Ecco come si presenta oggi la TV ungherese: uno sfondo nero ed una scritta:
"I media non possono mentire. Ci scusiamo per averlo fatto per così tanti anni".
L'era Orban si chiude nella vergogna. Mentire è l'unica cosa che russi e filorussi sanno fare.
Incredible Egyptian goal is disallowed because of a foul far away, then same situation a few minutes later and goal for Argentina not disallowed! No VAR, nothing? FIFA again looks like a corrupt joke, playing favorites for stars.
Si conferma in effetti ottima la scelta della Nazionale italiana di calcio di non partecipare ai Mondiali americani per boicottare preventivamente la Fifa (versione Maga) e gli organizzatori illiberali (versione Trump) come già successo in Qatar (2022) e Russia (2018). Ben fatto!
🤬🇩🇪 Jürgen Klopp, DURÍSIMO contra Gianni Infantino y Donald Trump:
“Estas dos personas, que NO SABEN NADA DE FUTBOL, no deberían meterse en esto.
Fue una tarjeta roja. NO HAY NADA QUE DISCUTIR. Lo lamento por Balogun, porque no fue intencional. Pero es lo que dice el reglamento.
Si la Casa Blanca realmente intervino, entonces es ABSURDO. El fútbol es nuestro, NO DE ELLOS”
[@MagentaTV]
My heart is with the people of Ukraine. For the past few years, we've dedicated this moment during The Rhythm of My Heart to the strength, courage and resilience of the Ukrainian people. Every night, the crowd joins together in support. In light of the recent horrific attacks on Kyiv, I hope this small tribute reminds you that people all over the world continue to stand with you.
Trump ordina, Infantino obbedisce. Il Presidente del paese organizzatore ottiene la cancellazione della legittima squalifica di un giocatore statunitense.
È la fine del calcio, è la fine dello sport.
#Balogun
Leggete con attenzione, per favore!
400 blogger e influencer stranieri sono giunti in #Iran per seguire la cerimonia e riportare fedelmente la propaganda che i media dei guardiani della rivoluzione stanno diffondendo nel mondo.
Dunque, occorre insistere nel documentare correttamente quel che accade in queste ore in #Iran. Fate girare e condividete, per cortesia!
Ecco, in breve, quello che una informazione corretta e completa dovrebbe riportare sui funerali farseschi del dittatore della "repubblica" islamica, ma che, purtroppo, nessun media mainstream vi dirà mai. Nessuno vi parlerà della sceneggiata che il regime sta rappresentando in queste ore in Iran con decine di migliaia di fanatici islamisti fatti affluire da tutto il Medio Oriente, dall'Africa e dall'Asia e con le donne in nero, gente povera costretta a partecipare alle manifestazioni per un pezzo di pane, per un uovo o un pugno di farina o per qualche spicciolo per comprare le medicine che in queste ore sono introvabili.
- ATTENZIONE! La "repubblica" islamica si avvale di lobbying praticata da reporter, filoregime islamico, occidentali. La "repubblica" islamica si avvale inoltre di centinaia di blogger stranieri per promuovere la propria versione dei fatti riguardo al funerale e alla sepoltura dell'ex dittatore iraniano Ali #Khamenei. L'obiettivo dei pasdaran è mascherare l'isolamento internazionale del regime e il boicottaggio della cerimonia da parte delle principali potenze mondiali e, soprattutto, della stragrande maggioranza della popolazione iraniana che vi si oppone con grande coraggio.
Mohammad Mehdi Imanipour, capo dell'Organizzazione per la Cultura e la Comunicazione Islamica, ha annunciato domenica 4 luglio, in un'intervista all'agenzia di stampa Tasnim, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie, che circa 400 blogger e influencer stranieri sono giunti in Iran per seguire la cerimonia.
Ha sottolineato la necessità di "raccontare un'immagine vera e accurata di questa cerimonia" e ha affermato che centinaia di blogger stranieri sono riusciti a pubblicare a livello internazionale "ottimi filmati e immagini" propagandistici del funerale di Khamenei. È bene sottolineare che la stragrande maggioranza della popolazione iraniana non ha partecipato a questa ignobile scenografia perché non dimentica.
Per milioni di iraniani, Khamenei è un nome legato al massacro di Aban, alla repressione del movimento “Donna, Vita, Libertà, alle impiccagioni di giovani manifestanti, alle torture indicibili di oppositori, di minoranze e anche di minori, alla povertà diffusa, alle migrazioni forzate, alla corruzione strutturale, alla carenza di acqua, di cibo, di farmaci, di assistenza sanitaria e alla trasformazione della vita quotidiana in un campo di battaglia. Il governo vuole coprire questa memoria con il suono delle “lamentanze”. Quella popolazione che ha partecipato ai funerali era lì per paura, per coercizione, perché pagata o per abitudine o per indifferenza. Decine di migliaia non sono cittadini iraniani, ma popolazione araba fatta affluire da diversi angoli del pianeta.
O mamma, mamma, mamma,
O mamma, mamma, mamma,
Sai perché mi batte il corazon?
Ho visto Maradona,
Ho visto Maradona,
Eh, mamma, innamorato son.
💙 Gracias por conquistar Nápoles, Diego.
🔴 Communiqué officiel de la RBFA en réaction au sursis accordé par la FIFA à Folarin Balogun :
« La RBFA est stupéfaite de la décision de la FIFA de déclarer le joueur américain suspendu Folarin Balogun éligible pour jouer dans le match USA–Belgique de lundi, 6 juillet à 17 h 00 (heure de Seattle).
La FIFA fonde sa décision sur l'article 27 du Code disciplinaire de la FIFA.
Cette disposition stipule que la Commission de discipline de la FIFA peut décider de suspendre l'exécution d'une sanction disciplinaire précédemment imposée.
Cependant, l'article 66.4 du même Code disciplinaire de la FIFA prévoit clairement qu'un carton rouge (expulsion) entraîne automatiquement une suspension pour le match suivant de l'équipe, comme cela a été le cas pour tous les cartons rouges précédents prononcés lors de cette Coupe du Monde FIFA.
De plus, indépendamment de ce qui précède, cette décision est en contradiction directe avec les dispositions du Règlement de la Compétition de la Coupe du Monde FIFA 2026, telles que prévues à l'article 10.5 :
« Si un joueur ou un officiel d'équipe est expulsé en raison d'un carton rouge direct ou indirect (deuxième avertissement), il sera automatiquement suspendu du match suivant de son équipe. De plus, des sanctions supplémentaires peuvent être imposées. »
Le caractère automatique d'une telle suspension a également été réaffirmé explicitement dans la Circulaire n° 16 de la Coupe du Monde FIFA 2026, qui a été distribuée à toutes les associations membres participantes le 12 mai 2026.
La même règle est répétée à chaque Réunion de coordination des matchs de la Coupe du Monde FIFA 2026 avant chaque match et est incluse dans toutes les présentations des ateliers de la Coupe du Monde FIFA 2026.
Afin de sauvegarder les droits légitimes de toutes les équipes participantes et de protéger les principes fondamentaux du fair-play dans notre sport, tant lors de cette Coupe du Monde FIFA que lors des éditions futures du tournoi, la RBFA examine toutes les options potentielles. »
(Officiel)
Ho chiesto all'Intelligenza artificiale di immaginare un discorso di Churchill alla Camera dei Comuni britannica, ma fatto oggi. Il risultato secondo me è da brividi.
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, Signore e Signori,
Sono vecchio, e i vecchi hanno un solo privilegio che vale la pena rivendicare: quello di aver visto abbastanza per riconoscere i disegni che si ripetono sotto costumi diversi. Non vengo qui per raccontarvi una storia nuova. Vengo per dirvi che la storia che conoscete sta bussando di nuovo alla porta, e ha imparato, in ottant'anni, a bussare con maggiore pazienza.
Permettetemi di iniziare da dove ogni lezione seria di libertà deve iniziare: dal riconoscimento che la libertà non è mai stata la condizione naturale degli uomini. È un'invenzione fragile, sostenuta da istituzioni che possiamo costruire in un secolo e smantellare in una settimana di viltà. L'Europa lo ha dimenticato più volte, e più volte lo ha pagato con fiumi di sangue che i libri di scuola oggi riducono a paragrafi.
Nel secolo che ho attraversato ho visto una tirannia annunciarsi con precisione quasi contabile: prima le parole, poi i confini, poi i corpi. Ho visto un continente intero scegliere di non ascoltare, perché ascoltare avrebbe imposto di agire, e agire costava caro, e il costo sembrava sempre rinviabile a un domani più conveniente. Quel domani non arrivò mai a condizioni migliori. Arrivò, quando arrivò, a Dunkerque, con gli uomini in mare e la Manica come unica trincea rimasta.
Chi oggi guarda a Kyiv e pensa che la distanza geografica sia una protezione morale, ripeta questa lezione a memoria: la distanza non ha mai fermato un aggressore che aveva già deciso di misurare il mondo in chilometri... di debolezza altrui.
E qui devo essere onesto con voi, come si deve essere onesti quando si parla da questo scranno e non da un editoriale.
Io stesso, in quella guerra, strinsi la mano a un uomo che sapevo essere un macellaio del proprio popolo. Stalin non era un alleato che avessi scelto per affinità: era il prezzo che la geografia e la disperazione imponevano contro un nemico anche peggiore, per un'ora in cui l'Inghilterra combatteva sola e non poteva permettersi il lusso della coerenza morale integrale. Dissi allora, e lo confermo oggi senza vergogna e senza vanto, che se Hitler avesse invaso l'Inferno avrei trovato una parola gentile per il Diavolo alla Camera dei Comuni. Non fu un errore di giudizio. Fu un calcolo fatto con gli strumenti che la sopravvivenza consentiva, in un'ora in cui la Wehrmacht era alle porte di Mosca e la Gran Bretagna non aveva altro fronte orientale da difendere se non quello altrui.
Ma sarei un pessimo maestro se non aggiungessi ciò che venne dopo, e che la Storia mi impose di osservare da vicino, a Yalta e oltre: quell'alleanza necessaria coltivò, in provetta, il mostro che avremmo dovuto affrontare per i quarant'anni successivi. Non lo dico per assolvermi né per condannarmi. Lo dico perché è vero, e perché le verità scomode sono le uniche che meritano di essere tramandate ai posteri. La necessità non è innocenza. È soltanto necessità. E chi la scambia per virtù, o la vergogna di essa fino a negarla, non ha imparato nulla dalla propria storia.
Vi dico questo perché oggi non abbiamo la scusa che avemmo allora. Non stiamo scegliendo tra un male e un male peggiore. Stiamo scegliendo, semplicemente, se onorare o tradire ciò in cui diciamo di credere.
Il Cremlino di oggi non è la Berlino del 1940, e sarebbe disonesto pretendere il contrario. Ma il Cremlino di oggi condivide con quella Berlino un'unica, identica convinzione: che le democrazie, essendo litigiose per natura e riluttanti al sacrificio, si stancheranno prima dell'aggressore. È una scommessa antica quanto la tirannia stessa, ed è, temo, l'unica strategia di cui Mosca davvero dispone.
Contro questa scommessa non bastano i cannoni, per quanto necessari. Serve qualcosa di più difficile da armare: la memoria. Un popolo che dimentica perché ha vinto le proprie guerre passate è un popolo che si prepara, senza saperlo, a perderne una futura. E vedo, in quest'Aula come nelle cancellerie d'Europa, il medesimo torpore compiaciuto che precedette ogni disastro che ho conosciuto: la convinzione che la pace sia uno stato naturale delle cose, anziché il risultato quotidiano, faticoso, di uomini disposti a difenderla.
E qui la memoria non ha nemmeno bisogno di risalire troppo lontano, Onorevoli Colleghi. Non serve evocare Monaco come un fantasma di altri tempi: ne abbiamo già scritto una copia recente, con la stessa mano tremante e la stessa illusione di aver comprato tempo a buon mercato.
Nel settembre del 1938 un primo ministro tornò da Monaco sventolando un pezzo di carta e promettendo che aveva assicurato la pace per la nostra generazione. Gli bastarono sei mesi per essere smentito dai fatti, e altri sei per essere smentito dalla guerra. Dissi allora, a chi in quest'Aula preferiva l'illusione alla verità, che gli era stata data la scelta tra il disonore e la guerra: avevano scelto il disonore, e avrebbero avuto la guerra comunque — con l'aggravante di averla dovuta combattere in condizioni peggiori di quelle che avrebbero potuto scegliere prima.
Nel 2014 l'Europa ha ripetuto l'esperimento con notevole fedeltà al modello originale. Un pezzo di territorio sovrano — la Crimea — fu strappato con la forza, sotto gli occhi delle stesse cancellerie che oggi si dicono sorprese dalla guerra che ne è seguita. La risposta fu un pacchetto di sanzioni concepito con la cura di chi vuole punire senza davvero scoraggiare, e con esso l'illusione, tanto europea quanto lo fu quella del 1938, che un'aggressione digerita in silenzio sia un'aggressione conclusa. Non lo fu. Fu, come Monaco, un anticipo. Mosca non lesse in quella debolezza una ragione per fermarsi: vi lesse un prezzo, lo trovò sostenibile, e nel 2022 tornò a incassare il resto del conto che riteneva ancora aperto.
Non ripeterò qui l'errore di scambiare la storia per un oracolo: nessuna guerra è la fotocopia di un'altra. Ma il meccanismo — questo sì — si è ripetuto con la puntualità di un orologio che nessuno, in Europa, ha voluto sentire suonare. E se qualcuno in quest'Aula pensa che la lezione della Crimea sia già stata imparata, gli chiedo di spiegarmi perché, una manciata di anni dopo, ci troviamo a discutere se sia «pragmatico» concedere anche il resto.
Non vi parlo soltanto di eserciti. Vi parlo di una guerra che si combatte nelle menti prima ancora che sui campi — una guerra che ai miei tempi avremmo chiamato propaganda, e che oggi si è fatta più sottile, più capillare, capace di insinuarsi nei salotti e nei parlamenti travestita da dubbio ragionevole. Il Cremlino non ha bisogno di convincere l'Europa che ha ragione. Gli basta convincerla che nessuno ha torto, che ogni posizione vale l'altra, che la fatica di discernere il vero dal falso sia essa stessa un'imposizione ideologica. È un'arma più economica delle divisioni corazzate, e altrettanto efficace, perché non conquista territori: corrode la volontà di difenderli.
Onorevoli Colleghi, l'Europa che ho conosciuto nascere dalle macerie non fu costruita per essere comoda. Fu costruita per essere libera, il che è cosa ben più esigente. Chi oggi propone che l'Ucraina ceda provincie in cambio di una pace che chiamano «pragmatica» non sta proponendo la fine di una guerra: sta proponendo l'inizio di un precedente, e i precedenti, nella storia dei tiranni, sono sempre l'anticipo di un conto più salato.
Non vi chiedo eroismo. Ve ne ho chiesto abbastanza, in un'altra vita, e so quanto costi. Vi chiedo soltanto la memoria di ciò che accade quando le democrazie confondono la stanchezza con la saggezza. Vi chiedo di ricordare che ogni generazione crede di aver ereditato la pace come un diritto, e ogni generazione riscopre, con sorpresa che dovrebbe farle provare vergogna, che la pace era un prestito, non un dono, e che il prestito va onorato con la vigilanza, non con l'oblio.
Il secolo che ho attraversato mi ha insegnato una sola certezza, ed è questa: i tiranni non si fermano davanti alla ragionevolezza altrui. Si fermano davanti alla determinazione altrui, e solo davanti a quella. Sta a questa Camera, e a chi verrà dopo di essa, decidere di quale delle due l'Europa vorrà essere ricordata come portatrice.
"¿Quieres usar burka? Es muy fácil, vuelve a tu país de origen. Toma un vuelo a Arabia Saudita o Afganistán. ¡No aquí!"
- André Ventura, líder de la derecha de Portugal, envía este mensaje a las mujeres musulmanas después de prohibir el burka en el país.