📌📒La storia nascosta
Benito Li Vigni (1935 - 2008), giornalista e libero docente di geopolitica è stato uno stretto collaboratore di Enrico Mattei ricoprendo importanti incarichi nel gruppo Eni.
Il gioco d’azzardo in Italia vale 165,34 mld di euro, il 7,3% del PIL, superiore ai 138,6 mld del Fondo Sanitario e il doppio della spesa per l’istruzione. Le perdite nette dei cittadini pari a 21,88 miliardi (fonte Federconsumatori). Una follia. E ci guadagnano aziende private.
Esce il capo di imputazione provvisorio per Andrea Sempio assieme alla sua convocazione per essere interrogato prima della chiusura delle indagini preliminari.
Escono scritti suoi su un blog dedicato, tra altri argomenti, alla seduzione e alla conquista.
Ed ecco che si scatenano, come ossessi, i leoni da tastiera, per non definirli in altro modo, al momento in parte sopiti, contro Alberto Stasi, a ricordare che lui sì era un vizioso avvezzo alle peggiori devianze.
Due sole cose dico: che tanta gente ha voglia di trovarsi beghe giudiziarie.
E che potete mandare le segnalazioni a [email protected]
Il resto, non si dice. Si fa.
@gdcaiazza La domanda da fare è la seguente ...... Corrisponde a realtà che Scarpinato e Lo Forte hanno insabbiato nel 1992 l'inchiesta Mafia Appalti? E se fosse vero ....per quale motivo?
Visto che è Pasqua, ricordiamo come mai Gesù Cristo è stato ammazzato.
Gesù rovescia i tavoli dei cambiavalute nel Tempio (raccontato in tutti e quattro i Vangeli) e subito dopo viene preso e portato da Pilato.
Questo non era solo un atto simbolico contro il “commercio nel luogo sacro”, come ora si vuol far credere annacquando e offuscando.
Nel Tempio di Gerusalemme si praticava davvero finanza, esattamente come nei templi antichi
I cambiavalute non erano semplici “banchieri da turismo”: Cambiavano monete straniere in sicli del Tempio (per pagare la tassa templare di mezzo siclo, obbligatoria per tutti i maschi ebrei).
Il Tempio fungeva da banca centrale: custodiva depositi, prestava denaro (spesso a interesse), gestiva ipoteche e pignoramenti. Era il cuore del sistema economico-religioso che accumulava ricchezza e indebitava i contadini.
Gesù entrando nel Tempio e aggredendo fisicamente i cambiavalute, denuncia l’usura e lo sfruttamento finanziario che aveva preso il controllo del Tempio (i “cambiavalute” sono descritti come parte del sistema creditizio).
È la protesta contro l’abbandono del Giubileo biblico: invece di cancellare i debiti, il Tempio li gestiva e li moltiplicava a vantaggio dei creditori e dei sacerdoti aristocratici.
È il tentativo di “purificare” il Tempio riportandolo alla sua funzione originaria di giustizia sociale, non di banca per i ricchi. Michael Hudson lo chiama esplicitamente «rovesciare i tavoli bancari nel Tempio di Gerusalemme».
Questo gesto, insieme alla predicazione del Giubileo, scatenò l’ostilità dei farisei («amavano il denaro», come nota Luca) e dell’establishment templare, contribuendo alla decisione di eliminarlo.
Il Padre Nostro («rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori») in aramaico/ebraico e greco originariamente significava debiti letterali (opheilēmata), non solo “peccati” o “trasgressioni” (traduzione successiva, soprattutto dopo Agostino).
Il messaggio centrale del Vangelo («buona novella») era proprio la cancellazione dei debiti e la redenzione economica dei poveri.
Secondo ad es Michael Hudson, questo minacciava direttamente l’oligarchia creditizia (i ricchi, i farisei filo-creditori e i sacerdoti del Tempio). Gesù fu crocifisso anche per questo motivo economico-politico. La Chiesa primitiva portò avanti questa spinta, ma poi (soprattutto con l’alleanza con Roma) il messaggio fu “spiritualizzato” e il Giubileo economico dimenticato.
Nelle società del Vicino Oriente antico (Sumeri, Babilonesi, Assiri, ecc.) i templi e i palazzi fungevano da centri finanziari: prestavano grano o argento (con interesse), gestivano conti, riscuotevano tasse e controllavano la terra. I debiti agricoli erano frequenti (per semi, tasse o cattivi raccolti) e tendevano a polarizzare l’economia: i contadini perdevano la terra, diventavano servi per debiti o schiavi.
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Per evitare il collasso sociale (e mantenere una popolazione in grado di pagare tasse, servire nell’esercito e coltivare), i re proclamavano periodicamente “Clean Slate” (amnestie economiche): cancellazione dei debiti personali, liberazione dei servi per debiti e restituzione delle terre ipotecate. Era una pratica pragmatica, non “socialista”, ma di stabilizzazione. Questa tradizione passò nella Bibbia ebraica come Anno del Giubileo (Levitico 25: ogni 50 anni) e come liberazione settennale dei debiti (Deuteronomio 15).
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Gesù come continuatore di questa tradizioneHudson interpreta Gesù non predicatore di peccati spirituali, ma come riformatore economico-sociale che voleva ripristinare il Giubileo. Nel suo primo sermone (Luca 4) Gesù srotola il rotolo di Isaia e proclama «l’anno del Signore» (il Giubileo): buona notizia per i poveri, liberazione dei prigionieri/debitori, restituzione delle terre.
@GiovanniZibordi
Forte dei suoi 135kg, lo massacrò di botte. Poi lo prese e lo trascinò fuori dal bar, gettandolo in mezzo alla strada gremita di gente. Lì gli frantumò viso e addome a calci, nella totale e assoluta indifferenza delle persone che passavano.
Alfredo Zardini, la vittima, era un emigrante italiano ed era una brava persona, nota a molti per la sua indole pacifica. Era anche un padre di famiglia contento di aver finalmente trovato un lavoro come carpentiere in Svizzera. Era povero, come tanti all’epoca, e a Zurigo sperava di poter mettere da parte un po’ di soldi per moglie e figli.
Quella mattina aveva il colloquio di lavoro, ma si concesse un caffè prima di andarci. Nel bar si imbatté però in uno dei tanti razzisti dell’epoca. Uno di quelli che odiavano gli italiani che "rubavano il lavoro", che odiavano visceralmente chiunque non fosse come loro. Era uno svizzero-tedesco di oltre un metro e novanta che si accorse subito che Alfredo era italiano. Uno sguardo, una parola, e poi partì il massacro, conclusosi con il pestaggio in strada su un uomo inerme.
Ci vollero decine di minuti prima che qualcuno chiamasse un’ambulanza per un emigrante italiano. Gli passavano accanto e tiravano dritto.
Quando dopo un bel po’ qualcuno si degnò di chiamare aiuto, era troppo tardi e Alfredì Zardini morì durante il tragitto.
L’assassino, chiamato Gery, a carico del quale risultavano 150 verbali di polizia per reati violenti, se la cavò con una condanna per eccesso di legittima difesa. La Svizzera, invece, non pagò nemmeno i funerali per Zardini. Zurigo chiuse solo la vicenda rimborsando le spese per il tragitto della salma in Italia, precedentemente coperte dagli altri italiani emigrati.
Era il 20 marzo 1971. La vicenda, dolorosa, fa riflettere sul tempo in cui eravamo noi a subire razzismo e odio della peggior specie. Quando eravamo noi a venire accusati di rubare il lavoro (fino a ieri alcuni, in Svizzera, ci chiamavano “ratti”). Ci insegna molto, e dolorosamente, sul concetto di prospettiva.
Nel ricordare Alfredo Zardini, un abbraccio ai suoi figli.