Un ministro (e un Governo) avevano cancellato un reato presente in tutta Europa, ossia l'abuso d'ufficio.
Il Parlamento europeo, ieri, l'ha reso obbligatorio per tutti i 27 Stati membri.
Adesso l'Italia ha due anni per reintrodurlo o arriveranno le...
Il record del deputato LEGHISTA Antonio Angelucci: nel 2025 non è MAI entrato alla Camera dei deputati, 100% di assenze a spese degli italiani.
Ricordatevi questo la prossima volta che Salvini fa la morale su "fannulloni" e "parassiti'.
La partita più importante del campionato si gioca stasera: è Roma-Juventus, vale 60/70 milioni di introiti Champions e ripensando alle vergognose sfide di Calciopoli, facciamoci il segno di croce
Nel 2005 si giocò una delle più scandalose partite che la storia del calcio ricordi, arbitro Racalbuto (con scheda telefonica svizzera avuta da Moggi nel portafogli) e 2-1 per la Juventus con gol di Cannavaro in fuorigioco e rigore di Del Piero per un fallo che non era fallo commesso fuori area. Per non arbitrarla Trefoloni mandò un certificato medico e Carraro, presidente FIGC, l'indomani tolse la pelle al designatore Bergamo al telefono
Non è un incipit che passerà alla storia della letteratura sportiva, ma non posso non scriverlo: speriamo, almeno stasera, di non assistere a un Roma-Juventus simile a molte sfide degli ultimi decenni, prima, durante e dopo Calciopoli quando i Roma-Juve o gli Juve-Roma erano in tutta evidenza partite col verme. Se nel campionato 2004-05, il torneo che fu oggetto delle indagini con tanto di intercettazioni telefoniche, processi e condanne da parte dei magistrati napoletani, ci fu una partita che più di tutte - al pari di Bologna-Juventus 0-1 arbitro Pieri - emerse per il vergognoso arbitraggio che era stato predisposto ad hoc dall’associazione a delinquere Moggi-Juventus-AIA, questa fu Roma-Juventus 1-2 del 5 marzo 2005 arbitro Racalbuto. Per dare l’idea del livello di alterazione e manipolazione cui era giunto il calcio italiano sottomesso alla Cupola di Big Luciano basti dire che l’arbitro Trefoloni, nei giorni che precedettero Roma-Juventus, temendo di finire nella griglia dei candidati a dirigere un incontro che l’arbitro designato avrebbe dovuto condurre sotto dettatura e su cui gravavano “pressioni enormi”, come lui stesso disse nell’Aula 216 del Tribunale di Napoli in sede di processo penale, l’arbitro Trefoloni, dicevo, pensò bene di mandare ai suoi superiori un certificato medico onde evitare che il suo nome finisse nei bussolotti (taroccati) del sorteggio (pilotato).
“Moggi aveva un forte peso in federazione e nell'associazione arbitri - testimoniò al processo Trefoloni -. Io rifiutai di entare in griglia per Roma-Juventus. Non ero in forma e c'erano troppe pressioni. Lo dissi al designatore Bergamo, lo dissi più volte anche a Maria Grazia Fazi, la segretaria e amica di Bergamo, che però continuava a insistere affinchè io ci fossi”...
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La buonafede arbitrale: come quella di De Santis che in Juve-Parma annullò un gol per fallo di confusione e negò un rigore a Fuser. Poi si scoprì che non era buonafede, era associazione a delinquere
Una riflessione senza ipocrisie sui disastri arbitrali che avvelenano il campionato, ultimi il gol annullato a Hojlund e il mancato rigore al Milan con punizione fischiata contro il povero Loftus-Cheek già in ambulanza col volto fracassato - Venticinque anni dopo Calciopoli, e a dispetto del VAR, assistiamo a sfregi al regolamento che non trovano alcuna spiegazione logica e scatenano i peggiori pensieri
I due ultimi scempi arbitrali avvenuti domenica in Atalanta-Napoli 2-1 e in Milan-Parma 0-1, quelli del gol per un inesistente fallo di Hojlund annullato da Chiffi (il Napoli sarebbe andato sul 2-0) e del rigore non assegnato al Milan dopo la sconsiderata e violenta uscita del portiere Corvi su Loftus-Cheek che ha riportato danni gravissimi (è stato operato al volto, la sua stagione è da considerare finita), un intervento raccapricciante che ha indotto l’arbitro Piccinini a far riprendere il gioco comandando una punizione a favore del Parma (per lui quindi a fare fallo sarebbe stato Loftus-Cheek: quello che ha rischiato di morire), i due ultimi scempi al regolamento, dicevo, che non trovano alcuna giustificazione o spiegazione logica andando contro non solo al dettato del regolamento ma anche al buon senso, mi obbligano a tornare sull’argomento della piaga arbitrale che da sempre, prima di Calciopoli, durante i 12 anni di Calciopoli (quelli contrassegnati dalla gestione Moggi-Giraudo alla Juventus ma potremmo dire anche all’AIA, alla FIGC e in molti media: gestione che comprende i campionati svoltisi tra il 1994-95 e il 2005-06) e dopo Calciopoli ha funestato, avvelenandolo, decenni e decenni di campionati di Serie A. E poichè se si parla di arbitri entriamo in un terreno talmente minato da avermi portato per sette volte in tribunale per cause intentatemi da altrettanti direttori di gara, premetto - a scanso di equivoci - che la buona fede degli arbitri di cui sto per parlare, quelli di oggi, non è naturalmente in discussione. Diciamo però che loro, i “Rocchi’s boys”, stanno facendo di tutto per far venire dubbi all’universo mondo: a detta di tutti, ma proprio di tutti, i loro errori sono così sistematici, grossolani, inauditi e inspiegabili che alla fine ci si chiede come possano essere possibili.
Può un insegnante andare alla lavagna e dire agli alunni che 2 + 2 fa 5? No, non è possibile...
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L'arbitro La Penna ha arbitrato l'Inter in 11 partite di A: 10 vittorie, un pareggio e zero sconfitte dei nerazzurri.
Dal Var invece ha assistito a 10 partite di campionato dei nerazzurri: 9 vittorie, un pari e zero sconfitte.
È una sentenza.
Fonte Transfermarkt
#InterJuve
"The cleaner", il ripulitore. Dopo Doveri che al VAR fa sparire il fallo di Bremer su Hojlund ecco Maresca che cancella il fallo da rosso di McKennie. Serie A: il campionato crime che non delude mai
Da Valeri VAR di Orsato (mancato rosso a Pjanic in Inter-Juve) a Irrati VAR di Calvarese (rigore regalato a Cuadrado in Juve-Inter) passando per Guida, Mazzoleni e via dicendo per finire alle partite di oggi, l'infinita serie di sfregi AIA al regolamento messi a tacere, nel migliore dei casi, con tardive scuse in tv per gli sfondoni passati in cavalleria
Avete presente le storie dei film o dei romanzi crime in cui a un certo punto compare il personaggio che ha il compito di ripulire la scena del crimine? È soprannominato the cleaner (o “il ripulitore” o “l’uomo delle pulizie” nella traduzione italiana) ed è un personaggio capace di adempiere alla sua funzione con la massima velocità, silenziosità ed efficienza e sempre lontano da occhi indiscreti: senza che nessuno se ne accorga, insomma.
Ebbene, tracciando una similitudine nemmeno troppo ardita potremmo dire che la figura del cleaner, del ripulitore, è centrale, dominante e determinante anche nell’infinito romanzo crime del campionato italiano meglio noto come “campionato col verme”: per l’esattezza da quando - correva l’anno, anzi la stagione 2017-18 - venne introdotto il VAR e col VAR anche la figura dell’arbitro addetto all’uso del nuovo strumento. Che avrebbe dovuto porre rimedio agli errori commessi dagli arbitri in campo ed è diventato invece, alla bisogna, lo strumento per confermarli e vidimarli. Con una particolarità che rende più eroica - si fa per dire - la figura del “ripulitore” del “campionato col verme”: e cioè che a differenza del cleaner dei film che fa sparire le prove del crimine senza che nessuno lo veda, il cleaner del pallone, cioè l’addetto al VAR, lo fa sotto gli occhi di decine di migliaia di persone allo stadio e di milioni di persone alla tv che non solo vedono il crimine (cioè l’infrazione) commesso in campo, ma assistono anche al crimine-bis, ossia alla seconda infrazione al regolamento perpetrata dall’addetto al VAR nella sala di Lissone.
Direte: ma come, a reato (sfregio al regolamento) segue reato (conferma del precedente sfregio al regolamento), tutti lo vedono e tutto passa in cavalleria? Sì, è esattamente quello che succede nella Serie A italiana. E se a volte lo sgarro è troppo palese, troppo marchiano per essere liquidato fischiettando, l’AIA ricorre al metodo delle lacrime di coccodrillo...
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La situazione dei club italiani a pochi mesi dal controllo bilanci dell'UEFA: Napoli super virtuoso, bene Atalanta e Milan, l'Inter si è rimessa in riga mentre Juventus e Roma sono nel dramma
Al disastro dei conti di Madama, che trovandosi sotto procedimento UEFA ha chiuso il mercato invernale spendendo zero euro, si aggiunge quello della Roma che dovrà rendere conto di 238,3 milioni di perdite nel triennio e ha tuttavia perfezionato acquisti che non avrebbe potuto permettersi. Sia Juve che Roma sono fuori dai parametri del FPF e corrono il rischio di vedersi bloccate sul mercato nella migliore delle ipotesi per almeno una stagione
Al fixing di ieri, lunedì 2 febbraio 2026, sono due le notizie giunte dal fronte del pallone italico a fare rumore, anche se come sempre i media azzerbinati fanno finta di niente. Il primo dispaccio riferisce della Roma che ha annunciato di aver chiuso il bilancio 2024-25 con una perdita di 53,9 milioni; chiusura pesante perchè porta la perdita complessiva del club giallorosso nell’ultimo triennio a 238,3 milioni inguaiando la società, già sotto osservazione dell’UEFA, in vista del rendiconto di fine stagione. Come la Juventus, a sua volta sotto procedimento disciplinare, anche la Roma ha vistosamente sforato il tetto massimo di perdite consentito nel triennio che è per tutti i club che partecipano alle coppe di 60 milioni. La Juventus ha accumulato perdite per 381 milioni, la Roma per 238,3. Molto male. E più avanti spiegherò il perchè.
Il secondo dispaccio, che dovrebbe riempire di vergogna i media italioti che per mesi, da settembre a San Silvestro, hanno titillato e sovreccitato i lettori preannunciando una Juventus scatenata sul mercato di gennaio e protagonista di uno sfrenato “shopping scudetto”, riferisce di una Juventus che ha concluso la sessione di mercato invernale con una spesa di euro zero: l’unica che poteva permettersi.
Le due operazioni portate a termine riguardano Jérémie Boga, 29 anni, ex Sassuolo, flop nell’Atalanta di Gasperini e e flop anche in Francia, giunto in prestito gratuito dal Nizza con diritto di riscatto fissato a 4,8 milioni: e lo scambio alla pari, senza uscita di denaro, fatto col Bologna cui la Juve ha spedito in prestito Joao Mario ricevendo in cambio il prestito del 25enne difensore Holm. Come a più riprese avevo spiegato e scritto, la Juventus era e rimane sotto schiaffo dell’UEFA: e come lo stesso Comolli a dire il vero aveva lasciato intendere...
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Lo strano caso di Ceccarini, Mazzoleni, Tagliavento, Orsato, Calvarese, Mariani e Doveri che compiono errori da ritiro del patentino in partite decisive e sempre a favore della Juventus
Non dare il rigore per il fallo di Bremer su Hojlund (che c'era: l'ha ammesso ieri la stessa AIA) equivale a considerare regolare l'investimento di un pedone sulle strisce pedonali. Non essendoci malafede, così ci dicono, e trattandosi di errori madornali e dunque inspiegabili e ingiustificabili per professionisti di quel livello, che si deve pensare?
Poichè se scrivi, ma che dico scrivi, se solo accenni alla possibile malafede degli arbitri finisci in Tribunale e non ne esci più (io con gli arbitri ci sono finito sette volte: presto ve le racconterò tutte), a proposito del mancato rigore - o del doppio mancato rigore - che ha contrassegnato, falsandola, la partita Juventus-Napoli di domenica (fallo di Bremer su Hojlund seguito da fallo di Kalulu su Vergara non ravvisati da Mariani in campo e non ravvisati nemmeno da Doveri e Di Paolo al VAR; si era alla fine del primo tempo, la Juventus era avanti di un gol e il Napoli avrebbe potuto andare sull’1-1 e giocare il secondo tempo in controllo), poichè parlare di malafede arbitrale non sta bene, dicevo, è necessario andare in cerca di altre, diverse spiegazioni che chiariscano l’arcano. E siccome proprio ieri il designatore Rocchi, vergognandosi troppo per l’enormità dell’ultima malefatta della sua benemerita associazione, ha spedito a “Open VAR” il funzionario Dino Tommasi perchè dicesse che sì, il rigore negato al Napoli era un rigore netto, evidente e grande come una casa, certificando così il clamoroso furto con scasso attuato ai danni del club campione d’Italia (o se preferite, confezionando uno dei tanti memorabili cadeaux che hanno contraddistinto la secolare storia di amicizia tra AIA e Juventus), poiché proprio l’AIA - dicevo - non ha potuto nascondere l’ennesimo scandalo consumatosi a favore della Real Casa, non potendo scrivere che la baracconata è avvenuta, vista la sua inspiegabilità, per evidente malafede, il tormento di chi come me fa il giornalista ed è tenuto a cercare di capire per spiegare è andare oggi alla ricerca di una plausibile spiegazione dell’accaduto.
Per chi non lo sapesse: nell’intervallo della partita, pochi minuti dopo il fattaccio, dopo aver pubblicato in tempo reale sia su Substack che su Twitter (o X, come preferite) il post che vedete qui sotto, mi sono chiesto quale potesse essere la causa dell’improvvisa cecità manifestata dall’arbitro in campo (Mariani) e degli arbitri al VAR (Doveri e Di Paolo). E ho pensato subito a un attacco di narcolessia, la rara malattia neurologica - evidentemente di casa all’AIA - caratterizzata da attacchi di sonno improvvisi e irresistibili: per cui da un momento all’altro stai facendo una cosa e ti ritrovi a dormire della grossa. Non potendomi spiegare perchè Mariani, ma sopratutto Doveri e Di Paolo muniti di venti telecamere e di venti replay, non avessero visto quello che a occhio nudo tutti gli spettatori allo stadio e tutti gli spettatori in tv avevano notato, cioè il gigantesco fallo da rigore di Bremer su Hojlund seguito dall’altrettanto plateale fallo di Kalulu su Vergara, non potendo pensare alla malafede arbitrale, cioè al desiderio di favorire la Juventus sfavorendo in questo caso il Napoli, non mi rimaneva che andare in cerca di una scusa clinica: per un’incredibile coincidenza, mi ero detto, Mariani, Doveri e Di Paolo soffrono tutti di narcolessia e per un'ancora più incredibile coincidenza hanno avuto tutti un attacco della rara sindrome nel medesimo istante: proprio mentre Bremer incravattava Hojlund e Kalulu sotterrava Vergara.
Doveva sicuramente trattarsi di una cosa del genere: degna quindi della massima comprensione. Se non fosse che ieri “Open VAR”, programma di DAZN, ha mandato in onda alla presenza dell’imbarazzato, tormentato funzionario AIA Dino Tommasi che definire a disagio era poco, l’audio del colloquio intercorso in quei frangenti tra Mariani e gli addetti al VAR Doveri e Di Paolo a Lissone. Ed è emerso che non solo i tre non dormivano ed erano perfettamente svegli, ma che l’arbitro Mariani abbia detto ai “varisti” di non aver seguito il contatto in area tra Bremer e Hojlund: e di controllare quindi se ci fossero state eventuali irregolarità.
Cosa che Doveri e Di Paolo hanno fatto, come dire, un po’ alla carlona, senza particolare impegno e attenzione, frettolosamente, utilizzando le peggiori inquadrature possibili (come tutti sanno a Torino è la Juventus che produce le partite e i replay ravvicinati, quando le azioni da controllare sono potenzialmente pericolose per Madama, vengono scartate in partenza dal regista che lavora per conto della Juventus): immagini che mostravano comunque in modo chiaro e inequivocabile l’enormità oltre che la gratuità - a palla lontana - della scorrettezza commessa da Bremer. E tuttavia quasi fischiettando Doveri e Di Paolo comunicano a Mariani di procedere: nulla di irregolare è successo nell’area juventina.
Come avrete capito, cadeva sul nascere l’ipotesi di un attacco di narcolessia. E ascoltando l’inquietante dialogo tornavano così ad addensarsi minacciosi nella mia testa i nuvoloni di pensieri in cui rimbombava quella parola irriferibile che come ho detto non può nemmeno essere pensata, quella che comincia con “mala” e finisce per “fede” ma che non è - non pensate male - malafede. Sappiamo tutti infatti che se Ceccarini non vede il rigore di Iuliano su Ronaldo, se Mazzoleni espelle due giocatori e l’allenatore del Napoli in finale di Supercoppa, se Tagliavento non vede il gol di Muntari dentro di mezzo metro, se Orsato non espelle Pjanic che pratica il kung fu, se Calvarese fischia un rigore per un tuffo carpiato con avvitamento di Cuadrado (e Irrati al VAR gli dice che va bene) e se Mariani non fischia il rigore a Bremer che strozza Hojlund (e Doveri gli dice che va bene), non è per malafede, guai a pensarlo, ma è per qualche altro insondabile motivo che a partire dal gol di Turone annullato nella notte dei tempi - e solo per rimanere all’era moderna - induce misteriosamente gli arbitri italiani, in particolare nelle partite che contano, quelle che decidono le stagioni e i campionati, a prendere cantonate storiche compiendo sgarri al regolamento che non si sa perchè - quando si dice il caso - vanno sempre a favore della Juventus.
È per questa ragione che oggi, a ventiquattro ore dall’ammissione pubblica, televisiva, dell’ennesimo sfondone arbitrale che ha tolto dai guai il club dallo straordinario brand tanto caro al presidente federale Gravina, scrivo questo articolo. Lo faccio per chiamare a raccolta tutti i miei abbonati e i miei lettori occasionali chiedendo loro, chiedendo a voi, un aiuto: soccorrermi nella mission impossible di trovare una spiegazione plausibile a questo misterioso e inspiegabile arcano. Perchè sarete d’accordo: un arbitro o un addetto al VAR che ritiene normale che Bremer strozzi e poi butti a terra Hojlund in area di rigore è come un vigile che ritenga regolare l’investimento di un pedone da parte di un’auto sulle strisce pedonali; o come un chirurgo che ritenga normale dimenticare pinza e bisturi nel torace del paziente operato. Ma sono del mestiere questi?, direbbe Checco Zalone. Già: ma sono del mestiere Mariani, Doveri e Di Paolo?, continuo a domandarmi io ancor più costernato di quanto già non fossi domenica pomeriggio assistendo in diretta allo scempio del regolamento compiuto dai nostri eroi.
Attendo quindi con ansia, impazienza e curiosità i vostri pareri e i vostri suggerimenti. Potendo scartare in partenza l’opzione “malafede arbitrale”, due termini che in Italia sono un ossimoro (a dispetto di quel che si potrebbe pensare andando con la memoria, ad esempio, a Calciopoli), e anche l’opzione “narcolessia”, non dovrebbe essere difficile sbrogliare la matassa e venire a capo del mistero. Trovando finalmente una risposta al mistero doloroso dei Ceccarini, dei Tagliavento, dei Mazzoleni, degli Orsato, dei Calvarese, dei Mariani e dei Doveri e dei loro sfondoni da ritiro del patentino andati sempre, regolarmente e ineluttabilmente a favore della Juventus.
Un motivo ci dev’essere: ma non si tratta, lo ribadisco affinchè non si creino antipatici equivoci, di malafede.
Come direbbe La Settimana Enigmistica: aguzzate l’ingegno.
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Napoli derubato da arbitro e VAR? Conte dice che "sono situazioni di campo". Poi adombra il malocchio e annuncia che l'obiettivo potrebbe essere qualificarsi all'Europa League o alla Conference
Dopo le sceneggiate di 15 giorni fa a San Siro per il (giusto) rigore concesso all'Inter, sul vergognoso rigore negato ieri al Napoli in casa della Juventus l'allenatore fa il pompiere. E a fine partita annuncia che il Napoli potrebbe perdere non solo questa ma anche la prossima Champions per "qualcosa del passato che non avremmo dovuto fare". Sui tanti giocatori mandati al macello, come se niente fosse
Succedono cose strane nel campionato italiano noto nel mondo come campionato col verme: o almeno strane per chi pensa che ci sia un regolamento a orientare le decisioni degli arbitri in campo o addetti al VAR e le eventuali prese di posizione degli addetti ai lavori, a cominciare dagli allenatori, che si spera il regolamento lo conoscano.
Succedono cose strane, dicevo. Come ieri in Juventus-Napoli quando al minuto 37 del primo tempo, con la Juventus avanti 1-0, vengono commessi nel giro di un secondo due plateali falli da rigore in area juventina: dapprima si vede Bremer (lo si vede a occhio nudo, come i successivi replay confermeranno in pieno) mettere le mani al collo di Hojlund prim’ancora che il pallone venga crossato e poi cingerlo a due mani tirandolo giù; subito dopo, alle spalle di Hojlund e Bremer, si vede Vergara correre incontro alla palla che sta arrivando a centro area e Kalulu da dietro affossarlo disinteressandosi completamente del pallone.
Impossibile non dare rigore (e ci sarebbe anche il rosso per fallo commesso su chiara occasione da gol: sia Hojlund che Vergara avrebbero colpito a rete davanti alla porta spalancata), invece Mariani fa segno di proseguire e Doveri e Di Paolo al VAR non fanno una piega: non richiamano l’arbitro alla revisione certificando, regolamento alla mano, il furto con scasso commesso ai danni del Napoli che avrebbe potuto pareggiare e continuare la partita in superiorità numerica per l’espulsione di Bremer (il primo a commettere fallo da rigore).
Ma di cose strane ne succedono anche in panchina. Su quella del Napoli, ad esempio, dove siede Antonio Conte che non più tardi di due settimane fa - era l’11 gennaio - diede vita a una sceneggiata turca in Inter-Napoli dopo aver visto l’arbitro Doveri richiamato al VAR per rivedere un contatto in area tra Rrahmani e Mkitharyan, intervento a termini di regolamento da punire col rigore...
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dove potrai leggere a puntate l'intero mio libro sul giallo di Genoa-Inter e altri sul calcio in tv tutto da ridere degli anni 80 e 90. Se ti andrà di abbonarti, con 6 euro al mese o 60 all'anno mi sosterrai nel mio lavoro di giornalismo-verità e avrai ogni giorno una buona lettura e un'informazione libera che nessuno ti dà, anzi che spesso ti viene nascosta
Scandalo vero. Due rigori nella stessa azione: Bremer che mette le mani al collo di Hojlund e lo cintura prim’ancora che la palla parta e Kalulu che sotterra Vergara disinteressandosi del pallone. Due rigori = nessun rigore. Nè per Mariani, nè per il VAR (Doveri).
Il campionato col verme è vivo e lotta assieme a noi.