Solidarietà a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini, bersagli del video indegno rilanciato da Roberto Vannacci.
Siamo fuori dal campo delle provocazioni, siamo dentro una barbarie inaccettabile che mi auguro venga condannata senza esitazione da tutte le forze politiche italiane.
Abbiamo tutte e tutti una responsabilità grande nell’isolare e condannare senza appello chi punta all’imbarbarimento del dibattito pubblico come strumento per lucrare consenso elettorale.
Vergogna Generale Vannacci, sei la vergogna della politica italiana.
Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l'Italia con la schiena dritta.
La premier si guardi allo specchio.
Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi.
Nell'estate 2025 è andata a firmare l'aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez.
Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo "positivo" e "sostenibile" e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una "opportunità".
Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto "non condivido né condanno" ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante.
Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a "osservare" il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace.
Potrei continuare. Le favole di un Governo che tutela l'interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per "Giuseppi" mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche.
Lo scontro di oggi non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all'ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano.
Chi ha ridotto l'Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi.
Oggi Pedro Sánchez ha espresso solidarietà a Giorgia Meloni.
Lo ha fatto davanti alle telecamere, a fine Consiglio europeo, e in privato, guardandola in faccia.
"Le ho espresso la mia solidarietà, anche in privato, di fronte a questo attacco che non è né politico né personale e che sinceramente non so neanche come qualificare". E lo ha fatto a poche ore di distanza da quando, sempre a Bruxelles, la stessa Meloni aveva accusato la Spagna di aver regolarizzato mezzo milione di cittadini stranieri.
E allora vale la pena ricordare cosa ha fatto lei, in tutti questi mesi, per lui.
Quando Trump, appena insediato, ha liquidato la Spagna come una "nazione BRICS" e ha minacciato di colpirla con dazi al cento per cento, Meloni se ne stava a Mar-a-Lago a farsi celebrare come la sua alleata più fidata in Europa.
Quando Trump, al vertice NATO dell'Aja, ha minacciato Sánchez perché si fermava al 2,1 per cento di spese militari, gridando "è terribile" e promettendo di fargli pagare il doppio sui dazi, Meloni applaudiva il target del cinque per cento e lo chiamava "necessario e sostenibile", arrivando a negare (mentendo) che la Spagna avesse rifiutato l'imposizione.
Quando Trump, in mondovisione, �� arrivato a dire che la Spagna "forse dovrebbe essere espulsa dalla NATO", una cosa mai sentita, una minaccia aperta a un Paese alleato, da Palazzo Chigi è sceso un silenzio assoluto.
E quando, ad aprile, il Pentagono ha persino valutato di sospendere la Spagna dall'Alleanza atlantica, perché Sánchez si era rifiutato di prestare le sue basi per bombardare l'Iran, Meloni, ancora una volta, si è girata dall'altra parte.
Un anno e mezzo. Un anno e mezzo di insulti, minacce di dazi e di espulsione contro un leader europeo. Un anno e mezzo in cui Giorgia Meloni ha trovato il tempo di andare a Domenica In a commuoversi sulle pastarelle della domenica con i nonni, ma per Pedro Sánchez, preso a sportellate settimana dopo settimana, mai una parola. Una sola.
Poi è arrivato oggi. Oggi Trump si è voltato e ha colpito lei. E nel giro di poche ore, il primo a difenderla in pubblico e in privato, è arrivato proprio lui, Pedro Sánchez.
Che ha insegnato a Giorgia Meloni una cosa che lei, in due anni, si è sempre dimenticata di fare: comportarsi da persona perbene. E con la schiena rigorosamente dritta.
Donald Trump is clearly threatening to use nuclear weapons against Iran.
He needs to be removed as President to prevent a catastrophe that our species will never recover from.
Vedere ministri israeliani, spilletta con il cappio sulla giacca, brindare alla pena di morte introdotta solo per palestinesi giudicati terroristi, impiccabili senza possibilità di appello, non mette i brividi all’Europa. Che tace e quindi acconsente
La donna che si è suicidata a Roma, dopo aver attraversato la città e aver scelto di andarsi a buttare dalla scala antincendio di una scuola, era una giornalista precaria.
“Un passato di collaborazioni anche con testate importanti”, non sappiamo quali, non sappiamo il suo nome, ed è giusto così, ma poi negli articoli che parlano di lei, si dice questo:
“Una vita fatta di studi, corsi, aggiornamenti continui. Ma anche di un lavoro instabile, che andava e veniva”.
Questa è la vita di più di una generazione, ormai. Una vita che schiaccia le persone, le mortifica e le priva di serenità e soddisfazione.
Era una nostra collega e anche se è giusto non fare il suo nome, non è giusto che la sua storia rimanga invisibile.
Ecco il nuovo numero di @scarpdetenis. "Non mi curo più": l'inchiesta sulla povertà sanitaria nel nostro Paese. Un italiano su dieci rinuncia alle cure. Liste d'attesa nel pubblico, costi altissimi nel privato. Da oggi su https://t.co/dJ6IJseZWP e da sabato in strada.
Il ministro Sangiuliano si è dimesso dopo l'inchiesta di Dagospia, la ministra Santanché dopo Report. Il sottosegretario Delmastro dopo il lavoro del Fatto Quotidiano. Il giornalismo non vive il suo momento migliore ma bisogna ricordarsi di quanto sia ancora fondamentale.
Immaginate quest’altro che aveva dato appuntamento ai due genitori del bosco pensando che vincesse il sì e ora si ritrova a stringere la mano a lui e a lei col cestino da picnic sotto braccio mentre vorrebbe solo disboscare e asfaltare tutto l���Abruzzo. #larussa