Attualizzando l’avvenire, l’economica planetaria ha anticipato o tentato di anticipare il futuro rendendolo, appunto, presente; o, se si vuole, essa, prendendo spunto dal dato attuale, e ponendosi come scienza assoluta e incontrovertibile, ha elaborato una serie di meccanismi statistico-probabilistici atti a prevedere ciò che accadrà ‘un domani’. In questo breve saggio, David Polo tenterà di dar prova di questo colossale inganno perpetrato ai danni di tutti coloro che, per una ragione o per l’altra, ogni giorno fanno cieco affidamento sui rigorosi dettami impostigli da questa scienza economica bislacca che ha la pretesta di porsi come la sola e autentica scienza dell’avvenire.
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La televisione osserva, giudica, consuma. Le vite scorrono dentro e fuori dallo schermo, si intrecciano tra talent show, reality, discoteche patinate e salotti domestici dove la rabbia, l’invidia e il desiderio di riconoscimento covano silenziosi.
La situazione è questa è un romanzo corale e spietato che mette a nudo il lato più ipocrita dello spettacolo contemporaneo e di chi lo abita: coach narcisisti, concorrenti fragili, famiglie disfunzionali, fan ossessivi, spettatori affamati di scandalo. Nessuno è davvero innocente, nessuno completamente colpevole. Tutti, in qualche modo, sono in vetrina.
Con una scrittura tagliente, ironica e disturbante, David Polo racconta un mondo in cui l’apparenza vale più del talento, il corpo diventa colpa, la visibilità una forma di violenza quotidiana. Un affresco amaro e attualissimo, in cui il confine tra realtà e finzione si assottiglia fino a scomparire, lasciando il lettore davanti a una domanda scomoda: quanto siamo disposti a sacrificarci – o a sacrificare gli altri – pur di non sparire?
Sono uscito dai binari. Il vuoto attorno, il vuoto dietro. Tutto accluso in un attimo. I nomi eterni stretti nel destino. Le svenevoli parole, carche di insignificanza. Abbandono al supremo. In codeste circostanze, tutto riprende da dov'era rimasto, ma che cos'era resta un concetto spurio: l'Apeiron.
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Questo non sarà forse il migliore dei mondi possibili, ma è l’unico con cui abbiamo a che fare. Noi tutti ci troviamo su questa Strada maldestra, costretti a percorrerla nonostante vorremmo trovarne una di migliore. Ciò però non è più possibile, perché la storia ormai ha fatto il suo corso. Tanto vale, dunque, vivere il nostro tempo, nel bene e nel male, giusto o sbagliato che sia, senza lamentarci ma anzi trovando il modo di sorridere alla vita.
LA SCIENZA DELL'AVVENIRE
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@UnmondodilibriC Perché non è affatto necessario leggere dall'inizio alla fine ogni singolo libro che acquistiamo. L'importante è essere sempre ingordi di nuove parole, di spunti, di mondi diversi da esplorare.
@FaithCompassion Non sempre. Hemingway lo è diventato con il sudore della fronte. Lo ha ammesso lui stesso di aver voluto diventare uno scrittore e non di essere nato tale.
INCIPIT
Se da qualche parte bisogna pur cominciare è meglio non iniziare da qualcosa di cui si sa poco o nulla o che si conosce a malapena, ed è così che dirò che, circa venticinque anni fa, mi trovavo esattamente da qualche a parte, seduto non so dove e a fare che, a cercare un inizio per il mio nuovo romanzo, senza sapere che cosa fosse propriamente un romanzo, e anzi fregandomene proprio di saperlo (tanto non mi pagava nessuno per scriverlo quel romanzo), perché mica ero uno scrittore e anche se lo fossi stato non avrei certo reclamato alcun compenso per scriverlo, e, adesso che ci penso meglio, sarebbe stato anche interessante venire pagati per farlo, se avessi saputo come si scrive, e allora mi sono messo a pensare a un inizio, un inizio qualsiasi, perché, appunto, da qualche parte bisogna pur iniziare, mi sono detto allora, solo che non sapevo proprio da che parte cominciare né che senso avesse iniziare a scrivere proprio un romanzo, e così mi sono rannicchiato sul marciapiede, ricordo, che era freddo e sporco e impolverato e la gente mica capiva che cavolo stavo facendo lì a terra raggomitolato su quel cazzo di marciapiede, ma a me importava ben poco di quello che pensava la gente, allora, ricordo e neanche adesso ‒ anche se forse adesso un po’ di più m’importa, devo essere onesto ‒ ma allora, allora volevo scrivere qualcosa ma non avevo nessuna idea di cosa scrivere e così avevo cercato di guardarmi attorno, ma attorno vedevo solo cose che non avrebbero meritato alcuna descrizione; del resto, se esistevano, quelle cose, e tutti potevano vederle, che senso avrebbe mai avuto descriverle? E poi: era quello un inizio?
Macché! Non mi veniva in mente niente, è questa la verità, come non mi frulla in testa nulla adesso, perché io sono sempre lo stesso, solo con una certa età, con la mia età, e adesso che ci ripenso…
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