L’analista degli emirati arabi Amjad Taha commenta le misure del governo italiano del divieto di burqa e niqab a scuola:
“Da arabo musulmano, non posso fare a meno di sorridere quando una parte della sinistra italiana cerca di essere più musulmana dei musulmani e più araba degli arabi.
Paesi a maggioranza musulmana come l’Egitto e la Tunisia hanno imposto restrizioni sul fatto che i bambini possano coprirsi il volto nelle scuole. Allora perché, se in una scuola italiana si richiede che un insegnante possa vedere il volto di uno studente, questo dovrebbe improvvisamente essere considerato ostilità verso l’Islam?
Non potete pretendere che l’Italia sia più permissiva, sul piano religioso, degli stessi Paesi musulmani e poi definire gli italiani intolleranti semplicemente perché pongono delle domande.
No, proteggere le vostre scuole non è «islamofobia». Contrastare l’estremismo islamista non è «islamofobia». I Fratelli Musulmani hanno creato il termine «islamofobia» per impedire alla vostra democrazia di criticare gli islamisti radicali e per indurvi a chiamare un terrorista «attivista».
La parola «islamofobia» non deve mai diventare un telecomando con un tasto “muto” per ogni discussione scomoda sull’islamismo.
È qui che una parte della sinistra italiana capovolge clamorosamente la questione: nel tentativo di dimostrare a tutti i costi la propria tolleranza, rischia di trattare l’identità stessa dell’Italia come l’unica identità che debba continuamente chiedere scusa.
Non spetta ai Fratelli Musulmani stabilire i confini del dibattito europeo. Perché state cercando di avere più estremisti musulmani del Medio Oriente? L’Italia non ha bisogno del permesso di nessuno per restare Italiana”.
Disastro annunciato: Carta Bianca affonda Rete 4 con un miserabile 3%
398 mila spettatori e un misero 3% di share per È sempre carta bianca. Un flop annunciato, e io l’avevo detto prima ancora che partisse.
Non riesco a fingere di essere dispiaciuto
Portare su Rete 4 un talk così chiaramente schierato a sinistra è stata una scelta editoriale azzardata, quasi provocatoria. Il risultato? Prevedibile.
È come mettere su La7 un conduttore di destra con un format dichiaratamente di destra: fuori contesto, fuori target.
È una mancanza di rispetto verso il pubblico storico di Mediaset, quello che per anni ha scelto Rete 4 proprio perché non voleva talk di sinistra. Chi li vuole sa già dove trovarli: La7 o Rai 3.
Questa linea rischia di spostare anche Forza Italia troppo a sinistra. Ve lo dico ora: sarebbe la fine. Sparirebbero come stanno sparendo gli spettatori dai talk di Mediaset.
Basta con le speranze: Mediaset deve svegliarsi subito e fare un talk show equilibrato, professionale e non fazioso. I conduttori capaci ci sono eccome, basta avere il coraggio di usarli invece di continuare con questa deriva suicida.
Io resto qui, sulla riva del fiume, a guardare passare i cadaveri di tutti questi fallimenti annunciati, di chi ci ha presi per fessi e ha dimostrato zero rispetto per noi telespettatori.
#mediaset #èsemprecartabianca #MarinaLaRosa #Berlinguer #Berlusconi #sinistra #destra #informazione
La mutua #svizzera ha chiesto all’Italia il rimborso di 108 mila euro di spese sanitarie per il breve ricovero di tre giovani rimasti feriti nel rogo del #Constellation.
Il nostro Paese si è fatto carico per settimane della cura di due cittadini svizzeri all’ospedale Niguarda di Milano senza chiedere nulla.
La Svizzera è caduta ancora più in basso di dove era già finita. E’ ignobile e amorale avanzare questa richiesta, dopo tutte le mancanze sanitarie e di sicurezza dimostrate in occasione della tragedia di #cransmontana.
«Io, professore, vi racconto come due decenni di smartphone hanno trasformato i ragazzi. In peggio»
https://t.co/IKll9fWbrZ
Scrive Alessandro D'Avenia sul @Corriere "Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori [...] «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese». Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25, prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento).
Prosegue D'avenia "Proprio in questi giorni si è concluso a Los Angeles un procedimento legale in cui per la prima volta i manager di Instagram e YouTube hanno dovuto testimoniare. Un maxi-processo con 1.600 querelanti intentato a #Google e #Meta, a partire dalla denuncia della ventenne Kaley G.M., che ha cominciato a soffrire di ansia, depressione e pensieri suicidi a causa dell’uso precoce dei social. Il verdetto ha stabilito che le piattaforme che Kaley frequenta da quando era bambina sono colpevoli dei suoi disturbi. Anche #TikTok e #SnapChat erano stati citati in giudizio ma hanno patteggiato, chiudendo con un accordo privato e un risarcimento non dichiarato. La strategia usata dagli avvocati delle vittime è stata quella degli anni ’90 contro l’industria del tabacco che nascondeva le conseguenze del fumo. Le compagnie dovettero risarcire 206 miliardi di dollari e sospendere la pubblicità. Allo stesso modo la sentenza del 26 marzo 2026 contro le big-tech è storica: non solo non fanno abbastanza per i minori, ma fanno male".
"Il caso del tredicenne italiano non è diverso" osserva D'Avenia "la sua rabbia, invece di essere accolta dalle figure adulte vicine, viene intercettata dagli attori del Nve, come in tanti casi simili avvenuti in giro per il mondo di recente. Si tratta di ragazzini problematici o è un effetto dell’architettura dei social?"
Nel 2017 la 14enne inglese Molly Rose si era uccisa dopo aver assorbito migliaia di immagini di autolesionismo. La fondazione a lei dedicata ha pubblicato di recente una ricerca che mostra come, nonostante i proclami delle piattaforme, non sia cambiato nulla [...] il libro di Jonathan Haidt, «La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli» raccoglie le evidenze scientifiche dopo 20 anni di esposizione al cellulare di bambini e adolescenti: dipendenza, frammentazione dell’attenzione, destrutturazione della socialità, perdita del sonno".
Quattro elementi letali per la crescita" commenta D'Avenia "un abuso in piena regola: su soggetti fragili (bambini e adolescenti lo sono per definizione) questi mezzi portano più danni che benefici, è la kryptonite dell’infanzia" che si interroga "Che fare? Sull’esempio dell’Australia che ha disattivato i profili degli under 16 e vieta l’iscrizione senza un documento di identità, molti governi stanno legiferando. In Francia, Portogallo, UK, Danimarca e Spagna sono state approvate leggi simili ma l’iter operativo è ancora in corso. Brasile e Norvegia stanno varando la legge, la Germania la sta discutendo. In Italia? Pur essendoci mossi in anticipo con una proposta bipartisan la legge è rimasta in stallo."
Conclude D'Avenia "non è un caso isolato e nemmeno un caso, è la conseguenza di un processo di abuso continuo che avvelena le anime e i corpi dei ragazzi e contro cui non stiamo facendo abbastanza."
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Abbiamo donato al mondo il fascismo e la mafia, ci siamo fatti governare per cinquant’anni da due “chiese”, abbiamo avuto il terrorismo con il consenso sociale più diffuso d’Europa e il partito comunista più forte d’Occidente, abbiamo assistito alle decapitazione di un’intera classe politica a furor di popolo, alla nascita del grillismo, all’insediamento del primo governo “sovranista” del mondo… e abbiamo di conseguenza votato No alla tutela dei diritti dell’imputato
@andrea_cangini su @LaRagione_eu