Il prossimo 20 febbraio saranno trascorsi diciannove anni dalla morte di Hunter Thompson, padre del gonzo journalism. Niente, mi sembrava giusto dedicargli qualche parola. @NoSignal_mag
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Ricucire l’abisso è un lavoro a quattro mani | Società
“La premessa e la promessa sono quelle di essere breve, il desiderio è quello di dire qualcosa che sarà letto da chi queste cose solitamente non le leggerebbe”
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#25Novembre
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Per tutta una vita lo hanno chiamato “Baby #Gaetz“. Troppo lunga l’ombra di suo padre Don, potente parlamentare GOP, per pensare di essere semplicemente Gaetz. Ma ora è il momento. Matt si prende i riflettori, la scena.
Sfida Kevin #McCarthy. La sua fine è la sua vittoria.
Il mio primo editoriale per @NoSignal_mag. Parlo di Amélie Nothomb, del suo ritorno-ritorno alle origini, della nostalgia felice che proviamo quando la nostra memoria rievoca un bel ricordo. L’illustrazione è di @matteogalasso97
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"I nomi collettivi servono a far confusione: popolo, pubblico.
Un bel giorno ti accorgi che siamo noi. Invece, credevi fossero gli altri". [Ennio Flaiano]
L’11 settembre, l’Orrore, lo chiamava David Foster Wallace, che nell’ottobre del 2001 scrisse un breve pezzo pubblicato in Italia da @Einaudieditore. Di questo e altro ne parlo qui:
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Il silenzio degli innocenti | Società
“Di tutte le polveri sollevate dallo stupro avvenuto il 7 luglio scorso a Palermo, non un granello ha sfiorato il tema più critico: il silenzio degli uomini.”
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«Il sogno di ogni bambino che pratica uno sport è quello di incontrare gli idoli per cui fa il tifo, o addirittura poterci giocare un po’ insieme. A me è capitato il 3 agosto del 2004, 19 anni esatti fa...
La partita di Colonia credo sia una di quelle che tutti i tifosi tendono a non dimenticare, anche se era un'amichevole. Siamo arrivati in Germania due giorni prima. Appena giunti in hotel abbiamo cercato di capire subito se fossero alloggiati lì anche i giocatori di Team USA, così ci poteva scappare subito qualche foto. Ci eravamo messi d‘accordo che saremmo stati disponibili con i vari LeBron, Duncan, Wade, Iverson, e che non ce la saremmo tirata e avremmo concesso loro qualche scatto, qualche autografo e qualche sorrisetto di circostanza. In genere per un autografo ai nostri tifosi facevamo pagare 2 Euro, mentre per le foto la tariffa era di 5 Euro.
Arrivando alla Koln Arena per la partita, la cosa più incredibile è stato notare che tutta l’attenzione fosse per gli americani e durante il riscaldamento attorno la loro metà campo c’era una marea di tifosi armati di macchine fotografiche, mentre da noi c’era il deserto. Era una situazione surreale. Capisco tutti quegli appassionati, visto che pure io durante la ruota guardavo i numeri che facevano, alley oop, palla al tabellone e schiacciata all’indietro, trick in palleggio. Dalla nostra parte invece dodici sfigati che facevano dai-e-vai, qualche arresto-e-tiro e i più spericolati qualche palleggio dietro la schiena…
La partita immagino se la ricordino in molti, quello che dubito si ricordino è come è iniziata: vinciamo la palla a due (già questo sarebbe da mettere negli highlights del match), eseguiamo lo schema chiamato, non concludiamo quasi una mazza e a quattro secondi dalla fine dei 24, hand off Galanda-Basile con quest’ultimo che la spara da otto metri. La palla non arriva al ferro e dagli spalti piovono già i fischi.
Però, finiamo il primo quarto in vantaggio e in panchina il commento immediato è: “Oh, almeno un quarto l’abbiamo vinto e non siamo già sotto di 20…“. Ecco, lo abbiamo ripetuto anche all'intervallo e alla fine del terzo quarto... Considerando che prima della partita facevamo scommesse su quanti ne avremmo presi…
Le immagini che tutti, ma proprio tutti, ricordano di quella meravigliosa giornata sono in particolare tre: le bombe del Baso, tirate da qualsiasi distanza e in faccia a chiunque. Se avesse tirato col culo (e non escludo lo abbia fatto) avrebbe segnato; Le bombe di Galanda a chiudere e sigillare la partita, mentre tutti quelli di Team USA si chiedevano come fosse possibile che un ragazzo di 2.10 con l’atletismo di Paolo Brosio fosse in grado di metterla da fuori con quella continuità; Ed infine l‘inchino del Poz, arrivato dopo una penetrazione con canestro e fallo, con il pubblico che a quel punto (in realtà da molto prima) schierato dalla nostra parte e impazzito (facile però adesso eh...).
La partita finisce 95-78.
La cosa meravigliosa è questa: prima della palla a due il nostro responsabile accompagnatore, il grandissimo Claudio Silvestri, ci chiede se fossimo interessati a comprare le maglie degli USA, al modico prezzo di 50 Euri. In diversi diciamo di sì, scegliendo pure il giocatore. Rientrati in spogliatoio, dopo baci, abbracci, sputi e quant’altro, il buon Silvestri ci fa notare che gli americani se ne stanno andando e chi vuole le maglie si deve decidere. Lo mandiamo in culo dicendo che sono loro, casomai, a dover comprare le nostre (ahahah...). Insomma, per farla breve, a casa mia ho ancora la maglia di Allen Iverson, pagata 50 Euri, non autografata perchè li abbiamo asfaltati e sono andati via subito.
Ogni tanto la guardo e mi scappa un sorriso.
O forse una risata.
Perchè poi, quella stessa maglia di uno dei miei idoli, qualche settimana dopo l‘amichevole, la stavo guardando proprio indossata da Iverson un gradino sotto il nostro sul podio delle Olimpiadi… Pensa te cosa può succedere nello sport».
@MatteoSoragna
@lucayepa Secondo. I gas serra rimangono in atmosfera per un bel po’, molti processi climatici sono latenti: cosa pensi che facciano due anni di lockdown? Dai, cazzo!
@lucayepa Wow, addirittura Popper! Comunque, il ragionamento fa acqua da tutti i buchi. Primo non è una teoria, l’origine antropica del cambiamento climatico, ma un dato di fatto (GCMs e reti neurali convergono tutti, tutti, sullo stesso punto). Cosa vuoi falsificare?
"La vita tipo di un giocatore di basket"
-9 mesi: l'azione offensiva di papà supera i 24 secondi. Mamma rimane incinta.
0 anni: quando ti tagliano il cordone ombellicale inizi a strillare come un dannato contorcendoti dal dolore. L’ostetrica pensa tu stia floppando e ti riempie di schiaffi.
4 anni: zio Adalberto ti regala un canestrino da camera. Tu lo schifi perché avresti voluto il galeone dei Lego.
5 anni: mangiare ti dà fastidio perché ruba del tempo a giocare a basket in camera.
6 anni: tuo padre ti stoppa per la millesima volta facendo la faccia compiaciuta. Grazie al cazzo, il canestro è a 1.80 di altezza e lui è 1.80. Vediamo se lo farà anche tra qualche anno. Sto ingrato.
7 anni: nella palestrina della scuola elementare fanno corsi di danza, pattinaggio e minibasket. Quello sport ti intriga. Mamma ti legge nel pensiero e ti compra il tutù. “Noooooooo mamma, ma cos’hai capito!!!???”
8 anni: dopo 3 lezioni di danza e una di pattinaggio, gli assistenti sociali consigliano a tua mamma di cambiare sport.
10 anni: fai il tuo primo terzo tempo senza fare passi. Lo dedichi a James Harden.
12 anni: papà ti porta a vedere la prima partita di Serie A al palazzetto. Gli chiedi come mai sia così vecchio e obsoleto l’impianto. Ti risponde che in Italia ci sono solo questi, e si raccomanda di stargli vicino e di comportarti educatamente. Sulla palla a due alzata un po’ storta dall’arbitro, si alza in piedi e grida a pieni polmoni all'indirizzo dell'arbitro: "Tua madre piscia in piedi!!"
14 anni: fai il tuo primo terzo tempo di sinistro appoggiando addirittura con la mano sinistra, senza fare passi, e in meno di 20 minuti. Il coach si lascia andare ad un pianto a dirotto.
15 anni: oltre ai 3 allenamenti a settimana più la partita, vai tutti i giorni al campetto con gli amici. Anche a dicembre. Anche quando il giorno dopo hai 3 interrogazioni. Il campetto diventa un momento più importante anche di Dragon Ball.
16 anni: fai la tua prima notte insonne per vedere la NBA. La mattina, alla prima ora, ti presenti in classe con l’aspetto di Sloth dei Goonies.
17 anni: perdi la finale provinciale di Under 18. Capisci per la prima volta nella tua vita quali siano le delusioni che fanno veramente male. Altroché Valentina che ti ha fatto le corna col tuo migliore amico.
18 anni: fai la tua prima rissa sui social inserendoti nell’interessantissima discussione “Chi è più forte tra Jordan, Magic, Bird, LeBron e Kobe?”
20 anni: è il tuo primo anno da senior in serie D. Ti presenti sorridente cercando di fare il simpatico con i veterani della squadra. A fine allenamento hai il setto nasale ancora integro per miracolo, ti sei preso una vagonata di insulti, devi comprare un accappatoio nuovo per il capitano e il prossimo allenamento devi portare le paste anche se il tuo compleanno è tra 5 mesi.
25 anni: dopo l’ennesimo “n.e.”, mentre stai rientrando in macchina da solo da una trasferta, fermo ad un semaforo, capisci che non diventerai mai un giocatore di basket. Da quel momento inizierai a divertirti veramente.
30 anni: fai il tuo esordio in Promozione. Prima partita a 62 km di distanza, di martedì. Hai dimenticato il documento. Salta il tuo esordio.
36 anni: inizio della nuova stagione, in Prima Divisione. I ruoli si sono invertiti, ora sei tu il veterano. A 18 anni eri una guardia di 1.78, veloce, fisico asciutto e longilineo, piedi rapidissimi. Ora sei un pivot di 1.78 per 97 kg, e un piede nella fossa. Cominci l’anno pisciando nella borraccia degli under.
37 anni: metti sù famiglia. Nasce tuo figlio. La lotta con tua moglie per il nome è stata estenuante. Tu volevi chiamarlo Michael, o LeBron, o Kobe, o Vassilis. Fortunatamente ha vinto lei con un più sobrio Luca.
38 anni: le notti insonni con il piccolo te le cucchi tutte tu. Ma sei contento. Le passi sul divano con lui in braccio e la tv collegata sui playoff NBA.
43 anni: un ragazzino ti stoppa due volte consecutivamente facendoti il “not in my house” col dito, chiudi il match al csi con 0 punti, 0/4 al tiro, 4 palle perse, 2 stoppate subite, 3 falli, 1 tecnico e 1 antisportivo. E’ giunta l’ora. Appendi le scarpe al chiodo.
49 anni: è uno dei giorni più belli della tua vita. Tua moglie è all’Ikea con le amiche, tu sei al palasport in curva con tuo figlio. Tu con la birra in mano, lui con la Coca Cola. Cantate e ruttate insieme. Piangi dall’emozione.
53 anni: durante la partita di tuo figlio con gli under 16, i genitori litigano con i genitori avversari, ne nasce un parapiglia, volano insulti e spintoni all’indirizzo di tutti, arbitri, allenatori e giocatori compresi. Tu rimani impassibile. La situazione finalmente si placa. I giocatori sono sconvolti. Tuo figlio incrocia il tuo sguardo, accenna un sorriso e ti fa l’occhiolino. E’ fiero di te. Perché sei un genitore normale.
68 anni: diventi nonno. Vai a trovare tuo nipote appena nato in ospedale con un paio di Jordan lunghe 5 cm.
76 anni: entri su Facebook col profilo di tuo figlio. In una nota pagina di basket ci sono 4500 commenti sotto al post “Chi è più forte tra Kobe jr, Lonzo Ball jr e Shaquillino O’Neal?“. Ti inserisci scrivendo che il più forte è Larry Bird. In 10 ti rispondono “E chi è?”, in 20 ti danno del nostalgico del cazzo, in 8 ti dicono che devi morire, in 2 ti mettono il like. Sono Flavio Tranquillo jr. e Chicco Buffa.
82 anni: siamo nel 2048. Su RaiSport trasmettono Varese-Cantù, si collegano a metà primo quarto, non è in HD, il cameraman inquadra tutte le ragazze sugli spalti. Cambi canale.
89 anni: sei in ospedale, non stai per niente bene. Riesci a malapena a mangiare una banana. Non sai dove mettere la buccia. Il cestino è lontano. Guardi la buccia. Guardi il cestino. Chiudi gli occhi. Nella mente ti rimbomba “Three…. two….. one….”, spezzi il polso come Ray Allen e tiri la buccia. Nonostante la cataratte riesci a goderti la parabola del tiro. Sembra corto. Invece no. Ciuff… Sorridi, ti giri dall’altra parte e ti addormenti beato come un bambino.
93 anni: Suona la sirena finale. Devi lasciare il campo. Per l’ultima volta.
@bettasanlazzaro@CarloCalenda Discordo a parte le politiche sul clima. Ma anche l’Occidente è una mina vagante, e molto, forse tutto, dipenderà da come andranno le elezioni europee e usa 2024.
@bettasanlazzaro@CarloCalenda In Cina la popolazione sfiora il miliardo e mezzo, quattro volte quella statunitense. Ciò significa che un americano produce più emissioni di un cinese (e di un indiano). Questo è il dato che bisogna guardare, e bisognerebbe farlo per ogni singolo paese.