#Invincibili è il #podcast che racconta la Leggenda del #GrandeTorino: la squadra che ha fatto sognare l'Italia e il Mondo e che ha perso la vita il #4maggio 1949 nella Tragedia di #Superga ⚽️
Ascoltalo ora su tutte le piattaforme audio 🎧
Ogni tanto sogno una dimensione parallela in cui Joey Saputo si confonde e compra il Torino al posto del Bologna, perché ha sempre amato gli agnolotti al posto dei tortellini e i tajarin al posto delle tagliatelle e vabbé, poi mi sveglio tutto sudato e ciao.
Prima pagina di Gazzetta. Ieri é stato il 4 Maggio. Decine di migliaia di tifosi sono scesi in corteo. La squadra ha ricordato gli Invincibili a Superga. E in prima pagina c’é il Presidente, da solo, a celebrare se stesso. Ditemi se tutto questo ha un senso.
Torno su questa piattaforma che mi ha spezzato il cuore perché, in vista del #4maggio, è tornato il nuovo episodio di #Invincibili, il mio podcast dedicato al Grande Torino. Vi racconto una stagione pazzesca, la '46-'47, che vi invito a scoprire qui: https://t.co/nrHyALSNXr
#MEGATRENDS2025
Si conclude l’ultima giornata di un evento intenso, stimolante e ricco di contenuti
Grazie al contributo di @diegofornero ,Social Media Strategy Consultant, abbiamo approfondito come #progettare, #gestire e #comunicare sui social con l'AI.
“La capacità di costruire narrazioni, di avvicinare e riunire le persone attorno a uno scopo comune, significa saper aggregare e dare vita a ciò che, con tutte le evoluzioni che abbiamo vissuto, oggi chiamiamo community.”
🎙️ @diegofornero , Social Media Strategy Consultant
Addio a Gian Paolo Ormezzano, Leggenda e ispirazione del giornalismo sportivo e grandissimo Cuore Granata ❤️ Tutti noi abbiamo provato (indegnamente) a ripercorrere le sue ombre, ci mancherà. Un abbraccio anche a @TimOrmezzano 🫶
Ecco i miei Airpods pronti a partire per chissà dove dopo che: a) un iscritto alla @virginactiveIT Le Gru me li ha rubati nello spogliatoio e il General Manager Enrico Crivelli (che neanche mi ha parlato di persona) ha scelto di non assistermi per presunti diritti alla privacy;
@paolopatrito@virginactiveIT Sono chiaramente bloccati ma li apriranno da qualche parte all’estero per farne pezzi di ricambio. Ho fatto denuncia di furto ma: “vorrà mica farci entrare nel palazzo? Non si puó fare” cit. @_Carabinieri_
b) gli Airpods sono stati 2gg localizzati in un palazzo a Grugliasco con i @_Carabinieri_ che si sono rifiutati di aiutarmi; c) mi sono appena preso un’altra porta in faccia dalla @poliziadistato a Malpensa. Evviva l’Italia! 👏🇮🇹
Se ti prendono per il culo con una narrazione al limite della provocazione come è stato fatto in questi giorni dal cosiddetto presidente, bisogna smontare. La storia bisogna conoscerla, è l'unica salvezza in certe circostanze. Culto, episodio 209.
https://t.co/wck7ZKXLxN
@CorriereG Se c’é davvero un compratore, allora questa sua retorica gli serve a molto poco. Se questo compratore non c’é, invece, passa il messaggio che lui sta restando per spirito di sacrificio e perché il Torino non interessa a nessun altro.
Con le sue mezze dichiarazioni, Cairo è riuscito ancora una volta nel suo intento: ergersi a salvatore della Patria e scaricare il barile su quel "qualcuno più ricco di lui" che, presumibilmente, se si fosse voluto fare avanti... l'avrebbe già fatto, senza tanti proclami. #Torino
A Milano non è solo un problema di case: panini a 20 euro, lezioni di yoga (di gruppo, di un’ora e mezza) a 30 euro, un aperitivo in due in stazione a Cadorna 40 euro. Come si fa a vivere così? È stucchevole lamentarsi a oltranza, siamo d’accordo, ma ogni mese che passa la morsa si stringe ulteriormente. Chi può alzare i prezzi lo fa – proprietari, commercianti, imprenditori –, perché soffocare non piace a nessuno. Ma alcuni più di altri subiscono e basta in questo gioco al massacro in cui viviamo in buchi diroccati che, più che case, sembrano soffitte o garage (nonostante ci stiamo avvicinando ormai ai 2000 euro al mese per un bilocale qualsiasi). Buchi di cui poco si sa, perché ce ne si vergogna, e l’imbarazzo ci sprofonda in un rapporto mancato con la verità. Ti dicono di andartene se non ti sta bene, come se la vita fosse un gioco di società – ritira i dadi, saltella sei caselle più in là, lago o boschetto, baita o casolare? Anche se qua ci sei nato, anche se non hai mai chiamato nessun altro posto casa. Un’intera generazione è sotto scacco, ed espellere gran parte delle energie creative da una città non è solo ingiusto: è stupido. È cieco, masochista. Significa condannarla a circuiti tutti uguali, standardizzati, ultraripetitivi. Aridi, desertificati. Significa rinunciare in modo programmatico, nella metropoli che vorrebbe essere la più europea di tutte, alla novità di talenti e sguardi privi del privilegio di classe. Significa alimentare un sistema in cui viene reciso, di netto, e per sempre, il principio comunitario della speranza, e dunque la possibilità di concepire davvero un futuro.