La prima conseguenza delle dimissioni forzate di Starmer è che salta il summit del 22 luglio con la Ue che doveva siglare gli accordi per il rientro dell’Uk nel mercato unico.
Nulla succede a caso.
Starmer non è stato defenestrato per tutte le panzane a cui per ideologia la gente sceglie di credere, ma perché la Brexit era un’operazione di guerra ibrida. E chiunque tenti di riavvicinare il Regno Unito alla Ue paga il pegno.
Gli utili idioti laburisti perché Burnham, Streeting e Miliband non possono essere descritti in altro modo, vedranno presto cosa gli succederà quando penseranno di potersi spingere anche più oltre di Starmer verso l’’Europa.
E rifletterei anche sul fatto che solo 2 giorni fa, Johnson è rispuntato fuori dal nulla per proclamare di nuovo il “grande successo della Brexit” e intimando a non toccarla.
Starmer si dimette. Ci sarà chi applaude, e chi - come chi scrive - lo ritiene un colpo alla democrazia. Perché un leader democraticamente eletto, con una maggioranza di oltre 400 deputati, forzato a dimettersi dopo 2 anni, sotto i colpi di un'operazione mediatica, interferenze estere, e l'opera di fronde interne minoritarie non è un buon segno per la democrazia.
E non è un buon segno per l'Occidente e per l'Europa. Non lo è perché segna un precedente. Perché quello che è stato fatto a Starmer potrà essere fatto ad altri leader europei. Nelle stesse modalità: usare i media per prefabbricare impopolarità, creare il panico tra le file interne, e spingere a rimpiazzare un leader basandosi non sulle politiche, i risultati, o una maggioranza stratosferica, ma su sondaggi influenzati da algoritmi.
Non è un buon giorno, lo ripeto, per l'Europa perché la sicurezza europea passa anche da qui e non c'è niente, ma proprio niente da guadagnare dall'instabilità del Regno Unito .
Keir Starmer lascia Downing Street dopo appena due anni e nonostante una delle maggioranze parlamentari più ampie della storia britannica recente. La sua caduta solleva però una questione che va oltre il giudizio sul suo operato: cosa accade alle democrazie occidentali quando narrazioni, algoritmi e campagne mediatiche finiscono per contare più dei fatti e del mandato degli elettori?
Condannano la cultura della performance a tutti i costi ed esaltano - non senza retorica - fragilità, limite e imperfezione. Però, in fatto di etica personale, o la perfezione o la crocifissione.
Nei giorni scorsi è crollato in appello il maxi processo antimafia “Gotha”. Assolti: l'ex senatore Antonio Caridi (Forza Italia), di cui il Senato autorizzò l’arresto chiesto dalla procura di Reggio Calabria nel lontano agosto 2016 (si è fatto 18 mesi di carcere in mezzo ai topi), già assolto in primo grado; l’ex deputato socialdemocratico Paolo Romeo, condannato in primo grado addirittura a 25 anni di reclusione per associazione mafiosa; l’avvocato Antonio Marra, anche lui condannato in primo grado a 17 anni di carcere con l’accusa di associazione mafiosa; Francesco Chirico, condannato in primo grado a 16 anni di reclusione; pure un prete, don Pino Strangio, che era stato condannato a 9 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa; e infine persino un imputato nel frattempo morto, l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, deceduto improvvisamente un mese fa, condannato in primo grado a 13 anni (i giudici hanno deciso di entrare nel merito e assolverlo anziché dichiarare estinto il reato per morte dell'imputato). Oltre 80 anni di carcere spazzati via in un colpo solo.
L'avvocato Marra si è chiesto: “E’ accettabile un sistema che consente che, a distanza di dieci anni, si accerti l’innocenza di una persona dopo averne di fatto distrutto la vita professionale e umana? Non è forse doveroso interrogarsi su un modello che fa acqua da tutte le parti?”.
Tutti i dettagli sul Foglio ⬇️
Per i popoli che sognano di entrare nell’Unione Europea,l’Europa non è soltanto un’istituzione o un mercato comune. È un immaginario morale. È la promessa della libertà e di una vita dignitosa. Quell’idea d’Europa oggi ha vinto in #Armenia, così come aveva già vinto in Moldova./1
Si chiama "riprocessamento del combustibile esaurito". In UE si fa solo in UK e Francia. Tutti i Paesi UE che scelgono l'opzione del riprocessamento spediscono lì il proprio comustibile esaurito. Non è che abbiamo mandato lì "le scorie".
Il 5% circa di quel combustibile esaurito rimane alla fine come rifiuto ad alta attività e lunga vita; il resto (uranio e plutonio) è riutilizzabile.
In base ai contratto sottoscritti, avremmo dovuto far rientrare quella piccola parte di rifiuti nel 2019 e 2025. Inglobati in vetro borosilicato e inseriti in robustissimi contenitori metallici schermati (cask). E dovremmo custodirli temporaneamente nel Deposito Nazionale.
Ma potremmo tranquillamente custodirli in uno dei siti delle nostre ex centrali e impianti nucleari. Come fanno in tutto il mondo.
Invece la politica , tutta la politica tranne pochissime eccezioni, non ha il cooraggio di spiegare ai cittadini che tutto questo non comporta alcun rischio, perchè ritiene più redditizio cavalcare le paure alimentate dalle fandonie raccontate da anni da pseudo ambientalisti da strapazzo. Così nel 2019 e 2025 si è preferito emendare i contratti attivando l'opzione (a pagamento) che consente di posticipare il rientro di quei pochissimi, sicurissimi rifiuti.
Finchè i cittadini non saranno stufi d'esser trattati da imbecilli, andrà così!
Ho spiegato tutto in questo pezzo. Leggetelo e se qualcosa non vi è chiaro chiedete
https://t.co/23sRVddYZm
Il nostro “giornalismo d’inchiesta” si fonda sul protervo rifiuto di una regola elementare: le notizie non verificate non si possono e non si debbono pubblicare. Non basta che “una fonte” abbia detto che Tizia reclutava prostitute, o che il Ministro Caio frequentava Sempronio. Bisogna verificarne l’attendibilità soggettiva, l’assenza di interessi a dire il falso o a manipolare il vero, e soprattutto occorre acquisire riscontri “esterni” alle dichiarazioni della fonte. Il che costa molta fatica, e autentica capacità investigativa. Tutto qui
La parata militare del 2 giugno è il contrario della celebrazione della potenza. Essa dice che le forze armate sono parte (non al di sopra) di quell'ordine statale, al quale noi partecipiamo, che detiene il monopolio dell'uso legittimo della forza e alla cui difesa sono preposte.
L’Ilva che non c’è
Per capire quale sarà il futuro dell’Ilva nella visione del governo Meloni basta leggere il Libro bianco del Mimit “Made in Italy 2030”, il mastodontico piano quinquennale voluto da Urso in cui è descritto il futuro della manifattura italiana. Si tratta di un’opera di 324 pagine, frutto del lavoro di vari anni, con un livello di dettaglio e pianificazione da fare invidia al Gosplan sovietico. Lì è teorizzato il ruolo dello “Stato stratega”, che ispira la politica industriale del ministro, ovvero “un modello pragmatico di coordinamento, indirizzo e supporto declinato all’interno dei diversi ecosistemi industriali di filiera, basato sull’identificazione di settori e priorità strategiche”. Sempre lì, con orizzonte 2030, sono indicate le “cinque visioni” che definiscono i grandi princìpi da cui muovere, che a loro volta ispirano i “dieci obiettivi” da raggiungere su cui “costruire la politica industriale del Ventunesimo secolo” che, a sua volta, si concretizza in “undici azioni per la crescita”. A confronto Deng Xiaoping, con le sue “quattro modernizzazioni” era un tipo un po’ superficiale.
Il Piano Made in Italy 2030 per rilanciare la manifattura è talmente minuzioso che c’è persino una sezione dedicata ai francobolli, che sono uno “strumento di promozione della cultura d’impresa e della creatività italiana”, pertanto il Mimit attraverso l’emissione filatelica “non solo rende omaggio alle competenze e alla creatività delle imprese italiane, ma contribuisce anche a diffondere la memoria collettiva e a rafforzare il senso di appartenenza culturale, stimolando nelle nuove generazioni l’orgoglio e l’ispirazione per il patrimonio industriale nazionale”.
Nulla è lasciato al caso nella politica industriale di Urso, neppure un francobollo. Pertanto non è un caso che nelle 324 pagine del suo piano quinquennale parasovietico non compaia la parola “Ilva”: la parola “Taranto” c’è in una nota a proposito del “Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile”. Semplicemente, per il governo Meloni, nell’Italia del 2030 il polo siderurgico dell’Ilva non ci sarà più. Al massimo lo troveremo su un francobollo.
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Non dirò nulla sullo sventurato autore di questo testo. Mi chiedo solo quali e quanti argini etici, istituzionali e comunicativi siano ormai caduti per far sì che un quotidiano nazionale possa pubblicare questo testo senza vergognarsene e senza scatenare un ripudio nei lettori.
Chi spiega che molte convinzioni personali non sono neutrali ma prodotto di pervasive griglie culturali (patriarcato, rapporti di potere, stereotipi interiorizzati), in tema di GPA riscopre d'improvviso scelte perfettamente autonome e prive di condizionamenti sociali o materiali.
Eccola qui la Repubblica delle Banane.
In Italia i carabinieri intercettarono le comunicazioni tra Stasi e il suo avvocato Giarda e le passarono alla PM Muscio, che le usò per pilotare l'accusa. Giarda lo denunciò per iscritto all'epoca. Nessuno fece nulla.
Siamo nel 2026 e si discute ancora di revisione.
Negli USA sarebbe stato un terremoto immediato: processo annullato per "fruit of the poisonous tree" (prova illegale = tutto ciò che ne deriva è nullo), procuratore radiato e processato, agenti sotto procedimento penale federale, condannato libero e risarcito con milioni di dollari.
La differenza? Velocità e conseguenze. In America violare il privilegio avvocato-cliente è una bomba nucleare.
In Italia è una lettera in un cassetto per 18 anni.
#Garlasco #ChiaraPoggi #albertostasilibero
Rousseau’s Discourse on Inequality and Emile popularized the myth that humans are born good and society (property, hierarchy, tradition) ruins us.
Fix it with the right education, the right state, the right social contract, and we shall return to natural harmony.
This is the kernel of modern progressivism: the belief that inequality is unnatural, institutions are oppressive, and experts/moral vanguards must engineer a better humanity.
From this foundation, many took it to the extremes - reign of terror, Pol Pot. But even in moderation it was harmful!
Because ultimately It rejects the empirical reality that humans are flawed, self-interested, and that institutions channel that into productive order rather than radicalism and violence.
French Theory (post-1968) took Rousseau’s suspicion of truth, power, and norms and turned it into an uglier monster. But the original sin starts with him