@marsetac@GeminiApp@matteorenzi L'importante cmq è essere consapevoli che la AI tende sempre ad assecondare e a confermare le opinioni di chi fa a domanda. È uno specchio delle proprie opinioni. Non un ostacolo, un terzo imparziale
Ieri mi sono ritrovato a scrivere il secondo post in pochi giorni sulle dichiarazioni pro-Gazprom di Chiara Appendino e forse è bene ricordare che non si tratta di un nuovo casuale incidente di percorso e che l’ex sindaca di Torino, oggi deputata del M5S, non è una piazzista minore del “mondo russo”.
Al contrario, l’amore di Chiara per la Russia non è un flirt dell’ultima ora nato sotto i rincari delle bollette, ma una relazione profonda, coltivata nei salotti che contano e benedetta da amicizie che definire "particolari" è un eufemismo.
Particolarmente indicativo è il viaggio che nel 2017, a un anno dalla sua elezione alla guida del capoluogo piemontese, Appendino compie a San Pietroburgo dopo aver fatto approvare il rinnovo del patto di amicizia tra le due città. Una trasferta non proprio occasionale dal momento che in quel contesto incontrò il governatore Georgy Poltavchenko. Quelle strette di mano portarono proprio la sindaca sei mesi dopo, direttamente sul palco del Forum Economico che si svolge nella città di Putin (uno degli eventi più importanti in assoluto in Russia). Ufficialmente la missione era prettamente commerciale, per favorire accordi in favore del tessuto imprenditoriale locale in crisi, ma l’affinità di vedute era tale che il futuro Sindaco Stefano Lo Russo, allora all’opposizione accusò la prima cittadina di avere posizioni indistinguibili da quelle della Lega (non a caso stava nascendo il governo giallo-verde). Un segnale ancora più grave lo si ebbe nel dicembre 2018, quando la maggioranza 5Stelle bocciò una mozione che chiedeva alla Sindaca di prendere posizione contro la repressione LGBT in Russia, mozione che fu poi approvata solo dopo una sollevazione popolare ed il boicottaggio del Torino Pride. Già all’epoca era chiaro che il Movimento aveva assai più a cuore l’urgenza di fare affari coi dittatori che la tutela dei diritti.
Ma se si vuole capire dove nasce il cuore politico di questa fascinazione, si deve dimenticare per un attimo Palazzo Civico per spostarsi a Verona. È lì, tra i marmi del Forum Economico Eurasiatico, che l’ex Sindaca ha sfilato come relatrice fissa per anni. Non era solo business, bulloni e automotive. A Verona, la prima cittadina trasfertista divideva il palco con Igor Sechin, lo zar del colosso petrolifero russo Rosneft, ospite di “Conoscere Eurasia”, la creatura di Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia, punto di riferimento dell’imprenditoria che voleva continuare a fare affari con Mosca in un regime di crescenti sanzioni e finanziatore di eventi quali il 4° seminario italo-russo, ospitato proprio a Torino subito dopo la prima visita di Appendino a San Pietroburgo.
Il termine “Eurasia”, a chi non è digiuno di Russia, avrà di certo suscitato un brivido. Perché nei corridoi veronesi, l'idillio economico del Forum serviva effettivamente da copertura a una piattaforma ideologica ben più inquietante. Quella del multipolarismo, caro all’eurasiatista fascista e suprematista Aleksandr Dugin, che sogna la fine dell'Occidente "corrotto" e l'ascesa di un blocco eurasiatico a guida russa. Mentre Chiara chiedeva con forza lo stop alle sanzioni (già nel 2018), stava di fatto offrendo una sponda istituzionale a chi voleva scardinare l'asse atlantico. E non sorprende che in quegli anni Torino fosse una delle battute di caccia preferite del leghista Gianluca Savoini, balzato agli onori delle cronache per il caso Metropol, l’affare poi sfumato che doveva chiudersi a Mosca con una società dell’oligarca russo Malofeev, grande finanziatore delle attività separatiste del Donbas nel 2014 e sostenitore anche in Italia di vari gruppi pro-famiglia tradizionale.
Dunque, nonostante Appendino si ammanti oggi di semplice pragmatismo populista, la storia in realtà dice che dietro la facciata della "difesa dei cittadini" si nasconde la complicità di fatto con un progetto politico osceno dal quale non solo non ha mai preso le distanze, ma al quale offriva persino legittimazione istituzionale con la sua presenza. La domanda, ora come allora, è se con le uscite di questi giorni stia parlando agli italiani o mandando un segnale a chi, a Mosca, l’ha sempre accolta a braccia aperte nei salotti che contano.
@gtnrrt@ErmesAntonucci Quindi i magistrati si sono messi sullo stesso livello di un partito politico. II partito delle toghe rosse, quello che hanno sempre negato esistesse e che invece così hanno avuto modo di dimostrato essere. Solo che la Magistratura NON DEVE essere schierato. DEVE ESSERE TERZO.
@Lalanternina@AugustoMinzolin L'ha messa come capo gruppo al senato, la dove serve tantissima esperienza parlamentare. Non a capo del partito. Oltretutto lei e amatissima dai giovani e certamente falla parte più riformista del partito. Distingui i ruoli
@MarianoGiustino E chi la sta facendo la caccia ai pasdaran? Ologrammi israeliani ne americani? E come pensano di fare fuori più di un milione di pasdaran?
@emmevilla Ricordate quando nei tempi antichi si facevano gli assedi e si sconfiggeva una città per fame? Lo sapete che gli Emirati dipendono quasi completamente dall'estero per il cibo e per l'acqua? L'85% dell'acquadolce è importata dall'India e arriva con le navi dallo stretto di Hormuz
@UazzoPerpetual@matteohallissey@Ivan_Grieco@Fedez No, ovviamente. Era in collegamento. Se venisse in Italia verrebbe arrestato all'istante. C'è un mandato internazionale di cattura per crimini di guerra