È il periodo più caldo, e più bello, della stagione. Vorremmo godercelo anche noi ma puntualmente, come ogni anno, riceviamo anche alcuni (troppi) insulti frutto di ciò che volenti o nolenti è stato incentivato dall'uso dei social: la facilità di offendere chiunque, tanto chiunque resta sempre impunito.
Ecco una piccola parte di ciò che ci è stato dedicato soltanto negli ultimi dieci giorni:
- "Bast*rdi, perchè non dedicate un post a noi triestini e a quello che stiamo vivendo? Meritate di fallire"
- "Tessitori fa schifo. Siete una pagina di me*da manovrata da Milano e godete se la Virtus perde"
- "Perchè non fate battute anche sui Knicks invece di farle solo sugli Spurs branco di ritardati?"
- "Scrivete solo post sulla Virtus figli di pu**ana? Non so se lo sapete ma l'Olimpia ha vinto GODOOOO"
- "Ma adesso che Verona li ha spazzati via 3-0, siete in lutto? Godo!!! Fortitudini di m*rda!!!! AHAHAHAHAH"
- "FATE SKIFO COGLI*ONI HA VINTO OKLAHOMA GODO SPERO CHE VI CHIUDANO STA PAGINA DA HANDICAPPATIIIIII"
- "Mai una volta che pubblicate qualcosa sul basket femminile. Ma chi gestisce sto sito? Un bimbo di 15 anni misogino e ritardato?"
- "Non scrivete nulla sullo scandalo della squalifica tolta ad Hackett??? Siete dei luridi vermi al soldo della Virtus. Speriamo che la Reyer vi mandi a casa!"
Siamo nati nel 2012. Quattordici anni sono un'eternità sui social. Per me personalmente è stato finora un viaggio incredibile che mi ha permesso di coronare un sogno: parlare sui social del mio sport preferito, usando uno stile comunicativo diverso dal solito (allora), ed usando spesso l'ironia. Ironia che ho voluto sempre usare perchè credo sia possibile ridere a prescindere dalle dinamiche del tifo.
Negli anni abbiamo e ho ricevuto centinaia e centinaia di insulti, minacce, qualcuno ha scritto l'indirizzo di casa dei miei genitori commentando un post, ci è stato detto che siamo una pagina pro-Venezia, pro-Milano, pro-Virtus, pro-Fortitudo, pro-Sassari, pro-Cremona, pro-Trento, pro-Treviso, pro-Lakers, pro-Golden State, pro-New York, pro-Boston, pro-Miami, pro-San Antonio (e non mi dilungo perchè ci sarebbero almeno altre dieci squadre). Da un lato è sintomatico di quando evidentemente siamo imparziali, dall'altro a quel "pro" sono sempre seguiti insulti.
Dopo 14 anni, agli insulti, e al fatto che lo sport ogni tanto faccia uscire il lato peggiore di (quasi) tutti, dovremmo averci fatto l'abitudine. Ma questa minoranza rumorosa, non possiamo farci nulla, ci colpisce. E ci fa restare male.
Come sempre chi insulta, e chi è incivile, viene bannato. Ma ci piacerebbe un giorno non doverlo più fare perchè tutti, come comunità legata ad uno sport meraviglioso, accettiamo una semplice regola: si ride e si scherza su tutto e tutti.
E ci piacerebbe anche un po' più di rispetto per il lavoro che facciamo: se ci insultate perchè non parliamo di Milano nel giorno in cui abbiamo pubblicato un video-documentario su Quinn Ellis sul nostro canale YouTube, se ci insultate perchè non parliamo di basket femminile e due dei nostri ultimi video sono stati dedicati a Giorgia Sottana e Matilde Villa, ci cascano le palle.
Criticate quello che facciamo, quello che scriviamo, una battuta che vi fa schifo, un video che non vi piace, uno stile che non apprezzate. Ricordandovi che non è obbligatorio seguirci, auspichiamo da tutti quelli che invece scelgono di seguirci quello che ormai è diventato utopistico: educazione e rispetto.
Scusate lo sfogo.
Grazie di cuore alla maggioranza a cui non è dedicato questo post.
Da domani torniamo a parlare di basket.
Grazie di tutto, Meo 💙
Ha salutato la pallacanestro uno dei suoi più grandi protagonisti, prima da giocatore, poi da allenatore.
Non dimenticheremo mai tutto quello che hai fatto per l’Azzurro! 🥹
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#Italbasket
Dall'anno scorso, a Memphis, centinaia di famiglie indigenti, hanno ricevuto aiuti economici, cibo, e scuola gratuita per i figli, grazie ad una fondazione: la "Brandon Clarke Foundation".
La fondazione porta il nome di un giocatore NBA, uno che da sette stagioni gioca con la maglia dei Memphis Grizzlies, uno che nonostante goda di una vita agiata, ha sempre avuto, sin da piccolo, il desiderio di aiutare gli altri.
Brandon partecipa spesso agli incontri con le famiglie, è stato a cena a casa di alcune famiglie, ha portato di persona ad alcuni bambini dei regali il giorno di Natale, ha organizzato incontri per sensibilizzare i giovanissimi e le famiglie soprattutto sulla scuola: "Ogni volta che parlo con i bambini, cerco di far entrare nella loro mente che la scuola è importante, gli insegnanti sono importanti e i voti contano. Non sarei arrivato dove sono arrivato senza concentrarmi sulla lettura, sulla scrittura e sull’educazione".
Brandon Clarke è stato ritrovato ieri senza vita nel suo appartamento. Pare si sia tolto la vita con un mix di sostanze. Si parla di depressione. Aveva 29 anni.
Tutto ciò che abbiamo scritto nelle prime righe di questo post, nelle ultime ore, è stato infangato da un'ondata di giudizi, accuse, cattiverie, che spesso leggiamo quando accadono tragedie come questa. Soprattutto sui media generalisti si possono leggere giudizi sul fatto che un ricco non possa e non debba soffrire di alcun problema. Troviamo un'invasione di emoticons con la siringa associate alla parola "vaccino". Da più parti c'è una rincorsa alla minimizzazione della faccenda perchè tanto "è morto solo un tossico". E tante altre sciocchezze.
Brandon Clarke, prima di essere un giocatore NBA, era una persona. Una persona che dal marzo del 2023, quando ha subito la rottura del tendine d'Achille, e ha faticato moltissimo a tornare in campo e si è accorto di non essere più il giocatore pre-infortunio, si è vista cadere il mondo addosso ed è tornata a sprofondare in quell'abisso che probabilmente era dietro l'angolo da tempo.
Brandon Clarke aveva dei problemi, e soffriva di una brutta, subdola, schifosa e pericolosa malattia.
Kevin Love, famosissimo giocatore NBA, ma anche Juan Fernandez ex giocatore di Venezia, Trieste e Brescia che abbiamo intervistato l'anno scorso, hanno detto che la cosa più difficile in questi casi è trovare il coraggio di chiedere aiuto. E soprattutto che i supereroi non esistono: ci sono solo persone che di fronte ai problemi e alla malattie che colpiscono la mente, non vanno giudicate ma aiutate.
Ci ha lasciato un giocatore di basket.
Ci ha lasciato un ragazzo di soli 29 anni.
Ci ha lasciato una persona buona.
Ciao Brandon.
"La vera ingenuità non è chiedere regole. La vera ingenuità è credere
[...] chi guadagna dalla sostituzione del lavoro proteggerà i lavoratori. Che chi vive di dati difenderà la privacy. Che chi costruisce monopoli difenderà la democrazia."
https://t.co/FoGM6zWzjE
Se sei un bambino o una bambina di #Gaza o Libano, puoi morire, perdere genitori o fratelli, rimanere senza braccia o gambe. Solo una cosa non puoi fare: studiare.
La Storia non perdonerà #Netanyahu. E neanche noi