✍🏻 Roberto Riccardi
Belfast brucia. E presto le fiamme potrebbero arrivare alle nostre case, accese da chi ha reso l’immigrazione incontrollata un affare di soldi e politica.
Torniamo in Ulster per vedere il nostro futuro prossimo. Sessantadue incendi in cinque ore, autobus rovesciati, case di minoranze etniche date alle fiamme, famiglie con neonati in fuga scortate dai vigili del fuoco.
Uomini mascherati che sfondano porte e gridano “stranieri fuori” in quartieri dove trent’anni fa si sparava tra cattolici e protestanti.
La miccia, lunedì notte: Hadi Alodid, trent’anni, sudanese, richiedente asilo con status di rifugiato, ha aggredito un ignaro passante con un coltello da cucina colpendolo alla schiena, al volto e agli occhi.
Poi, come mostra il video visto da milioni di persone, ha portato la lama a ripetizione al collo della vittima. Solo le bastonate dei passanti hanno impedito la decapitazione.
Una settimana prima l’Inghilterra aveva guardato attonita le immagini di Henry Nowak, diciotto anni, ammanettato dagli agenti mentre moriva dissanguato, perché il suo assassino, inglese di seconda generazione, aveva gridato al razzismo e la parola era pesata più del sangue.
Il pogrom è barbarie. Ma la domanda vera non è chi ha acceso il fuoco. È chi ha accatastato la legna per trent’anni.
Chi liquida le fiamme come “violenza dell’estrema destra” racconta una cronaca falsata, perché in piazza sono scese persone che mai si sarebbero sognate persino di sfilare con un cartello di protesta.
Chi cerca la causa deve guardare altrove: alla sistematica inversione dell’integrazione che la sinistra europea ha imposto come dottrina per un ventennio.
Non sono gli ultimi venuti a doversi integrare, ma chi è nato nella nazione ospitante deve assimilare le loro regole e abitudini e soddisfare le loro richieste. Una follia incredibile.
E non si parli di integrazione mancata come se fosse un processo ancora in corso.
Nelle stazioni, nei centri commerciali, nelle piazze del sabato sera, i maranza hanno già risposto: rapine di branco, aggressioni gratuite, devastazioni per noia e per odio. Non sono emarginati in cerca di riscatto.
Sono seconde e terze generazioni che rifiutano il Paese dove sono nate, ne disprezzano le regole, ne aggrediscono i coetanei. Non chiedono inclusione: rivendicano territorio.
Chi liquida tutto questo come cronaca straniera non ha letto la cronaca italiana.
Modena, 16 maggio. Un italo-marocchino lancia l’auto contro la folla e ferisce sette persone. La risposta della sinistra che governa la città arriva puntuale come un riflesso condizionato: caso isolato, gesto di uno squilibrato, nessuna matrice.
Poi, però, è calato un silenzio assoluto quando dai dispositivi elettronici di El Koudri sono emerse ricerche su attentati commessi in Europa, scaricamento di materiale jihadista.
E lo schema si è ricomposto: non l’esplosione improvvisa di un folle, lo studio paziente di un modello.
È la macchina della derubricazione, oliata da anni di esercizio: ogni attentatore diventa un pazzo, ogni allarme diventa razzismo, ogni critica diventa islamofobia.
È lo stesso copione recitato per ogni episodio che la sinistra non vuole vedere. Quando il fatto è innegabile, si cerca la causa nella vittima o nel contesto. Lo stupratore non sapeva.
L’accoltellatore era fragile. L’investitore era abbandonato dai servizi sociali. La colpa non è mai di chi agisce: è di chi non ha saputo accogliere, includere.
Diciannove giorni dopo, nella stessa Modena, lo stesso sindaco che aveva minimizzato ha accompagnato nelle scuole elementari un indagato per associazione con finalità di terrorismo, braccio destro dell’uomo ritenuto il vertice di Hamas in Italia.
Davanti a lui, bambini di sei anni battevano le mani al ritmo di cori per la Palestina. Non sanno cosa sia il 270 bis. Sanno già da che parte stare: qualcuno ha deciso al posto loro.
Perché l’indottrinamento non è un incidente, è un metodo. Scolaresche in ginocchio verso la Mecca, guidate nella preghiera da un imam. Piani dell’offerta formativa che fissano tra gli obiettivi didattici il riconoscimento dei Cinque Pilastri dell’Islam.
Nel Trevigiano, una scuola cattolica ha portato bambini di tre anni in moschea, dove sono stati fotografati inginocchiati sul tappeto della preghiera rivolti verso la Mecca, con le maestre velate “per rispetto”.
Tutto in assenza di qualsiasi intesa tra lo Stato e le comunità islamiche, dunque senza alcuna base giuridica. Quale altra confessione entrerebbe nelle aule pubbliche da una porta che la legge non ha mai aperto?
Laura Boldrini era stata profetica parlando degli immigrati. Riletta con gli occhi di oggi, più che una profezia fu una fatwa. Affermò che “I migranti sono l’avanguardia di quello stile di vita che presto sarà lo stile di vita di moltissimi di noi”.
E qualcuno la ha presa sul serio e, nell’attesa di arrenderci, ha iniziato a giustificarli un po’ troppo.
Quando la resa culturale arriva nei palazzi di giustizia, il cerchio si chiude.
Il vertice di questa parabola giudiziaria si è toccato due volte. La prima a Rimini, dove nel 2017 quattro stranieri stuprarono in gruppo una turista polacca e una transessuale peruviana su una spiaggia.
La consulente psicologa nominata dal tribunale ha scritto che l’imputato congolese non aveva “piena consapevolezza della gravità del reato” perché “nel suo contesto di provenienza il rispetto per l’autodeterminazione sessuale della donna non era adeguatamente acquisito”.
Tradotto: nel suo Paese si stupra, dunque non poteva sapere che qui non si fa.
La seconda a Salerno, dove l’avvocato Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello, ha dichiarato testualmente: “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare.”
Sono parole pronunciate dentro le aule di giustizia. Non da commentatori anonimi. Lo stupro diventa “incomprensione culturale”.
Il resto è contorno grottesco: a Padova un maiale di plastica in vetrina diventa un’offesa da rimuovere, nel Paese della mortadella. Si sorride, ma è il sorriso di chi misura quanto il terreno sia già morbido.
La sinistra minimizza perché ammettere significherebbe processarsi: ha spalancato le porte, scritto le regole deboli, ha aperto le aule, ha coltivato la dottrina dell’integrazione rovesciata.
Ma la legna accatastata non smette di essere legna perché qualcuno vieta di nominarla. Belfast ha mostrato il finale del film. L’Italia sta ancora girando le scene che lo preparano.
Belfast non è lontana. È soltanto in anticipo.
L’Irlande est un endroit particulier. Sa partie nord a subi depuis 1974 une guerre civile épouvantable causant près de 3000 victimes. Les communautés protestante et catholique ont rangé les armes depuis 1999, mais elles ne les ont pas abandonné.
La flambée de violence actuelle est dirigée contre l’immigration récente et incontrôlée. Les deux entités retrouvent ainsi leurs réflexes défensifs d’antan sauf que cette fois-ci, protestants et catholiques, les Falls et Shankill (quartiers de Belfast) se rapprochent pour lutter contre ce qu’elles qualifient d’invasion.
La donne nord irlandaise, héritée d’années de lutte armée dans laquelle l’Angleterre a joué un rôle pernicieux, vient ajouter une dimension révolutionnaire dans l’opposition à Keir Starmer et à sa politique migratoire.
Non seulement le Premier ministre britannique a conduit son pays au bord du gouffre, mais il sera parvenu à réconcilier les ennemis d’antan, offrant à l’Irlande et au Royaume Uni une cause commune : celle de leur propre survie.
RLS
Processo per l'uccisione orsa Amarena: il giudice respinge la metà delle parti civili. Tra gli esclusi anche il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. ENPA tra le Associazioni ammesse. Non daremo tregua a questo soggetto inqualificabile. https://t.co/vFcmXSn0p4
Zara non si trova più, lanciato appello pubblico: "È anziana, aiutateci. Smarrita vicino al deposito De Luca a San Vito dei https://t.co/6DQHoUFaLz prego contattare il 3382677317. Si chiama Zara, è anziana, ha 14 anni e zoppica. Chiedo di condividere” https://t.co/9YZJ4FYw3i
Steven Spielberg declaró, en entrevistas recientes, que Estados Unidos se robó un Alien de Brasil, así como están leyendo. Pero, para entender más, voy a contarles un caso que ocurrió en los 90´ en el país.
Todo comienza en el año 1996, cuando tres jóvenes que caminaban por +
#garlasco
Vi confesso che dopo
le ultime intercettazioni #mowmag, l'intervista #MarcoPoggi
la notizia che i #Poggi
non si costituiranno parte civ contro #Sempio
e che si opporranno alla revisione si #Alberto
Il mio giudizio su di loro
è peggiorato.
Oggi è la Giornata mondiale degli #oceani 🌊
Il #Mediterraneo è solo l’1% degli Oceani, ma accoglie il 18% delle #specie marine.
Proteggere l'Alto Mare è prioritario, mitigando il cambiamento climatico e garantendo un’economia florida
🔗https://t.co/RzqUEzQ0eh
#8giugno
Elisabetta Ligabó: “Gli avvocati di Alberto per noi sono diventati quasi parenti. In particolare a Giada devo tanta gratitudine, lei lo sa. Le voglio un mondo di bene, è quasi una figlia per me. I veleni su di loro sono ingiustificati”
#garlasco
Sono quasi 54 milioni gli animali che vivono in casa con noi, ma l'IVA per cibo e prestazioni veterinarie è ancora al 22%. #LAV chiede un adeguamento così che le cure siano accessibili per tutte le persone. Ne parla @espressonline👇https://t.co/m28TJOeEQy
🧵"Desidero che la Papamobile venga trasformata in una clinica mobile e donata ai bambini di Gaza"
Questa è una delle ultime volontà di Papa Francesco prima di morire.
Ad eseguire la disposizione di Papa Francesco, il Vaticano incarica il cardinale svedese Anders Arborelius che a sua volta incarica la Caritas svedese per la trasformazione del veicolo.
Quando la stampa dà la notizia dell'incarico alla Caritas svedese di trasformare la Papamobile in clinica mobile per i bambini di Gaza, scatta la solidarietà dei cittadini svedesi che in pochi giorni inviano alla Caritas cospicue donazioni.
Grazie alle somme raccolte, la Caritas, non solo riesce a trasformare la Papamobile in una clinica mobile fornita di attrezzature mediche di ultima generazione, ma acquista altre 12 ambulanze da inviare a Gaza.
A novembre dello scorso anno, quando i lavori sulla Papamobile sono ultimati, per celebrare l'evento e assolvere all'ultima volontà di Papa Francesco, il Vaticano sceglie Betlemme, la città simbolo per eccellenza della cristianità, la città dove nacque Cristo.
In Piazza della Mangiatoia, il cardinale Anders Arborelius benedice la Papamobile e le ambulanze in partenza verso Gaza.
La Papamobile viene rinominata "Veicolo della Speranza".
Passano giorni, settimane e poi mesi ma gli occupanti israeliani non consentono alla Caritas di fare entrare il Veicolo della Speranza a Gaza.
I rappresentanti del Vaticano e della Caritas chiedono più volte spiegazioni ma Israele si prende gioco di loro inventando storie assurde.
"Non è pervenuta alcuna richiesta di autorizzazione"
E poi ancora: "I materiali sanitari all'interno della Papamobile potrebbero finire nelle mani di Hamas ed essere usati come armi".
E intanto la Papamobile, trasformata in un gioiello della tecnologia medica, in grado di curare 200 bambini al giorno, è ancora lì, dopo sette mesi, sotto una teca in un parcheggio a pochi metri da Piazza della Mangiatoia in attesa di raggiungere i bambini di Gaza.
In uno stupendo articolo scritto dal cardinale Arborelius su ICN, Independent Catholic News (*link nel primo commento) il cardinale si rivolge alle autorità israeliane, chiede, quasi supplica, di lasciare entrare il Veicolo della Speranza ma non rinuncia a scrivere: "Negare le cure mediche ai bambini significa oltrepassare un limite morale che dovrebbe turbare tutti".
Limite morale che non turba i leader politici occidentali che ostentano senza ritegno la loro fede cristiana ma restano in un vile silenzio mentre la colonia di plastica denominata Israele umilia il Vaticano prendendosi gioco delle ultime volontà di un Papa.
Che schifo!
In occasione della #GiornataMondialeDellAmbiente, scegliamo la compassione, la sostenibilità e la convivenza pacifica, per gli animali, le persone e il futuro del nostro pianeta comune. Condividi questo post se sei d'accordo!
Non so se si è compresa la gravità di quello che è accaduto nel 2017: un carabiniere che fotografa un fascicolo secretato, custodito nell’ufficio del procuratore. Carte secretate che arrivano all’indagato con il timbro della procura di Milano. Un generale-consulente che lavora su atti secretati. Il pm Pezzino che poi archivia che ammette di aver informato Tizzoni di tutti i passi dell’inchiesta. Lovati avvocato dell’indagato che parla con Tizzoni, avvocato della vittima, un fascicolo aperto dopo l’archiviazione che non aveva motivo di esistere con appunti che non dovevano esserci, intercettazioni trascritte in due giorni dove tutto è “incomprensibile”, l’indagato che sa in anticipo le domande dell’interrogatorio…
[Post di #AlbinaPerri su Fb]
#Garlasco
Sto ascoltando le conversazioni dei protagonisti intercettati a sorpresa dalla Procura di Pavia nella nuova inchiesta di #Garlasco. Che dire? Orrore e raccapriccio, per una serie di cose. Ma la costante che accomuna questi personaggi è la convinzione che gli inquirenti siano al soldo della difesa di #Stasi: “Io penso che la #Bocellari abbiano pagato o stiano pagando per andare avanti”. Senza contare le illazioni sulla relazione della Bocellari con l’ufficiale dei carabinieri. Lascia allibiti soprattutto l’accanimento e l’odio incredibile per Alberto. Pensate che viene apostrofato con “depravato”, “pedofilo”, “maledetto”.
“È Belzebù”, dice uno degli intercettati, che aggiunge “perché il Signore non gli dà una lezione e non lo fa morire”.
Nient’altro da aggiungere.
Ah no, un’ultima cosa: di Chiara non parla mai nessuno.
Briciola, la cagnolina mascotte della Fanfara del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, va ufficialmente in pensione dopo oltre dieci anni di presenza nelle cerimonie istituzionali.
Arrivata da cucciola in caserma, è diventata nel tempo una figura amatissima da carabinieri, adulti e bambini, fino a ricevere nel 2018 il grado onorario di Vicebrigadiere.
La sua ultima apparizione è stata oggi alla parata del 2 giugno. Ora resterà con il suo “papà” speciale, continuando a mantenere un legame con gli amici del 4° Reggimento.
Buona pensione, Briciola: hai rappresentato la parte più affettuosa e umana delle istituzioni.
#Briciola #FestaDellaRepubblica #Carabinieri