Da un lato si dice che questo é uno dei governi più longevi della storia repubblicana. Dall’altro di dice che sia necessario cambiare la legge elettorale per garantire stabilità.
Le due cose non si tengono.
@Alessan11921782@LoPsihologo Interessante questo aspetto per cui il commerciante è sempre più marginale. L'ottico poteva prenderle anche lui su internet dove tra l'altro esistono i grossisti? o forse è un mercato che non gli interessa... basso prezzo bassi ricarichi bassa qualità andate altrove
L’assenteismo d’élite
Un lavoratore si ammala, resta a casa, si cura. Tutto legittimo. Ma se la malattia si trascina per mesi, l’azienda ha il diritto di sostituirlo. È il principio elementare di ogni contratto: chi non lavora, prima o poi, lascia il posto a chi può farlo. È questione di responsabilità, di rispetto verso chi paga lo stipendio.
In Parlamento vale l’opposto.
Lì puoi non farti vedere per settimane, mesi, perfino anni. Nessuno ti licenzia, nessuno ti sostituisce, nessuno ti chiede conto del perché. Continui a intascare lo stipendio, le diarie, i rimborsi. Tutto regolare. Tutto giustificato. Tutto vergognosamente legale.
E così accade che un operaio con la schiena rotta rischi il posto se resta a casa troppo a lungo, mentre un deputato che non mette piede in aula resta tranquillo al suo posto, protetto dal “diritto” più osceno che esista: il privilegio dell’irresponsabilità.
Perché nessuno ha mai pensato di fissare un limite?
Superata una certa percentuale di assenze, decade. Fine. Come accade a chiunque altro nel mondo reale. Sarebbe equo. Sarebbe civile. Sarebbe un atto di giustizia.
Ma non accadrà. Perché chi dovrebbe approvarlo è lo stesso che campa grazie a quelle assenze. La stessa mano che dovrebbe firmare la propria condanna. E allora niente cambia. Le aule restano semivuote, ma gli stipendi pieni. Le sedute deserte, ma le tasche gonfie. La democrazia, intanto, svuotata come una scatola di latta.
E noi continuiamo a chiamarli “onorevoli”.
Onorevoli di cosa? Dell’assenteismo? Dell’indifferenza? Del furto legalizzato?
Un lavoratore comune, dopo mesi di assenza, perde il posto.
Un parlamentare, dopo mesi di assenza, non perde nemmeno la vergogna.
E questa, più di ogni altra, è la misura del degrado morale di questo Paese: chi lavora viene licenziato, scansa il lavoro viene rieletto.
Quando un presidente del Consiglio arriva a definire “terroristiche” le opposizioni, la democrazia è già morta. Non è più politica, è persecuzione. È l’uso del potere per intimidire chi dissente. È il linguaggio dei regimi, di chi non sopporta il confronto e ha bisogno del nemico per sentirsi forte.
Giorgia Meloni non è semplicemente la nipotina di Almirante. È qualcosa di peggio. Perché non si limita a ereditare quel modo di pensare, lo realizza. Lo porta al governo. Lo impone come modello. Sta provando a trasformare l’Italia in una dittatura reazionaria, dove chi non si allinea viene delegittimato, umiliato, criminalizzato.
Cinque ministri del suo governo salvati dai processi grazie all’immunità parlamentare. Cinque. E dieci membri complessivi dell’esecutivo finora protetti da indagini e procedimenti giudiziari. È un governo che si autoassolve, che si protegge, che calpesta la giustizia e poi osa parlare di legalità. Dopo aver garantito l’impunità ai suoi, Meloni ora si sente libera di insultare chiunque osi criticarla.
Ma chi governa in democrazia non chiama “terrorista” l’opposizione. Chi lo fa non è più un presidente del Consiglio, è un despota. E Meloni lo è diventata.
Se l’Italia avesse ancora un minimo di dignità civile, se ricordasse cosa significa libertà, scenderebbe in piazza, tutta, a chiedere le sue dimissioni. Perché non è più solo una questione politica. È una questione morale, nazionale.
Quando il potere comincia a chiamare “terroristi” i propri oppositori, la libertà è già sotto sequestro.
E chi tace, diventa complice.
Vergogna. Vergogna. Vergogna.
Qualche giorno fa ho scritto in un articolo su @DomaniGiornale che l'istituzione della nuova festa nazionale di San Francesco comportava molti costi a carico sia delle casse pubbliche che delle imprese private. Nessuno è sembrato preoccuparsene.
Oggi quei costi sono stati stimati in circa 3,6 miliardi, che per l’80,5% graveranno sulle imprese private.
Per i proponenti la festa, il valore simbolico della stessa prevale su qualunque spesa. Evidentemente, l'analisi di impatto non si addice alla politica di questo Paese.
https://t.co/if2j2RcVeU
Oggi si festeggia la riunificazione delle due Germanie e così mi sono ricordato di quando ero single, nella fredda Berlino d'inverno e finalmente riuscivo ad invitare una tedesca fuori a cena.
È un Thread sul capitalismo che si autoalimenta, un po' come la voglia di scopare.⬇️
@orporick Però la valutazione "binaria" potrebbe essere un feedback utile ad ambedue le parti... O già nell'insegnare si hanno i riscontri sull'allievo?