Basta paragoni tra Messi e Ronaldo. Sono due fuoriclasse e noi abbiamo la fortuna di assistere a tutto questo.
Che spettacolo e che gioia vederli giocare.
#PortogalloUzbekistan#CR7#Messi
Il ministro della Difesa Guido #Crosetto afferma: "L'attacco di oggi non fa parte della tregua, fa parte di quella parte del Libano che è sempre in guerra, parte di Hezbollah". Aggiunge: "Fa parte della tattica di Hezbollah non consentire che la tregua si rafforzi" e precisa di aver scritto al Segretario generale Antonio Guterres che la missione Unifil "non ha più senso nelle attuali condizioni".
@matildesjt@makkox@welikeduel Sisi, ovviamente mandata anche l’e-mail:) speriamo 🤞 sto provando tutti i canali disponibili prima che finisca la stagione anche quest’anno😂
Buona sera ragazzi. Io e mia madre avremmo il sogno di partecipare alla registrazione di una vostra puntata in diretta. Come possiamo fare? A chi possiamo rivolgerci? Grazie mille e avanti tutta, vi seguiamo sempre. ♥️ @makkox#propagandalive@welikeduel
La ragione per la quale è così difficile leggere notizie, vedere inchieste TV, ascoltare interviste e commenti sulla vicenda degli #EpsteinFiles è che il più sconvolgente e drammatico caso di pedofilia mai venuto alla luce riguarda i potenti del mondo.
Ho visto “La grazia” di Sorrentino, che non è solo una facoltà di un presidente della Repubblica di prendere un provvedimento di cui ne beneficia un singolo soggetto ma anche la capacità di fare ancora del cinema un’arte di cui, in questo caso, possiamo godere tutti
#Garlasco
Non sarebbe serio da parte mia commentare, come qualcuno mi chiede,una perizia della quale non dispongo integralmente. Né potrei dare giudizi sensati su screenshot o piccoli paragrafi che filtrano da una parte o dall’altra. Una cosa però mi sento sempre di poterla affermare, tutto quello che si sussegue in questa vicenda giudiziaria senza precedenti non riesce a scalfire la mia convinzione che la condanna di Alberto Stasi non sia stata rispettosa dei parametri più affidabili in materia di ragionevole dubbio. E su questo non credo che subentreranno mai elementi in grado di convincermi del contrario.
Siamo in Russia
Di Marco Travaglio
Articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Da due giorni non facciamo che rileggerlo, nel timore di aver capito male o di non esserci accorti che è stato abrogato. Invece è sempre lì e dice sempre la stessa cosa: non si possono discriminare cittadini per alcun motivo, ivi comprese le loro opinioni politiche. Strano, perché quasi ogni giorno viene discriminato qualcuno. Di solito si tratta di russi, ma anche ucraini del Donbass o della Crimea, perlopiù artisti bravi e famosi invitati a esibirsi e poi cacciati a pedate su richiesta di entità straniere (siamo o non siamo governati dai sovranisti?), tipo l’ambasciata di Kiev, o gruppi esteri filoucraini e antirussi. E sempre per opinioni politiche o financo per luogo di nascita, che li trasformano in “putiniani” o “amici” o “complici” o “propagandisti di Putin”. Un’equazione (governo=popolo) che ovviamente non vale su Israele. Si dirà: ma sono stranieri, mentre la Costituzione si riferisce agli italiani anche se non lo specifica (sarebbe bizzarro se gli italiani fossero liberi di discriminare gli stranieri, ma lasciamo andare).
L’altro giorno però è stato discriminato un cittadino italiano: lo storico Angelo D’Orsi, laureato con Bobbio, ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino dove ha insegnato per 46 anni, autore di oltre 50 volumi tradotti all’estero, biografo di Gramsci, Ginzburg e Gobetti, fondatore e direttore di riviste scientifiche e collaboratore dei principali giornali. Il 12 novembre D’Orsi doveva tenere una conferenza su “Russofobia, russofilia, verità” al Polo del 900 a Torino, fra i consueti strilli preventivi di nazionalisti ucraini e noti “liberali” tipo i radicali, Carlo Calenda e Pina Picierno. Poi l’altroieri ha appreso dai social della Picierno, eurodeputata “riformista” Pd e (che Dio perdoni tutti) vicepresidente del Parlamento Ue, che “l’evento della propaganda putiniana è stato annullato. Ringrazio il sindaco Lo Russo (si chiama proprio così, ndr) per la sensibilità, il Polo del 900 e tutti coloro che si sono mobilitati a livello locale e nazionale”. Nobile mobilitazione finalizzata a tappare la bocca a un prof che minacciava di dire cose sgradite ai mobilitati, anche se nessuno ancora le conosceva: cioè a censurare le sue opinioni politiche, come fanno le autocrazie e come la Costituzione proibisce di fare (mica siamo in Russia). Si attende ad horas il vibrante monito del capo dello Stato, massimo custode della Carta, e la dissociazione di Elly Schlein dalla sua eurodeputata e dal suo sindaco affinché D’Orsi possa parlare della russofobia. Senza più neppure il fastidio di doverla dimostrare.
#Garlasco
Me lo state chiedendo in tanti, l’Ordinanza del Tribunale di Brescia che sta circolando non è relativa al sequestro per l’ipotizzata corruzione a Pavia bensì a quella di peculato, ovvero l’altro filone. Tocca aspettare il secondo deposito.
Il #Riesame ha annullato il sequestro di tutto il materiale di #Venditti e del pm #Mazza per il filone Clean 3, ma i dispositivi elettronici di Venditti restano “sotto chiave” per la corruzione in atti giudiziari su #Sempio.
Vi aspetto tra poco a #Ore14.
#Garlasco
Editoriale di Marco Travaglio
- 26 Ottobre 2025
NATALE AI PARIOLI
L’altra sera Jeffrey Sachs, l’economista Usa che sa tutto di Mosca e Kiev per aver collaborato con Gorbaciov, Eltsin, il presidente ucraino Kuchma e tre segretari generali Onu, ha avuto la sventura di imbattersi in Carlo Calenda a Piazzapulita. Mentre raccontava ciò che vide a Kiev nel 2013-‘14 nella cosiddetta “rivoluzione di Maidan” foraggiata dagli Usa per cacciare il presidente Yanukovich, reo di voler restare neutrale fra Nato e Russia, Calenda lo interrompeva: “Non è vero, ero al governo” (sì, ma ai Parioli, non a Kiev). E il prof, allibito: “Incredibile, lei non sa quanto gli Usa hanno pagato per rovesciare Yanukovich. Ero lì, l’ho visto, sono stato portato a Maidan. Mi hanno spiegato di aver dato 15 mila dollari a uno, 20 mila a un altro”. Lo disse pure l’inviata di Obama, Victoria Nuland: “Gli Usa hanno investito 5 miliardi per dare all’Ucraina il futuro che merita”. Poi dettò all’ambasciatore i nomi del governo golpista da mettere al posto del presidente eletto. Impermeabile ai fatti, Calenda farfugliava qualcosa sui vaccini e il Covid. Poi sparava: “Lei mente e fa propaganda putiniana”. Sachs trasecolava: “Mi sta dando del bugiardo? Sono scioccato, è odioso”. In effetti noi ai Calenda siamo così abituati da non farci più caso. Ma per chi viene da fuori dev’essere uno choc discutere con un ex ministro rimasto fermo alla lallazione: mamma-cacca, bello-brutto, buono-putiniano, pumpum-ratatatatà.
Magari Sachs pensa che qui nessuno prenda sul serio Calenda. Invece questo caratterista che ha soppiantato le maschere da commedia dell’arte, anzi da cinepanettone (Natale ai Parioli) tipo il Cumenda, il Ganassa, il Bauscia, è considerato, invitato, lodato negli ambienti politico-giornalistici come quello “serio”, “preparato”, “riformista” (per mancanza di riforme). La sua collezione di fiaschi da magnager e da politico (si fa per dire) fa curriculum: meno ne azzecca, più piace alla gente che piace. L’altra sera deplorava che “nel 2014-22 l’Europa fu totalmente dipendente dal gas russo”. E si scordava di dire che fu pure grazie a lui. Nel 2016, ministro dello Sviluppo, volò col premier Renzi al Forum Economico di San Pietroburgo alla corte di Putin, da due anni sotto sanzioni Ue per l’annessione della Crimea. E dichiarò alla tv russa: “Nessuna grande azienda italiana ha mai chiuso bottega in Russia… e questo è un segno di amicizia. Qui ci sono tutte le grandi aziende, il presidente del Consiglio, il ministro, le associazioni economiche, le banche. Più di così non potevamo portare, dovevamo traslocare il Colosseo…”. Se l’avesse saputo, Sachs avrebbe rivolto al conduttore la domanda che ogni essere senziente gli porrebbe ogni volta che vede il Calenda in tv: “Ma uno normale non l’avete trovato?”.
- Il Fatto Quotidiano
@reportrai3 Un attentato intimidatorio a Ranucci, a Report, al giornalismo più autentico: non basta la solidarietà, serve sostegno militante a un grande maestro di giornalismo e al Giornalismo Vero. Questa bomba è il culmine di una campagna vergognosa che va avanti da anni.
A Francesca Albanese stanno provando a fare quello che tempo addietro provarono a fare - per fortuna senza successo- ad Alessandro Barbero. La combinazione, infatti, di cervello, competenze, integrità e, soprattutto, notorietà mediatica fa evidentemente paura.