Al Tg1 nessuna notizia del visto negato all' arbitro somalo, della perquisizione subita sulla pista dell' aeroporto dalla nazionale nigeriana, delle limitazioni imposte a quella iraniana.
Le notizie negate al pubblico.
Vorrei che questo Mondiale fosse raccontato da Gianni Minà.
Unica città al mondo in cui non si può giocare di sera perché non sa gestire 4 buzzurri che si menano al buio.
Unica Lega al mondo che mette quella gara il giorno della finale degli Internazionali nella stessa città.
Dovrebbero indagarli per idiozia, non per frode sportiva.
@LucioMalan o non è in grado di comprendere quel che legge (e di conseguenza non dovrebbe ricoprire la carica che ricopre), o è in malafede...delle due l'una.
Belli Paci (figlio della sen. Segre): "Avevamo le bandiere storiche della brigata ebraica, no la bandiera dello stato di Israele". Immagine successiva...
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La risposta del vicedirettore de L'Espresso Enrico Bellavia all'ambasciatore istaeliano Peled.
"La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore 🇮🇱 Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele.
E non ha nulla a che vedere con LA SICUREZZA nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito 🇮🇱 . Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i TERRORISTI non sono un’etnia, come i CRIMINALI non sono un popolo. Il GENOCIDIO si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia".
Solo in un mondo al contrario una rivista fa una copertina di denuncia e, invece dì solidarizzare con le vittime e accusare i carnefici, parte dell’opinione pubblica se la prende con chi? con la rivista.
Ma d’altronde lo schifo del sionismo questo è.
Il nome Aadam Jacobs non vi dirà nulla ma questo benefattore dell'umanità per 50 anni ha registrato di nascosto concerti con un mangianastri
Ora mette tutto online gratis: oltre 10.000 cassette tra cui Nirvana, REM, Cure, Sonic Youth, Björk e molto altro:
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Questo è il popolo spagnolo che inveisce contro il Re Felipe, in visita nelle zone colpite dall'alluvione dei giorni scorsi. Lo stesso trattamento è stato riservato al premier Sanchez.
I due, sono stati allontanati in fretta e furia rischiando il linciaggio e le successive visite previste sono state cancellate.
Ci sono enormi responsabilità politiche nel disastro accaduto in Spagna: ritardo imperdonabile dell'allarme maltempo, totale assenza di aiuti e soccorsi durante i primi giorni, interventi delegati a migliaia di volontari improvvisati (e al tempo stesso provvidenziali) e il solito scaricabarile tra le istituzioni.
Una sorta di "tempesta perfetta" che a pensar male si direbbe sia quasi stata voluta.
La rabbia legittima e l'indignazione sacrosanta degli spagnoli, non dovrebbe placarsi a emergenza finita, altrimenti quanto successo presto o tardi si ripeterà. La classe politica attuale - e sia chiaro, non solo della Spagna bensì di tutta Europa, Italia in primis - è composta da dei cialtroni fatti e finiti che da tempo non fanno più gli interessi dei cittadini e non si rendono minimamente conto delle vere priorità. Più li lasceremo al potere, più danni faranno e a pagarne le conseguenze, saremo sempre noi.
Che questo evento ci faccia riscoprire le parole di Thomas Jefferson quando disse che: “I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, ma sono i governi che devono aver paura dei propri popoli.” 📌