Allora su mastodon sono @alpslover, su Ig alpsloveritaly, su fb con la pagina A sentimental journey through the Alps, oppure sul sito https://t.co/sKCoOMaNcx
@vestitamale Ragno (pure i bikini - che sono più facili da mettere- togliere se dopo la spiaggia vai altrove senza passare da casa. Ovviamente spiaggia libera)
@FabioCarraro10 Ciao Fabio, no il tempo non risolve niente, ti dà solo l’abitudine all’assenza, ma non passa giorno che non capiti qualcosa che vorrei raccontare a mio papà, a mia mamma, o a mio marito, ma loro non ci sono più
@mariepurple7@sowootteo Dai per la Stanley è solo la prima partita (molto bella per altro). Per il resto possiamo fare una bella macumba e mandare good vibes al martello di Roma
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Fabio Dellamotta
SECONDO I DATI DI HAMAS IL GENOCIDIO NON C’È MAI STATO !!
📊 I numeri diffusi da Hamas stanno facendo emergere una realtà ben diversa da quella che si urlava nelle piazze.
Hamas ha annunciato aiuti economici per 50.000 vedove di uomini morti nella guerra iniziata il 7 ottobre 2023.
Ora fermiamoci un attimo.
Se i morti totali dichiarati a Gaza sono circa 70.000, questo significherebbe che una quota enorme delle vittime sarebbe composta da uomini adulti, molti dei quali legati ai combattimenti.
👉 È davvero compatibile con la definizione di “genocidio”?
Storicamente, nei genocidi le vittime principali sono civili indifesi, soprattutto donne e bambini colpiti deliberatamente e sistematicamente.
Qui, invece, i dati raccontano uno scenario molto diverso.
E anche facendo l’ipotesi più prudente — cioè che non tutti quei 50.000 fossero combattenti — resta un fatto statistico difficile da ignorare:
➡️ Se si parla di 50mila vedove su 70mila vittime totali della guerra, significa che circa 5 vittime su 7 sarebbero uomini sposati.
Questo senza contare i maschi adulti non sposati, che pure ci sono tra i caduti.
Un dato che suggerisce che donne e minori non siano stati l’obiettivo primario delle operazioni militari ( Francesca Albanese straparla di 70% di vittime civili…).
Ultima nota: secondo le statistiche palestinesi di Gaza, la mortalità annua in tempo di pace è di circa 6mila persone. Considerando perciò di due anni di guerra, arriviamo così a più di 12mila morti per cause naturali.
Ricapitolando, e seguendo esclusivamente dati di fonte Hamas:
+70 mila morti (fonte Hamas)
- 50 mila morti tra i miliziani che sono anche uomini sposati (a cui ci sarebbero da aggiungere i non sposati)
- 12mila morti "naturali" (6mila all'anno in tempo di pace)
Rimangono 8 mila morti tra donne e bambini (ricordando sempre che Hamas definisce bambini tutti quelli sotto i diciott’anni, sebbene sia abbondantemente provato l’utilizzo di minorenni da parte di Hamas durante la guerra).
Premesso che ogni morto innocente è un dramma, il fatto che tra donne e bambini i morti siano l’11% è un dato che esclude categoricamente qualsivoglia volontà di genocidio.
Non solo, considerando che in guerre urbane si arriva a percentuali del 70% di caduti civili (per esempio, la battaglia di Mosul nel 2016/17, per cui nessuno parlò di genocidio) i dati di Hamas mostrano dunque come l’esercito israeliano sia al contrario tra i più attenti del mondo a non provocare vittime indiscriminate tra i civili. Certo, se Hamas evitasse di iniziare guerre, sarebbe meglio per tutti…
I numeri non sono di Gerusalemme, ma arrivano esattamente dalle stesse fonti che accusano Israele.
E proprio per questo meritano di essere letti con attenzione, senza slogan e senza propaganda.
A volte sono i dati stessi a raccontare una storia diversa da quella che sentiamo ripetere ogni giorno.
Con la preghiera di ascoltare e leggere. Grazie!
Fate girare, diffondete, per favore!
"Cari amici,
@RadioRadicale è stata imbavagliata in #Turchia.
Il governo turco ha deciso di silenziare Radio Radicale.
Gli ha messo la mordacchia, nel silenzio assordante dei media italiani, tranne pochissime eccezioni, e nel silenzio assordante di una Unione europea e del mondo democratico in generale, tutti impegnati a celebrare i droni turchi e le esportazioni di armamenti.
Radio Radicale è silenziata in Turchia e silenziata in #Italia.
Il suo corrispondente in Turchia, da 16 anni, ha contribuito quotidianamente con le sue cronache a far conoscere agli italiani e agli europei lo spaventoso arretramento dello stato di diritto e della democrazia in questo paese con il tramonto della giustizia e della libertà di espressione; arretramento in corso da tempo, ma oggi con il brutale attacco della polizia alla sede del principale partito di opposizione e con la destituzione del suo presidente, siamo all’atto finale che sancisce definitivamente la fine dell'inganno dell’esistenza di un barlume di democrazia in questo Paese.
Molti di voi e vi ringrazio, mi avete espresso solidarietà anche per avermi pubblicamente riconosciuto il merito di aver tenuto acceso il faro dell’informazione sugli orrori compiuti dalla Repubblica islamica contro la sua popolazione civile.
Ora il mio profilo X è stato oscurato per decisione del governo turco proprio mentre la magistratura turca veniva denunciata, da me e dai media dell’opposizione, come eterodiretta dalla presidenza della Repubblica che ha destituito il leader dello storico partito laico, socialdemocratico, fondato da #Atatürk, che aveva sconfitto, per la prima volta nel 2024 - seppur nelle elezioni locali - la macchina da guerra dell’Ak Parti di #Erdoğan.
Il mio profilo X è stato oscurato proprio mentre il presidente Recep Tayyip Erdoğan sta ridisegnando un'opposizione a lui leale, addomesticata, insediando un “perdente cronico elettorale” come capo dell'opposizione: un personaggio innocuo che gli permette di dormire tranquillo e di prepararsi a vincere le prossime presidenziali che molti prevedono che saranno anticipate.
Aspettarsi elezioni libere in Turchia oggi è pura fantasia. Resistere a questa recita meticolosamente orchestrata, trasmessa quotidianamente in diretta dai media filogovernativi, è un diritto di tutte le organizzazioni di massa, le organizzazioni della società civile, le persone che difendono la democrazia e naturalmente anche dei giornalisti che hanno il dovere deontologico di smascherare tale recita.
E io continuerò a smascherarla.
È noto che utilizzo i social esclusivamente per veicolare la mia attività di corrispondente per Radio Radicale conducendo la mia rigorosa e quotidiana attività di corrispondente senza alcuna pavida autocensura mettendo appunto in rilievo lo spaventoso arretramento dello stato di diritto in Turchia, attività, come spesso mi viene riconosciuto, svolta con rigoroso equilibrio e completezza di informazione, supportata sempre da una adeguata quantità di fonti qualificate e autorevoli.
Non chiedo e non mi aspetto solidarietà dai media di informazione in Italia, non mi aspetto solidarietà per la mia attività di corrispondente in Turchia, per la mia dignità e la mia stessa incolumità personale, ma mi aspetterei, soprattutto dal mondo dell’informazione radio-televisiva una mobilitazione che chieda che sia posto fine al bavaglio dei giornalisti nell’esercizio della loro preziosa e indispensabile attività di informazione, soprattutto per coloro che operano sul campo in condizioni estremamente difficili e rischiose con mezzi e risorse spesso molto precari e in regimi fortemente autoritari.
Mi rivolgo in particolare ai colleghi giornalisti e ai loro direttori:
È in gioco la libertà di tutti noi e il diritto dei cittadini ad essere informati; è in gioco la libertà del giornalismo indipendente non disposto a piegarsi alla propaganda dell’autocrate di turno."
Sono immagini che dovrebbero fare il giro del mondo! I telegiornali dovrebbero tutti aprire con queste magnifiche immagini che giungono dalla #Turchia. Guardate la gioventù turca. #Manisa non aveva mai visto una folla simile! La Turchia si risveglia e fa sentire la sua voce. Una notte magnifica, questa notte in Turchia.
Gli abitanti di Manisa sono accorsi per Özgür Özel. La piazza non riesce a contenere la folla.
@eczozgurozel@RadioRadicale