@AttilioGeroni Ciao Attilio, rilancio anche qui. In Polonia è in corso una raccolta fondi per comprare generatori e aiutare gli ucraini a superare questo tremendo inverno
https://t.co/6XlRdRPugn
Intanto a Kiev...
Leggetelo. Mentre a Davos si fanno discorsi, a volte bellissimi e amari come quello del premier canadese, o grotteschi e deliranti come quello di Trump, a Kiev fa un freddo cane. Molte case sono senza riscaldamento ed elettricità a causa dei continui bombardamenti russi alle centrali energetiche.
Leggetelo perché è scritto bene, con garbo e delicatezza, senza odio per un nemico sempre più libero di colpire l'Ucraina mentre a Davos ci si posiziona sulla Groenlandia.
Le immagini che ci arrivano dal Sudan sono relativamente poche. E quelle che raccontano meglio la gravità degli eventi sono troppo dure per poterle mostrare in tv o mettere in pagina sui giornali. Un esempio: la foto di una mamma e del suo bambino impiccati allo stesso albero.
150 mila morti in Sudan non li riusciamo a contemplare. La più grande crisi umanitaria del mondo, la più grande crisi di sfollati e di affamati del mondo, finché è descritta soltanto a parole non buca la nostra attenzione.
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La guerra in Sudan è cominciata il 15 aprile del 2023 perché il generale a capo di una milizia paramilitare - le Forze di supporto rapido (Rsf) - ha sfidato il capo dell’esercito regolare con l’ambizione di prendersi tutto il Paese.
I miliziani delle Rsf usano la guerra come un pretesto per uccidere e stuprare nelle aree etnicamente africane, in un Paese che oggi è a maggioranza araba.
Alcune vittime degli stupri etnici, che sono riuscite a scappare in Ciad, hanno raccontato che, durante le violenze, lo slogan degli stupratori era: “I vostri figli saranno arabi”. Oppure: “Quest’anno tutte le ragazze di qui saranno incinte dei figli dei Janjaweed”.
Janjaweed significa “I demoni a cavallo”. È il vecchio nome delle Forze di supporto rapido, che poi lo hanno cambiato per darsi un tono più serio ma senza rivedere di conseguenza i loro metodi.
Vent’anni fa i Janjaweed furono responsabili di una campagna di uccisioni di massa di persone nere che fece 300 mila morti e che non fu considerata un genocidio. Ora ce n’è un’altra, che va avanti da due anni.
Due giorni fa le Rsf sono entrare nella città di al Fasher, dove si erano riversati centinaia di migliaia di persone etnicamente africane in fuga, perché era l’unica grande città della zona dove i miliziani non fossero ancora arrivati.
Nelle immagini satellitari ad alta risoluzione si vedono grosse chiazze di sangue nella sabbia che indicano i punti delle città dove, nelle ultime 48 ore, sono avvenute le uccisioni. Ma le immagini più esplicite sono altre: le esecuzioni postate sui social network dagli stessi miliziani.
Si ascolta qui:
The Sakharov Prize 2025 has been awarded to imprisoned journalists Andrzej Poczobut from #Belarus and Mzia Amaglobeli from Georgia, recognized for their courageous fight for freedom and democracy. I hope to see both of them free very soon!
È tornato il Václav podcast!
In questo episodio:
🇨🇿 Urne aperte verso il ritorno di Babiš
🇵🇱 La guerra ibrida preoccupa il governo polacco
🇭🇺 Orbán costretto a rincorrere accarezza il presidenzialismo
🇸🇰 La famiglia tradizionale in Costituzione tra le polemiche
@AndreaF32653400@dariodangelo91 Non è così. Un attacco ibrido di questo genere la cui paternità rimanesse dubbia non rinsalderebbe il sostegno agli ucraini, ma aumenterebbe la polarizzazione tra chi li sostiene e quelli per cui "non è la nostra guerra". E no, i russi non sono stupidi.
@AndreaF32653400@dariodangelo91 il dubbio, il panico, il disordine. Posto che qualcosa del genere avvenga, già questo tipo di dichiarazioni fanno il gioco di Mosca, specialmente in una società polarizzata come quella polacca dove il supporto agli ucraini vacilla sempre di più.
Antonio Gibelli, uno dei migliori storici italiani, ha scritto un editoriale sulla Flotilla di rara lucidità. Da anni collabora col Secolo XIX. Con i cambi al vertice dl giornale la sua voce è stata silenziata. E infatti queste parole non le troverete in edicola: diffondiamole
I ministri della Difesa di Polonia e Ucraina hanno firmato ieri un triplice accordo per sviluppare una difesa comune contro i droni russi. Ne ho parlato nel servizio uscito oggi sulla Radio Svizzera Italiana (RSI) al Radio Giornale delle 7:00.
Da 3'53"
https://t.co/unBqxOh84C
👉Francia, la sfida dei sindacati a Lecornu
👉Radio Maryja e le sue interferenze politiche
👉La scuola polacca in trincea
Alle 11 con @ROBZIK su @Radio3tweet
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Sempre un piacere intervenire a Radio Capodistria, dove oggi sono stato ospite di Barbara Costamagna a "I Divergenti". Abbiamo parlato dell'attuale situazione in Polonia a seguito dell'incursione dei droni di una settimana fa.
Dal minuto 85
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Qualche informazione di più sulla storia del drone di ieri sera.
A essere stati arrestati sono una cittadina bielorussa di 19 anni e un cittadino ucraino di 21. Stavano manovrando il drone dal vicino parco Łazienki, dove sono stati fermati. (1/5)
Aggiungo io che una cosa non esclude l'altra. Negli ultimi due anni è stato appurato come i servizi russi abbiano affidato a giovani ragazzi dei compiti di sabotaggio o di spionaggio in cambio di piccole somme di denaro. 4/5