Starmer is a good PM.
He just pissed off the right people (Press barons, billionaires and fascists) who have the power and tools to make the politically illiterate believe he isn’t doing a good job.
The Daily Fail, X and GB “News” are examples of the propaganda.
Starmer si dimette. Ci sarà chi applaude, e chi - come chi scrive - lo ritiene un colpo alla democrazia. Perché un leader democraticamente eletto, con una maggioranza di oltre 400 deputati, forzato a dimettersi dopo 2 anni, sotto i colpi di un'operazione mediatica, interferenze estere, e l'opera di fronde interne minoritarie non è un buon segno per la democrazia.
E non è un buon segno per l'Occidente e per l'Europa. Non lo è perché segna un precedente. Perché quello che è stato fatto a Starmer potrà essere fatto ad altri leader europei. Nelle stesse modalità: usare i media per prefabbricare impopolarità, creare il panico tra le file interne, e spingere a rimpiazzare un leader basandosi non sulle politiche, i risultati, o una maggioranza stratosferica, ma su sondaggi influenzati da algoritmi.
Non è un buon giorno, lo ripeto, per l'Europa perché la sicurezza europea passa anche da qui e non c'è niente, ma proprio niente da guadagnare dall'instabilità del Regno Unito .
Oggi è il solstizio d’estate. Tra due settimane, il 6 luglio, la Terra toccherà l’afelio: il punto più lontano dal Sole in tutto l’anno.
Ci stiamo allontanando dalla nostra fonte di energia e di vita. Eppure è proprio ora che ne riceviamo il massimo beneficio: le giornate più lunghe, la luce più piena, il calore dell’estate.
Come è possibile?
Perché non è la distanza dalla fonte a determinare quanto beneficio riceviamo. È l’inclinazione — come ci disponiamo nei suoi confronti.
C’è una lezione, in questo. Nella vita pensiamo spesso che ricevere di più significhi avvicinarsi di più, sgomitare per essere i primi della fila, ridurre la distanza a ogni costo. Ma la fisica del nostro stesso pianeta ci dice il contrario: ciò che conta non è quanto sei vicino alla fonte, ma quanto sei disposto a riceverla — quanto ti orienti, ti apri, offri la giusta superficie alla luce.
Non basta essere vicini. Bisogna essere disposti nel modo giusto.
Buon solstizio a tutti!
Donald Trump ha ragione. Keir Starmer non è Winston Churchill. Ma sicuramente è un uomo politico perbene che ha servito l’interesse nazionale del Regno Unito, non il suo personale.
Meloni gesticola verso Trump. Tajani col cappellino MAGA. Non è un problema di valori: è un problema di codice.
Negli anni ’90 Tide lanciò una campagna pubblicitaria nei paesi arabi. Tre immagini: panni sporchi, il prodotto, panni puliti. Risultato: un flop clamoroso. Il motivo? In quei mercati si legge da destra a sinistra. Il messaggio arrivato fu che il detersivo sporcava i panni bianchi invece di lavarli.
Chiunque abbia lavorato seriamente in contesti internazionali sa che esistono regole non scritte ma ferree: il linguaggio del corpo, la gestualità, la distanza fisica, il tono — tutto viene letto attraverso filtri culturali diversi dal nostro. Quello che in Italia è enfasi, altrove è aggressività. Quello che da noi è calore, altrove è mancanza di controllo. Quello che consideriamo simpatia, può essere letto come irriverenza.
Non è esotismo. È la differenza tra chiudere un accordo e non chiuderlo.
Detto questo, osserviamo due fotografie recenti del nostro governo in contesto internazionale.
La prima: la Presidente del Consiglio che gesticola verso il Presidente degli Stati Uniti con un’enfasi che nessun protocollo diplomatico anglosassone contempla come appropriata in un incontro ad alto livello.
La seconda: il Ministro degli Esteri che partecipa a un evento internazionale indossando un cappellino con il simbolo di un movimento politico straniero. Il Ministro degli Esteri. Di un paese sovrano.
Le risposte al mio tweet precedente — nessuna nel merito, tutte sulla figlia — confermano che il problema è esattamente quello che descrivevo: non si riesce a distinguere tra il bar sport e il palcoscenico internazionale.
L’Italia ha bisogno di una classe dirigente che sappia cambiare registro quando cambia il contesto. Non è una questione di simpatie politiche. È una questione di competenza.
Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani.
La sera del 9 marzo 1973 Franca Rame fu violentata a turno da cinque uomini. I violentatori, neofascisti, volevano fargliela pagare per le sue idee politiche, ma scelsero di punirla in quanto donna
29.05.2013 🌹
In ricordo
Renzi giammai più, ma evviva il suo team comunicazione. Bravissimi
(applausi in particolare per il primo poster: i treni, accidenti, i treni ciuf ciuf).
Un italiano su tre
Un italiano su tre sceglie di non votare. Lo chiamiamo “deluso”. La Costituzione, all’articolo 48, dice una cosa precisa: il voto è “diritto e dovere civico”. Diritto E dovere. Non una facoltà, un dovere. Quindi questo italiano su tre non è un cittadino disilluso, è un cittadino che viola un dovere costituzionale. Non c’è sanzione, il dovere è “civico”. Però resta nero su bianco.
Tra pochi giorni si vota in mezza Italia. Si sceglie chi amministra la città, chi gestisce i soldi del Comune, chi decide su scuole, asili, autobus, rifiuti. Roba banale, roba di tutti i giorni. Un italiano su tre, forse di più, resterà a casa. Per scelta.
Se uno rinuncia al dovere, perché dovrebbe godere dei diritti che quel dovere garantisce? Lo Stato si regge sulla partecipazione di tutti. Tutto il resto viene da lì. Sanità pubblica, scuola gratuita, pensione, sussidio di disoccupazione, malattia retribuita, ferie, sciopero. Cose che esistono perché qualcuno è andato a votare.
Allora togliamo. Via la sanità pubblica, ti rompi una gamba e paghi. Via la scuola, i tuoi figli alle private o si arrangiano. Via la pensione. Via la cassa integrazione e il sussidio di disoccupazione, via l’assistenza per malattia e invalidità. Via la retribuzione dignitosa, via le ferie retribuite, via il riposo settimanale, lavori sei giorni su sette e zitto. Via lo sciopero. Via il sindacato, ti rappresenti da solo. Via la tutela della maternità. Via la borsa di studio se sei capace e meritevole ma povero. Via tutto.
Fascista o comunista, fa lo stesso. Se non voti non esisti.
Restano i doveri, perché quelli non si possono evadere. Paghi le tasse in ragione della tua capacità contributiva, ci mancherebbe altro. La difesa della patria resta “sacro dovere del cittadino”, se domani serve sei in prima fila. Resta la fedeltà alla Repubblica. Vorrei capire come si fa, fedeltà a una Repubblica che si lascia decidere dagli altri.
La cittadinanza ridotta ai soli doveri non è democrazia. È sudditanza.
Un italiano su tre si è già messo in quella condizione. Ha smesso di essere cittadino e ha tenuto solo gli obblighi. Noi facciamo finta di niente e continuiamo a chiamarlo “elettore”. Tra pochi giorni passa davanti al seggio, poi guardati allo specchio. Vedi se le due cose tornano.
Il problema non sono gli italiani di seconda generazione.
Il problema è la nuova generazione di #razzisti che ha raccolto l’eredità della prima generazione di #fascisti.
#Modena
Osama Shalaby ha 56 anni. Vive in Italia da 30. Fa il muratore. Insieme al figlio Mohammed ha contribuito a fermare e disarmare El Koudri, l' assalitore di Modena.
Razzisti di governo, razzisti dei giornali, razzisti da bar, fatevene una ragione: i buoni e cattivi sono ovunque.
È inaccettabile lo sciacallaggio che politici come #Salvini applicano alla vicenda di #Modena, urlando ai quattro venti di revocare i permessi, senza nemmeno verificare che l'autore fosse italiano. Di contro, l'omicidio di Bakari Sako, commesso da un gruppo di ragazzini a Taranto solo perché di colore, passa sotto silenzio. Questa non è politica: questo è orrore puro #ctcf
Il patetico tentativo di quel nullafacente che spera di riprendersi un po' di voti persi, chiedendo di togliere la cittadinanza a un trentunenne nato in Italia, cresciuto in Italia e laureatosi n Italia.
La tragedia di uomo ridicolo che campa grazie all'analfabetismo.
#Modena
Ieri a Milano un automobilista italiano ha travolto una coppia sulle strisce uccidendo lui e riducendo in fin di vita lei, notiziola che è passata inosservata come gli altri mille casi simili che non siano sfruttabili elettoralmente dalla gang al governo
Questa statunitense sconvolta perché in Italia è stata curata gratis
Il SSN non lascia morire le persone perché non hanno soldi, i privati si
Non lasciano che governi sciagurati ce lo tolgano, salviamolo
NON SAPEVO CHE UNA DONNA POTESSE ESSERE COSI SCHIFOSAMENTE FALSA ED IPOCRITA !!!
LEGGETE QUESTO BELLISSIMO POST di Vlasta Sikic.
Cara Giorgia Meloni,
al question time hai raccontato con orgoglio che sabato sei andata al supermercato a fare la spesa.
E avresti voluto dimostrare cosa, esattamente?
Che sei una persona normale?
Che conosci i problemi quotidiani delle famiglie italiane?
Che bastano due immagini tra gli scaffali per sembrare “vicina al popolo”?
Perché la differenza è semplice:
noi al supermercato ci andiamo per necessità, non per narrazione politica.
Ci andiamo facendo i conti mentalmente corsia dopo corsia.
Ci andiamo sperando che il totale alla cassa non superi quello che abbiamo sul conto.
Ci andiamo lasciando indietro qualcosa ogni settimana, perché ormai comprare tutto è diventato un lusso.
E allora dimmelo:
te ne sei accorta davvero di quanto costa vivere oggi?
Hai visto i prezzi della pasta raddoppiare negli ultimi anni?
Hai notato quanto pesa comprare carne, pesce, frutta, detersivi, pannolini?
Hai provato quella sensazione fastidiosa di prendere in mano un prodotto… e rimetterlo sullo scaffale perché “stavolta no”?
Perché è questo che fanno milioni di italiani.
Non le passerelle.
Non i video studiati.
Non le scenette costruite per i social con la musica giusta e la didascalia patriottica.
La realtà è fatta di stipendi che non bastano più.
Di pensionati che contano le monete.
Di genitori che saltano qualcosa per far mangiare i figli meglio.
Di ragazzi che lavorano tutto il mese e comunque arrivano in rosso.
E mentre la gente taglia, rinuncia, si arrangia, voi continuate a raccontare una favola dove basta una foto al supermercato per sembrare dalla parte del popolo.
Ma il popolo vero non ha bisogno di recite.
Ha bisogno di salari dignitosi, bollette sostenibili, affitti umani e prezzi che non cambino ogni settimana.
Magari la prossima volta, invece di raccontarci che sei andata a fare la spesa, prova a restare in fila alla cassa con chi deve scegliere se comprare l’olio o pagare una bolletta.
Forse lì capiresti davvero cosa significa “fare la spesa” nel 2026.
Perché trasformare anche il supermercato in propaganda politica è triste.
Ma ancora più triste è vedere persone applaudirti come se fosse un gesto eroico.
Noi non abbiamo bisogno della “premier del popolo”.
Abbiamo bisogno di qualcuno che smetta di prendere in giro il popolo !!!
Perfino Catherine, Princess of Wales — difficilmente catalogabile come sovversiva, rivoluzionaria o pericolosa estremista pedagogica — è venuta apposta a Reggio Emilia per studiare da vicino il Reggio Emilia Approach.
Non una leader antagonista.Non una teorica anti-sistema. Ma una principessa britannica, simbolo per eccellenza dell’establishment più tradizionale possibile.
Eppure perfino lì, nel cuore della monarchia inglese, hanno capito che l’esperienza educativa reggiana rappresenta qualcosa di avanzato, innovativo e prezioso.
Fa sorridere allora il contrasto con il clima culturale che domina oggi il dibattito scolastico italiano.
Perché mentre mezzo mondo guarda a Reggio Emilia come laboratorio educativo internazionale, qui da noi si continua a parlare soprattutto di: disciplina, voto in condotta,autorità, merito”, ritorno all’ordine.
Chissà cosa pensa Giuseppe Valditara del fatto che una delle figure più istituzionali e moderate del pianeta sia venuta a osservare un modello scolastico fondato su:
ascolto, creatività, autonomia, cooperazione, libertà di esplorazione.
Perché il punto è questo: il Reggio Emilia Approach parte dall’idea quasi scandalosa che i bambini siano persone intelligenti da aiutare a crescere, non semplicemente soggetti da disciplinare.
A Reggio Emilia i bambini vengono trattati come piccoli ricercatori: fanno domande, costruiscono progetti, sperimentano, interpretano il mondo.
L’insegnante non è il sorvegliante di un’aula muta, ma un educatore che ascolta, osserva e costruisce percorsi insieme agli studenti.
Ed è qui che il contrasto con la linea culturale del ministero diventa enorme.
Perché nella retorica dominante della scuola italiana contemporanea sembra esserci una vera ossessione: ristabilire l’autorità, irrigidire le regole, aumentare le sanzioni, riportare disciplina.
BREAKING! US court ha suspended the US sanctions against me!
As the judge says: "Protecting the Freedom of speech is always just the public interest".
Thanks to my daughter and my husband for stepping up to defend me, and everyone who has helped so far.
Together we are One.
Mamdani lo ha fatto. Meloni nemmeno ci prova.
Zohran Mamdani si è insediato a gennaio. A maggio ha chiuso un buco di dodici miliardi di dollari nel bilancio di New York. Lo ha fatto senza tagliare servizi, senza toccare le tasse sulla casa dei lavoratori, senza svuotare le riserve. Ha invece istituito una tassa sulle seconde case sopra i cinque milioni di dollari. Una tassa sui ricchi, detta con le sue parole: “abbiamo chiesto a chi ha di più di contribuire un po’ di più, per sostenere chi ha di meno”.
Qui invece abbiamo Giorgia Meloni. Il debito pubblico ha sfondato i tremila miliardi e continua a correre. La parola “patrimoniale” non si può nemmeno pronunciare. Sui ricchi non si tocca nulla, anzi: condoni, flat tax, rottamazioni. A pagare sono sempre gli stessi, lavoratori dipendenti e pensionati, gli unici che non possono nascondere un euro.
La differenza è tutta politica. Mamdani ha avuto il coraggio di dire una cosa semplice: i soldi ci sono, basta andare a prenderli dove stanno. Meloni il coraggio non ce l’ha, perché i ricchi sono i suoi azionisti. E voi l’avete votata. Imbecilli.