⚠️ A Muslim man tortures and humiliates his wife based on verses of the Quran. He ties a cord around her head and then pours water over her.
Another woman has water poured over her head and is asked if she’s a dog.
This is the daily reality for millions of Muslim women!
Un árabe israelí sorprende a la entrevistadora:
"Soy un árabe israelí. Israel es mi país. Lucho por mi país. Israel me da libertad de religión y de expresión. ¿Por qué iba a luchar contra Israel? Lucharé contra Hamás."
Esto DEBE volverse viral.
TV host on Muslim Brotherhood channel (affiliated with Hamas):
“All homosexuals, without exception, should be killed. Burn them alive, throw them off a high place, or stone them to death.”
Happy Pride Month!
🚨 BREAKING: Massimiliano Allegri as new Napoli head coach, here we go! 🔵💣
Former AC Milan manager accepts all the conditions offered by Napoli and he will sign in shortly.
Deal done. 🫱🏻🫲🏼
Giovani Beaver Scouts partecipano a una dimostrazione di preghiera islamica durante una visita a una moschea a Stirling, Scozia.
Se la Civiltà Occidentale sopravviverà all’islamizzazione, sarà solo grazie a ragazzi come questo, che rifiutano di piegarsi. https://t.co/MZlrQxfUms
Sul perché, per un nativo di Napoli, tifare per una squadra del Nord non sia una questione di gusto calcistico.
Nel contesto di Napoli, e in quello storico più ampio dell'eterna contrapposizione tra Nord e Sud, l’identità calcistica è sempre una netta posizione politico-sociale.
Il Nord calcistico [o, una parte radicale dei suoi rappresentanti] manifesta regolarmente non un semplice disprezzo sportivo, ma un odio profondo nei confronti di Napoli e dei suoi abitanti.
Quando, ad esempio, gli ultras dell’Inter cantano “Vesuvio lavali col fuoco” o urlano “colerosi”, viene da farsi una domanda: ma il napoletano che tifa per loro, cosa prova?
Pensa davvero che la lava, avvicinandosi al suo quartiere natale, all’improvviso si fermerà dicendo: “Qui non entriamo, ci abita un napoletano interista?”
Pensa davvero che l’epiteto “coleroso” e i cori discriminatori risparmino lui, i suoi genitori, o i suoi amici?
È fondamentale capire questo: questi insulti non fanno in alcun modo parte di una rivalità calcistica. Questo è razzismo territoriale. È il disprezzo storico che una parte del Nord prova per il Sud, e che usa il calcio come scusa per sfogarsi.
Per un napoletano tifare per una squadra del Nord è un vero e proprio paradosso, che confina con il rinnegare le proprie radici. È il tentativo di amare chi disprezza la tua stessa identità.
In questo contesto, tifare Napoli per un napoletano non è solo scegliere una squadra di calcio. È una dichiarazione di amore infinito per la propria terra. Questo significa accettare chi sei veramente, con tutte le ferite della tua storia.
Chi vede questa questione solo come un semplice fatto di calcio, non capisce il passato, non capisce il presente e non capirà mai il futuro.
"Il gesto del ragazzo che ha provato a far cadere i ciclisti al Giro d’Italia a Napoli è finito ovunque:giornali, social media.
Un gesto da condannare senza se e senza ma.
Però i bei gesti non fanno notizia. Nello stesso momento,dei ragazzi che regalavano fette di pizza ignorati"
Nei tre anni di gestione #Cingolani, #Leonardo ha aumentato dell’85% l’utile netto, ridotto il debito e visto il titolo salire del 410% (rispetto ad una crescita dell’indice di settore europeo del 155%); ha assunto 7.000 persone, costruito importanti alleanze internazionali (Rheinmetall, Baykar, IndraGroup, Gcap e Bae), promosso la nascita del più importante player europeo dello Spazio (Bromo, con Airbus e Thales), sviluppato competenze tecnologiche d’avanguardia (cybersicurezza, AI, ecc) e definito un piano che prevede ordini per 142 miliardi entro il 2030.
Ora – in un momento quanto mai critico per la sicurezza internazionale - pare che Giorgia #Meloni voglia dare il benservito a Cingolani. E’bastata questa indiscrezione perché il titolo perdesse l’8% in borsa. Sarebbe interessante sapere quale criterio stia guidando questa scelta, e se sia compatibile con l’interesse nazionale. Perché a prima vista parrebbe il contrario.
“Il nostro calcio sta morendo e nessuno ha il coraggio di dirlo.
Non per mancanza di talento, non per assenza di passione, ma perché abbiamo costruito un sistema che calpesta i ragazzi prima ancora che tocchino un pallone.
Siamo pieni di stranieri comprati a peso d’oro, ma incapaci di far crescere i nostri giovani.
Tutto ruota attorno ai soldi: non conta più chi sa giocare, conta chi può permettersi di farlo. Se sei un bambino e vuoi inseguire un sogno, devi sperare che la tua famiglia abbia il portafoglio giusto. Altrimenti resti fuori, guardi gli altri, ti spegni.
Ci sono procuratori che bussano alle porte dei genitori chiedendo denaro per bambini che non hanno nemmeno esordito in una squadra vera. E chi non paga? Semplice: non gioca, non viene convocato, non viene nemmeno guardato.
Così non crescono i giovani, così cresce solo l’ingiustizia.
Abbiamo dimenticato una verità elementare:
il talento non si compra.
Si riconosce, si coltiva, si protegge. E invece lo soffochiamo, lo facciamo scappare, lo costringiamo ad arrendersi ancora prima che abbia respirato il profumo dell’erba di un campo vero.
La Federazione dovrebbe aprire gli occhi, indagare, capire, intervenire. Perché troppe famiglie raccontano la stessa storia:
se non paghi, tuo figlio non gioca. E allora non è sport, non è educazione, non è sogno: è business. Sporco, brutale, cinico.
Se un ragazzo nasce con un dono, quel dono non appartiene né ai procuratori né ai dirigenti:
è suo.
Il calcio dovrebbe soltanto permettergli di mostrarlo al mondo, non affogarlo nei conti bancari degli adulti.”
— Gianni Rivera
La televisione iraniana invita i genitori a portare i bambini ai checkpoint come scudi umani.
«Prendete per mano i vostri figli e venite in strada. Fategli sentire che sono eroi sul campo di battaglia. Mandate i vostri figli di notte ai posti di blocco»