L'ostacolo più grande della stagione: il caso Bastoni.
Chivu racconta come l'ha gestita e il valore umano del difensore nerazzurro.
"La migliore versione di noi", ora su #DAZN
Mentre si avvalora l’ipotesi che sia stato un lacrimogeno sparato da un poliziotto a colpire Marco Basoccu — il trentaseienne ultrà juventino dei Viking rimasto gravemente ferito alla testa prima del derby Torino-Juventus — l’inchiesta della procura coordinata dal pm Paolo Scafi compie un passo avanti. C’è un punto fermo, un elemento isolato dagli inquirenti: Marco non era tra i violenti. Le decine di immagini acquisite, i filmati dei droni e i video delle telecamere dello stadio non lo immortalano mai mentre lancia pietre, estintori o oggetti contro le forze dell’ordine. Era lì, ma la sua posizione risulterebbe estranea alla guerriglia in corso.
La procura tende ora a escludere che un trauma così profondo — tale da costringere Basoccu a un delicatissimo intervento durato oltre due ore — possa essere stato causato da una bottiglia scagliata nella mischia. La prognosi resta riservata, ma le sue condizioni di salute sono in lento miglioramento: Marco Basoccu ha riaperto gli occhi dopo giorni di coma e ha riconosciuto i genitori, hanno fatto sapere i Viking.
Su Repubblica l’articolo di Giada Lo Porto
#rep
Vi diranno che non si può piangere per lo sport. Si sbagliano.
Non hanno mai visto Wout Van Aert vincere la Roubaix contro Pogacar 💛🥺
#ParisRoubaix#EurosportCiclismo
Le dichiarazioni di Gravina rivelano preoccupanti lacune giuridiche ed economiche. Il calcio non ha alcuna esclusiva sul professionismo in Italia: i dettami della Legge 91/1981 si applicano regolarmente anche a basket, golf, ciclismo e alla Serie A femminile. Ma non solo: oltre al clamoroso scivolone su Arianna Fontana (leggenda dello Short Track, non dello sci), stupisce il paradosso sui Gruppi Sportivi Militari. L'intervento statale è un ammortizzatore vitale per quelle discipline che non muovono i miliardi dei diritti TV calcistici. Un'industria ricca non può usare il welfare altrui per giustificare le proprie carenze di programmazione e i fallimenti di sistema. Siamo di fronte a una debacle che non ammette giustificazioni: Tavecchio nel 2018 tolse il disturbo. Qui siamo di fronte al secondo disastro consecutivo. Sebbene nessuna norma sportiva leghi i risultati della nazionale a alla governance federale, il collegamento è indiretto e implicito. La nazionale è la punta dell'iceberg di un movimento che negli ultimi 8 anni non ha fatto alcun passo in avanti e non è stato capace di evolversi o cambiare pagina. La responsabilità non può che essere della governance e la fiducia (voti) del consiglio federale (il famoso 98%) non è un lasciapassare incondizionato che bonifica gli insuccessi. L'Italia calcistica deve voltare pagina e non deve farlo come ha fatto passando da Tavecchio a Gravina (es. Malagò) perché, in quel caso, butteremmo altri 8 anni. Servono dirigenti moderni e proiettati al futuro. Se non lo capiamo dopo che abbiamo fallito l'accesso ai mondiali per la terza volta di fila... quando mai potremo capirlo? In caso contrario, il nostro calcio è destinato all'oblio.
Il presidente federale Gravina dopo la sconfitta con la Bosnia risponde alla domanda:"Perchè gli "altri sport" continuano a cresce e il calcio no?" 🤯
#Gravina#Italia