Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha presieduto a sorpresa, questa mattina, il plenum del Consiglio superiore della magistratura. E' la prima volta che lo fa in 11 anni. La decisione del Capo dello Stato è arrivata dopo giorni di polemiche sul referendum sulla Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. "Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell'interesse della Repubblica", ha detto il Capo dello Stato, parlando al plenum. Poi, ha sottolineato "il ruolo di rilievo costituzionale del Csm" e, "soprattutto, la necessità e l'intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte di altre istituzioni nei confronti di questa istituzione".
Leggi tutto al link in bio
Csm, la mossa senza precedenti di Mattarella: presiede a sorpresa la seduta e condanna le parole di Nordio. “Le altre istituzioni rispettino il Consiglio”. @paolofrosina
https://t.co/7ZtT7oISoj
@Annalisafri@LucaS205320 O che piacevano alla destra miderata tedesca della Merkel? Il problema del Pd è essersi appiattito per anni sulle posizione del PPE altro che comunismo...poi per credere Draghi o Monti comunisti bisogna essere davvero in malafede
Oggi su @ilmanifesto c’è @amicoFaralla con un pezzo importante che mette il focus su come l’avanguardia della Casaleggio e Associati sia passata armi e bagagli con Meloni, sottolineando però anche i limiti della macchina comunicativa della premier
https://t.co/0oKmmpmud9
@FratellidItalia@Donzelli Non c'è censura né intimidazione! Censura è se un potente tipo un ministro o un primo ministro (tipo Berlusconi con Enzo Biagi) ti impediscono di parlare. Se non vai su un palco per paura dei fischi é un' altra cosa!
“Il polverone su Andrea Pucci è una nuova occasione per dire ‘é tutta colpa della sinistra politica’, e intanto noi facciamo la fila alle poste, aspettiamo nei pronto soccorsi e continuiamo a pagare tante tasse in cambio di niente”.
- @MassimGiannini a #CTCF
Cosa fa il pubblico ministero e perché è importante che abbia la stessa cultura del giudice? La seconda video-spiegazione del direttore
https://t.co/ufGmtGBExY
@ValentinaF79535 Lui preferisce mostrare tutte le sere i sondaggi da cui emerge che Gioggia é la più forte ed imbattibile...in fin dei conti é un uomo dei Berlusconi e chi lo credeva imparziale ci ha capito poco
È bastato un video. Un professore che parla. Un referendum che entra finalmente nelle case. Poi la mano invisibile che abbassa il volume.
Meta ha deciso che l’intervento di Alessandro Barbero sul referendum sulla giustizia doveva essere rallentato, meglio ancora affossato. Ufficialmente per “fact-checking”. In concreto per eccesso di diffusione. Troppo visto e troppo condiviso. In una parola: troppo politico.
Il meccanismo è noto: si prende un contenuto che contiene un’opinione, lo si passa al setaccio di una verifica pensata per le bufale grossolane, si isola una frase discutibile e la si trasforma in un giudizio totale. “Falso”. Da lì scatta la sanzione che conta davvero: il declassamento algoritmico. Il video resta online, come un soprammobile, ma smette di circolare. Non c’è bisogno di vietarlo, è già muto.
Il punto non è Barbero. Il punto qui è il precedente che si crea. In una campagna referendaria, una piattaforma privata (con l’aiuto di un media italiano) decide che una posizione politica deve smettere di arrivare alle persone perché “virale”. È una dichiarazione di potere. E anche di metodo: si governa il dibattito regolando la portata, invece di discutere nel merito il contenuto. E così si altera il campo senza sporcarsi le mani.
C’è un dettaglio che andrebbe scolpito. I fact-checking che hanno ispirato l’intervento non smontano l’intero discorso di Barbero. Al massimo distinguono, correggono un passaggio. È il normale funzionamento del confronto pubblico. Meta prende quella complessità e la schiaccia in un bollino binario, buono per l’algoritmo e pessimo per la democrazia.
Così la campagna referendaria viene inquinata due volte. Prima perché una voce viene resa meno udibile nel momento in cui conta. E poi perché la discussione si sposta dal merito del referendum al teatro della censura, tra indignazioni, vittimismi e sospetti. Un favore gigantesco a chi non vuole discutere di giustizia ma solo controllare il rumore.
Tecnicamente si chiama censura per sottrazione. Funziona benissimo perché non lascia tracce visibili. E perché viene venduta come tutela ma in realtà è una scelta politica esercitata senza responsabilità politica. Un algoritmo che decide cosa è troppo, quando è troppo e per chi è troppo.
Bentornato, Miniculpop.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet)
https://t.co/OXu1CWa6p1
@FratellidItalia Ma prima ha dichiarato che la riforma non mira a rendere più efficiente la giustizia! Nordio ormai dice tutto ed il suo esatto contrario
@FratellidItalia Ma praticamente é Nordio a dire cose false e infondate...basta leggere le sue dichiarazioni per capire che Barbero facesse riferimento a quello...ma ormai voi con Trump e Zuckerberg siete di famiglia e potete fare come vi pare
@Agenzia_Ansa Faccio notare che la sinistra moderata non ha mai ospitato in parlamento iniziative dei famigerati centri sociali. Loro invece? Che ipocriti! Loro e chi li vota!