"Non è colpa mia se delle mie canzoni non ha capito nulla. Una volta mi telefonò per invitarmi ad Atreju: ma figuriamoci! Stanno provando a sostituire ‘l’egemonia culturale di sinistra’ piazzando cinque sfigati alla Cultura, ma non hanno niente".
Così Francesco Guccini su Giorgia Meloni.
Lucidissimo fino all’ultimo.
Ciao Maestro, buon viaggio.
#guccini
Anche stavolta, come sempre, dovevi battermi sul tempo. Non posso, non devo mai pensarti lontano, ma sempre qui come alle Dame, al Tenco o da Vito, burbero, dilagante, geniale, eterno amico mio: comincia a versare vino. Non fare che ti raggiunga con il bicchiere vuoto.
Roberto
Le canzoni di Guccini, 'sparate' a tutto volume dalla radio del furgone di un corriere, da "Incontro" a "Bologna". fino a "Farewell" È questa l'atmosfera, dopo la notizia della scomparsa del cantautore, in via Paolo Fabbri, dove Francesco Guccini ha vissuto fino al 2012. Davanti all'abitazione, il civico 43, la gente sta lasciando mazzi di fiori e biglietti. "Ciao Francesco, con te va via la parte migliore della mia vita", si legge su un foglietto lasciato da una signora, Angela. C'è chi si ferma passando in macchina e chi arriva apposta, per portare un ricordo nella strada, alla periferia della città, diventata titolo di suo celebre album.
(di Emanuela Giampaoli)
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Diffondete e partecipate in massa ai presidi e alle mobilitazioni in corso oggi nella vostra città!
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Ammettiamo sia vero che hanno ucciso Khamenei, resta una domanda: riescono a far fuori un leader super blindato in mezza giornata, mentre a Gaza dovevano per forza radere al suolo tutto perché quelli di Hamas si nascondevano benissimissimo?
ANCHE CROSETTO TIENE FAMIGLIA
La famiglia di Guido Crosetto si trovava a Dubai in vacanza. Il ministro della Difesa della Repubblica Italiana, venerdì 27 febbraio, è salito su un volo di linea da Roma per andare a prenderla. Sabato mattina Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Missili su Teheran, su Isfahan, su mezza regione del Golfo. Dubai compresa, con un impatto su Palm Jumeirah, quattro feriti, l’aeroporto chiuso, lo spazio aereo sigillato. Crosetto è rimasto lì, bloccato come un qualsiasi turista con il trolley in mano e il volo cancellato sul tabellone.
Questo è il fatto. Nudo, semplice, verificato da ANSA, Reuters, Fatto Quotidiano, Il Post. Adesso le domande.
La prima è ovvia: i servizi di intelligence italiani non avevano sentore di nulla? Un’operazione pianificata, secondo fonti israeliane citate da NBC News, “per migliaia di ore” tra Washington e Tel Aviv. Un attacco che lo stesso Crosetto, intervistato al Tg1 poche ore dopo, ha definito “non sorprendente, anche nelle tempistiche”. Fermiamoci un secondo su questa frase. Non sorprendente. Neanche nelle tempistiche. Lo dice l’uomo che ventiquattr’ore prima si è imbarcato per Dubai. O mentiva al Tg1 per darsi un tono, o sapeva e ci è andato lo stesso. In entrambi i casi il quadro è devastante. Il governo tedesco ha confermato di essere stato informato in anticipo. Salvini ha ammesso che l’Italia è stata avvisata “quando l’attacco era già iniziato”. Tajani ha detto di aver ricevuto la telefonata dal ministro degli Esteri israeliano ad attacco partito. L’alleato che ti avvisa a cose fatte. I servizi che non producono un’informativa abbastanza urgente da suggerire al ministro della Difesa di non salire su un aereo per il Golfo Persico alla vigilia dell’escalation più grave degli ultimi decenni.
La seconda domanda riguarda il giudizio, quello politico e umano. Anche ammettendo che l’intelligence non avesse certezze sulla data, chiunque segua la situazione mediorientale, anche solo leggendo i giornali, sapeva che l’attacco era questione di giorni. Trump lo aveva detto apertamente. Le trattative erano saltate. Il linguaggio diplomatico aveva lasciato il posto a quello militare da settimane. Il ministro della Difesa di un Paese NATO con contingenti in Kuwait, in Libano, nel Golfo, con navi nella missione Aspide nel Mar Rosso, decide che è il momento giusto per un weekend a Dubai a recuperare moglie e figli dalla vacanza. Ecco, questa è la misura dell’uomo e del politico. Anche Crosetto tiene famiglia, del resto. Le priorità sono chiare.
La terza domanda è sui mezzi. Le fonti governative si sono affrettate a precisare: volo civile, andata e ritorno. Prendiamolo per buono. Il che solleva un altro problema: il ministro della Difesa viaggia senza alcuna copertura operativa, senza un piano di rientro alternativo, senza un corridoio garantito? Se fosse scoppiata un’emergenza che richiedeva la sua presenza fisica a Roma nelle ore immediatamente successive, come sarebbe rientrato? Con un volo ITA da Dubai, lo stesso volo che è stato cancellato? La domanda non è retorica. È procedurale. Un ministro della Difesa ha protocolli di mobilità che prevedono scenari di crisi. Se li ha usati, perché non ha funzionato nulla? Se non li ha usati, perché?
Crosetto stamattina ha partecipato in videoconferenza al vertice di Palazzo Chigi. Ha scritto su X che segue la situazione “con la massima attenzione”. Ha parlato con il Capo di Stato Maggiore, con il Comandante del COVI. Tutto molto professionale, tutto molto da comunicato stampa. Il punto è un altro: mentre i missili iraniani colpivano la base che ospita i militari italiani in Kuwait (danni ingenti alla pista, soldati nel bunker, per fortuna nessun ferito), il loro ministro era in un hotel a Dubai a cercare di capire quando avrebbe riaperto l’aeroporto. Non c’è videoconferenza che possa cancellare questa immagine.
Non è una questione di forma. È sostanza, credibilità, serietà istituzionale. Un ministro della Difesa non può trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non in una fase come questa. L’immagine del responsabile della sicurezza nazionale bloccato a Dubai con la famiglia in vacanza mentre il Medio Oriente prende fuoco è qualcosa che nessun comunicato può aggiustare.
C’è poi un livello più profondo, che riguarda il rapporto dell’Italia con i suoi alleati. La Germania viene informata in anticipo. L’Italia no, o almeno non in tempo utile. Questo dato, da solo, racconta più di qualsiasi analisi geopolitica lo stato reale della nostra rilevanza nel quadro atlantico. Siamo alleati di serie B, tollerati, non consultati. Crosetto bloccato a Dubai è la metafora perfetta: il Paese che arriva sempre dopo, che scopre le cose quando sono già successe, che gestisce le emergenze in videochiamata dalla hall di un hotel negli Emirati.
Se questo governo avesse un minimo di decenza istituzionale, Crosetto dovrebbe quanto meno delle spiegazioni pubbliche, circostanziate, verificabili. Non un post su X con la formula “seguo con la massima attenzione”. L’opposizione, se esiste ancora, dovrebbe chiederle. Il Parlamento dovrebbe pretenderle. Perché qui non si tratta del weekend di un privato cittadino. Si tratta del ministro della Difesa di un Paese in guerra fredda permanente, con soldati sotto il fuoco in Kuwait, che si è fatto trovare dall’altra parte del mondo nel giorno peggiore possibile.
Nessuno gli ha detto niente. O qualcuno gli ha detto qualcosa e lui ci è andato lo stesso, perché anche Crosetto tiene famiglia. Scegliete voi quale delle due versioni sia più grave.
Il messaggio è potente. Non dobbiamo mai smettere di sognare.
Ognuno di noi deve essere messo nelle condizioni di perseguire il proprio sogno, di autodeterminarsi, di farcela senza preclusioni o discriminazioni. #BadBunny è stato molto di più di uno show
il concetto di bad bunny che fa schiattare le vene in testa ai maga cantando solo in spagnolo e mettendo tutte le bandiere dell america latina amore sei la rivoluzione te amo