Ho appena letto che la Rai di 104 incontri ne trametterà solo 35. Ritengo sia lecito chiedersi a cosa serve pagare ancora questo caxxo di canone. Siete alla canna del gas #RAI#Mondiali
Se facessero tutti come me che non guardo quest’orribile trasmissione, i dirigenti RAI l’avrebbero già chiusa da anni. Riflettete gente, riflettete. #portaaporta#vespa#stupro
Ma è mai possibile che gli unici a nutrire dei dubbi su questa storia sono stati quelli del Fatto Quotidiano? Non c’è limite alla deriva istituzionale in cui è piombato questo paese. #Minetti#Nordio
Gli ultimi grandi calciatori italiani sono tutti nati negli anni 70 pur avendo circa 1,5 milioni di tesserati, C’è qualcosa che non mi torna. #BosniaItalia
#Santanchè si sarebbe dovuta dimettere due anni e mezzo fa. Che Meloni lo chieda solo ora dimostra che il referendum doveva essere il suggello dell’intoccabilità del gruppo di potere al governo. È andata male.
Oggi, in uno scambio di opinioni, mi è stata posta una domanda che mi rode dentro, che mi costringe a pensare. Perché questo governo, che ha prodotto solo macerie, continua a stare in piedi?
Un governo che brucia risorse pubbliche senza strategia, che gonfia il debito mentre predica rigore agli ultimi, che smantella l’equità fiscale e tratta l’evasione come furbizia da premiare. Un governo che prepara condoni come si lanciano ossa a una platea complice, che legalizza l’ingiustizia trasformandola in norma.
Un governo nepotista, che ha fatto del piazzamento di parenti, amici, camerati e fedelissimi un metodo sistemico, un modello di potere, un’infrastruttura permanente di incompetenza. Un governo dove il merito è un intralcio e la fedeltà cieca è l’unico requisito.
Un governo guidato da una bugiarda seriale, incapace di dire la verità anche quando i numeri la inchiodano, che riscrive la realtà frase dopo frase, che mente per istinto, per riflesso, per sopravvivenza.
Una leader che fugge il confronto come si fugge un’accusa, che evita i giornalisti, che seleziona le domande, che scappa dalle conferenze stampa, che teme la complessità perché la smaschera. Una figura ignorante sul piano politico, che riduce ogni questione a slogan, che urla per coprire il vuoto, che trasforma l’isteria in comando, che scambia l’aggressività per autorevolezza e l’arroganza per forza. Una leadership fragile, urlata, perennemente sulla difensiva, che governa per reazione e mai per progetto.
Questo modo di comandare invece che governare non è un incidente. È il sistema che funziona esattamente come è stato progettato.
Un governo popolato da ministri con lauree false, da figure che millantano titoli inesistenti, da incompetenti sistemici piazzati in poltrone strategiche. Un governo dove un ministro della cultura non conosce la cultura, dove un ministro dell’istruzione non ha mai insegnato, dove un ministro dell’economia misura la crescita contando i condizionatori venduti.
Un governo che nomina sottosegretari pescati da liste clientelari, che piazza parenti in enti pubblici, che distribuisce incarichi come mance. Un governo che fa dichiarazioni imbarazzanti, che confonde dati, che inventa statistiche, che straparla di soluzioni impraticabili con la sicumera di chi non sa di non sapere.
Un governo che propone flat tax per ricchi mentre taglia fondi alla sanità, che parla di crescita mentre asfissia le imprese, che millanta sovranità mentre svende asset strategici.
Un governo che strangola l’economia reale, che affossa salari già miserabili, che rende il lavoro sempre più povero e precario, che punisce chi investe, chi innova, chi produce valore. Un governo che trascina l’Italia ai margini dell’Europa: ultimi per crescita, ultimi per stipendi, ultimi per mobilità sociale, ultimi per futuro.
Un governo che si oppone a qualsiasi proposta che arrivi dall’Europa, che vota contro a prescindere, sempre contro, anche quando sarebbe nell’interesse del paese. Un governo con derive antieuropeiste che ospita chi vorrebbe cancellare l’euro, chi sogna un ritorno alla lira, chi vede nel progetto europeo un nemico.
Un governo che guarda a Orban come modello, che ammicca ai regimi autoritari, che balbetta sul piano internazionale, che ospita chi stima Putin, chi ne giustifica la violenza, chi relativizza un’aggressione criminale.
Un governo che conta più indagati, inquisiti e condannati di qualsiasi altro nella storia repubblicana. Un governo che ospita al suo interno chi ha rapporti con la mafia, con la malavita organizzata, chi ruba denaro pubblico. Un governo che per questo attacca la magistratura ogni giorno, che la denigra, che la offende, che la sminuisce agli occhi dei cittadini per giustificare se stesso e proteggere i propri. Un governo che vuole distruggere uno dei tre poteri dello Stato per poter continuare a delinquere in libertà. Un governo che attacca perfino le prerogative del Presidente della Repubblica, che cerca di svuotarne il ruolo, che vuole cancellare ogni contrappeso al proprio potere.
Un governo che svuota scuola e sanità, che smonta il welfare pezzo dopo pezzo, che trasforma diritti fondamentali in servizi opzionali. Un governo che governa solo per difendere rendite, per blindare privilegi, per occupare ogni spazio disponibile.
Un governo che usa la legge come manganello, che inventa reati e li ficca nel codice penale per compensare l’assenza di politiche, che confonde la giustizia con la vendetta, la sicurezza con la repressione, l’autorità con l’abuso.
Non è declino. È demolizione consapevole della democrazia, pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno.
Poi penso a chi lo vota, questo governo.
Penso agli evasori fiscali, a chi ruba allo Stato e si sente vittima, a chi aspetta la prossima sanatoria come manna, come premio alla propria disonestà. Penso a chi non ha mai studiato e disprezza chi studia, a chi odia la competenza perché lo mette a nudo, a chi rivendica l’ignoranza come bandiera.
Penso a chi non è in grado di leggere più di tre righe, a chi rifiuta la complessità, a chi confonde l’opinione con il fatto e l’urlo con l’argomento.
Penso a chi flirta con il fascismo, a chi lo minimizza, a chi lo riabilita, a chi ne assorbe il linguaggio, la violenza, l’odio come normalità. Penso ai filo Putin, a chi giustifica l’invasione, a chi scambia l’imperialismo per antiamericanismo, la sottomissione per pace.
Penso a chi difende Israele negando ogni evidenza, a chi rimuove i morti, a chi cancella le macerie, a chi rifiuta perfino la parola genocidio pur di non mettere in discussione il proprio schieramento.
Penso a chi crede che il denaro e l’apparenza siano tutto, a chi misura la dignità in base al patrimonio, a chi disprezza i poveri e idolatra i ricchi.
Penso a chi sogna la nazionalizzazione dell’oro della Banca d’Italia senza capire nulla di economia, a chi invoca soluzioni semplicistiche per problemi che non comprende. Penso a chi crede che tassare chi non ha nulla e alleggerire chi ha tutto sia giustizia.
Penso a chi applaude l’assurdo di trecento nuovi funzionari in un ministero inutile, finanziati tassando con due euro ogni pacco, una tassa regressiva che colpisce tutti, indistintamente.
Penso a chi esulta per ogni nuovo reato inventato e ficcato nel codice penale, a chi crede che la pena sia l’unica risposta, a chi invoca il carcere come soluzione universale.
Penso a chi è xenofobo, omofobo, razzista, a chi ha bisogno di un nemico costante per non guardarsi allo specchio, a chi costruisce la propria identità sull’esclusione dell’altro.
Penso a tutto questo e allora capisco. Non è un incidente. È esattamente quello che hanno scelto.
@GiorgiaMeloni A quando un confronto con i giornalisti?
Ho scritto giornalisti, quindi non parlo di Vespa, Porro, Sallusti, Cerno, Sechi ecc.
La servitù è esclusa
É un’americanata, forse la più grande puttanata della storia, una balla spaziale. Se fosse vero, oggi dopo 56 anni andremmo a prendere il caffè sulla #Luna
Signora Agusta Montaruli, questa volta ha davvero superato ogni limite di decenza.
Ogni volta che si pensa che certi personaggi abbiano toccato il fondo, c’è sempre lei, pronta non solo a sdraiarsi lì con disinvoltura, ma anche a prendere in mano la pala e a scavare con entusiasmo.
Ricorda quando abbaiava indignata in TV, con quell’aria da crociata morale permanente? Ricorda lo sguardo fiero, le parole grosse, la postura da statista d’altri tempi?
Peccato, però, che dietro quella sceneggiata si nascondesse una verità ben più squallida: lei è stata condannata in via definitiva per peculato. Condannata, in via definitiva. Non è un’opinione, è una sentenza. Ha sottratto 25.000 euro di soldi pubblici, i nostri soldi, per spese del tutto personali, borse, cene, vacanze, eccetera. Altro che rigore e sobrietà.
E adesso? La trovata geniale: minaccia querele contro chi “la diffama”. Per cosa, esattamente? Per aver ricordato un fatto pubblico, documentato e giudiziariamente accertato? Per aver fatto notare che lei, con una condanna sulle spalle, non si è mai dimessa?
Dice di essere stata diffamata perché qualcuno avrebbe detto che ha comprato un vibratore con quei soldi. Fa la vittima per distrarre l’opinione pubblica dai fatti reali. Ma davvero pensa che la gente sia così ingenua da credere che 25.000 euro se ne siano andati tutti in giocattoli erotici? Ma su, Signora Montarelli, nessuno è così stolto. E se anche fosse, il problema non è certo cosa ha comprato, ma con quali soldi lo ha fatto.
Noi non ci interessiamo affatto della sua vita privata, né dei suoi gusti personali. Quel moralismo spicciolo lo lasciamo volentieri a chi frequenta le sue stesse cerchie ideologiche, i “camerati”.
Il punto, vede, è che lei ha sottratto fondi pubblici, ed è rimasta al suo posto come se nulla fosse. Il punto è che oggi propone leggi che prevedono cinque anni di carcere per chi si fa uno spinello, mentre lei, per furto aggravato allo Stato, non ha fatto nemmeno un giorno di prigione.
E ha il coraggio di parlare di legalità.
Sa, Signora Montarelli, querelare chi la critica non la renderà più credibile. Al contrario, non fa che confermare il suo disprezzo per la libertà di espressione e per la memoria dei cittadini.
E, mi permetta, c’è anche una certa ironia in tutto questo: quando perderà le cause che intenta con leggerezza, dovrà pagare di tasca sua. Spese legali, risarcimenti, onorari. Insomma, sarà costretta, almeno una volta, a rimettere qualcosa di suo, dopo tutto ciò che ha tolto.
Un piccolo risarcimento, non certo morale, ma quantomeno economico.
Ecco il vero problema: che figure come lei, condannate, screditate, restino a legiferare e pretendano persino di dare lezioni di onestà.
Se non fosse tutto così tragico, sarebbe una gag comica.
Ma no, lei fa leggi, lei decide sul corpo, sulla libertà, sulla vita degli altri. E noi continuiamo a pagare. Due volte.
Hanno disponibilità economiche incredibili, come forse nessun altro al mondo ed hanno impiegato una quindicina d’anni per vincere anche in campo internazionale. In sintesi, non sono affatto meravigliato. #psg#PSGREAL
Forse sarebbe anche ora di dire basta a tutti questi processi mediatici sul caso #Garlasco La misura é colma, anzi ritengo che si sia andati ben oltre. A questa pletora di esperti suggerisco di tornare ai loro mestieri abituali
Bisogna valorizzare il voto di chi partecipa eliminando il #quorum Con i tempi che corrono é inammissibile buttare alle ortiche milioni di soldi pubblici #affluenza#referendum2025