Dalla Costituzione al debito pubblico, passando per lavoro e intervento statale. Perchè quell'«Italia quarta potenza» non sia nostalgismo. Con la prefazione di @fpcapone e la postfazione di @Gitro77. In vendita qui ➡️https://t.co/fWH5rn4z8M
Non dico che governo dovrebbe nazionalizzare intero sistema -in realtà sì: boom economico fu grazie a istituti in mano pubblica- certo che parlare di "neutralità" rispetto a settore da tempo del tutto disfunzionale rispetto a proprio ruolo (che NON è quello di pagar dividendi)...
Numeri noti dal 2020, bastava (voler) leggerli.
Ma non l’hanno fatto, perché l’obiettivo era quello di legarci per 30 anni, non quello di darci soldi che peraltro non ci mancavano.
E così il #PNRR è diventato un Mes che ce l’ha fatta.
Manca la ovvia precisazione che il danno consista nel fatto che ormai gli stipendi non si possano rialzare. Cioè, -per recuperarne un livello capace di sostenere autonomamente gli investimenti privati nazionali -, ponendoli in rapporto avulso dal livello attuale di crescita della produttività reale; quest'ultima è depressa proprio dagli effetti avversi del prescelto sistema di correzione, nel caso dell'Italia, di un problema di debito commerciale con l'estero, cioè seguendo la più neo-classica delle ricette (sul postulato monetarista, peraltro compatibile con le teorie neo-keynesiane sulle origini dell'inflazione).
Insomma, si fece una correzione della competitività (che si tende a confondere con la produttività), ma nel modo vincolato, e senza alternative, in un regime di cambio fisso con i maggiori partner commerciali.
E questa correzione, portando a deindustrializzazione e, come tendenza strutturale, a una conseguente crescita della propensione marginale all'importazione, - sia sulle filiere chiuse e perdute, a più alto valore aggiunto, sia sulle filiere mai generate, nella green e digital transition -, ha prodotto danni resi irreversibili dal complesso delle regole monetarie, fiscali e politico-industriali U€.
In pratica, è (sempre più) impraticabile il famoso "rilancio della domanda interna".
L'unica, relativa, "consolazione" è che la tenuta competitiva del nostro (residuo) sistema industriale, pur ridotto, ci pone in una traiettoria di declino meno scomoda di prima, in quanto condivisa con tutti gli altri Stati aderenti all'euro-area.
"Abbiamo" chi?
Lui ha mandato una letterina nell'estate 2011, indicando il taglio dei salari reali come strumento indispensabile per mantenere competitività.
Gentilmente la chiudiamo qui con la farsa del "mercato unico"?
Non esiste - non è mai esistito - alcun "mercato unico", men che meno nessun "interesse europeo" ma solo legittimi (e ben più solidi) interessi nazionali.
Anche solo prenderne atto sarebbe un bel passo avanti.
Solo 8 miliardi di euro una tantum, in cambio di una riduzione perenne dei costi diretti (welfare, sanità, ecc.) per non parlare dei costi di second'ordine (sicurezza, criminalità, degrado, ecc.)? È letteralmente l'affare della vita. Dove si firma?
«Un’economia reale che paga il conto più alto: quello di una politica monetaria che, nel tentativo di non arrivare in ritardo sull’inflazione, rischia di arrivare in anticipo sulla recessione»
Come si fa a credere in un'istituzione che ha l'unico obiettivo di soddisfare gli interessi dominanti di uno o più Paesi (in genere l'asse franco-tedesco), che peraltro girano come una banderuola al vento, in barba ai Trattati scritti in ostrogoto e interpretati secondo le convenienze del momento?
Si sono fatti passare sotto il naso di tutto (sì, anche l'Ets) illudendosi che dal tavolo cadesse qualche briciola.
Ora, che la coperta è definitivamente corta, si sono svegliati.
Troppo tardi, troppo poco.
Il problema non è eseguire questa diagnosi: è farle trovare una forte e consapevole rappresentanza politica.
Perché esiste una barriera mediatica che lo impedisce ed esiste un coacervo intrecciato di istituzioni, molte create o "riorientate", (rispetto alla loro mission costituzionale), a seguito della incessante pressione delle fonti UE, che ignora la diagnosi, per formazione e confortevole inerzia.
Qual è dunque la soluzione operativa?
Dovrebbe svilupparsi su molte linee simultanee e richiederebbe un "Legislatore eroico" (cit. di GB. VIco), supportato da un'adeguata e coerente "line" di decisori.
Costruire questa soluzione, nonostante gli ostacoli profondamente strutturati sopra indicati, è TUTTO il lavoro da fare...
Il piano di Intesa prevede il conferimento di buona parte del perimetro Mps a Unipol, controllata da una delle più potenti e radicate propaggini del Pd.
Non "vuole rientrarci": lo sta già facendo dalla porta principale mentre il governo gli tiene aperti i battenti.
La prima notizia è che gli industriali si accorgono di un generico "rischio" deindustrializzazione
La seconda è che tra qualche anno capiranno che siamo GIA' in piena deindustrializzazione (e forse ne comprenderanno le responsabilità solo quando sarà rimasto un deserto)
👉La scelta strategica è stata quella tedesca, di spingere l'auto elettrica sin dal 2017 come risposta al Dieselgate.
👉Per questo, l'integrazione con la Cina era necessaria per i tedeschi, che erano lì dal 1984 e pensavano di utilizzare la Cina come laboratorio, fabbrica e primo mercato di sbocco. La Cina era necessaria per creare le economie di scala utili ad aggredire i mercati mondiali con un prodotto nuovo.
👉Il Green Deal è stato il quadro normativo imposto per creare in Europa un mercato obbligatorio per un prodotto che nessuno in realtà voleva.
👉Ma i cinesi non si sono fatti cooptare nelle filiere tedesche ed anzi hanno ribaltato le posizioni.
👉 Le case automobilistiche non tedesche erano impreparate al cambio tecnologico e hanno cercato di recuperare adattandosi al Green Deal e rincorrendolo, mentre i marchi tedeschi lo cavalcavano.
👉Ora la Cina si trova offerto su un piatto d'argento un fertile mercato obbligatorio creato dall'Ue per la Germania.
A crescita praticamente ferma, a meno che la politica monetaria non possa contribuire a riaprire Hormuz (vi svelo un segreto: non può), alzando i tassi la Bce consolida l'esito della prospettiva peggiore: la stagflazione.
Complimenti per l'ennesima conferma di disfunzionalità.
Voglio far notare che non è una novità. Quanti sono gli imbecilli che ancora oggi ci parlano dei tassi “bassi” come principale dividendo dell’euro? Eppure in quel caso era piuttosto semplice capire che tassi di interesse troppo bassi, inferiori al livello di equilibrio, sarebbero stati la strada maestra verso il “sovraconsumo” di credito, cioè il sovraindebitamento, come poi si è visto tra l’altro con diverse bolle immobiliari in giro per l’UE! Si prosternano al mercato con devozione degna di miglior causa, ma ne ignorano il funzionamento elementare, la legge della domanda e dell’offerta…
Il lavoro è lavoro e non si discute.
L'occupazione è al massimo storico e la disoccupazione ai minimi da vent'anni.
Bene, ma c'è un problema enorme di QUALITA' di questa occupazione che ha molto a che fare con la desertificazione manifatturiera in corso.
Lo 0,3% del PIL (circa 6 miliardi di euro) l'anno per 3 anni (2026/28). Vincolati alla transizione energetica (che è quella che ha contribuito largamente all'aumento dei prezzi energetici e all'aumento della deindustrializzazione insieme alle sanzioni alla Russia). Solo nel 2025 la spesa energetica (gas+elettricità) delle famiglie italiane è stata di circa 54 miliardi di euro. Il doppio del 2019. Il 9,1% delle famiglie italiane (2,4 milioni) vive in condizioni di povertà energetica, il dato più alto della serie storica che inizia nel 1997. La UE però ci concede uno scostamento dello 0,3% del PIL che nella migliore delle ipotesi non inciderà sulla crisi energetica e nella peggiore la aggraverà.
@KarmaKontrol@stats_feed Nope, the so called “divorce” between Minister of Finance and Bankitaly (1981), implemented at the worst possible time (=after Volcker’s interest rate raise), did it: hence the debt explosion. Public spending didn’t increase in that decade, but interest on debt skyrocketed.
Detto dal vertice di un'istituzione che da 15 anni sbaglia sistematicamente le previsioni di inflazione (a che punto diventa dolo?), con conseguenze esiziali sulla politica monetaria.
Da indipendenza a irresponsabilità è un attimo.