La verità, Paragone, è molto meno epica della propaganda: dopo quattro anni di decreti, decretini, leggi e leggine approvati a colpi di fiducia, segno che forse il governo si fida poco perfino dei propri parlamentari, la sicurezza resta soprattutto uno slogan. Hanno venduto ogni provvedimento come la soluzione definitiva, ma il risultato è un catalogo di annunci più che di risultati. Nel frattempo, invece di governare i problemi, hanno preferito governare il risentimento: piagnistei, nemici di comodo e accuse agli altri, come se all'esecutivo sedesse l'opposizione. E mentre il Viminale sembra più impegnato a gestire le proprie turbolenze che il territorio, città e piccoli centri scoprono ogni giorno la differenza tra la propaganda della sicurezza e la sicurezza vera.
Se raccontata senza nomi, sembrerebbe il colmo della satira involontaria: persone che faticano con la lingua, con la storia istituzionale e perfino con il significato della parola Costituzione che pretendono di impartire esami di italianità agli altri. Il tutto mentre pontificano su valori, identità nazionale e senso di appartenenza con quella sicurezza tipica di chi confonde la propaganda con la cultura civica. La parte più grottesca è che la predica arriva proprio da un mondo politico che ha costruito consenso sull’ignoranza ostentata e che con la Costituzione della Repubblica Italiana mantiene da sempre un rapporto di fastidio più che di rispetto.
@twblogmovie@LucioMalan In verità a volte l'aspetto inganna. Non tanto un volto da innocente quanto l'espressione di chi ha fatto dell'inconcludenza una carriera e della mediocrità una vocazione
#Instagram: da album fotografico a #bordello digitale h24. Un’orgia di carne in saldo e #pornografia prêt-à-porter, dove il pudore è un bug di sistema e la classe è morta di fame. Non servono filtri per nascondere lo squallore, basta il listino prezzi in bio.
#Instagram: da album fotografico a #bordello digitale h24. Un’orgia di carne in saldo e #pornografia prêt-à-porter, dove il pudore è un bug di sistema e la classe è morta di fame. Non servono filtri per nascondere lo squallore, basta il listino prezzi in bio.
Continuate pure a produrre analisi sofisticate, grafici e distinguo accademici, evitando però la verità più semplice: hanno vinto i cittadini. La partecipazione al referendum in difesa della Costituzione non è una percentuale da commentare, è un messaggio politico da capire. Quando le persone tornano alle urne per difendere le regole del gioco democratico, significa che percepiscono un pericolo reale. E votano di conseguenza.
Hanno vinto i cittadini. E si capisce anche chi ha perso: un governo che scopre, al di là della propaganda, di non essere maggioranza nel Paese reale ma solo nei palazzi del potere. Una maggioranza aritmetica che si rivela minoranza culturale e civile. Questo voto non è solo una bocciatura politica: è una sconfitta di credibilità. Perché quando la Costituzione deve essere difesa dai cittadini, vuol dire che chi governa ha già perso qualcosa di più profondo del consenso: l’autorevolezza.
C'è un solo sovrano nella nostra democrazia costituzionale, e non è il governo, men che meno il Premier, ma il popolo italiano. E' a quel popolo che faccio appello, perché si rechi alle urne per votare NO alla deforma della giustizia che vuole sottomettere i magistrati al governo
Avete notato il silenzio sul caso #Delmastro? No? Normale: per trovarne traccia bisognerebbe fare archeologia tra le macerie del #giornalismo indipendente.
Quelli che ogni giorno impartiscono lezioni di #libertà di #stampa oggi praticano lo sport che conoscono meglio: l’inginocchiamento selettivo. Quando il potere è “amico”, la notizia diventa improvvisamente meno interessante, meno urgente, quasi sconveniente. Sparita. Vaporizzata. Archivio morto.
Il problema non è il servilismo. Il #servilismo almeno è una forma dichiarata di dipendenza. Qui siamo a qualcosa di più raffinato: l’autocensura entusiasta. Non serve nemmeno più l’ordine, basta lo sguardo del padrone.
I giornalisti che dovrebbero fare domande oggi fanno soprattutto calcoli: quanto costa la verità? Quanto rende il silenzio? E quasi sempre il silenzio paga meglio.
Altro che watchdog: qui siamo al giornalismo da moquette, quello che si toglie le scarpe prima di entrare nelle stanze del potere per non disturbare. Penne trasformate in zerbini editoriali.
#Libero, #IlGiornale, #IlFoglio, #LaVerità (e fogliacci vari): non giornali ma comfort zone tipografiche per opinioni pre-approvate. Più che redazioni, filiali emotive della maggioranza. Più che informazione, fidelizzazione.
Non è propaganda, sia chiaro. È solo una straordinaria sincronizzazione di interessi, paure e convenienze. Una coreografia perfetta tra chi governa e chi dovrebbe controllarlo.
E poi si offendono se qualcuno osa chiamarli megafoni. Loro preferiscono “giornalisti”. Anche se ormai la differenza si sente solo nel rumore che fanno quando tacciono.
@instagram@instagram: da album fotografico a bordello digitale h24. Un’orgia di carne in saldo e pornografia prêt-à-porter, dove il pudore è un bug di sistema e la classe è morta di fame. Non servono filtri per nascondere lo squallore, basta il listino prezzi in bio.
@instagram@instagram: da album fotografico a bordello digitale h24. Un’orgia di carne in saldo e pornografia prêt-à-porter, dove il pudore è un bug di sistema e la classe è morta di fame. Non servono filtri per nascondere lo squallore, basta il listino prezzi in bio.
#Instagram: da album fotografico a #bordello digitale h24. Un’orgia di carne in saldo e #pornografia prêt-à-porter, dove il pudore è un bug di sistema e la classe è morta di fame. Non servono filtri per nascondere lo squallore, basta il listino prezzi in bio.
Avvisate Giorgia Meloni che chi ha riportato con un comodo volo di stato un trafficante di esseri umani, stupratore di bambini e pedofilo è stato proprio il suo governo,non i magistrati.
Giorgia, ti sblocchiamo un grande successo tricolore del tuo governo😘
"Mio fratello pensava che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i magistrati sotto l'influenza del potere politico e questo per lui era un pericolo da scongiurare. Questa riforma è un golpe"
Un dubbio da semplice cittadino, non da tecnico del diritto, ma con un minimo di memoria istituzionale.
Ma sulla responsabilità civile dei magistrati non esiste già una disciplina? Si chiama legge Vassalli (L. 117/1988), più volte modificata proprio per ampliare i casi di responsabilità. Se il problema è che funziona male, la si renda più chiara, più severa, più efficace. Si aumentino le sanzioni se necessario. Si rafforzino i meccanismi di valutazione. Ma perché evocare la Costituzione come una clava simbolica quando forse basterebbe il bisturi della tecnica legislativa?
Oppure la Costituzione è diventata il nuovo ufficio marketing della politica?
Perché la domanda vera è questa: vogliamo soluzioni giuridiche o slogan costituzionali?
E ancora.
La legge già oggi prevede che chi subisce un danno ingiusto per dolo o colpa grave del magistrato possa ottenere un risarcimento. Quindi il tema reale dovrebbe essere: la norma funziona? È applicata? I filtri sono troppo stretti? Le procedure troppo opache?
Domande tecniche.
Risposte tecniche.
Non propaganda.
Poi il grande classico: la magistratura è politicizzata.
Curioso. Lo si dice spesso subito dopo aver ascoltato magistrati accusati di fare politica… da politici che stanno facendo politica mentre li accusano.
Un paradosso quasi artistico.(Come il magistrato del video che, in meno di tre minuti, ha trasformato un intervento sulla giustizia in un esercizio di propaganda politica)
Ma davvero qualcuno immagina il magistrato come un essere sterilizzato in laboratorio? Un individuo senza idee, senza biografia, senza convinzioni? Una specie di funzionario prodotto in serie con firmware istituzionale aggiornato?
L’imparzialità è un metodo, non una lobotomia.
Non significa non avere idee.
Significa non piegare le decisioni alle proprie idee.
La vera ipocrisia non è che i magistrati abbiano convinzioni. È fingere che non le abbiano. Non "neutrali", ma spesso maestri nel mimetizzare le proprie posizioni per salvare la scenografia dell’equilibrio.
Ricordiamolo: prima della toga viene la persona.
E le persone non si rendono asettiche per decreto.
Oppure il modello ideale è un magistrato perfettamente allineato? Non solo nei comportamenti, ma anche nei pensieri? Un dipendente totale anche nelle idee?
Perché se è quello il modello, basta dirlo chiaramente:
non indipendenza, ma conformità.
E veniamo al tema del sorteggio al CSM.
Qui il paradosso diventa quasi grottesco.
Per i membri laici si pretende una platea qualificata: professori universitari, avvocati con almeno 15 anni di esercizio. Prima la selezione del merito, poi eventualmente il sorteggio.
Metodo serio. Metodo razionale.
Perché lo stesso principio dovrebbe essere negato ai magistrati togati?
Il sorteggio è democratico? Sì.
È meritocratico? No.
È probabilisticamente indifferente al merito.
Può premiare il magistrato con vent’anni di servizio rigoroso oppure il professionista delle correnti e dei corridoi. Non è un’opinione. È statistica elementare.
Per eliminare le degenerazioni delle correnti vogliamo davvero rinunciare alla selezione consapevole?
Cioè alla politica nel senso nobile, aristotelico del termine?
Stiamo confondendo la patologia con la fisiologia.
Le correnti si riformano con:
– responsabilità disciplinare reale
– trasparenza totale
– criteri di valutazione credibili
– merito misurabile
– controlli seri
Non sostituendo la scelta con l’estrazione.
Perché sostituire il voto con il caso non è depoliticizzazione.
È la resa della politica costituzionale alla lotteria.
La Costituzione non è un casinò.
Le istituzioni non sono un gratta e vinci.
La separazione dei poteri non è un esperimento di statistica applicata.
O torniamo alla sostanza, oppure resterà solo il circo delle riforme simboliche.
La domanda quindi è semplice:
vogliamo istituzioni più serie o solo narrazioni più comode?
Mandano avanti la capo di gabinetto del Ministero della Giustizia per dire l’indicibile: togliere di mezzo la magistratura e ogni controllo. Il sogno dei mediocri al potere: poter delinquere senza giudici, senza limiti e senza vergogna. Non riforme: impunità.