La #riforma della #medicina territoriale è stata ufficialmente ritirata dal Ministero della Salute. Il dietrofront del Governo ha cancellato il decreto legge che prevedeva il passaggio parziale alla dipendenza per i medici di medicina generale e il loro inserimento strutturale nelle Case di Comunità. Trovo molto grave questa scelta perché denota che in Italia non si ha un’idea precisa della riorganizzazione e del futuro del SSN.
Mi piacerebbe sapere perché prima (solo un mese fa) si fa e poi si disfa una riforma epocale. Davvero incredibile…
E’ sempre più urgente un piano Marshall per la sanita’, una sorta di manifesto che andrebbe condiviso e supportato da tutte le forze politiche per salvare e rafforzare il #SSN
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Barbara Stacchini
Dalla bacheca di un’amica
Riflessioni di una persona che lavora per Teva:
"(Lavorando in Teva) vorrei precisare che la maggior parte dei farmaci di Teva, tra l’altro, non sono prodotti in Israele …..Boicottare Teva, una delle principali aziende farmaceutiche di farmaci generici, è oltretutto una stupidaggine colossale: Teva ha 28 impianti produttivi in Europa e solo 3 in Israele. Teva produce circa 350 principi attivi che vengono venduti a centinaia di aziende farmaceutiche in tutto il mondo (incluso il medio oriente…) , le quali li utilizzano per realizzare i propri farmaci, non a marchio Teva.
Infine, la maggior parte dei prodotti a marchio Teva è realizzata da contoterzisti, ossia da terze aziende produttrici che producono il prodotto finito marchio Teva.
(Un esempio: il Colistometato sodico, salvavita da terapia intensiva di Teva è prodotto da Novo, usando un principio attivo prodotto in Danimarca, spedito in Germania dove un secondo contoterzista lo impacchetta a nome Teva… boicottare Teva significa boicottare 3 aziende europee, oltre alla quarta, Teva Europa)…..
Boycottare Teva significa di fatto colpire 20.000 impiegati europei oltre che l’intera industria farmaceutica europea.
Più in generale …la medicina è, per sua natura, universale e umanitaria. Israele, al di là della geopolitica, è un motore indispensabile dell’innovazione scientifica globale.
Mentre alcune voci nel mondo politico e sociale invocano il boicottaggio di Israele e dei suoi prodotti inclusi i farmaci e dispositivi medici, è opportuno fermarsi a riflettere su un dato di fatto troppo spesso ignorato: Israele, pur rappresentando solo lo 0,2% della popolazione mondiale, contribuisce a circa il 10% della ricerca medica globale. Un’incidenza 50 volte superiore al suo “peso demografico”.
A confronto, l’intera Unione Europea, con una popolazione 83 volte maggiore, contribuisce a circa il 30% della ricerca medica mondiale.
Chi propone un boicottaggio scientifico o industriale verso Israele, lo fa a discapito della salute di tutti.
Ospedali di tutto il mondo usano quotidianamente strumenti, dispositivi e software nati o sviluppati in Israele. I pazienti, senza saperlo, beneficiano ogni giorno di tecnologie salvavita israeliane, dalla chirurgia al diabete, dalla radiologia alla telemedicina.
Boicottare Israele o le aziende israeliane significherebbe quindi:
-Limitare l’accesso a soluzioni mediche salvavita
-Interrompere collaborazioni scientifiche internazionali
-Fare un danno non a Israele, ma a milioni di pazienti nel mondo, Europa inclusa.
Israele è uno dei paesi con:
-La più alta densità di ricercatori al mondo
-La maggiore spesa in ricerca e sviluppo per PIL (>5%)
-Un sistema di innovazione medico-scientifico tra i più avanzati, che attira partnership con Pfizer, Medtronic, GE, Johnson & Johnson, Roche e centinaia di startup biotech globali.
In ambito medico, Israele non è solo parte della comunità scientifica mondiale: è un suo pilastro".
Parliamo della questione Teva: da giorni si polemizza sul fatto che l’invito al boicottaggio dei suoi prodotti da parte di associazioni pro Palestina (inclusi i sindacati) avrebbe causato il crollo degli ordini (fino a -40%) e le conseguenti decisioni di ridimensionamento/chiusura dei siti produttivi (spostando la produzione in Polonia).
Ora, al di là dell’impatto reale del boicottaggio (pare che non tutto il calo degli ordini sia dovuto a quello e che il ridimensionamento in Italia fosse già in atto ) lo capisce anche un bambino che è altamente illogico (direi proprio stupido) invitare al boicottaggio da un lato, per poi lamentarsi delle ricadute occupazionali dall’altro. Ma tant’è, si sa che la logica non è la virtù principale di certe persone.
Se fossero infatti dotate di capacità logica, si dovrebbero chiedere il senso del boicottaggio di un’azienda come la Teva Italia Srl, un’azienda italiana che dà lavoro (tra dipendenti diretti e indotto) a migliaia di persone, e paga le tasse in Italia. È detenuta da Teva Pharmaceutical Industries Ltd, azienda israeliana quotata alla Borsa di New York e con una proprietà molto frammentata: fondi e investitori detengono oltre il 60% e nessun azionista singolo controlla la maggioranza. Paradossalmente, alcuni di quelli che boicottano Teva potrebbero possederne delle quote tramite un fondo o un ETF in cui hanno messo i propri risparmi.
Boicottare aziende come Teva è una cosa altamente stupida, e non solo per le ragioni economiche che ho illustrato sopra, ma soprattutto perché Teva è molto attiva nella ricerca scientifica ed è titolare di numerosi brevetti di farmaci essenziali e salvavita. Chi propone o applica un boicottaggio lo fa a discapito della salute di tutti.
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L’Italia ha oggi un Sistema Sanitario Nazionale che è stato pensato e realizzato quasi 50 anni fa, quando, la vita media era più breve e la domanda e la offerta di salute erano profondamente diverse. La sanità è in continua evoluzione e in costante difficoltà per ragioni organizzative, ma anche economiche, soprattutto perché la popolazione anziana e fragile sta aumentando a dismisura. Oggi l’Italia è tra i paesi più longevi in assoluto, con una speranza di vita alla nascita di 83,4 anni. E’ arrivato il momento di pensare a un vero e proprio “Piano Marshall” per la salute, con lo scopo di ristrutturare e modernizzare il sistema sanitario, con particolare attenzione al finanziamento, alla sostenibilità, alla prevenzione, al potenziamento delle risorse umane, alla digitalizzazionee all’ammodernamento delle infrastrutture.
Occorre agire su più livelli, tutti ugualmente importanti e urgenti, tra cui, le modalità di finanziamento del SSN, la ridefinizione del ruolo di forme integrative di assistenza, il trattamento economico e contrattuale dei sanitari, la depenalizzazione del reato medico, la riforma delle aziende sanitarie e dell’intramoenia, l’integrazione pubblico-privato, ecc.
Il sistema sanitario italiano ha bisogno di un restyling e di una nuove veste agli occhi dei suoi utenti. Viene dato, troppo spesso, per scontato da tutti: dai politici, che hanno continuato a fare tagli; dai cittadini, che non considerano l’importanza di investire i soldi delle tasse per ospedali, medici e strutture; dai pazienti, che intasano i pronto soccorsi per cose non urgenti e a volte dai medici stessi, che studiano anni per poi volersi specializzare solo negli ambiti in cui si può lavorare, e guadagnare di più. Abbiamo tutti le nostre colpe, ma il sistema oggi è spesso diventato invivibile e insostenibile.
Mi piacerebbe poter leggere nei programmi elettorali di chi si candida alla guida del paese, come questi temi verranno affrontati e risolti.
E’ anche per questo che è urgente un piano Marshall per la sanità , una sorta di manifesto che andrebbe condiviso e supportato da tutte le forze politiche per salvare e rafforzare il SSN.
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Gli USA sono definitivamente usciti dall’#OMS. Direi che non c’è da stupirsi, viste tutte le bestialità che hanno combinato nell’ultimo anno, all’insegna del populismo, della violenza e dell’oscurantismo nel campo della salute pubblica d della scienza. Tutto questo fornisce una straordinaria opportunità per l’Europa. Quella di divenire la nuova locomotiva mondiale della salute pubblica e della medicina.
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