(Ho un'età che mi consente di avere memoria di tanti passaggi autoassolutori del mondo adulto. Era colpa dei libri, poi dei fumetti, dei film, del cinema, della televisione, della pubblicità, di Dungeons and Dragons, dei videogiochi, dei forum, bbs, gopher, warez e ora tiktok.)
Si, Liliana Segre, per me, è stata come Ed Sheeran.
L'ho amata molto quando ancora non la conoscevo abbastanza.
Adesso, le scriverò una lettera.
Senatrice, la mia insofferenza per le sue parole non è nata oggi. Mi sono già sentita nauseata, molto prima di questo ultimo appello, dalla alla sua insistenza sulla semantica.
Davanti all'orrore di Gaza, il suo richiamo è stato quello di non usare con leggerezza la parola genocidio. Null'altro.
Con quale leggerezza dovremmo parlare della morte di migliaia di bambini, Senatrice?
Non posso fare a meno di domandarmi come lei
possa invocare l'unanimità per un decreto che proprio sulla semantica fa una gran confusione. Perché criticare Israele non ha nulla a che fare con l'essere antisemiti.
Un ebreo non è Israele.
Un palestinese non è Hamas.
Un governo non è un popolo e una religione non è uno Stato. Criticare le decisioni di uno Stato non significa odiare chi appartiene a un'etnia o a una religione.
E se perdiamo questa distinzione, perdiamo anche la possibilità di discutere.
Vede Senatrice, la memoria della Shoah, per me, non è solo teoria. La mia famiglia l'ha vissuta. Franco, il fratello di mio nonno fu deportato quando aveva 13 anni.
Morì a Mauthausen, anche se non era ebreo ed è stato il più giovane "deportato politico" italiano a perdere la vita nei lager. Un bambino, che di politica non ne sapeva proprio nulla.
Se il mio tempo fosse stato quello del nazismo, voglio credere che sarei stata per lei una spalla e che avrei aperto la porta per nasconderla, proteggerla, salvarla..
E oggi sto facendo esattamente la stessa cosa: protesto, sciopero, manifesto, aiuto come posso.
Può spiegarmi perché questo invece non dovrebbe andare bene?
Mi consenta di parlare della memoria, argomento che so esserle molto caro. lo penso, Senatrice, che la memoria non dovrebbe insegnarci a decidere chi meriti di essere difeso.
Dovrebbe insegnarci a riconoscere quando qualcuno ha bisogno di essere difeso e a non restare indifferenti.
E qui torno alle sue parole, che non mi piacciono, perché da chi ha conosciuto la disumanizzazione, ci si aspetta una sensibilità assoluta davanti alla sofferenza degli altri.
Non una gara di semantica, non una graduatoria delle vittime e di certo non una memoria utilizzata come confine tra chi possiamo compatire e chi dobbiamo prima giustificare.
Non oso immaginare a lei, ma a me la Shoah ha insegnato una cosa semplice: che il primo passo verso l'orrore è convincersi che qualcun altro sia un problema e che possa essere sacrificato.
lo, Senatrice, voglio poter piangere per un bambino ebreo e per un bambino palestinese senza dover scegliere quale dolore sia più legittimo.
E voglio poter dire "genocidio" se è questo è il termine che ritengo più adeguato a descrivere ciò che vedo, senza che qualcuno decida per me che quella parola mi renda antisemita.
Perché io non accetto che un mio diritto, la libertà, mi sia venduto come gentile concessione.
Valeria Mei Cagnoli
La storica Anna Foa, osteggiata ed emarginata dalle leadership ebraiche italiane (sempre più spostate a destra) parla della portata deleteria e odiosa del ddl Gasparri-Delrio:
«È un boomerang che farà aumentare l'antisemitismo invece di combatterlo. Il punto è che un testo considerato buono dieci anni fa non lo è per forza oggi. Ora abbiamo dietro le spalle un genocidio, la minaccia di apartheid per i palestinesi nei Territori occupati e dentro Israele, dove i partiti che li rappresentano vengono esclusi dalla corsa elettorale. Nel 2016, in Israele non era stata ancora varata la legge sul suprematismo ebraico. La situazione attuale è gravissima e questa definizione la alimenta...
Perché dà a Israele la licenza di fare qualunque cosa, immune dalle critiche. Il problema non è neanche la definizione, ma gli esempi: l'Ihra dice che è antisemitismo paragonare le attuali vicende del Medio Oriente alla Shoah, il che blocca ogni discussione storiografica. Con la massima stima per Fiano, non è vero che la critica è aperta. Anche se nel testo sono state eliminate le ricadute penali, resta lo stigma...
Molti pensatori ebrei del passato sarebbero considerati antisemiti, così. Penso ad Hannah Arendt ed Albert Einstein, che firmarono nel 1948 sul New York Times il monito contro gli eccidi dei palestinesi e il rischio degli ebrei di trasformarsi nei nazisti
[Q]uando il mondo vedrà che solo Israele è esente da critica cresceranno i sentimenti di antisemitismo...».
(Via @fattoquotidiano)
DUE COSE: TRISTI E IMPORTANTI
-Ci sono i Caprioli, conferma che Bosco Ospizio è un ecosistema boschivo e non un'area degradata.
-Basta un solo Capriolo a fermare i lavori. Di decine di Ricci, centinaia di Rospi Smeraldini e Orbettini, migliaia di Bombi e Coccinelle... chissene.
Il boss del INPS ha appena dichiarato che i mille euro all'anno sino al 18essimo anno d'età per tutti i nuovi nati, circa 355.000 ogni anno) costerà al paese solo 355 milioni l'anno.
Ho detto a mia figlia 15 enne di non andare piu a scuola se vuole fare la presidente del inps.
Lo studio della lingua italiana – criterio centrale nel decreto scuola oggi all’esame in Cdm – e i corsi di formazione professionale per i richiedenti asilo erano tra i servizi obbligatori che lo Stato offriva ai migranti che arrivavano nel nostro Paese. Nel 2018 furono aboliti con il primo decreto sicurezza di Matteo Salvini in cui furono tagliati i costi dell’accoglienza.
L’articolo di Alessandra Ziniti su Repubblica
Dal 21 settembre scatta la revisione delle tariffe per 448 prestazioni sanitarie. 210 milioni in più per il SSN, 27 milioni in ticket per i cittadini. È stato calcolato un aumento medio di 1,50 a prestazione.
Sapevatelo.
Nel 1995 Tiziana Maiolo era presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, proprio durante l'iter della riforma sulla violenza sessuale che sarebbe diventata la legge 15 febbraio 1996, numero 66.
Non era una parlamentare seduta casualmente in quell'aula. Presiedeva la Commissione che lavorava su quella materia. E quella legge rappresentò una conquista culturale prima ancora che giuridica: dopo quasi vent'anni di battaglie, la violenza sessuale veniva finalmente sottratta ai reati contro la morale pubblica e il buon costume e riconosciuta per ciò che è, un delitto contro la persona.
Per questo le parole pronunciate ieri da Tiziana Maiolo a Quarto Grado sono ancora più gravi.
Perché proprio lei dovrebbe sapere che le parole con cui una società racconta la violenza determinano anche ciò che quella società impara a riconoscere come violenza.
Dire che fantasticare sullo stupro è normale, che gli uomini in fondo sono fatti così, che scandalizzarsene è roba da "verginelle", non è una provocazione libertaria. È una banalizzazione.
E le banalizzazioni hanno una conseguenza precisa perché abbassano la soglia dell'allarme.
Una fantasia non prova un omicidio.
È evidente.
Gli scritti attribuiti ad Andrea Sempio su Italian Seduction non dimostrano che abbia ucciso Chiara Poggi. Nessuna persona seria dovrebbe sostenerlo.
Ma questo non significa che, per difendere un indagato dalla pretesa che quei contenuti siano una prova, dobbiamo arrivare a dichiarare normale il loro contenuto.
Si prende qualcosa di riferibile a un individuo e, per renderlo meno disturbante, lo si diluisce nella collettività sostenendo che lo fanno tutti, lo pensano tutti, gli uomini sono così.
Abbiamo capito il trucco, cara Maiolo, ma la magia non ci ha divertito.
La violenza contro le donne non nasce improvvisamente nel momento in cui una mano colpisce un corpo. Esiste anche un terreno culturale che può precederla fatto di sopraffazione trasformata in erotismo, l'assenza del consenso banalizzata, il dominio raccontato come naturale, la violenza derubricata a fantasia sulla quale soltanto una "verginella" potrebbe avere qualcosa da obiettare.
Quando una donna autorevole dice è normale, gli uomini sono fatti così, quella frase non descrive soltanto.
Quella frase assolve.
Consente.
Depotenzia.
E se lo fa per rendere meno problematici gli scritti di Andrea Sempio oggi indagato per l'omicidio di una donna, il paradosso diventa quasi insopportabile.
Non possiamo permettere che, per esigenze contingenti di difesa mediatica di un singolo individuo, quel confine venga nuovamente sfocato.
Una fantasia non è una prova.
Ma il fatto che non sia una prova non ci obbliga a chiamarla normale.
Abbiamo impiegato quasi vent'anni per cambiare quella legge.
Non impieghiamo trenta secondi televisivi per dimenticare perché fu necessario cambiarla.
#Garlasco
#quartogrado
Riporto paro paro una riflessione di Luca Delgado.
"Mi fa sempre abbastanza ridere vedere la destra italiana festeggiare quando vince la destra nazionalista in un altro Paese.
Ieri in Sassonia-Anhalt l'AfD ha preso il 43,8%.
E giù applausi dall'Italia.
Solo che forse c'è un piccolo problema concettuale che ai nostri patrioti pesciabrodi sfugge: il nazionalismo non è l'Internazionale socialista.
Il nazionalista tedesco non è vostro fratello perché anche voi siete nazionalisti.
È nazionalista tedesco.
E voi siete italiani.
Quando gridate, ciascuno dal proprio tratto di fogna "prima gli italiani", "prima i tedeschi", "prima gli austriaci", non state costruendo una grande famiglia internazionale della destra: state semplicemente mettendo sullo stesso tavolo persone convinte, ciascuna, che il proprio popolo debba venire prima del vostro.
Quando in Italia vince la destra, il nazionalista tedesco mica apre lo champagne perché ha vinto un italiano.
Se ne passa per il cazzo.
Anzi, se non fossimo troppo impegnati a studiare Temptation Island, noi italiani dovremmo conoscere questa storia un pochino meglio degli altri, perché siamo stati uno dei grandi popoli di emigranti d'Europa.
Per i nazionalisti tedeschi in Germania siamo stati i Gastarbeiter, i lavoratori immigrati, gli Spaghettifresser.
Quelli descritti come disordinati, infantili, focosi, donnaioli. In alcuni locali comparivano perfino cartelli che vietavano l'ingresso agli italiani.
Eravamo noi i terroni arrivati da fuori.
"Walsch" è stato usato come termine dispregiativo per gli italiani nell'area tirolese e ancora recentemente "Dreckwalscher", più o meno «italiano di merda», è stato rivolto a un ragazzo italofono durante un violentissimo pestaggio in Alto Adige.
Per i nazionalisti francesi eravamo i macaronis, i ritals, quelli accusati di rubare il lavoro ai francesi e di accettare salari troppo bassi. Ad Aigues-Mortes la caccia agli immigrati italiani finì con operai italiani ammazzati e decine di feriti.
Per i nazionalisti austriaci gli immigrati italiani venivano descritti come sporchi, rumorosi, pigri, inclini al coltello. Si denunciava la Verwelschung, l'italianizzazione del territorio, e qualcuno parlava addirittura dell'inondazione del Paese da parte degli italiani.
Vi ricorda qualcosa?
Invasione.
Ci rubano il lavoro.
Sono sporchi.
Sono violenti.
Non sono come noi.
Stanno cambiando il nostro Paese.
E non mi venite a dire che noi ci comportavamo bene, perché vi ricordo che la parola "Mafia" è una parola italiana usata in tutto il mondo. Ci sarà un motivo?
Cari pesciabrodi leghisti e vannacciani, il meccanismo del nazionalismo etnico è meravigliosamente semplice: lo straniero è sempre qualcun altro finché non attraversi tu il confine.
E quando il confine lo attraversate voi, quando il lavoro lo cercate voi, quando la casa la affittate voi, quando vostro figlio entra nella scuola del loro Paese, improvvisamente scoprite una cosa che centinaia di migliaia di nostri nonni avevano capito benissimo:
dall'altra parte del nazionalismo, gli immigrati di merda diventiamo noi.
Che cazzo festeggiate, ordunque, pesciabrodi?"
65 miliardi di barili di greggio venezuelano agli Stati Uniti. Trump gongola.
Non ci sono più "comunisti" in Venezuela e nemmeno trafficanti di droga che minacciano la vita dei giovani statunitensi.
Il petrolio aggiusta tutto.
@LaVeritaWeb Francesca Albanese è ancora impegnata a documentare i crimini dell'apartheid israeliano e dei suoi complici. Lo sapreste se consultaste la stampa estera.
Presto l'inchiesta sul ruolo dei media nel genocidio. Voi non ci sarete; non perché senza colpe, ma perché irrilevanti.
«Devo dire anzitutto che mi dispiace di essere la prima donna a intervenire, ma la quarta persona a intervenire. Qui si sta parlando di un problema che riguarda principalmente le donne, direi esclusivamente le donne e, al solito, il discorso è fatto da due uomini, in particolare da due politici"
«Se ci tenete tanto alla vita, ricordatevi che esiste anche una cosa peggiore dell’aborto, che si chiama guerra.
Guarda caso coloro che non accettano l’aborto, accettano la guerra.
Sono stata 3 anni in Vietnam e vi assicuro che ho pianto molto di più vedendo gli uomini che voi mandate a morire a 20 anni di un embrione che galleggia in un bicchiere di alcol. La guerra è un infanticidio rinviato di 20 anni"— Oriana Fallaci, 1976.
Sono passati 50 ANNI esatti. Mezzo secolo in cui continuiamo a ripetere le stesse cose, ma l'uomo farà sempre finta di non ascoltare mentre decide sul corpo delle donne
Si può essere di sinistra, di vera sinistra, pensare che dire “froci” sia sbagliato, appoggiare il femminismo e non sentirsi per nulla “woke”: perché woke nell’accezione in cui lo vogliono far passare in questo Paese esiste solo nelle ricostruzioni della destra.
Non sposiamole.