American an European friends,
I’m so ashamed, but you need to see what France has become.
Don’t make the same mistakes we did.
The only peaceful solution is to send them back to their countries of origin they love so much.
We cannot coexist. It will be them, or us.
questi 3 italiani ingegneri hanno quotato Bending Spoons un mese fa e ora vale 34 miliardi ($BSP) hanno comprato 30 business online in perdita, licenziano quasi tutti per migliorare i conti, il fatturato non aumenta e poi boh... continuano a comprarne. Sono ora miliardari-
Dicono che fanno come Warren Buffet !
Mi sembrano balle..
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Q1 2026: ricavi 601 mln $ e utile netto 27,4 mln $, contro una perdita di 112 mln $ su 259 mln $ di ricavi nello stesso trimestre 2025. Margine lordo al 67,9%, utile operativo 120,2 mln $ (20% di margine), free cash flow a 12 mesi di 341 mln $ con appena 3,7 mln $ di capex. Cassa quindi ne genera; l'utile netto contabile resta però minimo perché eroso da ammortamento degli intangibili acquisiti, oneri di ristrutturazione (78,6 mln $ nel 2025 dopo aver assorbito 1.830 dipendenti da AOL, Eventbrite e Vimeo, di cui ne resteranno "poche centinaia" a fine 2026) e interessi.
TechCrunch + 2
Al 31 marzo 2026: 741 mln $ di cassa contro 4,4 mld $ di debito e 5,9 mld $ di passività totali. Debito netto ~3,6 mld $, con interessi passivi 2025 a 143 mln $ (+337% su base annua) e 93 mln $ nel solo Q1 2026 — annualizzati, vicini a 400 mln $. I ~954 mln $ netti raccolti con l'IPO sono destinati a nuove acquisizioni, non a ridurre il debito.
Comprano proprio perché i conti sono brutti. Eventbrite ha chiuso il 2025 con 26 mln $ di perdita operativa, Vimeo con 12,5 mln $ (gen–23 nov 2025): insieme valgono circa 1,86 dei 3,32 mld $ spesi nelle tre operazioni principali, senza utili operativi GAAP a supporto. StreamYard fa ~70 mln $ di ricavi ed era attorno al pareggio. Il caso-modello è Evernote: pagato ~200 mln $ nel 2023, ricavi +34% nel 2024 e +30% nel 2025, trainati dal ricavo medio per abbonato in crescita ma con numero di abbonati in calo, dopo il passaggio del piano annuale da 69,99 a 129,99 $, il licenziamento di gran parte dei ~250 dipendenti USA/Cile e — secondo il management — il ritorno alla redditività in circa 18 mesi.
I ricavi 2025 sono cresciuti del 95%, ma la crescita organica è stata del 13%, e la net revenue retention è al 94%: sotto 100 significa che la base esistente si contrae. La crescita dipende quindi strutturalmente dal continuare a comprare, e quindi dall'accesso continuo a debito ed equity. Se la base di attività acquisite è grande e gli utili pro forma piccoli, il rischio di svalutazioni non è teorico.
L'11 agosto il titolo ha chiuso a 53,44 $ (~54,90 $ after hours), capitalizzazione ~33,9 mld $, P/E trailing ~281x, contro un target medio degli analisti di ~42,84 $. Simply Wall St stima un fair value di 31,51 $. All'IPO la guidance di 1,4 mld $ di EBITDA rettificato 2026 implicava circa 14–17x EV/EBITDA: ai prezzi attuali, aggiungendo il debito netto, si sale verso la metà dei 20x — il multiplo è raddoppiato, il debito no. Nel frattempo hanno impegnato 1,285 mld $ di enterprise value per Airtable e acceso una nuova linea da 500 mln € con HSBC, Intesa Sanpaolo e BPER.
Yahoo Finance + 4
Domani (13 agosto, pre-mercato USA) i due numeri da guardare: tenuta del margine operativo con i costi di integrazione di AOL/Eventbrite/Vimeo, e l'andamento sequenziale degli interessi dopo i 93 mln $ del Q1.
Hanno usato l’emergenza perché sapevano che avevate paura.
Hanno usato “la scienza” perché sapevano che eravate ignoranti.
E mentre abbassavate la testa, hanno reso permanente l’eccezione.
Lo faranno ancora.
https://t.co/xg0VzdBfNx
Pensavo di scrivere un post.
Mi sono ritrovato a fare un'analisi con regressione multipla, PCA, clustering, bootstrap (100.000 ricampionamenti) e un DAG causale.
La cosa divertente è che i dati hanno iniziato a smentire anche alcune delle mie ipotesi iniziali 😂
mi sono fatto questa idea:
https://t.co/49aDzPeiVd
@atm_informa@BeppeSala la quantità di carrozze della metropolitana di Milano senza aria condizionata è altissima, le scale mobili sono rotte in diverse fermate, la sicurezza non esiste, la gente che scavalca i tornelli o che cerca di inserirsi con te sempre di più. Vergognatevi.
iPhone Mirroring is not available in the EU because of regulatory non sense surrounding the Digital Markets Act.
So I built my own.
Runs and ~26FPS over wifi with mouse and keyboard support.
Yesterday a quasi-judicial body in Italy fined @Cloudflare $17 million for failing to go along with their scheme to censor the Internet. The scheme, which even the EU has called concerning, required us within a mere 30 minutes of notification to fully censor from the Internet any sites a shadowy cabal of European media elites deemed against their interests. No judicial oversight. No due process. No appeal. No transparency. It required us to not just remove customers, but also censor our 1.1.1.1 DNS resolver meaning it risked blacking out any site on the Internet. And it required us not just to censor the content in Italy but globally. In other words, Italy insists a shadowy, European media cabal should be able to dictate what is and is not allowed online.
That, of course, is DISGUSTING and even before yesterday’s fine we had multiple legal challenges pending against the underlying scheme. We, of course, will now fight the unjust fine. Not just because it’s wrong for us but because it is wrong for democratic values.
In addition, we are considering the following actions: 1) discontinuing the millions of dollars in pro bono cyber security services we are providing the upcoming Milano-Cortina Olympics; 2) discontinuing Cloudflare’s Free cyber security services for any Italy-based users; 3) removing all servers from Italian cities; and 4) terminating all plans to build an Italian Cloudflare office or make any investments in the country.
Play stupid games, win stupid prizes. While there are things I would handle differently than the current U.S. administration, I appreciate @JDVance taking a leadership role in recognizing this type of regulation is a fundamental unfair trade issue that also threatens democratic values. And in this case @ElonMusk is right: #FreeSpeech is critical and under attack from an out-of-touch cabal of very disturbed European policy makers.
I will be in DC first thing next week to discuss this with U.S. administration officials and I’ll be meeting with the IOC in Lausanne shortly after to outline the risk to the Olympic Games if @Cloudflare withdraws our cyber security protection.
In the meantime, we remain happy to discuss this with Italian government officials who, so far, have been unwilling to engage beyond issuing fines. We believe Italy, like all countries, has a right to regulate the content on networks inside its borders. But they must do so following the Rule of Law and principles of Due Process. And Italy certainly has no right to regulate what is and is not allowed on the Internet in the United States, the United Kingdom, Canada, China, Brazil, India or anywhere outside its borders.
THIS IS AN IMPORTANT FIGHT AND WE WILL WIN!!!
Lo strano caso del designatore Rocchi che chiede agli assistenti di trasformarsi in "piccoli arbitri" e poi s'indigna se questo succede davvero (e se il calcio italiano si copre di ridicolo)
La catastrofe del mondo arbitrale è ormai giunta a un punto di non ritorno: Rocchi ha cassato il regolamento in vigore in tutto il mondo e ne sta riscrivendo uno nuovo che cambia a ogni partita e che nessuno più capisce. Le parole del VAR che suggerisce a Mariani la scusa da dire per giustificare il ridicolo rigore concesso sono la lapide su quel che resta dell'AIA: dopodiché, okay, è la pirateria che uccide il calcio
Lo so che ieri si sono giocate due partite importanti come Lecce-Napoli 0-1 e Atalanta-Milan 1-1, lo so che stasera scendono in campo Roma, Bologna, Inter e Juventus e so anche che a Torino c’è Luciano Spalletti che sta per firmare come nuovo allenatore della Juventus: e insomma, di cose di cui parlare ce ne sarebbe a bizzeffe. Mi rendo conto di tutto, ma mi perdonerete se oggi parlerò d’altro. Sento il bisogno infatti, dopo aver assistito al programma “Open VAR” andato in onda ieri su DAZN, di porgere le mie scuse al designatore arbitrale Gianluca Rocchi che tante volte ho criticato e che a dire il vero criticavo anche quando faceva l’arbitro fin dai tempi di Calciopoli. Sento di dovermi scusare con lui perchè solo ieri, dopo averlo sentito parlare a “Open VAR”, mi è stato chiaro che il suo lavoro non è quello che io immaginavo di semplice designatore tout court, ma la missione che lui stesso si è auto-affidato è ben altra: riscrivere dalle fondamenta il Regolamento del Gioco del Calcio. E un po’ come fece Michelangelo fra il 1475 e il 1481 con la Cappella Sistina a Roma voluta da Papa Sisto IV, Sua Santità Gianluca I da Firenze sta edificando dal 3 luglio 2021, giorno della sua nomina al soglio di designatore, la “Cappella Rocchina”, e cioè la riscrittura dell’Antico Regolamento del calcio nel Nuovo Regolamento, per l’appunto il suo; con la differenza che mentre Michelangelo si avvalse della collaborazione di alcuni dei più grandi artisti della seconda metà del Quattrocento come Botticelli, Pinturicchio, Perugino, Raffaello Sanzio e via dicendo, Gianluca il Magnifico sta facendo tutto da solo: ha in testa un suo grandioso e magnificente Nuovo Regolamento che nulla ha a che fare col Vecchio conosciuto fino a oggi e lo sta predicando ai suoi adepti: che non essendo alla sua altezza stentano però maledettamente ad apprenderlo e ad assimilarlo, anche perchè dal 3 luglio 2021 ad oggi Sua Santità Rocchi ne ha cambiato le “istruzioni per l’uso” a ogni pie’ sospinto. Essendo un perfezionista, non è mai contento del procedere dell’opera; e se ieri aveva detto bianco, oggi dice grigio e forse domani, ripensandoci meglio, riterrà giusto dare un’ultima correzione alla barra e dire nero.
Fino a ieri tutti pensavano, io per primo, che la bufera di polemiche che investono il mondo arbitrale da quando Papa Gianluca I è stato elevato al soglio pontificio fosse dovuta al fatto che gli arbitri (in campo o al VAR non ha importanza) non rispettassero il Regolamento del Gioco del Calcio in vigore in tutto il mondo per la rabbia e l’avvilimento di tutti gli appassionati; invece no. Quel che sta avvenendo e di cui nessuno si era accorto è che è in corso la riscrittura del Nuovo Regolamento, il regolamento secondo Gianluca Rocchi, che non tiene in alcun conto del vecchio, obsoleto, polveroso tomo al quale si riferirono nel Pleistocene del calcio Concetto Lo Bello, Paolo Casarin, Luigi Agnolin e via via tutti gli arbitri fino a Pierluigi Collina e ai fischietti del Nuovo Millennio. Adesso c’è la Nuova Bibbia, quella che esiste solo nella mente di Gianluca Rocchi, la Bibbia che Papa Gianluca I vorrebbe fare entrare nella testa dei suoi affiliati ma che persino l’Intelligenza Artificiale farebbe fatica a comprendere per quanto sofisticata, contorta e sfuggente sia.
Un tempo un arbitro doveva decidere semplicemente se dare un rigore o no: oggi non è più così. Oggi è stato introdotto, ad esempio, il discrimine del “rigorino”, e cioè la valutazione dell’intensità del contatto tra piede contro piede, gamba contro gamba, corpo contro corpo (o anche mano contro palla), un’intensità che non deve mai essere, per usare le parole di Rocchi, “sotto soglia”. Se la soglia è bassa è “rigorino”, se la soglia è media siamo nel limbo in cui tutto può succedere e che Dio ce la mandi buona, se la soglia è alta è calcio di rigore. Solo che non esistendo un “intensometro”, cioè uno strumento che misuri all’istante il grado d’intensità del contatto che avviene tra giocatore e giocatore o fra giocatore e pallone, l’unico riferimento possibile cui rimandarsi è quello dell’ “intensometro” che c’è nella testa di Rocchi. E qui cominciano i problemi.
Per dire: l’ultima bufera è quella scatenatasi sabato in Napoli-Inter per il controverso rigore concesso al Napoli, sul risultato di 0-0, dopo che l’arbitro Mariani aveva giudicato non falloso l’intervento di Mkhitaryan su Di Lorenzo salvo interrompere il gioco 8 secondi dopo, tornare sui suoi passi e indicare il dischetto convinto dalle urla dell’assistente Bindoni che seguitava a dire, via auricolare, “È rigore! È rigore!”. “Noi - ha detto ieri Rocchi a “Open VAR” - stiamo cercando di trasformare gli assistenti in piccoli arbitri perché il fuorigioco ormai è automatico. Ma non mi è piaciuta per niente l’ingerenza di Bindoni che è andato oltre quello che gli abbiamo chiesto di fare. Abbiamo chiesto agli assistenti di intervenire su cose al 100% chiare e nell’area di competenza loro non certo in questo caso, poi con un arbitro in controllo. Questo non è calcio di rigore e ci saremmo aspettati l’intervento del Var”.
Ricapitolando: Rocchi ci dice, come prima cosa, che poichè l’introduzione del VAR ha reso quasi superflua la figura del guardalinee, lui si è messo una mano sul cuore e affinchè gli assistenti non si sentissero emarginati e inutili ha pensato che fosse cosa buona e giusta “trasformarli in piccoli arbitri” (cito testualmente). Dopodiché, non appena un guardalinee lo prende in parola e si trasforma davvero, come ha fatto Bindoni in Napoli-Inter, in “piccolo arbitro”, Rocchi si straccia le vesti in tv e dice: “Non mi è piaciuta per niente l’ingerenza di Bindoni che è andato oltre quello che gli abbiamo chiesto di fare” dimenticandosi che forse la colpa è sua; se avesse lasciato che i guardalinee facessero i guardalinee e gli arbitri gli arbitri, come accadeva nel calcio dell’Età della pietra, l’indegna baracconata andata in scena al Maradona non ci sarebbe mai stata.
E soprattutto ci sarebbero state risparmiate le parole pronunciate dall’arbitro addetto al VAR che per giustificare il ridicolo rigore concesso per l’inesistente fallo di Mkhitaryan su Di Lorenzo, dice testualmente: “Ragazzi non possiamo levarlo perché c’è un contatto e non possiamo entrare nell’intensità del contatto e quindi la dinamica è che lui non si allarga per cercare… lui cerca solo di proteggere il pallone. Allora Maurizio sono Valerio, il rigore è confermato e il fallo è di Mkhitaryan. Se ti dicono che Di Lorenzo allarga la gamba, non allarga la gamba ma protegge il pallone”.
Ricapitolando: è evidente a tutti che è successo l’opposto. Di Lorenzo allarga la gamba non per proteggere il pallone ma per provocare il contatto con l’avversario. Basterebbe che il VAR lo dicesse all’arbitro invitandolo a rivedere l’azione per poi decidere, ma nessuno sa cosa passi in quel momento nella testa di Rocchi che una volta predica bianco e una volta predica nero; ragion per cui parte il suggerimento della narrazione farlocca. Se Mariani ha dato rigore, che rigore sia. Il messaggio che deve passare è che non è vero che Di Lorenzo allarga la gamba: Di Lorenzo protegge il pallone. Chiedo: quante volte in questi ultimi anni ci siamo sentiti raccontare le più incredibili favole messe in circolo col dichiarato intento di far passare in cavalleria i più smaccati scempi al regolamento commessi dagli arbitri?
“Quello dato al Napoli è un rigore che nasce da una procedura molto strana - ha convenuto Rocchi -: è chiaro che non è una procedura normale. Non mi è piaciuto per niente il percorso procedurale che ha portato a dare questo rigore”.
Beh, forse è giunto il momento di dire che non solo la procedura usata per concedere il rigore al Napoli è strana: ben più strana, anzi stramba, anzi grottesca è la procedura che da quattro anni Rocchi usa nell’interpretare il ruolo di designatore. Perchè la verità è che non fa il designatore: fa il riscrittore delle regole. E così come invita i guardalinee a trasformarsi in piccoli arbitri, autorizza se stesso a trasformarsi in Dio Padre Onnipotente creatore del cielo, della terra e delle nuove regole del gioco del calcio. Quel calcio che proprio lui, qui in Italia, sta mandando definitivamente in vacca.
Commentando il gol di Leao segnato in Milan-Pisa con Pavlovic in sospetta posizione di fuorigioco attivo davanti al portiere avversario, Rocchi è addirittura riuscito a dire nel finale della trasmissione che fino a ieri riteneva giusto che un gol così venisse convalidato, ma da domani si cambia: un gol così sarà considerato da annullare. E dopodomani?, si sono chiesti tutti. Dopodomani è un altro giorno, si vedrà.
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La sfida scudetto Napoli-Inter decisa da un assistente coi super poteri e da un arbitro totalmente nel pallone: e poi dicono che la pirateria uccide il calcio
Un guardalinee a 30 metri dal gioco che vede Di Lorenzo solo di spalle, dice a Mariani a pochi passi dall'azione e con visuale perfetta di fischiare il rigore 8 secondi dopo il contatto: succede solo nel campionato italiano dove 13 anni dopo l'assistente Romagnoli che non vide il gol di Muntari arriva l'assistente Bindoni che vede attraverso i corpi. La Waterloo di Rocchi e dell'AIA è compiuta
Sarà anche vero che esportare le partite di Serie A in Australia è un’idea geniale che porterà lustro al calcio italiano nel mondo; ma se nel giorno di una sfida scudetto qual era ieri a tutti gli effetti Napoli-Inter il personaggio che assurge agli onori delle cronache come uomo decisivo del match non è nè Lautaro nè De Bruyne ma Daniele Bindoni (alzi la mano chi l’aveva mai sentito nominare prima), forse nel calcio Made in Italy c’è qualcosa che non va: e hai voglia di andare a giocare Milan-Como nella terra dei canguri per mostrare al mondo quanto sei bello e fascinoso.
Vi sarete detti: Bindoni chi? Già, Bindoni. Prima di dirvi qualcosa sul suo conto, vorrei però che guardaste con attenzione l’immagine che pubblico qui sotto.
È l’istantanea che mostra il posizionamento di Mariani, l’arbitro designato da Rocchi per dirigere Napoli-Inter, nel momento in cui attorno al 30’ del primo tempo sul risultato di 0-0 Di Lorenzo cade in area dopo essere entrato in contatto con Mkhitaryan. Come potete vedere Mariani ha la visuale libera: l’azione si è svolta sotto i suoi occhi e poichè ritiene che nessun fallo da rigore sia stato commesso fa proseguire il gioco correndo a seguire l’azione dell’Inter che nel frattempo è ripartita verso la meta campo del Napoli. Tutto chiaro?
Bene. È a questo punto che entra in scena lui, l’uomo che non ti aspetti: Daniele Bindoni, che per la cronaca è l’assistente (una volta si diceva: il guardalinee) che sta seguendo la partita lungo la linea laterale lato panchine.
Quarantaquattro anni, nato a Westwood negli USA, della sezione di Venezia, Bindoni ha fatto l’arbitro fino alla Serie C dopodiché ha iniziato la carriera di assistente. Ieri Rocchi lo ha designato come assistente 1 di Mariani assieme all’assistente 2 Baccini per Napoli-Inter. Qui lo vediamo immortalato nella quaterna arbitrale negli istanti che precedono la partita.
Ora, tornando alla prima foto che ho esibito, quella di Mariani intento a controllare l’azione del contatto in area tra Di Lorenzo e Mkhitaryan, la domanda è: secondo voi chi è meglio posizionato per giudicare quel che sta accadendo: l’arbitro che è a pochi passi dai giocatori e ha piena visuale dell’azione oppure l’assistente Bindoni che è a 30 metri di distanza, i piedi sulla linea laterale e al quale Di Lorenzo, il giocatore del Napoli che cade in area sta dando le spalle? A meno che Bindoni non sia dotato di superpoteri che nemmeno Superman, sfido chiunque a sostenere che sia lui a poter seguire meglio l’azione del terzino del Napoli che dalla sua postazione può vedere solo di schiena. Chi ha piena e ravvicinata visione è invece Mariani, posizionato come si vede a pochi passi dal punto del contatto.
Ebbene, quel che è successo, la ridicola baracconata che è andata in scena ieri al Maradona l’avete vista tutti: 8 secondi dopo la caduta di Di Lorenzo, mentre la palla sul contrattacco portato dall’Inter è già arrivata a metà campo, si vede Mariani portare il fischietto alla bocca, arrestare il gioco e tornare sui suoi passi indicando il dischetto. Motivo: l’assistente Bindoni gli ha detto via auricolare che l’intervento di Mkhitaryan su Di Lorenzo era da rigore. D’improvviso scopriamo che a vestire i panni dell’arbitro arriva un guardalinee. Un assistente che non solo si sostituisce al direttore di gara ma scavalca e mette fuori gioco il VAR che in caso di chiaro ed evidente errore può richiamare l’arbitro alla revisione dell’episodio controverso e indurlo, nel caso, a prendere una decisione diversa da quella presa (o non presa) in diretta. Uno scempio totale del protocollo.
Morale della favola: calcio di rigore a favore del Napoli, anche se le immagini dimostrano chiaramente che a cercare il contatto è Di Lorenzo che allarga la gamba sinistra per farsi agganciare da Mkhitaryan: il quale Mkhitaryan sta semplicemente correndo dietro di lui senza mai cercare di intervenire; De Bruyne segna l’1-0 e la sfida scudetto viene così da quel momento semplicemente e completamente falsata.
Diciamolo: ci mancava. Era da una vita che un guardalinee, o assistente che dir si voglia, non balzava tanto prepotentemente agli onori delle cronache. Esattamente dal 25 febbraio 2012, giorno del famigerato Milan-Juventus 1-1 del gol-non gol di Muntari, un gol segnato sull’1-0 per il Milan che l’arbitro Tagliavento non vide - facendo quindi proseguire il gioco - e che soprattutto non vide Roberto Romagnoli della sezione di Macerata, l’assistente 2 che vedete qui immortalato nel momento esatto in cui osserva Buffon parare il pallone mezzo metro dentro la porta senza fare una piega e senza informare della cosa, con una semplice alzata di bandierina, l’arbitro in campo.
Domanda: non essendo ipovedente, cosa sarà mai successo al prode assistente di Tagliavento? Qualunque sia la risposta, l’unica cosa certa è che brutture così accadono solo nel campionato italiano: l’unico al mondo ad annoverare guardalinee, come Bindoni, dotati di superpoteri come l’ultravista che permette loro di vedere attraverso i corpi dei giocatori a 30 metri di distanza, e ad annoverarne altri (come Romagnoli) che hanno la particolarità di disattivarsi e andare in blackout quando meno te l’aspetti, cadere in catalessi e non vedere nemmeno più se fuori c’è il sole oppure è notte fonda.
Detto che sia Romagnoli (gol di Muntari) che Bindoni (rigore di Di Lorenzo) hanno offerto il loro gentile omaggio ad Antonio Conte (sulla panchina della Juve nel 2013, su quella del Napoli ieri), pura coincidenza naturalmente, domando se a voi sembra normale che le sorti del calcio italiano e la passione di milioni di sportivi e di tifosi continuino ad essere nelle mani di questa grottesca congrega di inetti che risponde al nome di AIA, l’Associazione Italiana Arbitri. Che non solo è riuscita a trasformare il VAR da strumento di giustizia a strumento di iniquità e prevaricazione, ma ci regala settimanalmente teatrini mai visti come quello visto ieri con un arbitro che concede un rigore a scoppio ritardato non perchè richiamato al VAR, ma perchè a suggerirglielo è un assistente posizionato su Marte che ritiene di aver visto con chiarezza un episodio per lui impossibile da vedere.
Ebbene, fino a che questa combriccola di incapaci sarà lasciata libera di fare i propri comodi continuando a fare scempio dei regolamenti e reinventando ogni settimana nuovi protocolli, nuove scelleratezze e nuove narrazioni, non ci sarà salvezza: almeno per chi delle partite e dei campionati decisi non dai giocatori ma dagli arbitri non interessa nulla; per chi vorrebbe un solo regolamento, un solo protocollo, una sola linea guida. Perchè se a distanza di cinque anni dal rigore Cuadrado-Perisic della premiata ditta Calvarese & Irrati ci tocca digerire il rigore Di Lorenzo-Mkhitaryan della premiata ditta Mariani & Bindoni, allora significa che ogni speranza di essere liberati dal male è morta.
E la partita, direte voi? Già, la partita. Sostanzialmente dominata dall’Inter nel primo tempo (due pali di Bastoni e Dumfries, due palle gol malamente sprecate da Lautaro), falsata dal rigore trasformato al minuto 33 da De Bruyne e scaduta in rissa nel secondo tempo anche per responsabilità (autolesionista) di Lautaro e Dumfries nei confronti dei quali a fine match Chivu era giustamente furibondo. Abbiamo sprecato energie a litigare e a discutere con la panchina avversaria, ha detto l’allenatore nerazzurro, e queste energie ci sono mancate quando sarebbero servite per rincorrere McTominay e Anguissa sul secondo e sul terzo gol. Parole sacrosante: in particolare se riferite a Lautaro che nei panni di capitano sta cominciando a fare più danni della grandine (ricordate il j’accuse contro i compagni al Mondiale per club?). Resta il fatto, questo sì preoccupante, che un po’ come accadeva un anno fa con Inzaghi l’Inter ha perso con la Juventus una partita che doveva e poteva stravincere e con il Napoli una partita che doveva e poteva vincere. E 3 sconfitte in 8 partite sono troppe per una squadra che per organico è realmente la più qualitativa e la migliore del campionato.
In quanto al Napoli, che rispetto all’Inter si presentava alla sfida scudetto in chiara emergenza (senza Hojlund, Lobotka, Rrahmani, Meret, Lukaku), dopo avere vacillato per tutto il primo tempo e messo a frutto il gentile cadeau recapitatogli dagli arbitri, ha giocato un secondo tempo da battaglia, col coltello tra i denti e con un McTominay che ancora una volta ha confermato di essere l’attaccante di gran lunga più forte della squadra, un bomber di spietatezza unica. È un po’ come se con lui all’improvviso là davanti spuntasse una specie di Giroud più implacabile dell’originale che di testa o di piede giustizia difese che nemmeno sospettavano della sua presenza.
Reso merito a lui e al gigantesco Anguissa ammirato ieri, resta da dire che la mossa di Conte di schierare Neres come falso centravanti è stata indovinata ed efficace: la mobilità del brasiliano, mai fermo, ha mandato nei matti Acerbi; e i vuoti che il suo movimento ha creato al centro dell’attacco sono stati riempiti con tempismo e precisione chirurgica da McTominay prima e da Anguissa poi. Dopo i 6 gol presi in Olanda, il Napoli ha risposto all’emergenza di organico e allo sbandamento psicologico meglio di quanto ci si sarebbe aspettato. L’assistente Bindoni della sezione di Venezia gli ha dato una forte mano, è vero, ma la risposta che i tifosi aspettavano è arrivata.
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I'm seeing quite a bit of comment about this, so I want to make a couple of points.
I'm not owed eternal agreement from any actor who once played a character I created. The idea is as ludicrous as me checking with the boss I had when I was twenty-one for what opinions I should hold these days.
Emma Watson and her co-stars have every right to embrace gender identity ideology. Such beliefs are legally protected, and I wouldn't want to see any of them threatened with loss of work, or violence, or death, because of them.
However, Emma and Dan in particular have both made it clear over the last few years that they think our former professional association gives them a particular right - nay, obligation - to critique me and my views in public. Years after they finished acting in Potter, they continue to assume the role of de facto spokespeople for the world I created.
When you've known people since they were ten years old it's hard to shake a certain protectiveness. Until quite recently, I hadn't managed to throw off the memory of children who needed to be gently coaxed through their dialogue in a big scary film studio. For the past few years, I've repeatedly declined invitations from journalists to comment on Emma specifically, most notably on the Witch Trials of JK Rowling. Ironically, I told the producers that I didn't want her to be hounded as the result of anything I said.
The television presenter in the attached clip highlights Emma's 'all witches' speech, and in truth, that was a turning point for me, but it had a postscript that hurt far more than the speech itself. Emma asked someone to pass on a handwritten note from her to me, which contained the single sentence 'I'm so sorry for what you're going through' (she has my phone number). This was back when the death, rape and torture threats against me were at their peak, at a time when my personal security measures had had to be tightened considerably and I was constantly worried for my family's safety. Emma had just publicly poured more petrol on the flames, yet thought a one line expression of concern from her would reassure me of her fundamental sympathy and kindness.
Like other people who've never experienced adult life uncushioned by wealth and fame, Emma has so little experience of real life she's ignorant of how ignorant she is. She'll never need a homeless shelter. She's never going to be placed on a mixed sex public hospital ward. I'd be astounded if she's been in a high street changing room since childhood. Her 'public bathroom' is single occupancy and comes with a security man standing guard outside the door. Has she had to strip off in a newly mixed-sex changing room at a council-run swimming pool? Is she ever likely to need a state-run rape crisis centre that refuses to guarantee an all-female service? To find herself sharing a prison cell with a male rapist who's identified into the women's prison?
I wasn't a multimillionaire at fourteen. I lived in poverty while writing the book that made Emma famous. I therefore understand from my own life experience what the trashing of women's rights in which Emma has so enthusiastically participated means to women and girls without her privileges.
The greatest irony here is that, had Emma not decided in her most recent interview to declare that she loves and treasures me - a change of tack I suspect she's adopted because she's noticed full-throated condemnation of me is no longer quite as fashionable as it was - I might never have been this honest.
Adults can't expect to cosy up to an activist movement that regularly calls for a friend's assassination, then assert their right to the former friend's love, as though the friend was in fact their mother. Emma is rightly free to disagree with me and indeed to discuss her feelings about me in public - but I have the same right, and I've finally decided to exercise it.
If you believe free speech is for you but not your political opponents, you're illiberal.
If no contrary evidence could change your beliefs, you're a fundamentalist.
If you believe the state should punish those with contrary views, you're a totalitarian.
If you believe political opponents should be punished with violence or death, you're a terrorist.
Yes.
What it comes down to is this:
Do you have more sympathy for those highly likely to commit murder or more for those at risk of being murdered?
If the former, you are a disgusting human being and yet so many on the radical left choose this!
Avevano nascosto “Una massa ereditaria pari a un miliardo di euro”: adesso gli Elkann patteggiano con il fisco 183 milioni di euro da pagare sull’unghia, e offrono come pegno di redenzione dieci mesi di servizi sociali del rampollo sfasciacarrozze dell’auto, Jhon Elkann. Il titolo meraviglioso per nascondere il tutto è: “I Pm accettano l’accordo, sí della procura al piano Elkann”. E subito dopo. Gli avvocati della famiglia: “estinto il reato”. Estinto? Un meraviglioso patteggiamento mimetico, “en camouflage”. In realtà oggi bisognerebbe scrivere una sola cosa, questa. La procura ha dimostrato che Marella aveva ragione: i figli hanno mentito alla madre, che li ha trascinati in tribunale, e avevano provato a nascondere (a lei e allo Stato) l’eredità della nonna e di suo marito, l’avvocato Gianni Agnelli.
Un degno epilogo per i tre eredi esangui che hanno smantellato l’industria dell’auto in Italia.
#agnelli