Il Tribunale dell'Anima: Le 5 domande radicali che mi porto dentro dopo aver letto "I fratelli Karamazov"
Ho appena chiuso l’ultima pagina de I fratelli Karamazov e mi trovo in quel limbo strano, quasi febbrile, che solo i grandissimi libri sanno lasciare. Chi ha letto Fëdor Dostoevskij conosce bene questa sensazione: la sensazione di aver attraversato non un semplice romanzo, né un banale giallo familiare, ma un immenso tribunale filosofico e spirituale. Un viaggio che mi ha messo a nudo, costringendomi a fare i conti con gli interrogativi più feroci della mia stessa esistenza.
La cosa che più mi affascina di Dostoevskij è che non fa prediche. Non offre risposte consolatorie o soluzioni preconfezionate; preferisce incarnare i dubbi nella carne e nelle menti dei suoi personaggi, lasciando che le domande continuino a sanguinare nella mia coscienza anche ora che il libro è chiuso sul comodino.
Con le emozioni e le immagini del romanzo ancora fresche nella memoria, sento il bisogno di mettere nero su bianco le cinque domande capitali che questo capolavoro mi ha lasciato in eredità.
Se Dio non esiste, tutto è permesso?
È l’assioma che ha attraversato come una scossa elettrica tutta la mia lettura, teorizzato dall'intellettuale Ivàn. Questa domanda scava nelle fondamenta stesse della mia etica: se rimuoviamo un principio trascendente, una giustizia divina o l'immortalità dell'anima, dove trova fondamento la nostra morale?
Dostoevskij mi ha dimostrato che non si tratta di un dibattito accademico. La risposta del romanzo è tragicamente pratica: quando il servo Smerdjakov applica alla lettera la formula di Ivàn e uccide il vecchio Fëdor Pavlovič, il castigo non arriva dall'alto, ma dall'interno. Vedere Ivàn crollare nella follia e nel delirio mi ha fatto capire che la coscienza umana non tollera il "tutto è permesso". Mi chiedo: possiamo davvero autodeterminarci senza impazzire sotto il peso del nostro vuoto morale?
Come posso credere in un Dio che permette la sofferenza dei bambini innocenti?
Nel devastante capitolo La rivolta, le parole di Ivàn mi hanno ferito nel profondo. Lui non nega l’esistenza di Dio, ma rifiuta il Suo mondo, restituendo il "biglietto d'ingresso". Elencando atroci violenze storiche commesse contro i bambini, mi ha costretto a interrogarmi: quale armonia futura, quale paradiso o giustizia finale potrà mai giustificare la lacrima di un solo bambino torturato?
Di fronte al problema del male, ho sentito vacillare ogni spiegazione logica. E Dostoevskij, lucido e spietato, non risponde a Ivàn con un sillogismo, perché il dolore degli innocenti non ha logica. Vi risponde attraverso Alëša e lo starec Zosima con il silenzio, con un abbraccio e con l'impegno all'amore attivo. Eppure, questa domanda resta dentro di me come una ferita aperta: come posso conciliare la bellezza della vita con l'orrore del dolore ingiustificato?
Preferisco il pane o la libertà?
La celeberrima Leggenda del Grande Inquisitore mi è sembrata una spaventosa profezia sui totalitarismi moderni e sulla psicologia di tutti noi. L’Inquisitore accusa Gesù di un errore imperdonabile: aver dato agli uomini il libero arbitrio, la libertà di scegliere tra il bene e il male. Secondo il vecchio prelato, la libertà è un fardello troppo schiacciante, fonte di angoscia e anarchia.
La stragrande maggioranza dell'umanità, sostiene l'Inquisitore, non vuole la libertà spirituale, vuole il pane, vuole miracoli, mistero e autorità. Vuole qualcuno a cui sottomettersi pur di avere la pancia piena e la certezza del domani. Questa pagina mi ha costretto a guardarmi allo specchio: io cosa preferisco? La faticosa e dolorosa responsabilità di essere libero o il comfort anestetizzante di una gabbia dorata?
Fino a che punto sono colpevole dei peccati degli altri?
"Ciascuno di noi è colpevole di tutto davanti a tutti, e io più degli altri". Questo insegnamento dello starec Zosima ha completamente ribaltato il mio modo di concepire la colpa. Nel romanzo, il parricidio è⬇️
Kid just played Sweet Child of Mine and the teacher forgot he was teaching.
Arms up. High five. That face at the end is the whole video.
Who are you sending this to?
#CanadianBakin
capitalismo é brutal mesmo, convenceram pessoas a tirarem seus dentes saudáveis pra colocarem falsos no lugar, é o mesmo que arrancar a perna pra usar prótese kkkk
La vignetta che non avrei mai voluto disegnare ma sentivo che sarebbe arrivato il momento. Provo dolore come fosse morto una specie di papà, conosco tutte le tue storie, tutte le tue parole.
Addio Guccio, scusa se ti ho disegnato giovane ma ora che sei morto vale come ti ricordiamo.
#guccini #natangelo
Incredible opening by the historic Enoteca Pinchiorri in Florence, Italy 🇮🇹🍷
Of an extraordinary bottle of 1964 La Tâche from Domaine de la Romanée-Conti,
Using the red-hot tongs technique that snaps the neck of the bottle to avoid damage caused by the aged cork
Oggi è scomparsa Bonnie Tyler, cantante gallese famosissima per "Total eclipse of the heart".
“Turn around…”.
Tutti ricordano quell'attacco e poi la voce ruvida di Bonnie, quasi nessuno sa che quella voce fu dovuta a un trauma.
Gaynor Hopkins, a fine anni ’60, lavora in una drogheria mentre cerca di farsi largo nella musica.
Non ha una voce incredibile, ma particolare.
Non la bellezza ammaliante di alcune colleghe, ma un viso particolare con due occhi azzurrissimi.
Quando un talent scout la invita a Londra per un demo, le consiglia di trovarsi un nome migliore per scalare il successo: da una lista lei sceglie "Bonnie Tyler".
Bonnie inizia a registrare e ottiene un discreto successo, ma – nel 1976 – succede il disastro: noduli alle corde vocali.
Ha cantato tanto, troppo, i noduli sono da operare subito e rischia di dover smettere.
L'intervento va bene, ma la prescrizione dei medici è complicata: tacere per sei settimane, silenzio assoluto.
“Era un problema, per me, che sono una chiacchierona! Non potevo parlare, ma non potevo nemmeno uscire, perché se fossi uscita senza parlare dopo che avevo pubblicato il disco la gente avrebbe detto “Ma chi si crede di essere?”.
Bonnie si impegna, rimane in casa zitta, ma per lenire il mal di gola chiede un cesto di fragole con panna.
Genitori e fratelli arrivano con le fragole, ma senza panna e Bonnie si incazza così tanto che la scappa fuori un urlo potentissimo che lacera le sue corde vocali operate e ne compromette per sempre la perfetta guarigione.
Ma quando, angosciata, torna in studio per riprovare a cantare tra mille ansie, succede una cosa incredibile.
“Wow, la tua voce suona meravigliosamente!” le dicono i produttori e la band, ed è vero.
L'incidente le ha "rovinato" la voce, ma le ha anche dato un timbro unico, più roco, con sfumature più estreme.
E così, quando incide “It’s a heartache”, già cantata prima da 3 artiste senza alcun successo, il pezzo vola in classifica.
Il grande successo arriva nel 1983, con “Total eclipse of the heart”.
La canzone la scrive Jim Steinmann, paroliere che ha già firmato “Bat out of hell” successo stratosferico di Meat Loaf.
“Sinceramente non pensavo che quel pezzo avesse una sola chance, come singolo”.
Oggi "Total eclipse..." ha venduto oltre 5 milioni di copie nel mondo ed è stata colonna sonora di film e serie TV, dall’internazionale “Grey’s Anatomy” al nostrano “Romanzo Criminale”.
“La prima volta che l'ho sentita non potevo credere che me lo avessero data da cantare. Ho pianto per l’emozione, ero così felice. Ora quando vado sul palco e tutti la cantano con me. Molte persone dicono che si sono innamorate con quel pezzo e che significa tanto per loro. È un inno e ha un feeling meraviglioso, non mi stancherò mai di cantarla”.
E chissà ancora per quanti anni, ascoltandola, le persone la canteranno con lei.
🎸 Le parole di Elvis Costello sui Beatles
“Ho sentito dire a Joni Mitchell: ‘Tutti sono cantautori, anche quelli che non dovrebbero esserlo.’
È vero. Era vero nel 1963 come lo è oggi. La gente ascoltava i Beatles e diceva: ‘Oh, potrei farlo anch’io!’ In realtà no, non potevi. Non potevi scrivere She Loves You, figuriamoci For No One o Girl.
È lo stesso anche oggi. Molte persone che sanno più o meno scrivere canzoni si convincono, forzando un po’ il proprio orecchio, che quello che fanno sia qualcosa di speciale. Ma in realtà non lo è.
John Lennon, Paul McCartney e George Harrison avevano standard incredibilmente alti come autori.
Immaginate di pubblicare una canzone come Ask Me Why o Things We Said Today come lato B.
Realizzavano dischi fantastici come Penny Lane / Strawberry Fields Forever e li pubblicavano soltanto come singoli!
Quei dischi erano degli eventi, non semplicemente un’anticipazione dell’uscita di un album.
Non si può davvero mettere su carta ciò che rende straordinarie canzoni come And Your Bird Can Sing, Paperback Writer o anche un grande pezzo rock dei Beatles spesso trascurato come Hey Bulldog.
Certo, puoi analizzarle: quella straordinaria parte di chitarra, quelle armonie vocali sovrapposte registrate in modo insolito, oppure l’intensità quasi folle con cui Lennon canta un brano che sulla carta potrebbe sembrare secondario, e magari notare che la parte di pianoforte è collegata a Lady Madonna.
Ma tutto questo non riesce a spiegare come questi dischi mi fanno sentire.
E questo va oltre le parole.”
Elvis Costello
#elviscostello #beatles #yesterdaypills #jonimitchell
- Sono uscito con una, giorni fa.
- Come è andata?
- Molto bene.
- La rivedrai?
- Non lo so. Non l'ho chiamata.
- Sei un dilettante.
- So quello che faccio.
- Ah, sì?
- Sì. Non si preoccupi per me, so quello che faccio. Questa ragazza, insomma, è bellissima, intelligente, divertente. È diversa dalle altre con cui sono stato.
- E allora chiamala, Romeo.
- Così mi rendo conto che non è poi tanto intelligente? Che mi rompe i coglioni? Questa ragazza è perfetta ora; non voglio rovinare questo.
- Forse tu sei perfetto ora. Forse è questo che non vuoi rovinare. Questa la chiamerei una "super filosofia", Will, così puoi in effetti passare tutta la vita senza dover conoscere veramente qualcuno... Mia moglie scoreggiava quando era nervosa. Aveva una serie di meravigliose debolezze. Aveva l'abitudine di scoreggiare nel sonno! [ridono] Scusa se ti racconto questa cosa. Una volta fu talmente forte che svegliò il cane! [ridono] Si svegliò anche lei e mi disse: "sei stato tu?"; e io: "sì"... Non ho avuto il coraggio.
- Si è svegliata da sola?
- Eh, sì! Oh, È morta da 2 anni e questo è quanto mi ricordo. [Will smette di ridere] Momenti stupendi, sai, piccole cose così. Però sono queste le cose che più mi mancano. Le piccole debolezze che conoscevo soltanto io. Questo la rendeva mia moglie. Anche lei ne sapeva delle belle sul mio conto, conosceva tutti i miei peccatucci! Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono. Sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo. Tu non sei perfetto, campione. E ti tolgo dall'incertezza: la ragazza che hai conosciuto, non è perfetta neanche lei. Ma la domanda è se siete o no perfetti l'uno per l'altra. È questo che conta. È questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità. Certo, non lo imparerai da un rincoglionito come me. E anche se lo sapessi non lo direi a un piscione come te.
(Film Genio ribelle)
- Ciao zio, cosa guardi?
- Fantozzi.
- Cos'è Fantozzi?
- Sei serio?
- Sì.
- Una della più grandi commedie della storia della... vabbè, seduto.
- Ma...
- Seduto. Subito.
...
- Allora? Ti è piaciuto?
- Ma è bellissimo!
- Te l'avevo detto. È un grande affresco spietato che cattura la...
- È una storia così ottimista.
- Prego?
- Ma sì, zio. È un film dolcissimo. Pure un po' stucchevole certe volte eh, ma capisco che possa affascinare.
- Come affascinare?
- Pieno di speranza...
- Ma che cazzo stai dicendo? Ma è la storia tragicomica per eccellenza.
- Fantozzi ha il posto fisso.
- Eh?
- Dico, Fantozzi ha il posto fisso.
- Beh, sì. Ma l'hai visto, fa un lavoro grottesco, alienante...
- Pure te.
- Però in un'azienda impersonale che lo sfrutta biecamente.
- Pure te. Con la differenza che Fantozzi avrà la terza media. Tu hai laurea e master.
- Sì, va be', ma la mia è una grande famiglia.
- Quanto pigli di stipendio?
- Io...
- Quanto piglia Fantozzi?
- Beh, così su due piedi... calcolando la lira... l'inflazione... piglierà duemilacinquecento euro al mese.
- Anche tremila.
- Forse...
- E poi la macchina, quell'appartamento. Saranno cento, centoventi metri quadri in un palazzo storico in centro. Paga l'affitto, Fantozzi?
- Non mi risulta.
- Quindi è di proprietà. E la Pina non lavora?
- No.
- Quindi con uno stipendio mantiene tutta la famiglia?
- Sì.
- Fantozzi va in pensione?
- È il titolo del sesto film.
- E tu?
- ...
- Zio, stai piangendo?
- Ma non è questo il punto, Paolo Villaggio ha inventato una maschera che...
- Poi è pieno di hobby. Gioca a tennis con gli amici, a biliardo, è stato azzurro di sci, va in campeggio, tu da quant'è che non vai in campeggio?
- Non ho mai tempo.
- E poi fa le ferie.
- Sì, ma con la nuvola...
- Sì, ma intanto lui le fa. Sono sicuro che almeno 3 settimane le fa. Forse un mese. E Fantozzi non lo licenziano mica. Anche se fa cazzate. Non gli chiedono performance, non gli fanno firmare patti tombali, contratti capestro. Non lo rinnovano di anno in anno in un eterno precariato. Non va in burnout, timbra il cartellino e va a casa dalla famiglia.
- Vabbè, ma è una famiglia grottesca.
- Ma è una famiglia. Tu ce l'hai una famiglia?
- Ho una pianta di basilico.
- Zio, perché ti tormenti con questi film su un benessere irraggiungibile. Poi ci credo che sei stressato.
- Non hai capito niente. Fantozzi è una spietata critica sociale a... a...
- A?
- Non lo so.
- Zio?
- Sì?
- Tu credi che un giorno riusciremo a essere di nuovo come Fantozzi?
- Speriamo.
[dalla pagina FB "Non è successo niente"]
72 minuti. 72 minuti di delirio in diretta mondiale.
72 minuti in cui il Presidente degli Stati Uniti ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. Più volte. Mentre spiegava perché vuole comprarla.
72 minuti in cui ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.
72 minuti in cui ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
72 minuti in cui ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. Che farebbe 200%. Ma la matematica, evidentemente, non è il suo forte.
72 minuti in cui ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Peccato che sia falso. Gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Mai. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. Non c’è stata nessuna “restituzione”.
72 minuti in cui ha sostenuto che “la Cina non ha pale eoliche”. La Cina. Il Paese che da 15 anni consecutivi è il primo produttore mondiale di energia eolica. Quello che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta.
Ma per Trump, “non hanno campi di mulini a vento”. Li vendono “agli stupidi”.
72 minuti in cui ha detto che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. Peccato che il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli avesse detto in faccia che il Venezuela è “non investibile”. Peccato che Trump si sia infuriato e abbia minacciato di escludere Exxon. Peccato che le altre compagnie stiano alla finestra, terrorizzate.
Ma lui, a Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”.
72 minuti in cui ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. L’inflazione americana è al 2,7%. Superiore all’obiettivo della Fed. In aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi.
Ma per lui, “praticamente non c’è”.
72 minuti in cui ha attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. In diretta. Davanti ai leader economici mondiali.
72 minuti in cui ha raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.
72 minuti in cui ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. L’Islanda. Un Paese con 380.000 abitanti. Che avrebbe fatto crollare Wall Street.
72 minuti in cui ha sostenuto che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%.
Ma per lui, il 100%.
72 minuti in cui ha confuso l’Azerbaigian in “Aber-bajian”.
72 minuti di flusso di coscienza. Di bugie verificabili. Di numeri inventati. Di minacce ad alleati. Di insulti a funzionari. Di gaffe geografiche. Di millanterie smentite dai fatti.
E il mondo, in silenzio, ha guardato.
Ha guardato il Presidente della più grande potenza mondiale confondere due nazioni, minacciare la Danimarca, insultare la Fed, mentire sul Venezuela, inventarsi dati sull’inflazione, negare l’esistenza dell’industria eolica cinese.
72 minuti.
E pensare che una volta, per molto meno, le carriere politiche finivano.
Oggi, invece, si va avanti verso il prossimo delirio.
Benvenuti nel 2026.
#Davos #Trump