Per non dimenticare: Bayern Monaco- Juventus 4-2 (d.t.s) Kimmich che fa fallo su Morata disinteressandosi del pallone. Beppe Marotta punta il dito contro la direzione di gara dello svedese Eriksson e dei suoi collaboratori dopo la clamorosa eliminazione dei bianconeri.
I have decided to step down from my position of Chief Operating Officer of Juventus FC with immediate effect.
I would like to thank John Elkann and Exor for giving me the opportunity to work for this amazing football club.
I would also like to thank my colleagues at the club for their commitment and dedication and to wish the very best to both the women’s and men’s teams for the up coming season.
A massive thank you to the Juventus fans for their incredible support. You are the ones making this club such a special.
La #Juve oggi non ha gli uomini, i mezzi e le competenze per vincere “contro il sistema”. Giovanni #Carnevali è un uomo di calcio, un politico e una figura pesante dello sport nostrano. È una scelta magari non “profumatissima”, lo riconosco, ma totalmente logica per una Società che per la prima volta nella sua storia, fino a ieri, non aveva neanche prospettiva.
Comolli walked so I could run
L'uscita di Comolli dalla Juventus mi fa riflettere. Non per il destino di un dirigente, ma per quello che ha rappresentato. Comolli è arrivato nel club più titolato d'Italia portando un linguaggio molto netto, a tratti estremo, sui dati e sui metodi analitici applicati al calcio. E io, che a quel mondo mi sento vicino, ho vissuto la sua presenza con una sensazione contrastante.
Da una parte il messaggio era prezioso: anche nel calcio italiano, anche in un ambiente tradizionale come quello juventino, si può ragionare di metodo, di processi, di gestione meno istintiva e meno legata alle sole percezioni. Dall'altra, un'idea comunicata in modo troppo rigido, quasi ideologico, rischia di diventare un problema per l'idea stessa: come accade alle frange estreme, finisce per inquinare il messaggio invece di rafforzarlo.
E qui serve onestà, perché l'obiezione più forte a Comolli non è ideologica: è concreta. La stagione è andata male. Niente Champions, un mercato quasi interamente sbagliato, rapporti logorati con giocatori, tecnico e ambiente. Chi vuole liquidare la sua esperienza ha argomenti veri in mano. Ma è proprio qui che bisogna distinguere: è fallita una gestione, non una disciplina. Dire "i dati non funzionano" perché Comolli ha sbagliato acquisti e relazioni è esattamente il tipo di ragionamento approssimativo che un approccio analitico vorrebbe correggere.
C'è poi un dettaglio che rende il caso ancora più interessante. Comolli non è un convertito dell'ultima ora: Arsenal, Tottenham, il transfer committee del Liverpool, il Tolosa di RedBird. Appartiene alla prima generazione della cultura dei dati nel calcio europeo. Eppure, dopo vent'anni, comunica ancora quelle idee in un modo che le fa percepire come un corpo estraneo. Segno che il problema vero non è la competenza tecnica, ma la traduzione culturale.
Non so dire se la sua esperienza sia stata un bene o un male per chi vorrebbe un calcio più aperto alla riflessione metodologica. Di sicuro ha mostrato che certe idee non devono entrare dalla porta di servizio, chiedendo permesso e scusandosi di esistere: possono arrivare al centro del sistema e provare a incidere.
Sportivamente, mi dispiace, perché rappresentava qualcosa di nuovo che forse andava solo mediato, reso meno arrogante e più continuo. Il suo addio verrà letto da molti come una caccia alle streghe riuscita: abbiamo cacciato quello degli algoritmi, ora si torna al calcio "vero". Io credo invece che quelle idee resteranno. Con meno rumore, meno rigidità, meno presunzione. Ma resteranno.
Perché il punto non è Comolli. Il punto è che il calcio, prima o poi, dovrà imparare a ragionare meglio.
Se la Juve sceglie Sørloth - che mi piace molto - deve essere consapevole di prendere un calciatore che in carriera rende meglio da subentrato.
Segna molto, ma ha bisogno di tante occasioni. Molto bravo spalle alla porta è dotato anche di un discreto atletismo (continua⬇️)
Vlahovic nella Juve ha giocato 162 partite, ne ha saltate 52 per infortunio (e rientrava con bisogno di rodaggio) e ha segnato 64 gol, cioè poco più di 1 ogni 3 partite. Nel frattempo ha guadagnato 44 milioni netti. E ha trattato la Juve come un club qualsiasi. Anzi, peggio
Su Robertson ha ragione il mio amico @romeoagresti: era un piano B per il giocatore, che ci ha usati. Il problema è che come vi ho raccontato e come dice oggi @tuttosport, qualcuno gliel'ha venduto per fatto a Spalletti. Insieme ad Alisson. E insieme ad En-Nesyri. Ed è furioso.
La carriera di Damien Comolli negli ultimi 15 anni:
Liverpool 2010-2012: 6 Posto prima stagione, 8 posto seconda stagione
Fenerbahce 2018-2020 : 6 posto prima stagione, 7 posto seconda stagione
Tolosa 2020-2025: Ligue 1 2022-2023 13 posto, 2023-2024 10 posto
Juve 25 26 6 posto
L’Inter cambia allenatore, prende Chivu (13 panchine in Serie A): vince scudetto e Coppa Italia.
L’Arsenal prende Arteta, 0 panchine in carriera ma 3 anni da vice allenatore di Guardiola: gli dà fiducia, costruisce un progetto e vince lo scudetto dopo oltre 20 anni.
Il Bayern prende Kompany, esperienza di 2 anni all’Anderlecht e 2 anni al Burnley: vince tutto, gioca il miglior calcio d’Europa ed esce in semifinale di Champions.
Il Bayer Leverkusen prende Xabi Alonso, 3 anni come allenatore al Real Sociedad B: vince (quasi) tutto in un club dove non si era mai vinto.
Il Porto prende Farioli, reduce da un’annata conclusa in maniera shock con l’Ajax: vince dominando il campionato.
Il Tottenham in zona retrocessione prende De Zerbi: salva gli Spurs.
Potrei andare avanti all’infinito. Ma solo in Italia si sceglie ancora per curriculum, nonostante abbiate la prova sotto gli occhi di quanto non significhi niente.
In Champions, infatti, ci è andato Fabregas: non Allegri.
Alcune pacate riflessioni su governance Juventus (post lungo!).
1)Erano parecchi anni che alla Juventus non vi era un manager con deleghe così ampie, un vero capo-azienda: Comolli è il CEO e ha la responsabilità complessiva dell'andamento aziendale.
2)A Comolli dovrebbe riferire una parte sportiva con dei responsabili precisi: egli non dovrebbe occuparsi direttamente di calcio-mercato, men che meno della gestione tecnico-sportiva delle squadre, in particolare la Prima.
3)L'ultimo Consiglio di Amministrazione che si è insediato possiede ampie ed articolate professionalità: se il Board lavora, Comolli può e deve essere orientato, ed anche doverosamente controllato, in seno al Consiglio.
4)E' più che normale che vi siano contrasti, diversità di vedute, possibili opzioni diverse ed alternative sul tavolo: accade in tutte le aziende, anche se non in tutte le aziende questi fatti vengono osservati e commentati H24 sui social: in questo il calcio è un tritacarne assurdo.
5)Il vero metro di misura di Comolli, a mio avviso, non è l'andamento di questa stagione, ma il raggiungimento dell'obiettivo di sostenibilità dei conti su un orizzonte di medio periodo: certo, non raggiungere la CL peggiora questa prospettiva, ma credo che la valutazione vada fatta su un triennio, almeno.
6)Il Club di calcio, a livello di governance, è un "animale strano": vi è una parte del Club che, in questo periodo dell'anno, prepara la squadra per la prossima stagione e poi "consegna" volante, chiavi, regia all'allenatore, sperando che da quel gruppo cavi fuori i migliori risultati: il CEO dovrebbe sovrintendere a tutto questo meccanismo, facendo sì che i gruppi di lavoro siano coordinati al meglio e raggiungano gli obiettivi; non un lavoro facile, e vedremo se Comolli lo sa fare o se vuole intervenire e gestire in prima persona.
Morale: prova del fuoco per Comolli, questa esperienza alla Juve (e nel calcio italiano): vediamo se ne esce vivo, cosa che spero, per il bene della Juve.
Questo sei sempre tu il giorno stesso di Real Madrid-Juventus quando il TUO mister ha deciso di metterti a sedere e di affidare la fascia da capitano a un tuo compagno.
Piccolo uomo e gruppo di merda del quale tu sei il pilastro centrale, taci e vai fuori dai coglioni merda.
Dal 2018 sono passati otto anni. Per tutto questo tempo ho maturato una mia convinzione: se la Juve avesse perso quel campionato che, per certi versi, avrebbe anche meritato di perdere, il decennio successivo sarebbe stato molto migliore di quello che poi è effettivamente stato.
Io capisco l'ossessione di arrivare quarti a ogni costo ma se Spalletti più volte in questi mesi ha fatto riferimento all'importanza di costruire un certo tipo di mentalità allora l'approccio e l'interpretazione della gara di ieri costituiscono un segnale piuttosto preoccupante.
Anche ieri contro il Milan il gruppo Juventus come successo in questa stagione ha confermato che quando arriva una partita importante per capire se si sta crescendo come mentalità, fallisce sempre.
Mi sono illuso ancora una volta dopo la bella vittoria con il Bologna, ma è ⏬
La #Juventus é stata la prima a lanciarsi con la Next Gen ed oggi sta raccogliendo i frutti, come raccontato questa mattina da Tuttosport 💪🏻
Un progetto che si é rivelato essere sostenibile e vincente e che ha permesso oggi alla Vecchia Signora di guidare una speciale classifica