“Ce ne siamo accorti molto presto. È stata mia moglie a percepire delle anomalie nel comportamento di Dante. Io la consolavo, le dicevo che tutto si sarebbe normalizzato. Ma noi abbiamo due gemelli e le differenze, nel percorso di crescita, si vedevano nettamente. È stato difficile trovare qualcuno che sapesse farci una diagnosi chiara e che ci indirizzasse. Non esiste un numero di telefono a cui rivolgerti, un indirizzo dove andare. Ti rendi subito contro che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità.
Noi abbiamo visto che Dante aveva un’attenzione ossessiva per le trottole, anche lui girava su sé stesso e non finiva mai di farlo. Aveva attenzione per le cose e non per le persone. L’autismo può portare gravi difficoltà relazionali, anche ritardi mentali, motori, cognitivi.
Ora, però, Dante è consapevole. Ha fatto un lavoro impressionante, una fatica struggente. Per lui tutto è stato fatica: mettersi una maglietta, andare in bagno, parlare. Tutto gli è stato insegnato. Lui ha faticato tanto, ma noi ci siamo potuti permettere che fosse seguito. Ma chi non ha i soldi? Anche qui, proprio quando la mano pubblica dovrebbe riequilibrare le differenze, invece si accentuano le diseguaglianze sociali. Esistono associazioni, ma sono private. Non c’è nulla di pubblico che affronti il problema dell’autismo e sia vicino alle famiglie.
Sono 600 mila i casi registrati e chissà quanti sono sconosciuti perché nascosti dalla vergogna sociale. Un bambino ogni 75 dei nuovi nati è autistico. E non si sa perché. Ma se non si investe sulla ricerca non si saprà mai. E non si troveranno mai dei rimedi. Ragazzi e genitori rischiano così di sentirsi soli e di trasformarsi in un esercito di persone mute. Per questo è importante parlarne, non chiudersi, non nascondersi”.
Le parole di Elio sull' autismo di suo figlio Dante
👨🚒 Juste une immense gratitude et un respect infini et éternel à tous les pompiers qui luttent de toutes leurs forces en ce moment ! Vous êtes les gardiens de ce monde ❤️
🔵 In ricordo di NICOLA MUSIANI❤️
Sei mai stato Pinarella di Cervia? È un posto adorabile. Un piccolo paradiso estivo: appena tre chilometri di pineta attaccati al mare.
Un posto tranquillo dove non succede mai un cazzo. E va benissimo così. Perché in vacanza puoi anche concederti il lusso della noia.
Puoi sognare una vita fatta di alberghi due stelle a conduzione familiare, mezza pensione, mini club, il mercatino il mercoledì e i burattini il lunedì sera.
Il mare costantemente Bandiera blu.
Le famiglie. I bambini. Le piadine.
Pinarella è così: quattro mesi di ombrelloni e il resto dell'anno di serrande abbassate.
Di parcheggi vuoti.
Di gente silenziosa.
Che si conosce per nome.
Che sa tutto di tutti.
C'è Antonio, il figlio del salumiere.
C'è Anna, la vedova ottantenne.
C'è Maria, la farmacista.
E c'è Nicola. Il "pazzo".
Perché in questi paesini c'è sempre uno come Nicola.
Che vive in un parcheggio. Che non ha molti soldi. Ma a cui in qualche modo tutti vogliono bene.
Nicola, aveva 54 anni, e in paese lo chiamavano ancora "il ragazzo".
In un matto De Andrè cantava
"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesce ad esprimerlo con le parole"
Ecco, Nicola non era quel tipo di matto.
Era impossibile non conoscerlo: girava in bici con una cassa a tutto volume che sentivi arrivare da cento metri, un pupazzo di Tom legato alla spalla, e ti attaccava bottone anche se avevi fretta.
Sabato notte, in quel parcheggio , sono arrivati in cinque.
Cinque contro un uomo che già faceva fatica a reggersi in piedi. Lo hanno massacrato di botte. Gli hanno spaccato la testa, gli hanno fracassato il torace.
Lo hanno picchiato mentre sorrideva.
Lo hanno picchiato mentre aveva paura.
Lo hanno picchiato mentre piangeva.
Lo hanno ammazzato mentre implorava basta.
Poi se ne sono andati.
Tranquilli, come in una qualsiasi serata tra amici .
È morto quattro giorni dopo. Il funerale l'ha pagato il Comune, perché suo padre non aveva i soldi.
Al saluto si sono presentate trecento persone, con un fiore in mano ciascuna.
Trecento. E nemmeno una telecamera.
Nessuna prima serata, nessuna fiaccolata a Roma, nessun ministro sul posto, nessun corteo, nessun hashtag. Un uomo ammazzato di botte da cinque persone, cinque ragazzini e la macchina dell'indignazione nazionale non si è accesa nemmeno per sbaglio.
Perché in Italia il lutto pubblico funziona a tessera.
Se la vittima appartiene a una categoria riconosciuta, la sua morte diventa una causa: piazze, dirette, dichiarazioni, minuti di silenzio. Se non appartiene a niente, resta cronaca locale e finisce lì.
Nicola non era niente. Era un povero cristo fragile che dormiva in un camper.
E i fragili in questo Paese non hanno una lobby, non hanno un corteo, non hanno un colore da mettersi addosso.
Hanno solo un numero, che nessuno legge.
L'anno scorso in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Più di una al giorno, per il sesto anno di fila. Malori, malattie mai curate, pestaggi.
Quattrocentoquattordici funerali, e tu non ne hai sentito nemmeno uno.
Perché chi muore così non è italiano, non è straniero, non è nessuno.
È solo un numero in un registro.
Perfettamente nella media.
Perfettamente in silenzio.
Di Adamo Romano
Avete per caso sentito citare in questi giorni il nome di #NicolaMusiani? No, vero? Nessuno sui media lo ha citato manco di striscio. Nicola non ce l’ha fatta: morto dopo quattro giorni di agonia, dopo esser stato pestato dal branco nella rossa Cervia. Nessuno lo racconta, #PD
Avete per caso sentito citare in questi giorni il nome di
Nicola Musiani?
No, vero?
Nessuno sui media lo ha citato manco di striscio.
Nicola, 54 anni, è stato massacrato di botte in un parcheggio di Pinarella di Cervia da un branco di sei magrebini ed è stato lasciato agonizzante in una pozza di sangue per tutta la notte.
È morto qualche giorno dopo all’ospedale Bufalini di Cesena senza avere più ripreso coscienza.
Per lui non si è mobilitato nessuno, tranne i suoi amici di Cervia, e ovviamente non vi è stato alcun sindaco, nessuna ANPI, nessun centro asociale, nessun PD e cespugli vari che si siano mossi a suo riguardo. Figuriamoci.
Anche gli inquirenti e la polizia dicono di brancolare nel buio, quando in zona tutti sanno benissimo chi sono i responsabili di tanta violenza.
Nicola non era una “risorsa”, era solo un “vuoto a perdere” Italiano e dunque che sia morto come un cane non importa a nessuno di questi ipocriti e sepolcri imbiancati.
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hernestine
@ILENIALazzaro@sgavdio Ci vuole più rispetto per gli atleti e qui ce ne poco...la gara riesci a vederla comunque senza fare il pirla in mezzo alla strada....🤷🏻♂️🤷🏻♂️
Il primo a sinistra lo conoscete tutti: è il grande Dan Peterson, un personaggio unico che ha reso il basket popolare in Italia.
Quello accanto lo conoscete in pochi: è un personaggio che, nel suo piccolo, ha fatto qualcosa di simile.
Si chiama Achille De Angelis ed è una delle tante persone "normali" che in Italia, ogni giorno, svolge un lavoro incredibile per il basket.
Ha giocato, ha allenato, ha fatto il dirigente, sempre a livello minors, sempre nella sua Verona.
Ma non si è limitato a questo.
Per quasi 20 anni, assieme ad un altro arzillo signore, ha organizzato gli unici tornei di basket di Verona.
Se centinaia, probabilmente migliaia, di persone hanno giocato, e oggi giocano a basket a Verona, il merito è suo.
Ha fondato una associazione, "Gli amici del basket", con cui ha sistemato campetti, ha fatto beneficienza, ha organizzato eventi, ha portato Dan Peterson e tanti altri personaggi famosi del basket nella sua città.
È stato uno dei fautori della creazione delle Nazionali "over", quelle che da anni portano all'Italia decine di medaglie a livello internazionale. Sette anni fa ha coronato il sogno di vestire la maglia della Nazionale, facendo parte dell'Italia over 75 che ha disputato i Mondiali in Finlandia.
Si è commosso posando con la foto della maglia Azzurra, che poi, con orgoglio, ha spedito a tutta la rubrica del telefono.
Negli ultimi anni, a causa di gravi problemi di salute, è stato costretto a vivere tra casa e ospedale.
Le poche uscite concesse? Si è fatto portare al palasport ma soprattutto in panchina, dai suoi ragazzi di una società minor di Verona. Perchè niente come il "profumo" della palestra e del sudore dei giocatori lo facevano sentire vivo.
Verona, con la provincia, arriva quasi a 1 milione di abitanti. Lui, per quasi 1 milione di abitanti, e per almeno due generazioni, è stato il faro del movimento cestistico.
Questa notte Achille ci ha lasciato.
Chi vi scrive ha avuto la fortuna di conoscerlo. Di vedere una stanza di casa sua dedicata al basket, con decine di album, diari e almanacchi che ha redatto per anni a mano, contenenti statistiche, francobolli, foto, articoli, pensieri personali, e poesie, sul basket.
L'Italia è piena di Achille De Angelis. Di persone che dietro le quinte, spessissimo senza alcun ritorno economico, sorreggono sulle proprie spalle un'intero port. Ci piacerebbe che oggi tutti gli appassionati di basket in Italia, dicessero grazie ad Achille e a tutti quelli come lui, che da nord a sud sono la benzina che tiene acceso il motore della pallacanestro.
C’est avec une immense tristesse que nous avons appris le décès d’Anthony Berthôme, jeune sapeur-pompier, encerclé par les flammes lors d’une intervention sur un incendie de bâtiment près de l’aéroport de Bordeaux.
Mes pensées vont à sa famille, à ses proches, ainsi qu’à ses frères d’armes.
Ne jamais oublier. 🖤
Shaquille O'Neal spoke the truth in the GOAT debate 🔥
''See, uh I played against both of them. I know what it feels like to have LeBron charging down the lane. He’s strong, fast, a freak of nature, respect. But when you stood across from Jordan, it was something else.
The air got heavy. You knew the game was his the moment he walked on the floor. He wasn’t just trying to beat you, he wanted to break you. Six championships, six Finals MVPs, never lost when the stage was biggest.
That’s the killer. LeBron’s had a great career, no question, but kids today, they only see highlights, social media clips, and the hype machine around them.
They don’t know the fear Jordan put in people’s eyes, the way he lifted this entire league to another level. That wasn’t marketing, that was greatness you could feel in your chest.
So when the younger generation throws around goat like it’s a hashtag, I just shake my head. Respect the past. Do your homework. Because before LeBron ever called himself the king, Michael Jordan showed the world what true royalty looks like.''
ーsource : ( SA Gems )
Shaq's honest words, spoken after his life-or-death battle and rivalry with MJ, resonate 100% with us NBA fans around the world.
We respect you for speaking the truth without fear of public criticism and without betraying MJ and Kobe. 🙏
No words to describe this feeling. This victory is for everyone who believes in me. 🥇🪽❤️🔥💭
My teammates, my wife and family, all the staff, ... so grateful for all the support. 🙏🏻🔥
We still have a long way to go, starting with a deserved restday and the TT. 🚀