario 11"14, tempo che vale sia il suo nuovo primato personale sia il nuovo record dei Campionati. Record arrivato avendo rifilato alla seconda classificata oltre 32 centesimi 🤯
#Atletica #Athletics #Doualla
Oggi oltre all’intervista di Conte che sostiene che l’Italia non dovrebbe usufruire dei fondi Safe, segnalo un imperdibile servizio in prima pagina su l'Espresso secondo cui non è chiaro da chi dovremmo difenderci.
E poi per fortuna poi arriva sul @ilfoglio_it l’ammiraglio Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, che spiega che negli ultimi due anni i caccia della Nato si sono dovuti alzare in volo 700 volte, ripeto 700, per difenderci non da un imprecisato fantasma, ma esattamente da velivoli russi.
La disinformazione non funziona soltanto quando riesce a far credere una bugia. Funziona anche e soprattutto quando riesce a rendere invisibile la verità.
Svegliarsi e svegliare l’Italia, mi pare una grande urgenza.
Buongiorno Direttore, a mio avviso sarebbe però più corretto scrivere che l’Inter non ha nemmeno tentato di alterare il campionato perché ricordo a me stesso che per il reato di frode sportiva è sufficiente il semplice tentativo (essendo a consumazione anticipata). Per i PM questo tentativo non c’è stato vista l’istanza di archiviazione inoltrata al GIP. Credo fosse doverosa questa precisazione perché c’è una bella differenza tra dire l’Inter non ha alterato il campionato e L’Inter non ha nemmeno tentato di alterare il campionato.
Poi la giustizia sportiva potrebbe teoricamente arrivare a conclusioni diverse, (anche se non penso), ma allo stato così è.
🚨‼️Ancora una volta, è il Corriere dello Sport a smontare in maniera pesantissima le intercettazioni pubblicate sull'inchiesta arbitri. In particolar modo, l'attenzione è su quella che coinvolge Giorgio Schenone. Addirittura non si parla nemmeno di arbitri in quella intercettazione mentre il Corriere della Sera la citava per un presunto desiderio dell'Inter di non avere Sozza per la partita con il Verona.
"Fra le tante telefonate al vaglio degli inquirenti, quella che ha coinvolto Rocchi, il responsabile per i rapporti con i club, Riccardo Pinzani, e Giorgio Schenone, referee manager dell’Inter. Pinzani riferisce a Rocchi che lo ha «chiamato Schenone» ma l’ex designatore lo interrompe subito, dicendo di sapere che l’Inter rompe le... scatole.
Pinzani riprende: «Schenone m’ha detto: “Guarda, so che Marotta ne stava parlando con Viglione», quest’ultimo capo dell’ufficio legislativo della Figc.
«Mi hanno chiamato - riprende Rocchi - mi hanno rotto i coglioni, te lo dico io».
La trascrizione, decontestualizzata, potrebbe sembrare avere una rilevanza. In realtà, le testimonianze portate dallo stesso Rocchi, da Pinzani e da Schenone, oltre che dall’avvocato Viglione, ne tratteggiano un quadro diverso.
Il discorso non è sull’operato di un arbitro (si parla di Sozza per Verona-Inter) ma sulla mancata pubblicazione, all’interno di Open VAR, del video inerente il mancato rigore su Bisseck in Inter-Roma.
Lo hanno raccontato gli stessi protagonisti agli inquirenti: Schenone lo aveva riferito a Pinzani (che è lì apposta per avere rapporti con i manager delle società) che lo aveva riferito a Rocchi. E Viglione cosa c’entra? Nulla, appunto, se non che da responsabile legale della Federcalcio, aveva espresso parere favorevole alla messa in onda del filmato. Nessun potere occulto, nessuna manovra. Come dimostrato dalla mancanza di intercettazioni con Marotta e Viglione. E dalla richiesta di archiviazione"
ANSA: "In Torino-Inter affidata a Mariani, poi, per la Procura non sarebbero state documentate nemmeno interferenze"
La Procura certifica che il "vedo se va bene" era effettivamente "vedo se va bene a Mariani" come riportato immediatamente dal Corriere dello Sport. Per giorni è stato trasformato in "vedo se va bene all'Inter" con l'Inter inserita in un virgolettato senza mai essere stata neanche lontanamente citata
Sono passati venti anni da quel 14 luglio che ha detto "scansate" alla data della rivoluzione francese.
Come fai a non ricordare quel collegamento di Amedeo Goria con Cesare Ruperto che ci regalava la madre di tutte le godurie.
La differenza sostanziale tra il titolo e il contenuto dell’articolo odierno del Corriere è l’emblema di tutto ciò che il non-giornalismo italiano oramai è.
Sì titola con accuse e insinuazioni per poi raccontare un qualcosa che, allo stato dei fatti, smentisce il titolo acchiappa consensi.
Si titola con coinvolgimenti societari-verticistici tra Inter e arbitri e si culmina con la cronaca di una partita terminata con uno dei tantissimi scempi arbitrali in danno dell’Internazionale di Milano (che, va ricordato, ha smentito e riscritto il modo in cui il regolamento arbitrale sino ad allora era stato interpretato).
Del resto nel 2026, in un’era in cui i peggiori criminali assurgono a vittime e riscrivono la propria personale narrazione cercando di contare, miseramente, sul deficit cognitivo (proprio, beninteso, in primis) e di memoria - storica e non - altrui, la ricostruzione faziosa, ove non del tutto artata, è all’ordine del giorno.
Ed è proprio per questa ragione che, oggi più che mai, devono tornarci in mente le parole del padre costituente dell’Interismo, Papà Moratti: questi oggi fanno le vittime… ma la storia racconta altro! ❤️
Hasta l’Interismo siempre 🖤💙
L'unico fatto certo finora del caso Bastoni è che le chat acquisite dagli investigatori sono state pubblicate sui giornali, in palese violazione del segreto investigativo. Conversazioni private, acquisite nell’ambito di un’indagine, sono diventate materiale di consumo pubblico. Sarebbe interessante sapere se la procura che indaga Bastoni stia indagando anche su questo. Se abbia aperto un fascicolo per individuare chi, tra coloro che avevano accesso agli atti (in particolare la polizia giudiziaria), abbia alimentato l’ennesimo processo mediatico. Perché la violazione del segreto non è un dettaglio del sistema: è una lesione delle garanzie processuali, della presunzione d’innocenza e, in definitiva, della credibilità stessa della giustizia.
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