Medico rurale,relativista assoluto.Padre professionista,scrittore.Non mentire mai,non essere mai vile,non essere mai crudele(C.Dickens.David Copperfield). Milan
@orsiniufficiale L’esercito russo che doveva conquistare Kyiv in 3 giorni, 3 anni dopo consegna munizioni 120mm usando “asini da combattimento”, riferiscono i blogger Z russi
E l’Ucraina dovrebbe regalargli Kherson, Zaporizhzhia e 40% del Donetsk che gli asini non possono ancora controllare
Per ora Trump dall’Egitto alla Giordania, dal Messico alla Colombia fino alla Danimarca ha raccolto gran pernacchie. Solo Putin, alla canna del gas spera in lui.
🚨🇵🇱🇪🇺 Donald Tusk all'Europarlamento: "Alcuni pensano che sia stravagante o sbagliato avvertire che dovremmo spendere fino al 5% del PIL per la nostra sicurezza. Ma questo è un momento in cui l'Europa non può permettersi di risparmiare sulla sicurezza. Spendiamo il 5% non per la nostra sicurezza, ma anche per la sicurezza dell'intera Europa. (...) Se l'Europa vuole sopravvivere, deve essere armata. Non è una nostra scelta. Non sono un militarista. Nessuno in Polonia vorrebbe vedere un'altra guerra. Abbiamo sofferto molto, più di tutti in Europa, e forse è per questo che lo capiamo così bene: per evitare di ripetere la storia, dobbiamo essere armati".
Se non fosse già chiara l’urgenza di Putin di chiudere la guerra per provare ad evitare la bancarotta, le ultime dichiarazioni del criminale internazionale ne sono la plateale conferma. Dopo che per due giorni Trump lo ha schiaffeggiato in mondovisione, minacciando sanzioni e il dimezzamento del prezzo del petrolio, lo zar oggi lo lusinga, dicendo che mai la guerra sarebbe scoppiata se al tycoon non avessero scippato la vittoria nel 2020. Questo conferma che quando si spaccia una grande pompa di benzina low cost con 6000 testate nucleari per una superpotenza, prima o poi il bluff viene a galla. Ma dimostra anche che la trattativa non può che partire da dove sarebbe dovuta partire sin da subito sulla base dei rapporti di forza. Con gli USA che tornano a dare le carte e una riedizione dell’URSS sull’orlo del collasso economico che dovrà subire anziché imporre un accordo, che ponga fine alla guerra suicida che lei stessa ha iniziato
La scomposta protesta dei magistrati è un fatto molto grave, una pericolosa rottura istituzionale. Dire che la riforma della separazione delle carriere vuole il PM dipendente dall’esecutivo è un falso grossolano, una menzogna indecorosa spesa da chi non ha argomenti seri. Lo squilibrio incostituzionale a favore del potere giudiziario in danno dei poteri esecutivo e legislativo è quello che stiamo vivendo in Italia da più di 30 anni, purtroppo, ed è giunta l’ora di ricomporre l’equilibrio voluto dalla Costituzione. Una mia intervista su “La Stampa”.
E considerate che la moglie di Bocelli ha il gusto e la sensibilità di una badante moldava (con tutto il rispetto ) e accanto al “ grande tenore “ ha fatto più danni della grand
L'Italia che ci meritiamo
La Santanchè, plurindagata, (non solo lei) non si dimette.
Almasri, torturatore libico, lo liberiamo e riportiamo in Libia con volo di Stato.
Di contorno, aumentano le diseguaglianze.
Mi aspetto che questa maggioranza cresca nei consensi degli italiani.
I russi ci tengono a far sapere che sono riusciti a conquistare il villaggio di Volkovo.
Adesso resta da capire se in quelle catapecchie ci metteranno le galline oppure i maiali....
#russiamerda
Ricordo ai puritani leghisti che Salvini oltre ad avere 2 figli con due donne diverse, uno fuori dal matrimonio, ha avuto anche una relazione amorosa con una trans, Efe Bal.
#Trump si mette avanti. Dopo aver detto che incentiverà le criptovalute ne immette sul mercato una sua personale per 20 miliardi di $. Dove porterà una tale concentrazione di potere e finanza?
@orsiniufficiale Invece gli israeliani non hanno il diritto di odiare chi nega la loro esistenza come Hitler. Vedo che continua a sfornare idiozie a getto continuo, segno che non ha trovato ancora nessuno che l’accetta in terapia.
@marcobologna_ Stasera prenderei Minchiada Forlani e l’incredibile Hulk svedese tutti e tre per un orecchio e li metterei seduti davanti a Atalanta Napoli per fargli vedere come si fanno le squadre di calcio e come si allenano.
Le condizioni economiche reali della Russia, spesso non menzionate dai nostri propagandisti, o anche nascoste dietro il solo dato di crescita del Pil, secondo me rappresentano in questo momento il più grande problema per Vladimir Putin e dunque la più potente carta da giocare su un tavolo di negoziato.
Continuo infatti a leggere notizie piuttosto confortanti (per chi vuole veramente la pace, s’intende) sui macroscopici squilibri che si stanno registrando con grande preoccupazione a Mosca, i più rilevanti dei quali riguardano la corsa inarrestabile dei prezzi (+9,3% è il tasso di inflazione dichiarato, ma quello reale secondo molti analisti supera il doppio) e quella dei tassi di interesse, ormai saliti al 21% (con trend al rialzo), livelli che rendono impossibile l’accesso al credito per imprese e famiglie, se non sovvenzionato.
Questi due elementi, che sono diretta conseguenza della poderosa quantità di capitali pubblici riversati dal Cremlino per far fronte alla guerra, sotto forma di incentivi alle industrie legate al comparto bellico e di fantasmagorici stipendi ai soldati impegnati sul fronte, oltre ai tagli dei servizi contenuti nel budget russo, i due quinti del quale è dedicato all’invasione, rischiano di far crollare il sostegno alla guerra e, alla lunga, anche il consenso verso il leader. Le elezioni americane dimostrano come, anche davanti ai dati brillanti dell’economia statunitense, l’alta inflazione sia stata sufficiente a dare alla gente comune la percezione di un impoverimento del paese e dunque a spingere il popolo a punire chi lo aveva governato.
Le attuali difficoltà dell’economia russa dimostrano come il miope progetto, portato avanti da Putin nel suo 25ennio al potere, di rendere l’Europa dipendente dalla Russia, abbia infine portato la Russia a dipendere dall’Europa, tanto da non farle ritenere necessario programmare una eventuale riconversione dell’economia verso est, oggi impossibile, per la quale sono necessarie infrastrutture la cui realizzazione richiede anni ed investimenti probabilmente non alla portata di Mosca (sempre ammesso che paesi come Cina ed India, forti dell’esperienza europea, accettino di incrementare gli scambi con un paese dedito al ricatto commerciale).
Ma testimoniano anche come lo zar, nel febbraio 2024, contasse sul perdurare dell’atteggiamento di sostanziale ignavia dell’Occidente, lo stesso mostrato a seguito delle ingerenze elettorali in Georgia e Ucraina nel 2003-2004, dell’occupazione di Abcazia e Ossezia del Sud del 2008, dell’invasione di Crimea e Donbass nel 2014, degli inenarrabili orrori commessi in Siria nel 2015, oltre che del sostegno dato a regimi sanguinari e pericolosi come quelli di Teheran e Damasco o ancora dei colpi di stato fomentati e finanziati in diversi paesi africani. La levata di scudi sull’Ucraina è stata una reazione che né Putin, né l’economia russa erano preparati ad affrontare.
Di certo in Russia ora a mancare è una strategia di medio periodo, dal momento che, se anche la guerra finisse alle condizioni imposte dal Cremlino, non si potrebbe certo parlare di una vittoria, dal momento che le sanzioni occidentali diventerebbero perenni e l’economia del gigante euroasiatico, già in apnea, finirebbe come quella sovietica, con conseguenze che a Mosca ricordano ancora molto bene.
Non a caso nella narrazione dei propagandisti si continua a parlare dei villaggi in macerie conquistati, facendo credere che il vantaggio militare sia una conferma della vittoria finale. In realtà quelli sono gli unici “successi” che la Russia può vantare, in una situazione in cui il fattore tempo gioca ormai nettamente a sfavore degli invasori. Non sorprende quindi che Putin abbia pubblicamente detto di volere una fine della guerra.
Il potere in Russia e in tutti gli altri paesi nella sua orbita si fonda su oppressione e negazione di diritti. Ma, come le proteste di questi giorni in Venezuela dimostrano, quando il popolo ha fame, quel potere alla fine lo rivuole indietro.
Non credete ai notiziari. Non ci sarà nessuna tregua a #Gaza, troppo odio e troppo sangue sono scorsi. Si tratta di una guerra all’ultimo uomo, anche bambino. Da ambo le parti sia chiaro. a