NORDIO, IL TIMBRATORE. UNA GRAZIA COSTRUITA SU UN BAMBINO CHE NON ERA ABBANDONATO E UNA MADRE CHE È SCOMPARSA
Il 14 aprile 2026, in Uruguay, le autorità diramano un avviso nazionale di rintraccio. Si chiama María de los Ángeles González Colinet, ha 29 anni, è la madre biologica di un bambino. Quattro giorni prima, in Italia, Il Fatto Quotidiano ha cominciato a fare domande su una grazia firmata a febbraio dal Presidente della Repubblica.
La grazia è quella concessa a Nicole Minetti il 18 febbraio 2026. Tre anni e undici mesi cancellati. Favoreggiamento della prostituzione, caso Ruby. Peculato, Rimborsopoli. La motivazione, umanitaria: un bambino “abbandonato alla nascita”, gravemente malato, che ha bisogno di cure all’estero e della presenza costante della madre adottiva.
Ecco come funziona la grazia in Italia, in cinque righe. Il ministro della Giustizia istruisce, verifica le carte, propone. Il Capo dello Stato firma. Il Quirinale non ha strumenti di indagine, non può controllare se i documenti sono veri. Si fida del ministro. La sentenza della Corte Costituzionale 200 del 2006 lo dice chiaramente: l’istruttoria è competenza esclusiva del Guardasigilli.
Ora leggete cosa risulta dall’inchiesta di Thomas Mackinson sul Fatto, sulla base degli atti del Tribunale di Maldonado e delle smentite degli ospedali italiani.
Il bambino non era abbandonato. Aveva, e ha, due genitori biologici vivi e identificati, contro i quali Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani hanno intentato una causa per ottenere la perdita della patria potestà, vinta soltanto il 15 febbraio 2023. I due ospedali italiani citati nell’istanza, San Raffaele di Milano e Ospedale di Padova, che secondo gli avvocati avrebbero dato “parere contrario” all’operazione poi eseguita a Boston, smentiscono in modo categorico: i primari Mortini, Denaro e Iacoangeli dichiarano di non aver mai visto il bambino, il cui nome non risulta nei loro archivi. Il compagno Cipriani, descritto nell’istanza come mecenate “lontano da contesti di devianza”, risulta nei documenti americani in rapporti d’affari con Jeffrey Epstein.
Questo è il quadro che il ministero della Giustizia ha trasmesso al Quirinale per ottenere la firma di Mattarella.
Oggi, 27 aprile 2026, il Colle scrive a Nordio. Una lettera di tre righe che, lette nel registro feltrato delle istituzioni, equivalgono a un terremoto. Mattarella chiede di acquisire “con cortese urgenza” informazioni sulla “supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”. Mai, nella storia repubblicana, il Quirinale aveva chiesto formalmente al Guardasigilli di verificare la veridicità di una grazia già concessa.
La questione, a questo punto, è di una semplicità brutale. O Nordio sapeva che le carte non stavano in piedi, e ha trasmesso lo stesso. Oppure non ha verificato niente, e ha firmato la proposta come si firma una circolare, fidandosi di quello che gli avvocati di parte avevano scritto. Non c’è una terza ipotesi che lo salvi.
Nel primo caso, il problema è penale prima ancora che politico, e la Procura competente dovrà valutare profili di falso ideologico in atto pubblico a carico di chi ha redatto l’istruttoria, e di eventuale concorso a carico di chi quell’istruttoria ha trasmesso al Quirinale. Nel secondo caso, il problema è l’inadeguatezza totale di un ministro che ha trattato la firma del Capo dello Stato come un timbro automatico.
La cosa più grottesca è il silenzio del centrodestra. Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia. Tre partiti che da quattro anni ci ammorbano con la certezza della pena, la galera, il rigore, la tolleranza zero. Tre partiti che hanno riformato il codice, separato le carriere dei magistrati, depenalizzato l’abuso d’ufficio (sempre Nordio, sempre lui). E ora, di fronte a una grazia data a una protagonista delle cene eleganti di Arcore, sulla base di un’istruttoria che il Quirinale stesso definisce “supposta falsità”, non una parola. Zero. Il garantismo a corrente alternata non è un’eccezione di questo governo. È il suo metodo.
Le conseguenze devono essere tre. Nordio si dimette. Stasera, non fra una settimana. Ogni ora in più al Ministero della Giustizia è un’ora in più di scandalo per le istituzioni. La Procura competente apre un fascicolo e fa il suo lavoro, fino in fondo, senza riguardi. Il Parlamento convoca Nordio per un’audizione vera, con i documenti sul tavolo, non per un question time da tre minuti.
Meloni a questo punto sceglie. Difende il ministro fino all’ultimo respiro come fa sempre, oppure capisce che qui il prezzo lo paga lei. Perché sopra a quelle carte c’è la firma del Presidente della Repubblica.
E intanto, in Uruguay, la madre biologica di un bambino è scomparsa il 14 aprile. La sua avvocata era già morta carbonizzata insieme al marito, anche lui avvocato, il 15 giugno 2024. C’è un’indagine per duplice omicidio.
E a Roma, nel silenzio dei palazzi, il ministro della Giustizia firmava.
Minetti ha fatto causa per avere il bambino che le è valso la grazia. La madre biologica esiste, ma è scomparsa tre giorni dopo il primo articolo. I suoi avvocati sono morti nel 2024 in un incendio forse doloso. Nella richiesta di grazia il bimbo veniva definito “abbandonato dalla nascita’ - leggi
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I siciliani hanno deluso il #governo,arriva la punizione: #stop alla legge regionale per lo stanziamento di 40 milioni per i #ristori. Manca solo la Dalla Chiesa che commenti: “Alla prossima alluvione,se lo ricorderanno” #cicloneHarry
Voglio solo ricordare che dimettersi da un incarico non significa smettere di vivere di soldi pubblici.
Restando in Parlamento, #Delmastro e #Santanchè ci costano ogni mese quasi un anno di stipendio medio italiano.
Domani bisogna stare molto attenti: migliaia di pedofili, assaltatori e stupratori a piede libero, magistrati che vogliono sottrarre i figli alle loro famiglie, si riversano nelle strade assetati di sangue. Meglio restare a casa, e chiedere le finestre con i doppi vetri, soprattutto se passano i droni dell’Anm, come consiglia il ministro Tajani.
#referendum
Qui la “bella” storia della Bartolozzi, già vicina e intoccabile per delmastro, coinvolta in rivelazioni su
Cospito, liberazione di Almasri e ogni scandalo collegato al Ministero della Giustizia.
Tanto da potersi comprare la casa di lusso a Fontana di Trevi a 1,4 mln
#ioVoteròNO
Al #Foglio sostengono che i fuorisede non hanno scuse: si può andare a votare in giornata, spendendo due lire con l’Alta Velocità. Davvero? Per andare da Torino a Catanzaro ci vogliono 127€ e 13h SOLA ANDATA. Italo, sponsorizzato dal Foglio, non ha proprio treni. Perché mentite?