La lega di Salvini
La Lega è quella dei figli di Bossi: la laurea finta comprata a Tirana per 77mila euro coi soldi del partito, le multe e le serate pagate dal Carroccio, condanne per appropriazione indebita. Una famiglia intera, scrisse il giudice, “mantenuta dalla Lega”.
La Lega è quella che comprava diamanti in Tanzania e lingotti d’oro coi rimborsi elettorali. Coi soldi nostri.
La Lega è quella che si fece una banca: tre anni di vita, otto milioni di perdite, i risparmi dei militanti bruciati, salvata da un banchiere poi finito in galera con Bancopoli.
La Lega è quella dei tesorieri: il primo travolto con Bossi dalla tangente Enimont, uno condannato per essersi appropriato dei fondi, uno condannato per finanziamento illecito tramite un’associazione fantasma. Quello attuale, condannato per peculato insieme al revisore dei conti del partito: 800mila euro pubblici destinati al cinema lombardo, finiti anche in due villette sul Garda. Confiscate.
La Lega è quella di Cota, presidente del Piemonte, condanna definitiva per peculato sulle spese pazze del consiglio regionale.
La Lega è quella del sottosegretario imputato per corruzione, accusato di farsi promettere mazzette da un socio dell’uomo accusato di finanziare la latitanza di Messina Denaro. Protetto per anni dal voto del Senato sulle intercettazioni, finché la Consulta non ha detto basta.
La Lega è quella del segretario fidanzato con la figlia di un condannato per bancarotta finito in carcere a Sollicciano. Il fratello di lei ha patteggiato due anni e nove mesi per corruzione sugli appalti Anas. Anas, le strade. Il ministro delle infrastrutture è il cognato. La sorella ha patteggiato un anno per essersi finta avvocata con una badante, fabbricandole una sentenza falsa del tribunale di Firenze.
La Lega è quella del ministro dell’interno che, ubriaco di potere, bloccò in mare navi cariche di naufraghi, anche donne e bambini, e non una volta sola. Per la Diciotti il Senato gli evitò perfino il processo; poi le Sezioni Unite hanno stabilito che quei naufraghi trattenuti a bordo hanno diritto al risarcimento. Paga lo Stato. Cioè noi. Per la Open Arms i giudici lo hanno assolto. Ma dall’aver usato persone salvate dal mare come materiale da campagna elettorale non lo assolve nessuna sentenza.
La Lega è quella che ha firmato un accordo col partito di Putin. E quella del Metropol: l’uomo di fiducia del segretario, già suo portavoce, in un albergo di Mosca a trattare con emissari russi una partita di petrolio destinata, scrisse il giudice archiviando, “all’obiettivo finale di finanziare illecitamente il partito Lega”. Nessun reato, l’affare non si chiuse e i russi restarono senza nome. Resta un partito italiano che andava a cercare i soldi della campagna elettorale a Mosca.
La Lega ovviamente è quella dei 49 milioni pubblici spariti. Li restituisce a 600mila euro l’anno: finirà di pagarli verso il 2090, con rate più basse del mutuo che pago io alla banca.
La Lega è quella della Pedemontana Veneta: 2,3 miliardi pubblici per una superstrada col traffico sotto le previsioni e canoni che peseranno sui veneti fino al 2059.
La Lega è quella delle Olimpiadi “a costo zero” costate al contribuente circa 5 miliardi. Compresa la pista da bob: il Coni voleva gareggiare su un impianto estero già esistente, Salvini impose Cortina “senza spese aggiuntive”. Spese aggiuntive: 124 milioni.
La Lega è quella dei suoi economisti, quelli che da dieci anni sanno tutto di tutto: l’euro stava per crollare, lo spread non contava, i minibot ci avrebbero salvati, fuori dall’Europa si stava meglio. Nessuna previsione avverata, nessuna idea sopravvissuta al contatto con la realtà. Sono ancora lì, in Parlamento, a spiegarci l’economia.
La Lega è quella delle sue vestali dell’intolleranza, le quattro madonnine della crociata permanente contro l’Islam: ordinanze per impedire ai musulmani perfino di pregare in un piazzale, bocciate dai giudici, centinaia di migliaia di euro di contenziosi pagati dai cittadini, e una promozione a eurodeputata proprio per quello.
Nella Lega l’intolleranza non è un incidente di percorso. È un curriculum.
La Lega è quella di Borghezio, condannato per diffamazione razzista contro una ministra nera, cresciuto nell’estrema destra extraparlamentare, fermato nel ‘76 con un messaggio che inneggiava alla morte del giudice Occorsio. Trent’anni di Carroccio, e ora corre da Vannacci.
La Lega è quella di Calderoli, condannato due volte per aver dato dell’orango alla stessa ministra, salvato dalla prescrizione. Oggi è ministro.
La Lega è quella in cui Salvini si è scelto come vicesegretario il generale del “mondo al contrario” per cavalcarne il razzismo, ed è stato cavalcato: il generale si è fatto il partito suo e si porta via deputati, militanti e reduci, compreso quello della “remigrazione” a Montecitorio.
La Lega è quella di chi chiedeva i pieni poteri dal Papeete.
La Lega è quella di chi col tricolore voleva pulirsi il culo.
La Lega è quella che al 25 aprile e al 2 giugno non si presenta perché non ha nulla da festeggiare.
Non è una serie di incidenti. È un metodo.
E voi vi stupite che con 13 miliardi e mezzo da gestire per il Ponte l’inchiesta per corruzione arrivi prima ancora che l’opera sia cominciata? Con indagato l’ex commissario della Lega in Calabria, già nel consiglio di amministrazione della società del Ponte, quello che “lavora a stretto contatto con Salvini”, accusato di aver provato a comprare il parere di un giudice della Corte dei Conti?
Quest'anno per non farci mancare nulla, alla parata del 2 giugno ai Fori Imperiali hanno sfilato i cappellani militari in uniforme, basco e gradi. Ignorati gli appelli CEI alla smilitarizzazione, tutto avallato dalla Difesa. Una vera e propria militarizzazione della fede.
"Io il mio discorso l'ho fatto. Voi ora preparate il discorso funebre per me". Giacomo #Matteotti, 30 maggio 1924. Denunciò le violenze delle squadracce di Mussolini e i brogli del regime fascista sul voto. Matteotti pagò il suo coraggio con la vita. Per non dimenticare.
Luca e Paolo cantano “Siamo filorussi”.
Una presa in giro di quelli che, davanti a invasioni, deportazioni e massacri, hanno scelto di trasformarsi in propagandisti del Cremlino.
Targa nel posto che occupava alla Camera il deputato #Matteotti
Ieri assassinato dai fascisti di Mussolini, oggi lasciato solo dalla maggioranza di destra, impegnata a cancellare ogni traccia scomoda di un passato presente
La Camera oggi durante la cerimonia per la deposizione della targa sullo scranno che fu di Giacomo #Matteotti. Destra assente. Che vergogna. Un Paese senza memoria è un Paese senza futuro.
Oggi alla Camera l'inaugurazione del banco n. 14, dove Giacomo Matteotti parlò prima di essere assassinato dai fascisti.
Dall'altra parte, i banchi deserti di Fratelli d’Italia che scelgono di non esserci. #matrice
Cioè, davvero la sinistra sta snaturandosi, sta diventando populista e si sta alleando con dei proxy di Putin per andare dietro al M5S che, anche al Sud, prende pochissimi voti, alle soglie dell'irrilevanza?
Dati alla mano, il gioco vale la candela?
Che linea è? Scema?
Su @reportrai3 scopriamo cosa succede dove si prepara il "liquido d'uovo" di Eurovo, destinato a pasticcerie e ristoranti. Topi morti che affogano nei cassoni, carcasse di galline, uova marce, con muffe o ricoperte di feci e sangue.
La puntata: https://t.co/34AT79H1FB
Abramo Lincoln scrisse i Promessi Sposi e Garibaldi scoprì l'America? Nel fantastico mondo di FdI Civitavecchia, la celebre frase di JFK del 1961 diventa una citazione di Giuseppe Mazzini, con tanto di Sacrario di Redipuglia sullo sfondo.
A parole si dicono "destra moderna ed europea". Nei fatti, la giovanile veneta di FdI scrive: «Riaffermare un passato di sangue e suolo».
"Sangue e suolo" (Blut und Boden), il manifesto ideologico del nazismo. Italia, 2026. #matrice
"Trump non è di Destra né di Sinistra, non è isolazionista né espansionista, non è conservatore né progressista. È un caso psichiatrico. Un teenager viziato di 70 anni con la valigetta nucleare e il telefonino."
Ricordando Vittorio Zucconi, morto il #25maggio 2019.
Il sigillo è la sua lettera del 17 novembre 1986: «Il mio ultimo respiro sarà fascista... si tratta della battaglia di tutta la nostra vita. Sei autorizzata a sbattere in faccia a chicchessia questa mia lettera». I fatti non si ripuliscono.
Borghezio, il topo che lascia la nave
Da qualche mese Mario Borghezio milita in Futuro Nazionale. Salvini gli aveva già tolto la tessera della Lega, e il rancido arnese razzista di Torino si è offerto di guidare la sezione piemontese del nuovo partito di Vannacci. Il generale lo ha accolto sorridendo.
Ricordiamo chi è. Borghezio nella Lega ha fatto per trent’anni il lavoro più sporco, il razzismo gridato, lo sputo in faccia a chi non aveva la pelle giusta. Una vita a fomentare odio contro rom, neri, ebrei, musulmani.
Nel 2011, con i ragazzi di Utøya ancora insepolti, disse in radio che le idee di Breivik erano “sicuramente condivisibili, in qualche caso ottime”. Settantasette morti, quasi tutti adolescenti, e lui parlava di “crociata sacrosanta”. Nel 2013 definì il governo Letta “bonga bonga” e accusò Cécile Kyenge di voler imporre “tradizioni tribali”: condannato in Cassazione per diffamazione aggravata da odio razziale. Prima della Lega militava in Ordine Nuovo, neofascisti sciolti per decreto nel 1973 dopo la condanna di trenta dirigenti per ricostituzione del partito fascista.
Un uomo così, altrove, lo avrebbero processato, condannato, cancellato dalla vita pubblica. In Germania sarebbe finito in galera. In Italia siede accanto a un generale che si candida a guidare l’estrema destra italiana.
Vannacci lo accoglie, lo ringrazia, lo arruola. Borghezio ha fiutato il parente giusto, e il parente lo ha riconosciuto.
Sono figli di un fucilatore di partigiani e servitore dei nazisti. Lo celebrano come un padre politico. Questo dice tutto su chi sono e su cosa continuano a essere. "Fascisti in democrazia" [cit. Almirante]. Hanno giurato sulla Rep italiana ma pensano ancora a quella di Salò.
La arquitectura hostil que imposibilita el descanso en la calle de las personas que no tienen hogar es una de las maneras más despreciables de castigarlas, de revictimizarlas por haber sido empobrecidas, por ser piezas defectuosas del engranaje de la máquina y no producir riqueza para los ricos.