Interpreting law is one of the oldest jobs in the world. @MaxJunestrand, co-founder and CEO of @WeAreLegora, is bringing it into its next era with Claude.
His bet: every new model release raises the tide, and Legora is building the boats for everyone else.
I'm delighted that @coursera and @udemy have come together as one company to serve learners.
Both Coursera and Udemy were founded with the belief that access to high-quality education changes lives. Over the years, both companies have advanced this goal, creating opportunities for individuals, organizations, and communities around the world.
That role is even more important now, as AI is changing the nature of work and increasing the need for continuous learning. Helping people build job-relevant skills will be critical to how we create a better world.
By combining the strengths of both companies, we can better serve this need. We bring together a broader range of learning content, trusted instructors and educators, and engaging learning experiences. This creates new opportunities to make learning more personalized, more applied, and more accessible at scale.
I’m excited to serve as Chairman of the combined company, working alongside Greg Hart and the leadership team. There is a strong foundation in both organizations, and I look forward to what the teams will build together to expand access opportunity globally.
Learn more: https://t.co/QpCwBmqWTJ
New for financial services: ready-to-run Claude agent templates for building pitches, conducting valuation reviews, closing the books at month-end, and more.
Install them as plugins in Cowork and Claude Code, or use our cookbooks to run them in production as Managed Agents.
Siglato un accordo tra Vertis, Intesa Sanpaolo e Intesa Sanpaolo Innovation Center. Partnership per l’innovazione nel #Mezzogiorno
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#sgr#SudItalia#VentureCapital
Se avete cinque minuti, leggete fino alla fine questo articolo.
Per conoscere la grandezza. Quella vera.
Astutillo Malgioglio, per gli amici Tito, era il portiere di riserva dell’Inter di Trapattoni, quella dello scudetto dei record. Nel 1987 lo andai ad intervistare per Il Giorno, il quotidiano per cui allora lavoravo, a Piacenza. Avevo saputo che Malgioglio, allora 29enne, aveva aperto vicino a casa una palestra per la rieducazione motoria dei bambini cerebrolesi; aveva chiamato la struttura ERA 77 (acronimo di Elena, il nome della figlia nata appunto nel 1977, di Raffaella, la moglie, e di Astutillo) e coadiuvato dalla moglie prestava questo servizio gratuitamente mettendo a disposizione tutto il suo tempo libero. Per questa intervista vinsi un premio a Como, che mi venne consegnato da Pierluigi Marzorati, il campione della Pallacanestro Cantù, somma che girai immediatamente all’Unicef.
Malgioglio mi raccontò cose bellissime e bruttissime. Cose vere. Mi raccontò che stava facendo tutto questo da 7-8 anni ma a fari spenti, quasi in incognito: perché non era buona cosa, per come andavano le cose nel mondo del pallone, che un calciatore professionista si distraesse con pensieri (o attività) inutili o bizzarre come, appunto, aiutare il prossimo. A meno di non incontrare sulla propria strada due persone come Nils Liedholm e Sven Goran Eriksson, come capitò a Tito nei due anni alla Roma dall’83 all’85, che convinsero Dino Viola a mettere a disposizione di Malgioglio, nel tempo libero, la palestra di Trigoria, per permettergli di fare anche a Roma quel che aveva cominciato a fare a Piacenza.
Mi raccontò che l’Associazione Calciatori, sul suo giornale, aveva aperto una sottoscrizione tra tutti gli iscritti (gli oltre mille calciatori di serie A, serie B, serie C1 e serie C2) per raccogliere fondi a favore dell’attività di Tito; e che alla fine il ricavato era stato di 700 mila lire, che con un certo imbarazzo l’AIC aveva provveduto a fargli avere. Mi raccontò, soprattutto, che un giorno alla Pinetina Jurgen Klinsmann lo aveva avvicinato e gli aveva chiesto come mai finiti gli allenamenti lo vedesse andarsene, sempre, così di fretta a Piacenza. Tito gli aveva spiegato il perché e Klinsmann gli aveva detto: domani vengo con te, voglio vedere con i miei occhi quello che fai.
Klinsmann mantenne la promessa. Salì sul maggiolino scassato di Malgioglio, andò con lui a Piacenza, passo l’intero pomeriggio a guardare Tito assistere i bambini cerebrolesi.
Poi, prima di risalire sul maggiolino per farsi riportare a Milano, sfilò di tasca il libretto degli assegni e senza dire una parola scrisse 70 milioni (settanta milioni), staccò l’assegno e lo consegnò al compagno. Aveva gli occhi lucidi. Come quelli di Malgioglio".
[Paolo Ziliani da Il Fatto Quotidiano]
Secondo l’Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, la #Svezia è il Paese UE con la maggiore equità di #genere con un punteggio di 82,2 su 100. L’#Italia si ferma a 68,2, a metà classifica, mentre al fondo c'è la #Romania (56,1).
Oggi in Islanda c'è uno sciopero delle donne per la parità di retribuzione e contro la violenza di genere. Era già successo il 24 ottobre del 1975 quando chiusero scuole, negozi, tipografie e si fermarono gli aerei, e i padri si portarono i figli al lavoro:https://t.co/JUdRZj49xO
Leaders must communicate that it’s OK not to respond to things in real-time, that it’s OK to decline meeting requests, that it’s OK to turn off notifications, and that it’s OK to not be online all day. https://t.co/xAtXBQeaJb
𝗟𝗘 𝟰𝟬 𝗥𝗘𝗚𝗢𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗥𝗜𝗧𝗧𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗨𝗠𝗕𝗘𝗥𝗧𝗢 𝗘𝗖𝗢
Ogni regola viene spiegata infrangendo la regola stessa con grande ironia.
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu. ”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stron*i usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.
Tullio Pericoli, Umberto Eco, 1980
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