Psicologo e psicoterapeuta: è un buon punto di vista sul mondo, sulla vita, ha a che fare con film, romanzi, con i viaggi e un po’ anche con la psicologia
2/2) porti dell’Europa nord occidentale e al posto dello psicologo un marinaio. Una narrativa e una storia di formazione di #björnlarsson edito da #iperborea
1/2) Il ruolo del passato, il suo aggrovigliare il presente e le relazioni, ma anche il #cambiamento e l’apertura alla vita e a nuove storie grazie a un incontro: potrebbe essere lo sviluppo di un percorso di #psicoterapia, ma anziché uno studio abbiamo l’oceano e alcuni
Libro consigliato (@EdizioniEO )
La protagonista si trova in una libreria dove ogni libro è una sua possibile vita, se solo avesse fatto scelte differenti.
Quale sceglierà?
O meglio chiedersi “come sceglierá?”
Sul mio sito una recensione più approfondita https://t.co/GUMWWfaJaS
@LuigiPintus1 2di2: anche dentro le tifoserie ci si suddivide tra "in" e out" qualcuno o qualcosa. Non è solo un (grave) problema di contenuti, ma anche di modalità, specie se parlando di antiviolenza si litiga. Il deuteroapprendimento questo sconosciuto.
La polemica del "proteggete le vostre figlie" vs "educate i vostri figli" è sterile, riduzionista ed è un presupposto antitetico alla costruzione di un clima culturale migliore NB: fare entrambe le cose è possibile, anche se non sufficiente
@LuigiPintus1 1di2: anche quello Luigi (a proposito: ciao!), ma a me spaventa la banalizzazione delle argomentazioni, ormai, su qualunque tema, quasi sempre ridotte a dualismi e schermaglie tra "tifoserie". O meglio, una volta si sarebbe potuto dire "da tifoseria", perchè
FRANCO BASAGLIA.
MORTO il 29 agosto 1980.
Psichiatra, teorizzò e praticò un altro approccio alla "malattia mentale", denunciando il carattere di esclusione e di classe dei manicomi.
Nell'inverno del 1944, mentre era studente universitario a Venezia, fu arrestato per attività antifascista.
Raccontò poi:«Quando entrai per la prima volta in una prigione, ero studente in medicina. Lottavo contro il fascismo e fui incarcerato. Mi ricordo della situazione allucinante che mi trovai a vivere. Era l'ora in cui venivano portati fuori i buglioli dalle varie celle. Vi era un odore terribile, un odore di morte. Mi ricordo di aver avuto la sensazione di essere in una sala di anatomia dove si dissezionano i cadaveri. Quattro o cinque anni dopo la laurea, divenni direttore di un manicomio e, quando entrai là per la prima volta, sentii quella medesima sensazione. Non vi era l'odore di merda, ma vi era un odore simbolico di merda. Mi trovai in una situazione analoga, una intenzione ferma di distruggere quella istituzione. Non era un problema personale, era la certezza che l'istituzione era completamente assurda, che serviva solamente allo psichiatra che lì lavorava per percepire lo stipendio alla fine del mese».