@LanaZucchero@Jes912 È una tassa sulla capacità PRESUNTA di poter ricevere il segnale televisivo; se hai ad esempio un monitor del PC con ingresso per l'antenna e non avessi la TV a casa dovresti pagarla lo stesso
@Bu39159456@Foy84@Jes912 Non è vero perché se non usi l'auto lo devi pagare lo stesso, soltanto per il fatto che hai un'auto immatricolata. Quindi di fatto è una tassa sul possesso e tra l'altro se fosse come dici tu sarebbe profondamente iniqua perché dovresti pagare in base ai km percorsi e non è così.
@the_pex@Jes912 Non è vero per niente, è una tassa sul possesso. Se la tua macchina sta ferma in garage lo devi pagare lo stesso, invece il pedaggio autostradale se non prendi l'autostrada col cavolo che devi pagarlo.
@Jes912 Infatti le tasse sul possesso dovrebbero essere abolite come concetto secondo me. Lo hai pagato? È tuo, fine.
Se poi genera un reddito (ad es. casa in affitto) allora ti viene tassato il reddito, non il bene.
Parlano di posticipare la scuola perché "fa caldo". Prendere i 700 milioni che ANNUALMENTE date alle paritarie e comprate i climatizzatori per le scuole pubbliche. Coglioni.
@Im_ImErUb La quantità di gente che crede a quella ridicola scenetta rende perfettamente l'idea del perché questo paese di trova nella condizione attuale
Si è dimesso anche il fu camerata Gasparri. Tra un po' rimane solo Meloni. La quale intanto ha detto una cosa sconcertante: "Basta, non copro più nessuno, adesso chi sbaglia paga". Quindi fino a ieri la premier copriva i suoi che sbagliavano? Quante volte lo ha fatto e su cosa?
Quelli che si stanno impegnando tanto per convincervi ad andare a votare sì per una riforma che interessa a loro, sono gli stessi che l'anno scorso si sono impegnati tanto nel dirvi di andare al mare per una riforma che interessava a voi.
#ottoemezzo#ioVoteròNO
La posta in gioco
Vi hanno raccontato che questo referendum riguarda la terzietà del giudice. Che si tratta di una riforma tecnica, di buon senso, né di destra né di sinistra. Meloni ci ha speso tredici minuti di video per spiegarvelo con quella voce da maestra paziente che usa quando vi sta mentendo in faccia.
Poi è arrivata Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, la persona che quel ministero lo governa davvero, e in tredici secondi ha detto la verità: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione.”
Una gaffe? Un’uscita infelice nel calore di un dibattito televisivo? No. Quella frase è il programma. E lo sappiamo perché la Bartolozzi quel programma lo ha messo per iscritto, sei anni fa, quando nessuno la guardava.
Il disegno è già scritto
L’8 ottobre 2020, da deputata di Forza Italia, Giusi Bartolozzi depositò alla Camera una proposta di legge costituzionale che chiunque può ancora andare a leggere. Il cuore di quella proposta era semplice e devastante: togliere ai pubblici ministeri l’autonomia nell’esercizio dell’azione penale e attribuire al governo il potere di stabilire le priorità investigative. Nella relazione introduttiva lo scriveva senza pudore: “La definizione delle priorità dell’esercizio dell’azione penale è un supremo compito che spetta alla politica.”
Rileggete. Supremo compito che spetta alla politica. Il governo decide cosa si indaga. Il governo decide cosa si ignora. Il governo decide chi viene toccato e chi resta al sicuro.
Lo stesso giorno depositò un’altra proposta: un’Alta corte disciplinare per i magistrati composta da nove membri, sei nominati dal Parlamento, tre dal Presidente della Repubblica, nessuno dalla magistratura. Un tribunale dei giudici senza giudici dentro. Sei mesi dopo arrivò la terza mossa: una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso politico della giustizia, con poteri enormi, costruita sulla premessa che le procure fossero diventate un potere autonomo fuori controllo, una “Repubblica dei PM” da smantellare.
Tre proposte di legge, un unico disegno: sottomettere la magistratura al potere politico. Pezzo per pezzo, norma per norma.
Il referendum è il primo pezzo
Quella proposta del 2020 sulla subordinazione dei PM al governo non passò. Non poteva passare, per una ragione costituzionale precisa: finché giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario, protetto dall’articolo 104 della Costituzione, qualsiasi tentativo di mettere i PM sotto il controllo dell’esecutivo si schianta contro un muro. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura valgono per tutti, giudicanti e requirenti.
La separazione delle carriere serve a demolire quel muro.
Una volta che i PM vengono separati dai giudici, una volta che hanno un loro CSM distinto, una volta che non appartengono più formalmente allo stesso ordine, il passaggio successivo diventa possibile. Diventa persino logico, nella retorica di chi lo proporrà: se i pubblici ministeri non sono più giudici, perché non dovrebbero ricevere un indirizzo dal governo, come le forze di polizia? Se sono un corpo a parte, perché non rendere le loro priorità coerenti con le priorità politiche del paese?
Non è un piano segreto. Non è un’interpretazione malevola. È la sequenza scritta dalla stessa persona che oggi siede nel posto più importante del Ministero della Giustizia. Prima la separazione costituzionale, poi il controllo con legge ordinaria. Il referendum è il primo tempo. La legge Bartolozzi è il secondo.
Chi comanda davvero
La Bartolozzi non è una funzionaria qualunque che si è fatta scappare una frase. È la persona che detta le linee del ministero. Nordio fa le dichiarazioni, va in televisione, ci mette la faccia. Lei decide. Chi frequenta i piani alti di via Arenula lo sa benissimo. È lei che ha gestito il caso Almasri (per il quale è indagata per false informazioni al PM, mentre Nordio e Piantedosi si sono fatti scudo dell’immunità ministeriale). È lei che ha costruito l’architettura della riforma. È lei che conosce il passo successivo.
Quando Meloni dice che questa riforma non è contro i magistrati, mente sapendo di mentire. Quando Nordio si scusa per le parole del suo capo di gabinetto, recita una parte. La Bartolozzi ha detto la verità: l’obiettivo è togliersi di mezzo la magistratura. Prima con la separazione. Poi con il guinzaglio.
Non è un rischio. È un progetto.
Smettiamola di trattare la questione come un’ipotesi remota, come uno scenario pessimistico agitato dall’opposizione per fare paura. Il disegno è stato scritto, depositato, protocollato. Porta una firma. Quella firma appartiene alla persona che oggi ha più potere di chiunque altro sulla politica giudiziaria di questo governo.
Il 22 e 23 marzo non vi stanno chiedendo se volete un giudice più imparziale. Vi stanno chiedendo se volete aprire la porta a un sistema in cui il governo decide chi viene indagato e chi no. In cui un PM che indaga un ministro può essere richiamato all’ordine. In cui le priorità investigative le stabilisce chi ha interesse a non essere investigato.
Votate come volete. Ma sappiate cosa state votando.
La Cina aveva evacuato i cinesi poco prima dell'attacco di USA e Israele all'Iran. Anche la televisione cinese, il giorno prima, aveva annunciato l'attacco imminente.
Crosetto e il governo Meloni, evidentemente, guardavano Sanremo
Congedo parentale? No.
Fine vita? No.
Salario minimo? No.
Contrasto alla precarietà? No.
Fondi per la sanità pubblica? No.
Ddl contro l’omotransfobia? No.
Fondi per l’istruzione? No.
Premierato? Sì.
Controllo magistratura? Sì.
Decreti sicurezza? Sì.
Questi sono.
Prima non volevano neanche che il poliziotto venisse indagato dichiarando apertamente di essere dalla sua parte.
Ora vorrebbero pene doppie per lui.
Ma veramente volete una riforma della giustizia, che modifica 7 articoli della Costituzione, fatta da questi?
#IoVotoNo#VotiamoNo
Curiosa sta cosa che se uno un divisa uccide una persona o taccheggia la Coin è una mela marcia ma se 4 coglioni su 10.000 si staccano da un corteo per assaltare la polizia, tutti e 10.000 sono terroristi.