A bacchante after a Dionysian rush and a young Mexican sculptor making Paris take him seriously.
Fidencio Luciano Nava carved After the Orgy in 1909 and it became the piece that turned him from a student in Paris into a name people remembered.
Rosa Tomei , porta fiori al busto di trilussa di cui lei è stata fedele donna di casa per anni ed anni , 1954, in quella occasione la piazza di ponte sisto fu ribattezzata piazza trilussa #romaacolori#indietroneltempo
Hoy nos enteramos del fallecimiento de Plas Johnson (1931 - 2026), el mítico saxofonista de la música inmortal de La Pantera Rosa🎷❤️
Nos deja unos de los grandes, pues no solo colaboró con Henry Macino, si no que también llegó a tocar con Sinatra, o Marvin Gaye.
DEP, Plas💔🫂
In Costa Rica ci sono 300 sfere di pietra perfette. Grandi come una casa. Nessuno sa chi le ha fatte.
Sfere di Diquís, 600-1500 d.C. Granito, diorite, perfettamente sferiche con errore sotto l'1%. La più grande pesa 16 tonnellate. Nessun segno di scalpello.
La leggenda dice che avevano l'oro dentro. Gli americani le hanno fatte esplodere negli anni 40. Vuote.
Senza metallo duro non puoi levigare il granito così. Senza matematica non fai una sfera perfetta. Chi le ha fatte e perché le ha lasciate in mezzo alla giungla?
Happy pi approximation day!
Today's date, 22 July, can also be written as the fraction 22/7, which is equal to 3.14285714, an approximation of π, correct to two decimal places.
I vichinghi avevano lenti perfette 1000 anni prima degli occhiali. E non dovevano averle.
Lenti di Visby, 900 d.C. Trovate a Gotland. 40 lenti di cristallo di rocca, forma asferica perfetta, lucidatura che oggi facciamo solo con i laser. Ingrandimento senza aberrazioni.
Servivano per telescopi? Per cauterizzare? Per vedere le stelle? I vichinghi non sapevano neanche leggere, ma facevano lenti meglio di Zeiss.
Ne hanno trovate 40, tutte uguali, produzione in serie. Chi le faceva e perché sono sparite di colpo? Alcune di queste lenti possono essere osservate presso il museo storico Fornsal di Visby, mentre altre sono nel Nationalmuseum di Stoccolma.
Un presidente decise di assumere tre milioni di giovani disoccupati.
Non per costruire fabbriche.
Non per scavare miniere.
Ma per piantare alberi.
Molti pensarono che fosse una follia.
Novant'anni dopo, milioni di americani continuano a camminare tra i boschi, i sentieri e i parchi nati da quella decisione.
Nel 1933 gli Stati Uniti stavano vivendo uno dei periodi più difficili della loro storia. La Grande Depressione aveva lasciato milioni di persone senza lavoro e vaste aree del patrimonio naturale erano state compromesse da anni di sfruttamento e degrado.
Fu allora che il presidente Franklin Delano Roosevelt lanciò un progetto destinato a cambiare il volto del Paese.
Nacque il Civilian Conservation Corps, conosciuto anche come la "Tree Army", l'Esercito degli Alberi.
L'obiettivo era tanto semplice quanto ambizioso: offrire un'opportunità ai giovani disoccupati e, allo stesso tempo, recuperare foreste, parchi e territori abbandonati.
Tra il 1933 e il 1942 oltre tre milioni di ragazzi, per lo più tra i 18 e i 25 anni, aderirono volontariamente al programma.
Venivano inviati in campi immersi nella natura, dove vivevano e lavoravano seguendo un'organizzazione ispirata alla disciplina militare.
Costruivano ponti, aprivano sentieri, realizzavano rifugi, combattevano gli incendi boschivi e contribuivano alla tutela del patrimonio naturale americano.
In cambio ricevevano vitto, alloggio e uno stipendio di 30 dollari al mese.
Di quella somma, però, 25 dollari venivano inviati direttamente alle loro famiglie, offrendo un aiuto concreto a chi stava affrontando gli anni più duri della crisi economica.
I risultati superarono ogni aspettativa.
Nel corso del programma furono piantati circa tre miliardi di alberi, quasi la metà degli alberi piantati negli Stati Uniti nell'ambito di programmi di riforestazione fino a quel momento.
Gli uomini del Civilian Conservation Corps contribuirono inoltre alla costruzione di infrastrutture in oltre 800 parchi statali e nazionali, lasciando in eredità migliaia di chilometri di sentieri, ponti, rifugi e aree attrezzate che ancora oggi vengono utilizzati da milioni di visitatori.
Nel 1942, con l'ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, il programma giunse al termine.
Molti di quei giovani passarono dalle pale e dagli attrezzi al servizio militare.
Le opere che avevano realizzato, però, rimasero.
A distanza di decenni, gran parte dei parchi nazionali americani continua a conservare strutture costruite proprio da quei ragazzi.
È una delle dimostrazioni più concrete di come investire nelle persone possa trasformarsi anche in un investimento per l'ambiente.
Perché Roosevelt non diede soltanto un lavoro a milioni di giovani.
Lasciò alle generazioni future foreste, sentieri e parchi che ancora oggi raccontano il valore di quella scelta.
S'Elighe 'e Tureddu (il Leccio di Tureddu)
Praticamente è nato dentro un anfratto di questo enorme masso nel letto di un torrente nel supramonte di Orgosolo. Foto e incontro di Marco Vacca.
Se esiste un luogo in cui la natura della Sardegna ha deciso di improvvisarsi scultrice, quel luogo è senza dubbio S’Archittu. Situata lungo la costa centro-occidentale dell'isola, nella regione del Montiferru (in provincia di Oristano), questa località balneare prende il nome da un vero e proprio monumento naturale: un maestoso arco di roccia calcarea che domina un mare dalle sfumature turchesi e smeraldo.📷
L'arco, che dà il nome al borgo, è il risultato di millenni di paziente erosione da parte del vento e delle onde. Anticamente, questa struttura non era altro che la volta di una grande grotta marina; il crollo delle pareti interne ha lasciato in eredità questo spettacolare ponte naturale, alto circa 15 metri.
La roccia calcarea, di un bianco candido e lunare, crea un contrasto cromatico straordinario con i fondali limpidi, offrendo uno scenario che sembra uscito da una cartolina polinesiana, ma con il carattere selvaggio tipico della Sardegna. Come si nota chiaramente dalle prospettive più spettacolari, S’Archittu è una meta amatissima dai giovani e dagli amanti del brivido. La sommità dell'arco e le pareti rocciose circostanti diventano, durante i mesi estivi, un trampolino naturale da cui tuffarsi nelle acque profonde e trasparenti. Nel 1995, questo luogo ha persino ospitato il Campionato mondiale di tuffi dalle grandi altezze.
Per chi preferisce il relax, la caletta riparata offre acque calme, perfette per lo snorkeling, il kayak o semplicemente per rigenerarsi sotto il sole. Se di giorno S’Archittu stupisce per la vivacità dei suoi colori, è all'ora del tramonto che si compie la vera magia. Il sole scende proprio dietro l'orizzonte, infilandosi geometricamente sotto l'arcata di roccia e tingendo l'intero paesaggio di sfumature calde che vanno dall'arancione al viola. Con l'arrivo della sera, l'arco viene illuminato artificialmente, trasformandosi in uno scenario romantico e quasi mistico, ideale per una passeggiata sul lungomare.
Sei nell'unico borgo d'Italia con una cascata in pieno centro; Isola del Liri, Frosinone, è un miracolo d’acqua e pietra. Immagina di passeggiare tra i vicoli di un borgo medievale e, all'improvviso, trovarti davanti alla maestosità della Cascata Grande: 27 metri di salto proprio accanto a un castello monumentale.
È l'unico centro storico in Italia (e uno dei pochissimi al mondo) a custodire una meraviglia simile.
#VoceEDelizia 19/7
“Non aggiungere niente alla tua infelicità immaginando ciò che non hai. Conta invece i beni che possiedi e, pensando a quanti li desidererebbero, capisci quanto sei fortunato.”
Epitteto - "Diatribe"
Art Steve Hanks