@MMmarco0 Per tutta la giornata di oggi il cielo era offuscato, afa pesante. Ora afa costante, sensazione di umidità alta. Stanotte si dorme con l'aria condizionata. Roma sud.
Quarant'anni di silenzio. Poi, quattro versi. Sophia de Mello Breyner Andresen aspettò una vita intera per scrivere la sua poesia più famosa. Nata a Porto nel 1919 da una famiglia di origini nobili e danesi, Sophia fu la voce poetica più coraggiosa del Portogallo del Novecento. Mentre il regime di Salazar sorvegliava intellettuali e censurava libri, lei non si nascose. Nel 1962, nella raccolta «Livro Sexto», osò chiamare il dittatore «velho abutre» – vecchio avvoltoio – stampato nero su bianco, in un paese dove quelle parole potevano costarti la libertà.
Firmò petizioni contro la guerra coloniale in Angola e Mozambico. Militò nei movimenti cattolici progressisti contro il regime. Resistette per decenni, con la sola arma che conosceva. La parola.
Poi arrivò la notte tra il 24 e il 25 aprile 1974. Le radio trasmisero «Grândola, Vila Morena», il segnale segreto della rivoluzione. I militari scesero in strada. I cittadini misero garofani rossi nelle canne dei fucili. E Sophia, 54 anni, scrisse:
Esta é a madrugada que eu esperava
O dia inicial inteiro e limpo
Onde emergimos da noite e do silêncio
E livres habitamos a substância do tempo
Questa è l'alba che attendevo / Il giorno iniziale, intero e pulito / In cui emergiamo dalla notte e dal silenzio / E liberi abitiamo la sostanza del tempo.
Quattro versi. Una vita intera per poterli scrivere.
Dopo la rivoluzione, fu eletta deputata all'Assemblea Costituente nel 1975, nella lista del Partito Socialista. Nel 1999 ricevette il Premio Camões – il massimo riconoscimento della letteratura di lingua portoghese – diventando la prima donna portoghese a ottenerlo, e solo la seconda donna in assoluto nella storia del premio.
Morì a Lisbona il 2 luglio 2004. La sua poesia del 25 aprile è ancora oggi recitata ogni anno in Portogallo, nelle scuole e nelle piazze, come un rito civile collettivo. È molto difficile sintetizzare una vita come quella di Sophia de Mello Breyner Andresen, che ha anche i suoi lati oscuri, ma approfondite se non la conoscete, sembra di stare in un film per certi aspetti, non nella vita reale di una persona.
L’Europa può anche spegnere l’ultima ciminiera. Ma il clima europeo non si governa con uno slogan.
Com’è possibile che l’Europa sia il continente che si riscalda più rapidamente, mentre le sue emissioni di CO₂ sono diminuite del 50% dagli anni ’80 e quelle di Cina e India invece sono aumentate fortemente e sono in costante aumento?
Questa domanda non serve a negare il ruolo della CO₂.
Serve a ricordare una cosa più seria: anche portare l’Europa a zero emissioni con politiche green molto aggressive non basterebbe, da solo, a “risolvere” il problema climatico europeo. Perché il clima non riconosce i confini politici. Non si ferma alla dogana. Non guarda decreti, target o conferenze stampa.
Sul riscaldamento europeo pesano anche amplificazione artica, alterazioni della corrente a getto, ciclicità storica, possibile rallentamento dell’AMOC (ben visibile dall'azzurro chiaro presente in pieno Atlantico), consumo di suolo, perdita di spazi verdi, urbanizzazione aggressiva e isole di calore urbane.
Se riduciamo tutto alla sola CO₂ europea, stiamo raccontando mezza verità. E le mezze verità, nella scienza, sono spesso il modo più elegante per sbagliare.
✍️ Appunti di viaggio
Sembrava Natale oggi sul Manolo Santana. Tutti con il naso all'insù per capire se ci fosse un altro Babbo Natale a portare i regali. Nulla da fare. No, non è ancora arrivato il momento. Calma Madrid, calma Spagna. Sinner è ancora saldamente alla guida delle renne e si diverte pure molto a respingere gli assalti delle nuove stelle. Per Fonseca o per Jodar tutti trattati allo stesso modo. C'è da aspettare. Ancora un po', ancora tanto, sicuramente ancora qualche Natale. Perché non è detto che i predestinati, bravi per ora a spingere, cambieranno il destino celeste. Un destino che ha portato pioggia e quindi tetto e quindi campo indoor. Come dire un bel regalo a Sinner, roba da Re Magi, da oro, incenso e mirra.
Di sicuro, le accelerazioni del nuovo Rafa a 19 anni già fanno malissimo. È partito bene e senza timori reverenziali. Colpi di sbarramento e traiettorie velenose, difficili da leggere. Materiale da Museo delle illusioni della sua città, Madrid. L'illusione sbattuta nel primo break realizzato da Sinner a metà del primo set per salire 3-2 e servizio. Poi altro break e 5-2: "Fai serve and volley" dall'angolo chiedeva Cimabue Vagnozzi. Ma Giotto in campo faceva come voleva, come sentiva. Perché Jannik può farlo. Perché il primo atto tra il n.1 e lo sfidante predestinato è sempre un'incognita da affrontare senza un copione preciso.
Ogni game da esplorare con qualche sorpresa nei regali da scartare.
Contro Alcaraz, invece, ogni strategia tattica per Jannik è già scandita da una lunga saga degna dei Galattici del Real di Florentino che sfilavano a petto in fuori al Santiago Bernabeu. Stavolta in 44' arrivava il 6-2 per chiarire subito le cose, prima di un secondo set giocato alla pari, tra colpi vincenti, adrenalina pura e scambi ad altissima velocità fino al tie break decisivo per Jannik vinto a zero.
La conferma che Jodar a 19 anni deve ancora registrare qualcosa, ma conosce già benissimo il mestiere sulla terra rossa e ha il sangue blu del predestinato. Ma non è ancora arrivato il momento per battere uno come Jannik. Uno che è già da tempo al Prado. Sta lì, esposto, accanto al Caravaggio, a Tiziano e al Beato Angelico. La storia è adesso. Applausi per Rafa, li merita, con una splendida partita e una grande carriera davanti. Ma finisce 6-2 7-6 per Jannik al 26esimo regalo di fila che si concede nei Masters 1000. Solo lui, Jannik, può ripartire davvero felice con la sua slitta.
✍️ Angelo
#Mourinho: “#Roma il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno alla squadra. Livello di esigenza alto? Non è un dramma! Quando abbiamo vinto la Conference la festa è stata pazzesca. Non è colpa dei tifosi se a Roma non si vince…”
L’omaggio di Jacquelin al Pirata Pantani
Pelle d’oca per l’omaggio del francese a Pantani, che ha gareggiato indossando un orecchio del leggendario Pirata, anche nell’anniversario della sua scomparsa
Il film horror di Paolo Petrecca telecronista della #cerimoniadiapertura olimpica, la Rai ha già perso questi giochi
A cura di Andrea Parrella https://t.co/q5ApV3Oqlp
“Fare soldi con i vaccini”: di questo parlava Bill Gates con Epstein (oltre a mandargli mail con “le descrizioni del suo pene”). Per anni i due hanno trafficato trattando le pandemie come un vero e proprio “modello di business”, una categoria strategica di investimento permanente su cui costruire prodotti finanziari, strutture giuridiche e narrative consolidate, come documentano le mail degli Epstein files appena desecretati.
Oggi su @LaVeritaWeb