"Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio"
scriveva Jorge Luis Borges, poi, dopo molti anni, sarebbe accaduto questo...
@senzatregua__ è quello che accade anche a Roma all' Ippodromo delle Capannelle...stessi problemi, stesso schifo...gli ippodromi sono x i cavalli non x i concerti...e parliamo di Roma e Milano non paesini...
Uomo del servizio d’ordine di Vannacci oggi a Firenze. Tatuaggi con fascio littorio, Decima, croce celtica, teschio col pugnale, “M” grondante sangue. La scritta “schiavo mai”, no certo solo di nazisti prima e americani poi.
Immigrati non lasciateci soli con questi italiani
Oggi Pedro Sánchez ha espresso solidarietà a Giorgia Meloni.
Lo ha fatto davanti alle telecamere, a fine Consiglio europeo, e in privato, guardandola in faccia.
"Le ho espresso la mia solidarietà, anche in privato, di fronte a questo attacco che non è né politico né personale e che sinceramente non so neanche come qualificare". E lo ha fatto a poche ore di distanza da quando, sempre a Bruxelles, la stessa Meloni aveva accusato la Spagna di aver regolarizzato mezzo milione di cittadini stranieri.
E allora vale la pena ricordare cosa ha fatto lei, in tutti questi mesi, per lui.
Quando Trump, appena insediato, ha liquidato la Spagna come una "nazione BRICS" e ha minacciato di colpirla con dazi al cento per cento, Meloni se ne stava a Mar-a-Lago a farsi celebrare come la sua alleata più fidata in Europa.
Quando Trump, al vertice NATO dell'Aja, ha minacciato Sánchez perché si fermava al 2,1 per cento di spese militari, gridando "è terribile" e promettendo di fargli pagare il doppio sui dazi, Meloni applaudiva il target del cinque per cento e lo chiamava "necessario e sostenibile", arrivando a negare (mentendo) che la Spagna avesse rifiutato l'imposizione.
Quando Trump, in mondovisione, è arrivato a dire che la Spagna "forse dovrebbe essere espulsa dalla NATO", una cosa mai sentita, una minaccia aperta a un Paese alleato, da Palazzo Chigi è sceso un silenzio assoluto.
E quando, ad aprile, il Pentagono ha persino valutato di sospendere la Spagna dall'Alleanza atlantica, perché Sánchez si era rifiutato di prestare le sue basi per bombardare l'Iran, Meloni, ancora una volta, si è girata dall'altra parte.
Un anno e mezzo. Un anno e mezzo di insulti, minacce di dazi e di espulsione contro un leader europeo. Un anno e mezzo in cui Giorgia Meloni ha trovato il tempo di andare a Domenica In a commuoversi sulle pastarelle della domenica con i nonni, ma per Pedro Sánchez, preso a sportellate settimana dopo settimana, mai una parola. Una sola.
Poi è arrivato oggi. Oggi Trump si è voltato e ha colpito lei. E nel giro di poche ore, il primo a difenderla in pubblico e in privato, è arrivato proprio lui, Pedro Sánchez.
Che ha insegnato a Giorgia Meloni una cosa che lei, in due anni, si è sempre dimenticata di fare: comportarsi da persona perbene. E con la schiena rigorosamente dritta.
Meravigliosa FIRENZE, è stato un lungo abbraccio fino all’ultimo inchino di #CremoniniLIVE26. Finisce qui un lungo percorso che mi ha portato dove, 27 anni fa, ho avuto la fortuna di immaginarlo. Più di questo sarebbe un di più senza il fuoco delle visioni. Accumulare nel mio mestiere significa attraccare la nave e sono troppo giovane e vivo per farlo. Grazie di cuore a ogni persona che ha reso questo tour il più bello della mia carriera. Provo un senso di grande liberazione oggi, gratitudine, entusiasmo e desiderio per il futuro. Grazie a tutti. Ce
Si può essere d’accordo o no, ma che uno come Erri De Luca prenda una posizione del genere, in questo momento, fa di lui un pazzo o un saggio. Chi lo sa, quale delle due.
ha detto tutto, e si è commosso, quando ha parlato di contesto unito a Bergamo, quello che a Roma non ha mai trovato nessun allenatore...il problema in questi anni è stata sempre una societá allo sbando, da Pallotta a Friedkin #avantiGasp