In Italia passiamo giornate intere a commentare retroscena, sondaggi inutili, dichiarazioni dei politici, come se la politica fosse solo un grande talk show permanente. A volte una spruzzata di spread, altre un pizzico di transizione verde da bar. Nel frattempo, tolto qualche folle solitario, ignoriamo la variabile più lenta, più prevedibile e più implacabile di tutte: la demografia. È quasi ironico: i mercati temono l’incertezza, ma sulla struttura per età di un paese l’incertezza è minima. I giovani che non abbiamo oggi non compariranno tra 20 anni, e un paese che invecchia senza ricambio lo sappiamo già, oggi, che tipo di rischio porterà domani.
Una demografia sfavorevole, se non incorporata esplicitamente in ogni scelta politica, diventa un amplificatore di rischio paese. Non è solo “meno nascite” o “più anziani”: è la progressiva perdita di diversificazione dei rischi. In statistica parliamo di comonotonia quando le variabili si muovono tutte nella stessa direzione: ecco, l’Italia sta lentamente subendo questo. Meno forza lavoro significa meno crescita, meno investimenti, meno innovazione. Più anziani significa più spesa pensionistica e sanitaria, più debito, meno margini di manovra (e già ne abbiamo pochi). La fuga dei giovani qualificati riduce la produttività e il dinamismo imprenditoriale. Presi da soli, sono problemi forse gestibili; insieme, su uno sfondo demografico cupo, diventano un’unica traiettoria coerente verso l'abisso.
In un paese anziano, poco dinamico e molto indebitato, gli shock non colpiscono più comparti isolati: creano una crescente dipendenza di coda. Uno shock sanitario pesa di più su una popolazione anziana e si traduce subito in più spesa, più debito, meno crescita. Uno shock finanziario si scarica su conti pubblici fragili. Uno shock energetico erode competitività e base industriale. Gli eventi estremi diventano meno rari e fanno cluster: se qualcosa va storto, tende ad andare storto tutto.
La risposta politica, però, è disallineata rispetto alla durezza dei numeri. Invece di una strategia coerente e di lungo periodo, ci si rifugia in misure simboliche: bonus bebè che non cambiano le decisioni di fertilità di nessuno; qualche asilo in più, utile ma un pannicello caldo se non è parte di un disegno massiccio di conciliazione tra lavoro e famiglia (e quindi di più donne e NEET che lavorano). Nel frattempo, l’immigrazione viene trattata come emergenza o slogan, non come una leva strutturale da governare con serietà e continuità.
Se parliamo di soluzioni di medio periodo, l’orizzonte dovrebbe essere almeno trentennale. Non basta incentivare le nascite, va reso meno costoso, meno rischioso e meno penalizzante avere figli in termini di carriera e reddito. Serve una politica della famiglia stabile e non ciclica, un sistema esteso e accessibile di servizi, un mercato del lavoro che non punisca maternità e paternità, pensioni sostenibili, un’immigrazione selettiva ma integrata che copra parte della forza lavoro mancante, e investimenti seri su scuola, università e formazione per formare e attrarre capitale umano. È un lavoro paziente, misurabile, che mette la demografia al centro dei modelli di bilancio, di welfare e di politica industriale, non in una nota a piè di pagina.
L’Italia non rischia un futuro declino demografico, è già dentro una spirale di comonotonia. Non si tratta di se ma di come e quando la combinazione di demografia, debito, bassa crescita e fragilità istituzionale si manifesterà in termini di eventi estremi. La demografia non è una tragedia inevitabile, ma una struttura numerica che impone vincoli duri alle scelte future. Ignorarla non la rende meno vera. Semplicemente, sposta il conto in avanti, accumulando rischio.
Finché continueremo a costruire politiche cieche alla struttura dinamica della popolazione, non avremo un problema di sfortuna storica, ma di matematica elementare. E la matematica, quando la si ignora per troppo tempo, presenta sempre il conto con interessi di mora.
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❤️🔥 Lo hanno fatto di nuovo. E lo hanno fatto alla GRANDE 😍 Una squadra che non smette mai di emozionarci!!
𝐿’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑒̀ 𝑠𝑢𝑙 𝑡𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜! 🌍
Grazie ragazze! 🫂💙
Elly Schlein lancia due nuove proposte contro il carovita:
1) "scollegare il prezzo dell’energia da quello del gas, come in Spagna e Portogallo";
2) "seguire l’esempio francese e fare un grande accordo con la Gdo per garantire stabilità e controllo sull’andamento dei prezzi dei generi di prima necessità".
Nel primo caso, non è affatto vero che in Spagna e Portogallo il prezzo del gas sia "scollegato" da quello dell'elettricità. Ciò che c'era in Spagna e Portogallo era il tetto (tope) al prezzo del gas per la cosiddetta "eccezione iberica" concessa dall'Ue. Qual è il problema? Il tope iberico non c'è più da quasi due anni: è terminato il 31 dicembre 2023. Inoltre, se pure fosse stato in vigore, sarebbe stato inutile perché era fissatoa 65 euro/MWh: oltre il doppio del prezzo attuale.
Nel secondo caso, anche in Francia il "patto anti-inflazione" non esiste più da quasi due anni: lanciato nel marzo del 2023 dall’allora ministro Le Maire si è chiuso il 12 dicembre e non è stato più rinnovato. Non è affatto una "nuova proposta", come dice Schlein, perché è stata copiata anche in Italia dal governo Meloni: è il "carrello tricolore" lanciato dal ministro Urso nel "trimestre anti-inflazione" e mai più rinnovato per manifesta inutilità.
Insomma, Elly Schlein è una specie di Urso in ritardo: propone misure scadute e scadenti contro l'inflazione, peraltro in una fase in cui l'inflazione non è più un problema importante come due anni fa. È abbastanza desolante che il principale partito di opposizione faccia proposte così sgangherate: è il segnale che nel Pd non esiste alcuna capacità di elaborare una politica economica alternativa.
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La Fiorentina si unisce al dolore della famiglia per la scomparsa di Sven Göran Eriksson.
Il tecnico svedese ha ricoperto il ruolo di direttore tecnico viola dal 1987 al 1989🙏🏻💜
“Ho commesso un’infrazione alla prassi di protocollo del Quirinale, andando una seconda volta al medesimo evento, gli Europei di atletica. Ma vi assicuro che ne valeva la pena”
𝑆𝑒𝑟𝑔𝑖𝑜 𝑀𝑎𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒𝑙𝑙𝑎 🇮🇹