@Marmittaaa Apprezzo il tentativo di farsi rispettare.
Un unico appunto, più che durante gli anni 80, lo prendevano in culo i giovani lavoratori di fine anni 90, primi duemila.
@worldernest@La_manina__ Ma è ovvio.
Per la manina lo scienziato è onesto finché conferma ciò che la sinistra vuole sentirsi dire.
Altrimenti è corrotto.
@BoccardoReal Più che i pericoli reali (che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, seppur diversi) maggiormente è cambiata la percezione del pericolo.
@fcancellato Che peccato eh.
Si poteva fare una bella manifestazione e tutto ciò non sarebbe mai accaduto.
Sicuramente arrivava anche un po' di aria fresca.
@Vi_Dis_1255@doluccia16 Un massimalista percepisce circa 140mila lordi all'anno.
Netti saranno 90.
Un signor compenso in ogni caso, superiore sia alla maggior parte dei lavori in circolazione, sia ad un collega ospedaliero.
@RobertoGiuffre@UGirovago77000 Uno stato che non può fare politica monetaria né fiscale non è uno stato.
È in balia di qualcun altro.
Ma che devono capire questi.
Per loro l'Europa è un sogno.
Lunga vita all'Europa 🤡🤡
Prendendo sul serio il riarmo occorre dire che ci vogliono 5 anni se compriamo tutto dagli Usa e 10 anni se aspettiamo la riconversione dell'industria tedesca.
Non basta per capire che Putin alle porte è una truffa?
Il Progressismo industrialista non può fare a meno della guerra. Per motivi meramente fisici: lo spazio è limitato e gli oggetti prodotti devono, a un certo punto, essere distrutti per poter creare sempre nuova e crescente domanda. L'andamento ciclico del Capitalismo non può prescindere da momenti distruttivi siano essi i "nuovi mercati" (colonialismo e tecnologia), l'"obsolescenza programmata" (prodotti ideati per decadere), le "emergenze" (crisi energetiche, crisi sanitarie) ed infine il momento distruttivo per eccellenza: la guerra. L'arma atomica ha inibito il livello bellico abbassandolo a conflitti locali a bassa intensità ed ha così spostato sui momenti precedenti l'onere della distruzione. Questo mondo, la modernità del Progressismo industrialista nata nell'Ottocento, non può fare a meno di un dispositivo di controllo delle masse popolari, sia esso basato sulle narrazioni rivoluzionarie o su quelle egualitarie o etiche in generale. Il compito dell'esercizio di questo controllo delle masse è stato affidato dalle élite industriali alla Sinistra politica, anch'essa un mero prodotto industriale, la quale, dal 1848 in poi, garantisce lo status quo attraverso le narrazioni inibenti (la rivoluzione è sempre domani) in cambio di concessioni negli stili di vita sottoforma di consumismo e debito. Sta propriamente nella natura di incessante, necessaria e continua produzione la chiave per comprendere la convergenza di interessi tra grande Capitale e Sinistra, due facce dello stesso Progressismo industrialista.