La realtà non mi impressiona. Io credo solo nell’ebrezza, nell’estasi, e quando la vita ordinaria mi incatena, scappo, in un modo o nell’altro. Nessun muro mi può bloccare.
(Anaïs Nin) 😍
Sozialismus ist das perfekte Geschäftsmodell für Politiker: Er erzeugt Abhängigkeit, und Abhängigkeit erzeugt Wähler. Wer vom Staat lebt – durch Transferleistungen, Subventionen, „soziale“ Absicherung, planwirtschaftliche Privilegien – wählt denjenigen, der die Hähne aufdreht. Der Politiker wird zum Versorger, der Bürger zum Klienten. Je größer die Abhängigkeit, desto größer die Macht. Deshalb lieben sie ihn. Nicht aus Ideologie, sondern aus nacktem Eigeninteresse.
Kapitalismus hingegen ist für die politische Klasse eine existenzielle Bedrohung. Er belohnt Eigenverantwortung, Risiko, Innovation und private Initiative. Er macht Menschen unabhängig vom Staat – und damit unkontrollierbar. Wer seinen Lebensunterhalt selbst verdient, seine Entscheidungen selbst trifft und seinen Wohlstand selbst schafft, braucht keine Gönner in Berlin, Brüssel oder sonstwo.
Jede Regulierung, die „den Markt zähmen“ soll, ist in Wahrheit ein Instrument, um Wettbewerb zu ersticken und etablierte Interessen zu schützen. Der freie Markt braucht keinen Politiker als Mittler. Der Politiker braucht den freien Markt als Feindbild.
Deshalb die ewige Rhetorik: Kapitalismus wird als „gierig“, „ungerecht“, „unsozial“ gebrandmarkt – während der Staat, der mit Gewalt monopolisiert, umverteilt und kontrolliert, als moralische Instanz auftritt. Es ist die älteste Strategie der Macht: die Abhängigkeit als Tugend verkaufen und die Unabhängigkeit als Gefahr.
Der Staat hat kein Interesse an freien Menschen. Er hat Interesse an Untertanen, die ihm dankbar sind. Sozialismus liefert die Untertanen. Kapitalismus liefert die Freien.
#FreiheitstattKnechtschaft #SteuernsindRaub #Eigentum #Freiheit #ParasitenwegmitEuremZwang
Non esiste alcun "diritto" ad essere mantenuti dallo Stato.
Esiste il diritto a produrre cose che possono essere la Cappella sistina oppure del pane.
Qualcuno può decidere di regalarti cose che sono sue per i motivi che ritiene ma tale decisione non costituisce un tuo "diritto acquisito".
I desideri non sono diritti.
Idiozie francescane. Benigni smentito da Giotto sulla “diplomazia” e dalla storia sul cristianesimo manicheo. Di @maurizio_crippa https://t.co/cqO9jJOq6m
Il Parastato gramsciano francese che vede incendiare le scuole riconosce questi fatti come positivi in quanto dimostrano che servono più servizi educativi, più psicologi, più fondi per l'inserimento, più sportelli d'ascolto, più controllo diffuso e più repressione del razzismo. E sono tutti servizi che erogherà in prima persona.
L’atteggiamento di Putin nei confronti della guerra mi ricorda sempre più il comportamento di un ludopatico al casinò.
È un fenomeno psicologico ben studiato: la «trappola dei costi irrecuperabili». Più si è già perso, più diventa difficile alzarsi dal tavolo. Non perché sia razionale, ma perché ammettere le perdite significa ammettere che è stato tutto inutile. La psiche oppone resistenza. Il ludopatico continua a giocare non nella speranza di vincere, ma nella speranza che la prossima mano dia un senso a tutte quelle precedenti. Ipoteca la casa, l’auto, chiede soldi agli amici. Le puntate aumentano, perché altrimenti le perdite precedenti perderebbero ogni significato.
In questa logica, Putin si comporta in modo assolutamente prevedibile. Sono già state sacrificate centinaia di migliaia di vite, l’economia è stata devastata, i rapporti con l’Europa sono stati distrutti, sono stati persi decenni di prestigio internazionale. Fermarsi adesso significherebbe cristallizzare le perdite. Ammettere che il prezzo pagato è stato incomparabile con il risultato ottenuto. Che tutto questo è stato inutile.
Per questo non si fermerà. Scommetterà ancora. E ancora.
La differenza tra un ludopatico e Putin è una sola: il ludopatico gioca con i propri soldi. Putin gioca con vite altrui.
E a differenza del casinò, dove prima o poi il croupier vi chiederà di lasciare il tavolo, qui nessuno ve lo chiederà. Finché non finiranno le fiches.
L’atteggiamento di Putin nei confronti della guerra mi ricorda sempre più il comportamento di un ludopatico al casinò.
È un fenomeno psicologico ben studiato: la «trappola dei costi irrecuperabili». Più si è già perso, più diventa difficile alzarsi dal tavolo. Non perché sia razionale, ma perché ammettere le perdite significa ammettere che è stato tutto inutile. La psiche oppone resistenza. Il ludopatico continua a giocare non nella speranza di vincere, ma nella speranza che la prossima mano dia un senso a tutte quelle precedenti. Ipoteca la casa, l’auto, chiede soldi agli amici. Le puntate aumentano, perché altrimenti le perdite precedenti perderebbero ogni significato.
In questa logica, Putin si comporta in modo assolutamente prevedibile. Sono già state sacrificate centinaia di migliaia di vite, l’economia è stata devastata, i rapporti con l’Europa sono stati distrutti, sono stati persi decenni di prestigio internazionale. Fermarsi adesso significherebbe cristallizzare le perdite. Ammettere che il prezzo pagato è stato incomparabile con il risultato ottenuto. Che tutto questo è stato inutile.
Per questo non si fermerà. Scommetterà ancora. E ancora.
La differenza tra un ludopatico e Putin è una sola: il ludopatico gioca con i propri soldi. Putin gioca con vite altrui.
E a differenza del casinò, dove prima o poi il croupier vi chiederà di lasciare il tavolo, qui nessuno ve lo chiederà. Finché non finiranno le fiches.
W ten piątek odbyły się uroczystości pogrzebowe ppor. Józefa Kowalczyka, ostatniego żyjącego w Polsce uczestnika Bitwy o Monte Cassino.
Gdy wybuchła II wojna światowa, miał zaledwie 15 lat. Wraz z bratem dotarł na Bliski Wschód, gdzie wstąpił do 2. Korpusu Polskiego dowodzonego przez gen. Władysława Andersa. Walczył pod Monte Cassino, a następnie przeszedł cały szlak bojowy kampanii włoskiej.
Po wojnie zdecydował się pozostać na obczyźnie, nie chcąc wracać do Polski znajdującej się w sowieckiej strefie wpływów. Najpierw zamieszkał w Wielkiej Brytanii, a następnie osiadł na stałe w Australii.
Do Ojczyzny powrócił dopiero w 2018 roku, po 78 latach spędzonych za granicą. W ten sposób spełnił swoje marzenie o ponownym zamieszkaniu w kraju przodków. Przywiózł ze sobą bogatą kolekcję pamiątek: odznaczenia wojskowe, fotografie z czasów służby w 2. Korpusie Polskim na Bliskim Wschodzie i we Włoszech oraz wojskowy zeszyt ewidencyjny, w którym zachował się zapis przebiegu jego służby i przyznanych odznaczeń.
Józef Kowalczyk dożył 102 lat. Niech spoczywa w pokoju, a jego służba i wierność Ojczyźnie pozostaną na zawsze częścią naszej narodowej pamięci.
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Today, on Polish Army Day, the historic flag raised by soldiers of Gen. Anders’ 2nd Polish Corps on the ruins of Monte Cassino in May 1944, currently held at the Polish Institute and Sikorski Museum in London, will be formally handed over for conservation.
This iconic🇵🇱 white-and-red flag, a powerful symbol of Polish victory in one of WWII’s hardest battles and of Poland’s contribution to the defeat of Germany, will now be preserved for future generations.
1/n 🇮🇹 14 Agosto > Il miracolo della Vistola: padre Ignacy Skorupka
Oggi, 14 agosto, la memoria polacca torna a Ossów, alle porte di Varsavia. In questa terra, nel cuore della Battaglia di Varsavia del 1920, un giovane sacerdote, padre Ignacy Skorupka, cadde mentre assisteva
6/6 dell’alba, il rumore lontano della battaglia e una croce stretta tra le mani, resta una figura giovane e fragile, ma incredibilmente luminosa.
Padre Ignacy Skorupka, 1893–1920 - Ossów, 14 agosto 1920. Niech spoczywa w pokoju.
Che riposi in pace. 🇵🇱✝️
#MiracoloDellaVistola
5/n nel mezzo della guerra, scelse di non lasciare soli gli altri.
E forse è proprio questo il significato più profondo del “Miracolo della Vistola”: la speranza che nasce quando tutto sembra perduto.
Oggi, a Ossów, idealmente torniamo accanto a padre Skorupka. Tra la nebbia
4/n sopravvivenza. La morte di Skorupka entrò nella memoria nazionale come immagine di sacrificio e di speranza. Pochi giorni dopo, la vittoria polacca avrebbe cambiato il corso della storia europea. Per questo oggi non ricordiamo soltanto una battaglia. Ricordiamo un uomo che,
3/n simbolo di una fede vissuta: una presenza accanto a chi aveva paura, a chi era ferito, a chi forse non avrebbe visto il giorno successivo.
Quel 14 agosto, mentre l’Armata Rossa avanzava verso Varsavia, la Polonia combatteva per la propria libertà e per la propria
2/n e incoraggiava i soldati polacchi. Aveva appena trent’anni. Non aveva in mano un fucile, ma un crocifisso. Non cercava la gloria, ma il coraggio di rimanere accanto agli uomini nel momento più difficile. Tra il fango, il fumo e il fragore della battaglia, Skorupka divenne il