Silvestri merita il titolo di Onorevole?
Il Parlamento non è mai stato per me il luogo dell’insulto verso gli avversari ma della rappresentazione di idee diverse, quando erano diverse.
Non è il luogo dove dire qualunque schifezza o falsità al riparo del privilegio dell’insindacabilità.
Si diventa parlamentari ormai con facilità e senza fatica ma il titolo di Onorevole si dovrebbe conquistare con la serietà, il lavoro, l’onestà intellettuale, l’educazione ed il rispetto.
Caro “Onorevole” Silvestri, siete pagati molto, per pochi giorni di presenza ma vi si richiede un senso delle istituzioni superiore al Bar Sport dove si può parlare in libertà ed anche in modo sguaiato perché lo si fa gratis, non a spese della collettività e con un mandato di rappresentanza.
Io non sono Parlamentare (per scelta, come Lei dovrebbe sapere) e servo ugualmente la nazione.
Lo faccio rispettando ogni cittadino, ogni idea ed ogni avversario.
Invito anche lei a farlo.
Lei lo deve al suo mandato ed all’istituzione nella quale rappresenta ognuno di noi.
"L'Ucraina non corrisponde a criteri fondamentali per entrare nell'Ue" (Goffredo Bettini, Corriere della Sera, 10 giugno).
Quindi Bettini, dopo aver studiato a fondo in Thailandia i 32 capitoli dei criteri di Copenaghen, ha emesso il suo verdetto.
Ursula von der Leyen lo ha ringraziato per averle risparmiato un sacco di lavoro.
Siamo l'unico paese europeo che può vantare due quinte colonne e mezzo di Putin (5S, Lega e Futuro nazionale).
Non immaginavo che ce ne fosse una anche all'interno del Pd.
Queste settimane, @pinapic ha dimostrato ai molti riformisti del #PD che fuori dal Nazareno la vita politica esiste ed è riformista, liberale ed europeista.
Per davvero.
Sono certo che molti ci stiano pensando, ma se serve essere chiari: qui c’è casa vostra 👉🏻 @s_pubblico.
C’è un’ostinazione quasi terapeutica nel giornalismo televisivo militante. Una coazione a ripetere che spinge professionisti scaltri e di lungo corso a schiantarsi regolarmente contro lo stesso identico muro. Lilli Gruber, l'altra sera, ha compiuto un’impresa memorabile, che prima di lei era riuscita solo a Michele Santoro con Silvio Berlusconi nella celebre serata di Servizio Pubblico del 2013. Ovvero trasformare la vittima volontariamente presentatasi al patibolo nel sopravvissuto che ha sconfitto il boia.
Il copione non cambia, cambiano solo gli interpreti. Ieri era il Cavaliere che spolverava la sedia a Travaglio, oggi è Vannacci che ripete a manetta le sue bestialità, incassando soddisfatto l'irritata indignazione delle due intervistatrici, a dimostrazione di quanto il fango del populismo più abietto nel quale l'ospite le ha trascinate non faccia proprio al caso loro. Una scelta di campo voluta, quando si parla di Gruber, per trasformare il prevedibile ennesimo atto di bullismo televisivo della maestrina bolzanese in benzina elettorale.
Perché @OttoemezzoTW è la perfetta fabbrica del martire. Con Lilli "la rossa", sempre pronta a dispensare sorrisi mentre scambia battute affabili con ospiti graditi e ed intervistare solo se stessa quando sono invece sgraditi. Non un arbitro o una detective alla coraggiosa ricerca della verità, ma una irriducibile fustigatrice delle "destre" come le chiama lei, pronunciando quella parola con fiero orrore.
Quando poi il match diventa, come l'altra sera, un "uno contro tutti" in cui chi è in vantaggio numerico non resiste all'istinto di accerchiare l’ospite provocatore, ecco che la conduttrice dalla perenne posa a tre quarti finisce per cedere alla smania di far apparire carnefice delle diversità qualcuno che si autocelebra già di suo come difensore della "normalità". Come se cercare di mettere in difficoltà un personaggio come Vannacci appellandosi ai valori della Costituzione, ai concetti di rispetto, di inclusione, di convivenza civile non fosse chiaramente un esercizio di ingenuità disarmante. Chi imposta la propria intera proposta politica sul deliberato e orgoglioso ribaltamento di quei valori non può essere "inchiodato" dalla loro evocazione.
Per quale motivo si sia spinta su un binario morto non lo sapremo mai. Persino i più ingenui sanno che non c'è assedio televisivo che non abbia alla fine premiato l'assediato e non esiste al mondo un solo branco di predatori che abbia mai raccolto maggiore solidarietà di una preda, tanto più una che si presenta di sua sponte e con serafica calma nella tana del lupo.
Il punto è che sovranismi e populismi prediligono la lotta nel fango. Si rivolgono a fette di elettori che la politica mainstream non è interessata a coinvolgere, sono pronti a sdoganare omofobia, sessismo, razzismo. Celebrano il diritto di pensare a sé e diseganre la collettività, antepongono senza vergogna la convenienza alla convivenza, si nutrono di istinto, rabbia e indignazione perché razionalità e pensiero critico rivelerebbero che nulla di ciò che hanno da proporre è realmente utile e realizzabile.
Se qualcuno crede che l'esperienza basti per vincere una siffatta sfida da dietro una cattedra, dando lezioni di moralità a chi va fiero della propria amoralità, e finché la televisione finto-perbenista tratterà la destra radicale o i populismi come anomalie antropologiche da deridere o censurare moralmente anziché come pericoli sistemici da analizzare e smantellare, continuerà a fare da ufficio stampa involontario ai propri peggiori incubi.
La scossa Picierno fa esplodere le chat dem, Orlando si appella alla… Chiesa. Spazio Pubblico decolla, boom di iscrizioni e già tre date in agenda
di @aldotorchiaro
https://t.co/922pKqGBiw
Destra sovranista e antieuropeista? Sinistra populista e massimalista? Se non ti accontenti di questo sistema, la risposta è una ed è semplice. Si chiama centro. Entra in Azione e aiutaci a sconfiggere il bipopulismo.
La frase del deputato M5S Silvestri contro Meloni e il suo atteggiamento con Trump ("Meloni ha indossato ginocchiere per stare più comoda") è davvero ignobile.
Ma non sono sorpreso, è sempre il M5S delle campagne tipo Grillo su Boldrini. come fa il Pd a stare con questa gente?
@SandroRossi_x@Katia84463234@CR73Arezzo Si ma il problema è il solito: il 70% di analfabeti strutturali. E li è un bacino immenso che non si stanca di prenderla li dove non batte il sole ☀️
@CR73Arezzo Vista l’immensa figura di merda che ha fatto può prendere il voto solo da scimpanzé e babbuini.
Qualunque persona normo pensante avrà detto: che coglione!
Appendino: “non mettere una patrimoniale e’ immorale. Si possono ottenere 15 mld”
Per info
Bonus 110 - ideato dai 5Stelle - e’ costato circa 180 mld, ne hanno beneficiato i ricchi e lo pagano i giovani attraverso il costo del debito
La laurea aiuta eccome ad entrare nel mondo del lavoro. Se non riesce a far guadagnare come in altri Paesi Ue è perché si sceglie di proteggere anziché competere, si mortifica il merito e si confonde immobilismo con stabilità.
Una proposta seria: ogni italiano che invoca la remigrazione si candida a prendere il posto del migrante rimpatriato. Come badante, nei campi, a pulire i cessi. Tanto chi porta avanti quell’idea, quello sa fare.
Naturalmente alle stesse condizioni: stesso stipendio, stessa assenza di tutele contrattuali e sindacali di cui gode oggi il migrante da espellere.
Niente sconti. Vuoi il suo posto? Prenditi tutto il pacchetto.
Come può verificare non ho interrotto, ma ho replicato con fermezza a chi voleva addirittura negare il massacro di Bucha. Ho impedito che l’aula di Strasburgo fosse trasformata, anche solo per un minuto, in un megafono della propaganda putiniana.
Lo rifarei mille volte.
https://t.co/pP4jI8B8VG
Il partito dei nonni
La sinistra italiana ha un problema che non vuole nominare: è vecchia. Non vecchia di idee, che sarebbe già grave. Vecchia di anagrafe, di riflessi, di memoria muscolare. Il suo gruppo dirigente reale, quello che conta davvero, non sta nelle segreterie elette ma in un cerchio di uomini formati nel Novecento che nessun congresso ha mai potuto mandare a casa.
Prendete Goffredo Bettini, classe 1952. Mai un governo, mai un ministero, eppure da trent’anni è il grande tessitore: inventa formule, il “campo largo” è roba sua, e le impone ai segretari di turno da una poltrona che nessuno gli ha dato col voto. Teorizza da Bangkok, letteralmente, e il partito lo ascolta come un oracolo. Prendete Luciano Violante, classe 1941, il saggio permanente: ogni riforma, ogni dibattito sulla giustizia, ogni convegno passa dal suo giudizio come da un timbro necessario. Prendete Dario Franceschini, classe 1958, il sopravvissuto perfetto: ministro con tutti, in corrente con tutti, da Rutelli a Schlein senza mai cambiare poltrona, la prova vivente che nel PD si può attraversare un quarto di secolo di sconfitte restando sempre al tavolo. Tre figure, tre meccanismi diversi della stessa malattia: il potere senza mandato, l’autorità senza scadenza, la carriera senza ricambio.
Qui sta il punto, e non riguarda solo chi siede al tavolo ma chi riempie la sala. Il popolo della sinistra è ormai un popolo di pensionati che si commuove ai ricordi, e i dirigenti lo sanno, lo coltivano, lo rassicurano. Il risultato è un partito che parla al passato di chi lo ascolta invece che al futuro di chi non lo ascolta più. I trentenni precari, il blocco sociale naturale di una forza progressista, votano altro o non votano. Hanno capito che lì dentro non c’è una sedia per loro.
La psicologia cognitiva dice una cosa semplice: l’intelligenza che serve a capire il nuovo declina con gli anni, quella che custodisce l’esperienza resiste. Una classe dirigente sana userebbe la seconda per consigliare e la prima per decidere. La nostra fa il contrario. Chi si è formato sulle categorie del secolo scorso, blocchi, classe operaia fordista, partiti di massa, pretende di leggere un secolo fatto di piattaforme, lavoro frammentato, intelligenza artificiale. Non ci riesce. Non per cattiva fede, per architettura mentale.
Attenzione però: il problema non è il singolo vecchio, è il sistema che non produce ricambio. Esistono ottantenni lucidi e quarantenni già fossili. Il criterio non può essere la carta d’identità, deve essere il meccanismo: limiti di mandato, gruppi dirigenti a scadenza, cooptazione spezzata. La destra il ricambio lo ha fatto, brutale e cinico quanto si vuole, ma lo ha fatto. La sinistra tratta i suoi anziani come reliquie e i suoi giovani come minacce.
La saggezza è una cosa preziosa. Sta bene accanto al focolare, nei consigli dati a bassa voce, nella memoria che avverte dei pericoli già visti. Non sta bene ai tavoli dove si decide il futuro di un paese che i saggi non abiteranno. Il futuro appartiene a chi dovrà viverlo. Tutto il resto è rendita.
Il superamento del diritto di veto nel Consiglio dell'Unione Europea
dovrà essere la prossima battaglia unificante per i #liberali italiani.
I tempi sono maturi.
Per un’#Europa effettivamente federale.
Meloni: “si al diritto di veto in Ue”
“La politica fa sintesi ma poi ci sono uffici che remano contro”
In questa fase cosi complessa sarebbe utile chiarire dove, chi e quando.
Ecco i nuovi nemici.
Si torna all’Economia della paura
C’è un vecchio di 74 anni nel PD. Un puparo. Uno che da cinquant’anni tesse trame dietro le quinte, mai sul proscenio, mai un voto preso in faccia agli elettori da protagonista. Risponde al nome di Goffredo Bettini, detto il thailandese, perché gli piace fare il puparo dal lontano regno del Siam.
Un vecchio del PCI che non si è mai accorto che il comunismo è finito. Uno che lavora con pazienza certosina per subordinare il PD ai Cinque Stelle, consegnando il partito a Conte, che di sinistra non ha nulla e che sogna solo di tornare a Palazzo Chigi scavalcando Schlein.
Ogni sua intervista apre una ferita. Meno armi a Kiev, trattare con Putin, primarie per regalare la premiership all’avvocato. Alla sinistra fa più male che bene.
Il PD ha un problema. Si chiama Bettini. Pensionarlo non è un’opzione, è un’urgenza.