Consulente, marito e padre.
Su Twitter anche per imparare.
'E il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni'
🦓 RT no endorsement.
Russia destroys 10 Ukrainian ambulance per week. Please join me in raising funds to replace these lifesaving assets. Donate at: https://t.co/nADFg9Q7Mp Any amount helps. Thank you. #UNITED24
✍🏻 Dror Eydar, ex-ambasciatore d’Israele in Italia in una lettera aperta agli italiani
Ce la faremo senza di voi, ma voi non avete imparato dalla storia.
Avete deciso di cessare la vostra attività economica con Israele, dopo oltre trent’anni di scambi commerciali a vostro completo vantaggio. A vostro dire, non siete disposti a mantenere contatti “con una nazione che agisce in modo disumano, adottando una politica militare che causa sofferenze di massa e uccisioni alla popolazione palestinese, al di là di qualsiasi standard di risposta proporzionata all’attacco subito il 7 ottobre”. Non potevate “restare indifferenti” di fronte a “violazioni dei diritti umani fondamentali” e pertanto avete scelto di “non essere complici del crimine” in un contesto “moralmente inaccettabile”.
Durante il mio soggiorno in Italia, sono stato esposto a un fenomeno che ho definito “pigrizia intellettuale”, una sorta di riluttanza ad approfondire i fatti e a confrontarsi con la verità.
Molti di coloro che conoscevo preferivano aggrapparsi ai propri pregiudizi e si accontentavano dell’industria cinematografica palestinese ( “Pallywood”) o delle notizie anti-israeliane sui media.
Il mondo è pieno di conflitti militari e attacchi terroristici che non toccano minimamente il vostro senso di giustizia e la vostra moralità, e potreste avere relazioni commerciali ed economiche con alcuni di questi paesi. In Sudan, Congo, Etiopia, Nigeria, Somalia, Burkina Faso, Mali e Niger, e Mozambico, sono in corso conflitti militari di varia intensità, che finora hanno causato centinaia di migliaia di vittime e milioni di sfollati. In Afghanistan, migliaia di persone sono state uccise da quando i talebani hanno preso il potere, e in Yemen la guerra civile ha causato centinaia di migliaia di vittime, direttamente o a causa della fame e delle malattie. In Siria, centinaia di migliaia di persone sono state uccise e milioni sono state sfollate dalle loro case.
Nella vostra Europa, decine di migliaia di persone sono state uccise nella guerra tra Russia e Ucraina e milioni sono state sfollate. In Sud America, centinaia di migliaia di persone vengono uccise a causa di conflitti legati alla droga e alla violenza. In questi luoghi e in altri paesi, decine di milioni di bambini sono esposti a violenza e sfruttamento sess^ale, malattie, malnutrizione e alla coscrizione nell’esercito in giovane età o in bande terroristiche e di narcotrafficanti. Avete verificato la situazione dei diritti umani lì?
A proposito di diritti umani, commerciate con la Cina?
È interessante notare che solo Israele riceve attenzione personale da parte vostra per le sue azioni.
Secondo voi, Israele sta reagendo in modo sproporzionato agli eventi del 7 ottobre. Interessante.
Qual è una risposta proporzionata alla decapitazione dei nostri figli? Come reagireste allo st^pro di massa delle vostre figlie fino a rompergli il bacino, per poi essere assassinate con un colpo alla nuca dagli st^pratori? Qual è lo standard per una risposta appropriata al legare genitori e figli e bruciarli vivi?
Gli attivisti per la pace vivevano nei kibbutz e dedicavano la loro vita agli abitanti di Gaza. Portavano tecnologia e tubature dell’acqua e portavano i bambini di Gaza negli ospedali in Israele.
I palestinesi li conoscevano bene. Non è servito a nulla: li hanno assassinati e derubati delle loro case, per poi bruciarli.
Sapete qual è una risposta proporzionata al rapimento di oltre 250 israeliani? Come si misura un orrore come l’omicidio dei bambini della famiglia Bibas, dopo il loro rapimento, strangolandoli con le mani? Provate a immaginare che siano i vostri figli, e poi parlate di una risposta sproporzionata. Vi dirò cos’è sproporzionato: la vostra ipocrisia; va oltre ogni capacità di contenimento.
Qual è una risposta proporzionata a una società che ha dichiarato un impegno totale verso due principi: la distruzione dello Stato di Israele e l’uccisione degli ebrei ovunque si trovino? Questo è quanto scritto nello Statuto di Hamas che abbiamo tradotto in italiano quando ero ambasciatore. Questo documento fondamentale è simile nello spirito a un altro documento scritto circa cento anni fa in tedesco. Infatti, nelle stanze dei bambini di Gaza, sono stati trovati libri del “Mein Kampf” tradotti in arabo come materiale scolastico.
Accettereste di vivere con i vostri figli a due chilometri da un’entità nazista la cui ragion d’essere è lo sterminio degli ebrei? Una società che usa ospedali e asili come base per l’omicidio di ebrei ha il diritto di esistere? Gli abitanti di Gaza hanno usato i miliardi di euro che avete donato non per migliorare la vita dei loro abitanti, ma per scavare una rete di tunnel più grande della metropolitana di New York, il cui scopo è lo sterminio degli ebrei.
Durante il periodo nazista c’erano i tedeschi che nascondevano gli ebrei, e nell’Italia fascista gli italiani salvavano le famiglie ebree (ho avuto il privilegio di conferire le medaglie di “Giusto tra le Nazioni” ai loro discendenti come ambasciatore). Perché, allora, un solo palestinese a Gaza non ha agito per salvare gli ostaggi? In ogni caso non c’è stato nessuno che abbia davvero condannato il massacro senza un “ma” e una strizzatina d’occhio. Non c’era un solo uomo giusto in questa “Sodoma”.
Fornireste carburante, cibo ed elettricità alla popolazione nazista? Israele lo fa, prolungando così la guerra, perché le forniture rafforzano Hamas. Ma vi lamentate delle “violazioni dei diritti umani”. L’uso politico perverso dei “diritti umani” contro di noi è ben noto: tutti gli esseri umani hanno dei diritti, tranne gli ebrei, che ogni volta che combattono i loro nemici, gli antisemiti cercano di fermarli.
I palestinesi sono solo una scusa. Dopotutto, non vi interessano i bambini della Siria o dello Yemen, e lì non ci sono aiuti umanitari, come Israele fornisce ai suoi nemici.
Noi in Israele stiamo combattendo non solo per noi stessi, ma per l’intero mondo libero. Sì, anche per voi, sebbene siate ingrati, perché abbiamo una responsabilità nei confronti della civiltà occidentale, che abbiamo contribuito a costruire negli ultimi duemila anni. Israele è in prima linea nella campagna globale. Non a caso i nemici dell’Occidente ci attaccano. Anche l’Italia è odiata da loro, soprattutto alla luce del fatto che ospitate la capitale della cristianità mondiale. Hanno dichiarato apertamente che Roma è l’obiettivo finale della conquista musulmana dell’Europa.
Ce la faremo senza di voi, ma la lettera che avete inviato dopo decenni di amicizia, a causa della vostra resa alla falsa propaganda dei vostri nemici (non solo i nostri), dimostra che avete dimenticato le lezioni della storia. Siamo qui per ricordarvelo.
GRAVISSIMO: Meta ha disattivato il profilo di Futuro Nazionale Giovani! Questa è censura! I nostri ragazzi ricorreranno in Tribunale. Ma intanto mi chiedo e vi chiedo: a chi facciamo paura?!?
✍🏻 Roberto Riccardi
Siete proprio sicuri di votarli? L’anno prossimo ci saranno le elezioni. E prima di entrare in cabina, conviene guardare in faccia il governo che potrebbe nascere se vincesse la sinistra.
Facciamolo. Perché il campo largo non è uno slogan: è un organigramma. E quando lo si scrive nero su bianco, con nomi e cognomi accanto alle possibili poltrone, il quadro smette di essere un’ipotesi politologica e diventa un catalogo dell’impensabile.
ELLY SCHLEIN, Presidente del Consiglio.
Chi dice che non abbia esperienza amministrativa sbaglia. Ne ha una ed è la peggiore possibile. Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna dal 2020 al 2022, assessore con delega al Patto per il clima, che tradotto significa prevenzione e sicurezza del territorio.
I risultati si sono visti nel maggio 2023, quando ventitré fiumi sono esondati contemporaneamente, duecentottanta frane hanno sepolto strade e case e la Romagna è finita sott’acqua per settimane.
Dei 71,9 milioni ricevuti dallo Stato per la sicurezza dei corsi d’acqua, la giunta Bonaccini-Schlein ne ha restituiti 55. Delle ventitré casse d’espansione finanziate con 190 milioni, ne funzionavano dodici.
La Corte dei Conti ha certificato la mancata realizzazione di opere idrogeologiche per decine di milioni, interamente finanziati e interamente non spesi.
Quando il PD ha provato a negare che Schlein avesse la delega al clima, il viceministro Bignami ha letto in diretta il sito della Regione. Il partito ha smesso di rispondere.
Questa è la donna che il campo largo metterebbe a Palazzo Chigi. Non una debuttante: qualcosa di peggio. Una che ha già avuto la sua occasione e l’ha annegata.
GIUSEPPE CONTE, Ministro degli Esteri.
L’uomo che in tre anni di Palazzo Chigi ha firmato il Memorandum sulla Via della Seta con Pechino, ha spalancato le porte a un contingente militare russo in piena pandemia. Centoquattro soldati guidati da un generale reduce dalla Siria, con il Copasir che ancora si chiede cosa siano venuti davvero a fare.
Anche perché Kikot avrebbe esordito dicendo: “Siamo qui sulla base di un accordo politico di altissimo livello. Possiamo fare qualsiasi cosa, vogliamo sanificare l’intero territorio italiano entrando anche negli uffici pubblici”.
Ha chiuso il Paese con i DPCM, ha lasciato alla Farnesina una rete diplomatica in stato confusionale, e oggi si oppone all’invio di armi all’Ucraina facendo oggettivamente il gioco di Mosca.
Alla guida degli Esteri, Conte porterebbe la stessa dote che ha sempre portato: l’arte di non scegliere tra Washington e Pechino, tra atlantismo e neutralismo, tra alleati e avversari.
In un’epoca in cui mezzo mondo è in fiamme, l’Italia avrebbe come capo della diplomazia l’unico premier che è riuscito a scontentare contemporaneamente Trump e Macron. Un talento raro, bisogna riconoscerlo.
NICOLA FRATOIANNI, Ministro dell’Interno.
Qui il paradosso diventa acrobazia. Fratoianni, l’uomo che ha votato contro ogni decreto sicurezza, che considera i CPR lager, i rimpatri deportazioni e le forze dell’ordine un problema strutturale, al Viminale.
A comandare quegli stessi poliziotti che ha passato vent’anni a denunciare. A gestire l’ordine pubblico con la stessa convinzione con cui un vegano gestisce un macello. Chi controllerebbe le frontiere? Chi coordinerebbe l’antiterrorismo? Chi firmerebbe le espulsioni? Fratoianni non ha mai fatto mistero della risposta: nessuno. Solo che adesso avrebbe il timbro per renderla ufficiale.
LAURA BOLDRINI, Ministro per l’Immigrazione.
Un ministero creato su misura, come un abito sartoriale cucito sull’unica persona in Italia che considererebbe l’abolizione dei confini una riforma strutturale e non un delirio.
Boldrini, la donna che ha trasformato ogni barcone in un’icona, ogni clandestino in un profugo, ogni critica in razzismo.
Con un dicastero dedicato, avrebbe finalmente gli strumenti per istituzionalizzare ciò che finora è stato solo un esercizio retorico: la trasformazione dell’accoglienza da emergenza a diritto incondizionato, senza limiti, senza numeri, senza domande.
ILARIA SALIS, Ministro della Giustizia.
Una donna detenuta all’estero per quindici mesi, rientrata in Italia grazie all’immunità parlamentare europea, con una votazione rocambolesca che ha prodotto molti interrogativi.
Il procedimento contro di lei a Budapest è congelato da quella stessa immunità e riapribile al termine del mandato. Mentre la sua coimputata tedesca, che non aveva uno scranno a proteggerla, si è presa otto anni.
La domanda non è se sia opportuno. La domanda è se esista un Paese al mondo – uno solo – dove chi è sfuggito temporaneamente a un processo venga messo a dirigere il sistema giudiziario. Se lo si trova, probabilmente non è un Paese in cui si vorrebbe vivere.
ANGELO BONELLI, Ministro dell’Ambiente.
Il profeta dell’apocalisse climatica permanente. L’uomo che collega ogni acquazzone al cambiamento climatico, ogni ondata di calore alla fine della civiltà, ogni alluvione all’insufficienza delle politiche green.
Le stesse politiche green che, dove applicate con la sua ricetta, hanno fatto esplodere le bollette e affossato l’industria.
Bonelli all’Ambiente significherebbe una cosa sola: la fine del motore endotermico anticipata a domattina, il nucleare sepolto per sempre, il gas liquidato come nemico pubblico e le famiglie italiane a scaldarsi con le buone intenzioni. Che, come noto, hanno un potere calorico pari a zero.
CECILIA STRADA, Ministro della Difesa.
La figlia di Gino Strada. Cresciuta nelle tende di Emergency a ricucire i corpi dilaniati dalle bombe, oggi eurodeputata del PD e paladina del disarmo universale.
La donna che ha costruito la propria identità pubblica, di fatto, sull’assunto che la risposta militare sia il problema prima ancora che la soluzione. È lei che metterebbe la firma sugli ordini operativi delle Forze Armate italiane.
In un momento in cui la NATO chiede il 2% del PIL in spesa militare, la Russia è in guerra nel cuore dell’Europa e il Mediterraneo è una polveriera, l’Italia avrebbe al vertice della Difesa una ministra il cui programma si riassume in una parola: disarmo. I generali dello Stato Maggiore riceverebbero direttive da chi considera il loro mestiere non una necessità ma una patologia.
Come mettere un obiettore di coscienza a comandare una portaerei.
ALESSANDRO ZAN, Ministro dell’Inclusione.
Fondatore del Padova Pride Village, organizzatore del Gay Pride nazionale, ex presidente di Arcigay Veneto, autore del DDL che porta il suo nome, quello che voleva trasformare il dissenso sull’identità di genere in reato penale, prima che il Senato lo affondasse a scrutinio segreto nel 2021, con pezzi della sua stessa maggioranza in fuga dietro la scheda.
Ma Zan non è solo un legislatore. È anche un imprenditore del Pride: socio di maggioranza al 52% della Be Proud srl, la società commerciale che gestisce il Village, oltre un milione e trecentomila euro di fatturato nel 2022, tra biglietti a dieci euro e tavoli nel privé a centosessanta.
Report ci ha fatto sopra un’inchiesta. Nessun illecito, sia chiaro. Ma il profilo è quello di un uomo che ha trasformato i diritti civili in un brand, l’attivismo in un evento con il bar e la battaglia politica in una stagione estiva con duecentomila presenze.
Con un ministero dedicato, Zan avrebbe ciò che il Parlamento gli ha negato: non più un disegno di legge da contrattare, ma un apparato da governare. Inclusione per decreto, identità per circolare, rieducazione per chi obietta.
Perché obiettare, nel lessico di quel mondo, non è un’opinione. È già un reato.
ALESSANDRO DI BATTISTA, Ministro dell’Istruzione.
Il Che Guevara della Balduina. L’uomo che ha attraversato l’America Latina in cerca di una rivoluzione e non ha trovato nemmeno un congiuntivo.
Autore di libri che farebbero piangere un correttore di bozze, oratore da comizio che ha trasformato l’italiano in un campo minato sintattico, dove ogni subordinata è un azzardo e ogni consecutio temporum una scommessa persa.
Di Battista all’Istruzione sarebbe la vendetta definitiva della lingua italiana contro sé stessa: il ministro che mette in difficoltà la grammatica ogni volta che apre bocca, chiamato a riformare i programmi scolastici e a garantire che i ragazzi escano – non “escono”, una distinzione che al ministro andrebbe prima spiegata – dalla scuola sapendo leggere, scrivere e coniugare i verbi.
Del resto la coerenza del campo largo potrebbe essere proprio questa: alla Difesa chi vuole disarmare, alla Giustizia un’imputata con processo sospeso, all’Immigrazione chi abolirebbe i confini, all’Inclusione chi trasforma i diritti in fatturato e all’Istruzione uno che con la lingua italiana ha un contenzioso aperto da vent’anni.
Ecco il governo. Tutto insieme, in un unico colpo d’occhio. Nove nomi, nove caselle, nove paradossi.
Non è una fantasia. È la proiezione coerente e brutale delle culture politiche che compongono il campo largo. Sono i nomi reali delle persone reali che la vittoria della sinistra potrebbe mettere nelle stanze dove si decidono le vite di sessanta milioni di italiani.
Ogni casella è coerente con la storia, le dichiarazioni e le battaglie di chi la occuperebbe.
È esattamente il governo che quella coalizione potrebbe partorire, perché è l’unico governo che quegli equilibri consentono.
Ci sono domande ineludibili a cui è obbligatorio rispondere prima di andare a votare. Sono rivolte a chi, nel segreto dell’urna, pensa che “cambiare” sia comunque meglio di “restare”.
Avete letto i nomi? Avete immaginato le conseguenze? Siete ancora sicuri? Non vedete che è un Campo Santo per l’Italia?
Perché dopo, lamentarsi non sarà un diritto. Sarà una confessione.
Accordo Iran-Usa, Travaglio: "Teheran è il vero vincitore, gli Usa hanno perso, Israele è il più sconfitto e l'Occidente ne esce umiliato" https://t.co/ukJdu4tNws
Non so se ha ancora la stazione di ricarica per la Tesla, ma se ce l'ha ancora la usi per stimolare elettricamente l'ultimo neurone che le rimane...magari funziona!
#Meloni#Trump
La tanto pubblicizzata credibilità internazionale di #Meloni si frantuma in pochi minuti dopo una telefonata di #Trump.
Verrebbe voglia di solidarizzare ma è il risultato della sua subalternità alla Casa Bianca.
Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero.
Trump: ‘Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena’
Chissà se è vero o se si tratta dell’ennesima sparata di Trump.
Ma, vera o falsa che sia, la frase suona perfettamente credibile. Ed è proprio questo il problema.
Altro che credibilità internazionale.
Il nostro Governo è totalmente subalterno e succube degli USA – fino al punto di rendersi ridicolo.
Povera Italia.
Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni.