Funziona così:
- Decine di migliaia di persone manifestano contro il governo
- Decine di infiltrati creano disordini
- Il Governo evidenzia i disordini
- I media parlano dei disordini e non delle ragioni di chi manifesta
Mi fa sorridere la narrazione, sui vari Tg, della vicenda della povera Lorena, buttata giù da un cavalcavia. "Non aveva denunciato". Mi fa sorridere perché poco tempo fa è stata uccisa una donna che aveva fatto 7 denunce.
L'Italia, il paese dove se denunci o no, comunque muori.
Si sta per sposare, il futuro marito non vuole in casa la sua cagnolina di una vita... 13 anni... e lei che fa? La porta in canile! Vi auguro il peggio a entrambi! Aiutiamola! Se non puoi adottare 💔 RiTwitta @WAL_Italia@peraiutare@adozioneanimali@peraiutare@AdottaC 🆘️🆘️
Mi perdonerete, ma non me la sento di unirmi alla “gara di solidarietà”.
Che Donald Trump fosse un pregiudicato, squilibrato, misogino, con evidenti problemi psicologici, lo sapevamo tutti, ma sapevamo anche un’altra cosa: Giorgia Meloni e Matteo Salvini lo hanno esaltato fino a due giorni fa, arrivando a sostenere che bisognava assegnargli il Nobel per la Pace.
E lo hanno esaltato perché Donald Trump piace molto alla parte più scadente dell’elettorato, a quelle mandrie di trogloditi che sognano “l’uomo forte”, a quei penultimi che odiano gli ultimi.
Che Giorgia Meloni abbia o non abbia implorato Trump per convincerlo a farsi immortalare in una foto con lei, in fondo, ha persino poca importanza.
A posizionare male l’Italia sono state le sue tante dichiarazioni fuori luogo e quel suo goffo tentativo di fare da “ponte” tra lo squilibrato e le istituzioni europee.
A posizionare male l’Italia è stato un governo che non ha condannato lo squilibrato per le continue violazioni del Diritto Internazionale, per i bombardamenti, per le deportazioni e per i crimini delle sue squadracce.
Perché sì, l’Italia non può chiudere i rapporti con un Paese alleato, ma c’è modo e modo di gestire quei rapporti. Il governo Meloni, tra selfie con Elon Musk e grottesche esaltazioni del presidente USA, ha avuto sin da subito un approccio provinciale e fuori luogo.
A umiliare l’Italia, più che le parole di Trump contro la premier, è chi fino a ieri ha trattato Trump come un idolo, svilendo le istituzioni che dovrebbe rappresentare.
Hanno provato in tutti i modi a infangarlo. Hanno detto che era armato, pericoloso, che rappresentava una minaccia.
Ma i fatti, le immagini, le testimonianze li hanno smentiti uno dopo l’altro.
La verità è che l’uomo nella foto è Alex Pretti, 37 anni, infermiere di Minneapolis, incensurato. È stato ammazzato dagli agenti dell’ICE per una sola, imperdonabile colpa: aver difeso una donna.
Era armato soltanto dell’arma più temuta da ogni potere violento, una fotocamera. Stava filmando per difendere una donna aggredita dagli agenti e per mostrare al mondo ciò che stava accadendo, perché non ne poteva più di assistere alla brutalità quotidiana delle squadracce federali di Trump, come migliaia di suoi concittadini.
Alex non minacciava nessuno. In mano non aveva una pistola, ma un telefono. Stava filmando.
Per questo è stato accerchiato. Sei agenti contro uno. Gli hanno spruzzato lo spray urticante in faccia, lo hanno placcato a terra, immobilizzato e poi colpito con almeno dieci proiettili sparati a distanza ravvicinata. Ucciso sul colpo.
Alex Pretti è morto per mano dello Stato mentre cercava di opporsi a uno Stato che ha smesso di proteggere i cittadini e li ha trasformati in bersagli, uno Stato che semina terrore e morte e che punisce chi guarda, chi documenta, chi non abbassa gli occhi.
E come ultimo insulto, come ultimo schiaffo alla verità, il Presidente degli Stati Uniti ha chiamato i suoi assassini patrioti.
Quest’uomo ha pagato con la vita un atto di umanità e di Resistenza. Non era un criminale. Non era una minaccia. Era un infermiere, un cittadino, un essere umano.
Questa è l’unica e sola verità.
E oggi va ricordato per questo. Perché nessuno possa fingere di non aver visto. Perché nessuno possa dire non sapevo. Perché almeno la sua morte non sia stata invano.
+++#ICE uccide ancora a #Minneapolis+++
UN UOMO INNOCUO CHE STAVA SOLO FILMANDO.
Questa è l'America di #Trump.
Questi sono gli agenti che il #GovernoMeloni farà venire in Italia per "garantire la sicurezza" alle #Olimpiadi di #Milano#Cortina.
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L’angelo sardo
Il 13 Giugno 1981 si consumava la tragedia di Vermicino. Solo chi ha una discreta età ricorda la diretta no stop della Rai per Alfredino Rampi, il bimbo che cadde in un pozzo artesiano e che lì dentro i finì la sua breve vita.
I tentativi di salvarlo si susseguirono frenetici e tennero incollati allo schermo l’intera nazione, perfino il Presidente della Repubbica Sandro Pertini si recò sui luoghi per confortare ed incoraggiare tutti a perseguire l’obiettivo di salvare Alfredino.
Vorrei focalizzare l’attenzione su un uomo semplice che, in quel momento, diventò un eroe per tutti, Angelo #Licheri.
Era un sardo, originario della provincia di Nuoro, di corporatura minuscola. Abitava a Nettuno, non distante da quel maledetto pozzo ed in quei giorni anche lui era davanti alla tv; quando vide che i tentativi di salvare il bambino non andavano a buon fine, decise di recarsi a Vermicino.
Disse alla moglie che scendeva per andare a comprare le sigarette.
Si presentò al comandante dei vigili e disse: «Non soffro di nulla, mi lasci scendere».
Angelo Licheri fu l’unico a raggiungere Alfredino e questo, a distanza di anni, fu il suo racconto: «Con le mani l’ho toccato, con un dito gli pulii prima gli occhi, poi la bocca. Gli promisi una bici come saremmo usciti dal pozzo; nel frattempo cercavo di liberargli le mani per infilargli l’imbracatura. Gliela misi ed intimai di tirare su, ma lo strattone fece sganciare il moschettone. Allora lo presi sotto le ascelle, ma scivolava sempre più giù. Decisi di prenderlo con i polsi e quando hanno tirato, credo si sia spezzato il suo polso sinistro. E mi sono sentito in colpa. Il bambino non si è neanche lamentato, ma è scivolato sempre più giù. Allora, non avendo più la forza di raggiungerlo, gli ho lanciato un bacio e sono tornato su».
Angelo Licheri è stato 45 minuti a testa in giù, quando i medici presenti sul posto davano un limite di resistenza di 20-25 minuti.
Licheri, per il suo tentativo, non ha ricevuto né riconoscenze, né medaglie.
Se n’è andato nel 2021, in uno stato di indigenza, dopo essere stato ospite in una casa di riposo, dimenticato da tutti.
Ecco, mi piace ricordarlo a distanza di 44 anni da quel 13 Giugno, in cui per tutti diventò “l’angelo di Vermicino”.
Stasera @RaiDue dedicherà a questo avvenimento uno speciale.
Beatrice ieri ha chiesto a Helena se il fatto di essere una donna l'avesse agevolata nonostante gli errori, quando lì in finale c'era pure Lorenzo UOMO osannato, tutelato e giustificato per mesi e mai punito 🤡 #GrandeFratello
Questo è il problema nella nostra società!
Una società patriarcale che vittimizza sempre l’uomo,seppur cattivo e manipolatore e mette alla gogna una donna che non si esprime bene essendo straniera.
Fate schifo!
#shailagatta#helenaprestes#GrandeFratello#heleners#miao#helevier
Zeudi sembra quasi posseduta.
Ovviamente la Zecca è contenta solo perché non ha vinto Helena, di Jessica non gliene frega nulla.
#grandefratello#helevier#heleners#zelena#tommavi
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Mio Dio, ma vi rendete conto di quanto era veramente in competizione con Hele??Sembra veramente un film horror! Nemmeno giglio e Mavi hanno reagito così!Che pena poverina, è proprio come il suo fandom🤦🏼♀️
#grandefratello#heleners#helevier#javi7
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Scena che mi è tornata in mente ora.
La Luzzi che si è alzata per abbracciare Spolverato appena entrato in studio.
Condanna Hele per la sua "aggressività" quando per 6 mesi abbiamo dovuto assistere agli scatti di matto di L un giorno sì e l'altro pure.
#grandefratello