Una non ha mai truffato lo Stato;l’altra non ha mai favorito la prostituzione; lui non è un mafioso. Santanchè,Minetti,#DellUtri, santi subito!😇😇😇 #archiviazione#stragidiMafia
@fattoquotidiano Cetto La Qualunque approva la grazia alla #Minetti. Complimenti a #Mattarella. Dopo Ruby Rubacuori nipote di Mubarak, la grazia a Suor Minetti folgorata sulla via di Ibiza. Continuiamo ad aggiungere meravigliose pagine di storia a questo paese irrecuperabile. @Quirinale
Non vi pare vagamente sospetta, per usare un eufemismo, la reazione dei media alle recenti “rivelazioni” sul caso della grazia a #NicoleMinetti? Francamente, io sto provando un imbarazzo non indifferente: questi sono proprio sfacciati.
Non entro nel merito delle tecnicalità della procedura: primo, perché a mio avviso rappresentano un pantano da cui è difficile uscire; secondo, perché – a volerci comunque indugiare – è stato chiarissimo @marcotravaglio oggi nel suo editoriale. Insomma, non ha alcun senso chiedere all’oste se il vino è buono: rimando al suo fondo.
Resta la questione politica, e questa è grande come un grattacielo. E la responsabilità politica è tutta in capo al Presidente della Repubblica, come confermato dalla nota sentenza della Corte Costituzionale (200/2006): «Alla controfirma va attribuito carattere sostanziale quando l’atto sottoposto alla firma del Capo dello Stato sia di tipo governativo e, dunque, espressione delle potestà che sono proprie dell’Esecutivo, mentre ad essa deve essere riconosciuto valore soltanto formale quando l’atto sia espressione di poteri propri del Presidente della Repubblica, quali – ad esempio – quelli di inviare messaggi alle Camere, di nomina di senatori a vita o dei giudici costituzionali. A tali atti deve essere equiparato quello di concessione della grazia, che solo al Capo dello Stato è riconosciuto dall’art. 87 della Costituzione».
Sul sito del #Quirinale (non su quello del #FattoQuotidiano!), poi, si legge: «Ogni decisione sul merito è adottata dopo aver valutato: la peculiarità umanitaria che il caso presenta (ad esempio, per la risalenza nel tempo del delitto commesso, per la età e incensuratezza del suo autore, per il contesto – “storico”, personale, familiare – in cui si è verificato…); il periodo di pena espiato e la fruizione eventuale di benefici penali o penitenziari; l’assenza di elementi dai quali dedurre l’attuale pericolosità del condannato; gli esiti del processo rieducativo e, specie per le domande di grazia relative a pene accessorie, l’intervenuto reinserimento sociale del condannato; la condotta inframuraria tenuta; le osservazioni delle vittime del reato o, in caso di loro morte, dei loro familiari; la incompatibilità delle condizioni di salute del condannato con lo stato detentivo e la inattitudine a fronteggiarne la precarietà con i benefici ordinari (penali e penitenziari)».
Sempre sul sito del Capo dello Stato, non su quello di #Travaglio, ancora: «Nel corso del secondo mandato, sono state sottoposte all’attenzione del Presidente Mattarella sia le pratiche che hanno dato luogo all’adozione dei 36 provvedimenti di clemenza [...] sia altre 1371 domande (o proposte) di grazia oppure di commutazione di pene. Di esse 1136 sono state rigettate e 235 archiviate o “poste agli atti”».
E si aggiunge persino che «Delle domande rigettate, 358 hanno riguardato condannati la cui pena non era in corso di esecuzione perché era stata concessa la sospensione condizionale o perché l’esecuzione della pena detentiva era stata sospesa [...], ovvero condannati che sin dall’inizio dell’esecuzione della pena, o dopo un periodo di detenzione carceraria, erano stati ammessi a misure alternative al carcere [...]: in questi casi il Presidente della Repubblica ha ritenuto che le esigenze poste a fondamento della domanda di clemenza risultassero già adeguatamente tutelate per effetto degli ordinari strumenti personali, sostanziali e processuali, e penitenziari».
Ma lo capite che è il sito ufficiale del #PresidenteDellaRepubblica a certificare, nero su bianco, che la grazia a Nicole #Minetti non avrebbe dovuto essere concessa?
Il potere di concedere la grazia, in sintesi, interamente sotto la responsabilità di #Mattarella, non può essere esercitato in contrasto con quello della magistratura: la grazia non serve a sbugiardare una sentenza di condanna e, conseguentemente, a cancellare la pena. Essa serve – in condizioni assolutamente straordinarie (come scrive il Colle sul suo sito) – a lenire gli effetti particolarmente afflittivi della detenzione.
Non viene concessa per casi lievi, a una che non ha fatto un solo giorno di galera (e non ne avrebbe fatti), a chi ha diritto a misure alternative (ad esempio ai servizi sociali), che la #Minetti non aveva peraltro neppure cominciato. Non viene riconosciuta, insomma, in contrasto con quanto prescritto dall’art. 27 della Costituzione (di cui, dettaglio non trascurabile, #SergioMattarella sarebbe il garante) e che prevede l'obiettivo di «rieducazione del condannato». Se non sconta nulla, come lo rieduchi?
E allora, al netto di quello che dice e che potrebbe dire la Procura, resta la questione politica: è enorme e su questa bisognerebbe indugiare, se fossimo una vera democrazia e non una colonia nella quale il sistema mediatico è completamente asservito al Proconsole del Quirinale.
Perché, a dispetto di tutto quanto lo stesso Quirinale pubblica sul suo sito e che contraddice palesemente l’opportunità di concedere la grazia alla Minetti, la stessa è stata concessa? Perché riconoscerla bruciando i tempi e, soprattutto, perché tenerlo nascosto? Cosa ha indotto il Presidente della Repubblica a contraddire se stesso, i suoi criteri, il metodo portato avanti fino a quel momento, per concedere la grazia a una persona politicamente così “significativa” come Nicole Minetti, che peraltro gode di un’agiatezza che la stragrande maggioranza dei detenuti (anche con figli malati a carico) può soltanto sognare?
Perché il Presidente della Repubblica arriva a rischiare un boomerang mediatico così prevedibile? Perché non ha preso tempo o semplicemente non ha negato la grazia come ha fatto per centinaia di altri casi «ammessi a misure alternative al carcere»?
In definitiva, e questa è la domanda alla quale tutta l’informazione dovrebbe pretendere una risposta: cosa o chi ha condizionato la scelta del Presidente della Repubblica?
In un Paese serio, autenticamente democratico e libero, tutti i giornali starebbero col fiato sul collo di Mattarella per pretendere una risposta da chi rappresenta il potere in Italia. Qui, invece, in una patetica gara a chi urla più forte «è un bel Presidente!», si punta il dito contro l’unico giornale – @fattoquotidiano – che ha davvero il coraggio di rischiare tutto per vederci chiaro: è una vergogna.
La Consulta ha ammesso il ricorso presentato dal Senato sul conflitto di attribuzione nel processo per TRUFFA all'INPS a carico di #santanche.
A passi spediti verso la prescrizione.
Il Foglio dedica solo tre pagine di intervista all’addio di @pinapic al Pd. Evidentemente un dramma per la democrazia italiana.
Nel più agile pezzo di Maria Teresa Meli, su Il Corriere, apprendiamo (invece) che era a rischio la sua poltrona di vicepresidente del Parlamento europeo. Il paese si risveglia attonito, e bardato a lutto.
#schlein
#picierno
#riformismovannacciano
Il livello dei (sottosviluppati) giornalisti italiani:"AAHHHHH Travaglio ha sbagliato ahahahahaah!". Come siamo finiti in questo girono infernale? #Minetti#Mattarella