L'Europa come capro espiatorio. Monti @corriere e Fabbrini @sole24ore ricordano a Meloni che i guai dell'Italia non dipendono dalla Ue, che le ha dato 208 mld e non ha creato la nostra bassa redditività e alto debito. Meloni denuncia lentezze ma difende voto unanimità.Controsenso
È surreale che parli d’insostenibilità dei costi del nucleare la lobby green che ha sostenuto e difeso fino alla fine il Superbonus, la più grande operazione di greenwashing della storia. Coi 238 miliardi di bonus edilizi avremmo costruito 15 reattori e sarebbe avanzato il resto.
Pina Picierno @pinapic ha lanciato oggi Spazio Pubblico @s_pubblico, che contribuirà in modo determinante alla costruzione di un’offerta politica europeista, riformatrice e liberale, di cui il paese ha un grande bisogno.
Credo che valga la pena impegnarsi per un nuovo europeismo, contro il bi-populismo che sta bloccando l’Italia, contro i totalitarismi e le autocrazie, per la difesa dell’Ucraina e delle sue scelte europee.
C’è un gran lavoro da fare e se condividete il progetto si può iniziare aderendo qui: https://t.co/IyVG3BgdmK
Eccoci qui al Parlamento europeo! Con @pinapicierno ho condiviso tante battaglie e anche tanta amicizia. Lo si vede dai nostri sorrisi.
Pina è una donna libera e forte; ha portato avanti battaglie importantissime per il futuro dell’Europa con determinazione e coraggio, e con molto sacrificio personale.
Se ha scelto di uscire dal Pd, lo ha fatto in modo sofferto e molto meditato. Come la sottoscritta, d’altronde. Non è facile, né banale, né automatico uscire dal partito in cui si è militato e in cui rimane una comunità di persone e dirigenti di altissimo livello a cui si è molto legati.
Ma ci sono momenti in cui occorre prendere delle decisioni, senza indugi, e salvare la coerenza con le proprie storie, con i propri valori, con i propri obiettivi. E non si può sempre fare il controcanto o il bastian contrario dentro a un partito che ha una maggioranza schierata con la segretaria ben oltre al 90%!
Si può - per coerenza e non per capriccio - uscire per trovare una maggiore agibilità politica. Per un sostegno all’Ucraina senza se e senza ma, per una difesa europea che pragmaticamente passa anche da investimenti nazionali, per una politica industriale priva di qualsiasi orpello ideologico, per una modalità di fare politica orientata al risultato e che non si traduce sempre e comunque nel dire NO No e No a qualsiasi cosa.
Oggi il PD, legittimamente, ha spostato il proprio asse su un versante identitario e radicale. Chi nega questo nega la realtà.
Non si capirebbe poi perché ci si dà tanto da fare per creare una gamba moderata, proprio per iniziativa degli stessi dirigenti PD... Una cosa surreale... Ma, allo stesso tempo, il riconoscimento oggettivo che il PD ha cambiato natura e non è più il PD a vocazione maggioritaria delle origini. Tutto legittimo, ma è anche legittimo essere coerenti con se stessi e trovare spazi dove si viene riconosciuti per quello che si rappresenta.
Io e Pina continueremo a fare le nostre battaglie, dentro alla famiglia centrista di Renew Europe, senza cambiare di una virgola. Per l’Europa, per le prossime generazioni, senza sbavature populiste o rincorse ad estremismi pericolosi.
Forza Pina! Un abbraccio @pinapic
Nel 2023 Limes ipotizzava lo scenario della caduta di Odessa--con molto wishful thinking immaginava per il lettore un sogno bagnato. Ed eccolo schizzare una caricatura di strategia: la conquista russa appare lineare e sequenziale, inscritta in un programma in “sei passi” e corredata da una cartina con freccette. Controllo totale della situazione e penetrazione tipo coltello caldo nel burro--o tipo sesso con una bambola gonfiabile, come se l'Ucraina fosse un essere inanimato e non reattivo.
Peraltro, la Scuola di Limes pretende insegnare la grande strategia. Eppure la rivista riproduce dozzine di simili strategie-modellino applicato, patacche completamente divorziate non solo dall'idea nobile di strategia-arte del comando, ma anche dal buonsenso e dalla realtà complessa della guerra.
E il colmo è che i capiscer di Limes posano da tosti realisti e pragmatici. I grandi maestri italiani dell'arte della guerra si rivoltano nella tomba...
Diamo il benvenuto a #SpazioPubblico, la nuova iniziativa promossa da @pinapic e annunciata oggi dalle pagine del Corriere delle sera. Il riferimento a Place Publique di Raphaël Glucksmann non è certo casuale: dimostra che la sfida europeista al populismo ormai è un’onda continentale, da Parigi a Roma. Con la nostra piattaforma #Europeisti siamo pronti a collaborare con Spazio Pubblico, a partire dalla nostra assemblea costituente del 15 giugno a Milano, a cui parteciperà anche Pina insieme a Carlo Calenda, Carlo Cottarelli e tanti altri ospiti che hanno in comune una cosa chiara: rompere l’incantesimo del bipolarismo a trazione populista e filorussa.
Vedere Putin avventurarsi nella manipolazione dei dati economici russi durante il Foro (leggasi “buco”) Economico di San Pietroburgo è piuttosto spassoso e grazie alle varie cheerleader nostrane che ripetono la sua propaganda c’è pure chi gli crede.
Facciamo però due conti con la realtà.
Putin non mente quando dice che il debito pubblico russo è intorno al 16% mentre quello di molti paesi occidentali supera il 100%. Quello che non dice è che il debito non va mai calcolato in termini assoluti, ma di sostenibilità. L'Occidente emette "valute rifugio" (dollari e euro). Il mondo intero (fondi sovrani, banche centrali, investitori privati) compra debito americano o europeo perché sa che è l'asset più sicuro del pianeta. Questi paesi possono finanziare debito elevato a costi relativamente bassi perché la domanda globale è infinita. Mosca non ha un basso debito per "virtù fiscale", ma perché nessuno all'estero le fa più credito. Tagliata fuori dal sistema SWIFT e dai mercati finanziari occidentali a causa delle sanzioni, la Russia non può emettere titoli di stato sui mercati internazionali. Deve finanziarsi quasi interamente sul mercato interno, costringendo le banche locali a comprare i propri titoli (i rubli) a tassi di interesse altissimi stabiliti dalla Banca Centrale Russa (che ha dovuto alzare i tassi per frenare l'inflazione).
I dati di crescita del PIL russo (che negli anni passati hanno mostrato tassi apparentemente robusti) sono drogati dalla cosiddetta economia di guerra. Sono innanzitutto totalmente dipendenti dalla spesa pubblica - quindi non il risultato di un’economia sana - e pertanto per definizione temporanei. Un carro armato prodotto in Russia inoltre viene spedito al fronte e distrutto in Ucraina nel giro di poche settimane. Genera PIL al momento della fabbricazione, ma ha un valore economico futuro pari a zero. Gli investimenti pubblici occidentali, insieme a quelli privati (assenti in Russia) costruiscono invece catene del valore che generano crescite spesso più basse ma reali e durature, che non rischiano di sgonfiarsi improvvisamente, come sta invece accadendo a Mosca, quando il doping di Stato non basta più.
Anche sulla disoccupazione, è sbagliato considerare il 2,2% un motivo di vanto. Intanto perché quel dato è frutto di una crisi demografica causata anche da un milione e mezzo di morti ed invalidi ed un altro milione di persone fuggite all’estero per sottrarsi ad un possibile reclutamento. Ma la quasi piena occupazione risente anche dell’elemento distorsivo delle imprese del comparto militare, che, forti di appalti multimiliardari e di varie agevolazioni, pagano stipendi più alti, sottraendo lavoratori ai settori civili. Un mercato del lavoro che non ha una riserva di inoccupati obbliga le imprese a cannibalizzarsi a vicenda a colpi di offerte di stipendi a rialzo per attrarre lavoratori. L’effetto è un dumping salariale interno, che causa un trasferimento di competenze (ingegneri, tecnici, operai specializzati) in favore dell’industria bellica (che come dicevo non genera valore futuro), penalizzando crescita e innovazione della restante parte dell’economia, quella più utile per lo sviluppo di un paese. Questo sistema ha peraltro in questi anni alimentato a dismisura l’inflazione, la quale ha costretto la Banca centrale ad aumentare i tassi, che, deprimendo l’accesso al credito, comprimono la domanda e strangolano le imprese, creando ulteriori problemi soprattutto ai settori non incentivati, quelli, appunto, che dovrebbero generare crescita reale.
Quella presentata da Putin allo SPEIF è dunque la fotografia di una economia distorta, insostenibile e in rapido ed irreversibile declino. Quella di un paese che è tornato ai tempi dell’URSS nella gestione delle questioni nazionali e al medioevo in quelle internazionali.
#Putin ha nuovamente respinto la proposta ucraina di aprire colloqui diretti di pace.
Nel mentre in Italia Diplomatici, Generali, “studiosi”, giornalisti e Professori continuano a fare propaganda filorussa senza che nessuno gli chieda conto delle menzogne raccontate. Sono persone che hanno sistematicamente violato l’etica professionale, che le rispettive professioni avrebbero dovuto imporre, per diventare propagandisti di un regime dittatoriale nemico dell’Italia. Sono spesso figure ridicole e caricaturali ma nonostante ciò scorrazzano su TV e giornali come se nulla fosse, senza che nessuno gli chieda conto delle enormità che raccontano, dei rapporti opachi che intrattengono con la Russia, delle gigantesche castronerie spacciate per vere e oggi smentite dalla storia.
Gli editori dei media sono interessati solo dell’audience e consentono un sistematico inquinamento del dibattito pubblico, mentre la Russia dichiara apertamente di voler disarticolare l’Europa.
Di questo degrado civico e morale dovremmo soprattutto preoccuparci. Quanti altri Vannacci, Basile&Co. crescono nelle amministrazioni pubbliche?
Il Pd rilancia il “diritto a restare” con un bonus da 200 euro per non far emigrare i giovani. La prima versione di questa policy è stata la “Decontribuzione Sud”, durante il governo Conte II, per evitare l’emigrazione dal Mezzogiorno: non solo i giovani sarebbero dovuti “restare” nel Mezzogiorno, ma le imprese sarebbero dovute “venire” oppure “tornare”.
La Banca d’Italia ha fatto uno studio sugli effetti della Decontribuzione Sud: nessun impatto sull’occupazione, nessun impatto sui salari, nessun effetto sugli investimenti. Zero. Nonostante il costo sia stato elevato: dai 3 ai 3,7 miliardi annui tra il 2021 e il 2024. Si è trattato semplicemente di un trasferimento alle imprese.
Prima di proporre nuovi bonus per il “diritto a restare”, il Pd farebbe meglio a riflettere su ciò che è restato di quelli vecchi. 👇
https://t.co/zm5T1BSWLx
@AntoniFerrante@pinapic@pdnetwork Credo che il mio voto seguirà @pinapic e spero anche quello di molti altri, che non riuscirebbero a votare una "sinistra" alleata con gli amici del nazifascista Putin. (Sinistra è tra virgolette, perché è diventata più intollerante della destra)
La scelta della vicepresidente @pinapic sul @pdnetwork dovrebbe aprire una discussione franca sul futuro del partito, della sinistra, del governo e alleanze. Con rispetto, senza ripicche, chat festanti da pariolini del weekend: arrivano elezioni storiche, con la guerra ai confini dell'Europa e una tecnologia AI che muta vita, scuola, lavoro. Servono idee e solidarietà per battere le destre, forti ovunque nel mondo, non divisioni celebrate.
C'è una sinistra che considera "compagni" quelli che espellono gli ebrei dai Gay Pride e non vogliono l'Ucraina nell'Ue e festeggia come una liberazione il confino politico di un'europeista, che vive sotto scorta per le minacce dei "compagni" di Hamas e di Putin.
È la stessa sinistra che negli anni ’30 espelleva Altiero Spinelli, che i fascisti tenevano prigioniero a Ponza, per deviazionismo anti-stalinista.
Penso che @pinapic vada ringraziata per quello che ha fatto e sostenuta in quello che proverà a fare per tenere alte le bandiere del riformismo e dell'europeismo in un'Italia bipolarmente infettata dal populismo e dal sovranismo.
Un passo importante per costruire un’offerta politica liberale, europeista e distante dal bipopulismo. @Azione_it lavorerà con Spazio Pubblico per concretizzarla. Avanti!
Da oggi nasce Spazio Pubblico: un movimento aperto, europeista, democratico. Non una corrente, non un’etichetta, uno spazio per tutti quelli che credono ancora che libertà, diritti e giustizia sociale siano il futuro, non il passato.
Serve una proposta seria, riformista, pragmatica. Per chi produce, chi investe, chi innova, chi crea lavoro. Per chi vuole un’Europa libera, forte, giusta e un’Italia che non sia condannata alla perpetua irrilevanza.
Spazio Pubblico nasce per unire i liberi e i forti, per riunire coloro che lottano contro i populismi, le oligarchie e i profeti di sventura.
Adesso tocca davvero a noi.
Aderite e costruiamo insieme un’Italia e un’Europa protagonista.
👉 Aderisci a Spazio Pubblico: https://t.co/8ZBQrQX8PZ
Seguiti qui su X : @s_pubblico
37 anni dopo, il ricordo delle proteste di Piazza Tiananmen continua a parlarci di libertà e democrazia.
Onorare chi scese in piazza chiedendo più diritti e più autodeterminazione significa difendere un principio universale: nessuna oppressione, nessun potente può cancellare la memoria di chi ha lottato pacificamente per la democrazia e di chi continua a farlo.
Ogni promessa è debito…pubblico!
Ci vediamo oggi a Bologna per la presentazione del libro di @avvbenedetto con @Sofiajeanne@andrea_cangini e il prof. Augusto Barbera, Presidente emerito della Corte Costituzionale. Modererà il dibattito la Direttrice @agnese_pini
Da leggere fino in fondo la lettera che Zelensky ha scritto a Putin
Lettera aperta
Al Presidente della Federazione Russa
dal Presidente dell’Ucraina
Quando più di 26 anni fa siete arrivato al potere in Russia, molti in Ucraina vi guardavano con favore. È stato così. Ormai appartiene al passato.
Oggi la stragrande maggioranza degli ucraini accoglie con soddisfazione il fatto che i nostri droni a lungo raggio abbiano fatto visita all’apertura del vostro forum a San Pietroburgo, percorrendo una distanza superiore ai 1.000 chilometri. Come sapete bene, questa distanza non rappresenta il limite delle nostre capacità.
Ventisei anni del vostro potere hanno completamente cambiato l’agenda delle relazioni tra Ucraina e Russia. Dalle discussioni sugli scambi commerciali e su altre questioni civili, i nostri popoli sono passati a parlare esclusivamente di colpi andati a segno e di perdite.
Quasi metà dei vostri 26 anni al potere li avete trascorsi in guerra contro l’Ucraina.
Qualunque cosa diciate sulla NATO, sulla geopolitica o sulla lingua russa, questa guerra è una vostra scelta personale: una guerra senza una vera ragione. È così che la ricorderà la storia.
Questo tempo avrebbe potuto essere vissuto in modo completamente diverso.
Oggi vediamo tutti che la guerra sta finalmente smettendo di andare bene ai cittadini russi, perché porta alla Russia sempre più conseguenze negative.
Non piacciono loro i nostri droni e i nostri missili.
Non piace che non si veda la fine della vostra guerra.
Sì, potete ancora costringere i russi a vivere in questo modo.
Ma le vostre risorse si stanno riducendo in modo significativo.
Non avrete abbastanza denaro né abbastanza forza politica per continuare a comprare la lealtà dei cittadini russi come avete fatto per 26 anni. Noi faremo tutto il possibile affinché il mondo se ne occupi.
Ieri ho ricevuto un rapporto sulle perdite del vostro esercito al fronte in Ucraina nel mese di maggio. Ancora una volta si tratta di oltre 30.000 soldati russi uccisi o gravemente feriti. Manteniamo questo livello di perdite ogni mese e per ciascuna di esse disponiamo di conferme video: non sono affermazioni infondate.
Sappiamo che il 63% delle vostre perdite al fronte sono morti e solo il 37% feriti. Nel XXI secolo gli eserciti non possono permettersi un simile rapporto. In futuro la quota dei caduti aumenterà.
Non è che in Ucraina ci preoccupiamo particolarmente dei russi, dopo tutto ciò che la vostra guerra ha portato al nostro Paese.
Ma io mi preoccupo degli ucraini.
Perdiamo i nostri cittadini e ogni perdita ci ferisce.
Come è importante il fatto che ormai rinviate regolarmente, ogni pochi mesi, le scadenze per la conquista delle nostre regioni, in particolare dell’oblast’ di Donetsk. Non riuscirete a conquistarla nemmeno quest’anno.
Molti non credevano che l’Ucraina sarebbe riuscita a resistere così a lungo.
Voi non ci credevate. E nemmeno coloro che vi consigliavano. È stato un errore.
Non vi aspettavate una resistenza su larga scala da parte dell’Ucraina e non avevate previsto che tutto sarebbe arrivato a questo punto. Eppure eccoci qui, al quinto anno di guerra totale.
Non abbiate paura di uscire dalla guerra: è la cosa principale che oggi ci si aspetta da voi.
L’Ucraina conserva la propria indipendenza. E la conserverà. Nonostante tutte le altre previsioni.
Abbiamo unito molti Paesi del mondo nella difesa dell’Ucraina e contro di voi. Abbiamo trovato armi e risorse finanziarie.
Noi riceviamo sostegno, voi ricevete sanzioni. E continuerà così finché non sarà fatta giustizia per l’Ucraina, quella giustizia che desideriamo e che può essere raggiunta.
Abbiamo portato la guerra sul vostro territorio e non sareste riusciti a gestirla senza l’aiuto della Corea del Nord. Siete il primo leader russo costretto a rivolgersi a Pyongyang per ottenere sostegno.
E oggi dipendete completamente dalla Cina: anche questo accade per la prima volta nella storia della Russia.
Pensavate che agli ucraini sarebbero mancate le forze per difendersi, e invece oggi i nostri ragazzi aiutano a costruire la sicurezza dei nostri partner in Medio Oriente e nel Golfo.
Oggi persino i vostri funzionari, uomini d’affari e propagandisti vi guardano con evidente stanchezza. Il mondo lo vede.
Nel mondo non c’è la stanchezza verso l’Ucraina sulla quale avete fatto affidamento per tanto tempo. Esiste invece una crescente stanchezza verso la Russia.
Non potete non accorgervene. Dopo 26 anni l’età comincia a presentare il conto. E con il tempo aumenterà anche la stanchezza nei vostri confronti.
Abbiamo visto documenti dell’intelligence secondo cui state valutando piani di guerra anche per il 2027 e il 2028. Sappiamo inoltre che sperate che i missili balistici ottengano ciò che tutto il resto non è riuscito a ottenere. Volete coinvolgere ancora di più la Bielorussia nel conflitto e oggi siamo costretti a prepararci anche a questo. Vediamo che state giocando una partita anche con la Transnistria. I vostri propagandisti minacciano, in un modo o nell’altro, tutti i vicini della Russia.
Volete davvero attraversare tutto questo?
La scelta ora è vostra.
L’Ucraina propone di porre fine a questa guerra.
Bisogna farlo in modo onesto, dignitoso e garantendo che non vi sia una nuova escalation.
L’Ucraina propone di concludere la guerra attraverso un formato di dialogo diretto tra noi e voi.
Vi propongo un incontro.
Propongo di fissare una data precisa.
Abbiamo sentito che ad Anchorage vi è stato promesso di risolvere alcune questioni riguardanti l’Ucraina e l’Europa. Ma vedete bene che le questioni ucraine ed europee non si decidono ad Anchorage.
Con la vostra guerra avete separato per sempre Ucraina e Russia.
La linea del fronte oggi è la linea da cui deve cominciare la diplomazia.
L’Ucraina è pronta a un cessate il fuoco totale per tutta la durata dei negoziati. È una pratica standard, confermata anche dalle circostanze attuali legate all’Iran.
Un tentativo di instaurare un vero silenzio delle armi è il miglior inizio per tornare a parlarsi. E riteniamo che non sarebbe soltanto un tentativo, ma un reale cessate il fuoco, se lo vorrete.
L’Ucraina è pronta a uno scambio di prigionieri secondo il principio «tutti per tutti», che potrebbe diventare un buon prologo alla fine della guerra.
Occorre compiere passi seri per il ritorno dei civili e dei bambini trasferiti durante il conflitto.
Occorre definire quale futuro avranno le prossime generazioni di ucraini e di russi.
Se personalmente non arriverete alla conclusione che è tempo di porre fine a questa guerra, l’Ucraina continuerà a lottare per la propria esistenza. Avremo chi ci sosterrà.
Ma anche voi dovrete lottare sempre di più per la vostra esistenza: non per quella della Russia, ma per la vostra personale. E non è una minaccia da parte mia o dell’Ucraina. Sono fatti della storia russa che conoscete bene: quando la Russia si stanca, avvengono dei cambiamenti.
Noi possiamo lavorare affinché questa stanchezza cresca.
Voi potete fermare la vostra guerra.
Eterna memoria a tutte le vite spezzate da questa guerra.
Gloria all’Ucraina!
Mentre il Foro (nel senso di “buco”) Economico di San Pietroburgo registra la visita del primo osannatissimo capo di stato, il presidente della Repubblica immaginaria dell’Abkhazia (in attesa della vera guest star, la leader della Tanzania), tra i fumi degli incendi causati dagli attacchi ucraini, altre nebbie si addensano attorno al futuro dell’economia del paese.
Bloomberg ha rivelato alcuni giorni fa che diversi funzionari avrebbero avvisato Putin che gli attuali ritmi di spesa per la guerra sono assolutamente insostenibili, sfidando l’opinione del Ministero della Difesa, secondo il quale il comparto militare non può essere definanziato e non a rischio di una crisi, dal momento che gran parte dell’economia russa ormai dipende dai contratti con l’esercito e le industrie di armamenti.
Ad avvalorare la notizia è un rapporto del Center for European Policy Analysis (CEPA) secondo le cui analisi il Ministero della Difesa starebbe cercando di ottenere ulteriori 2000 miliardi di rubli (circa 28 miliardi di dollari), che potrebbero diventare 4000 entro la fine dell’anno.
Parte di questa maggiore spesa sembra essere dovuta all'aumento dei costi di risarcimento per le vittime. Entro la fine del 2025, circa 352.000 soldati russi erano stati uccisi dall'invasione del febbraio 2022, secondo un'inchiesta congiunta di Mediazona, BBC Russia e Meduza, anche se i servizi segreti britannici riferiscono di cifre più vicine al mezzo milione. I pagamenti federali di 14,2 milioni di rubli per ogni decesso accertato stanno avendo un impatto a catena sul bilancio. Molte regioni aggiungono un ulteriore importo compreso tra uno e tre milioni di rubli.
Il punto è che l’incremento di spese per la difesa dovrà corrispondere a tagli in altri settori, vista la scarsa appetibilità delle obbligazioni di una dittatura prossima alla bancarotta, che rende difficile piazzare il debito, nonostante rendimenti stratosferici. Tutto ciò in un contesto in cui l’industria del comparto militare continua a registrare crescite di produzione folli (+57% su base annua rispetto al 2025), mentre l’intero settore civile sta subendo un crollo di fatturato verticale dovuto alla riduzione della domanda (cemento -21%, mattoni -23%, auto -42%) ed al totale isolamento dei mercati, a fronte di scarsità di manodopera (risucchiata dal ricco settore bellico) e da un accesso al credito praticamente impossibile, se non a tassi da usura.
La crescita drogata del settore militare e la rapida desertificazione di quello civile pone peraltro due problemi. Il primo è la progressiva sovietizzazione dell’economia, che sempre più dipende dalle capacità di spesa dello Stato (ormai sotto pressione visto che nei primi 4 mesi dell’anno si è già superato del 50% il deficit previsto per l’intero 2026 e le riserve diminuiscono a vista d’occhio). Il secondo, e di gran lunga peggiore, è l’irreversibilità dello stato di guerra permanente, perché solo la guerra consente al momento all’economia di girare. Due elementi in conflitto tra loro, dal momento che la bellicosità di Mosca rende impensabile l’alleggerimento delle sanzioni occidentali e quindi la ripresa di quei canali commerciali che offrirebbero sollievo al bilancio russo.
Anche queste ulteriori analisi confermano quindi che la Russia è entrata a tutta velocità in un vero e proprio vicolo cieco, avendo avviato una guerra impossibile da fermare nel breve periodo e impossibile da sostenere nel medio e lungo periodo. In mezzo c’è un inevitabile nuovo collasso, stile 1991. Perché un paese che non studia la storia ma usa il passato solo per glorificare il presente, dalla storia non può aver imparato nulla.