La truffa del ponte a carico degli italiani:
114 dipendenti
21 sono dirigenti
93 funzionari
Salvini ha annunciato la posa della prima pietra nel 2024
Ad oggi non è stato messo un sassolino
Nel frattempo i dirigenti vengono pagati da 200 a 350 mila € all'anno
Votateli coglioni
Il primo a cui andrebbe tolta la cittadinanza è proprio #Salvini, che dimostra di non sapere nulla della nostra Costituzione quando propone di revocarla a un cittadino italiano. A lui piace il modello israeliano perché adora l'idea che chi sta al potere possa decidere della vita altrui #piazzapulita
Pare che a Palazzo Chigi sia scattata una riunione d’emergenza. Non per i treni in ritardo. Non per i pendolari che arrivano in ufficio quando i figli sono già laureati. Non per un’Alta Velocità che ogni tanto conserva solo “Alta”, mentre sulla velocità preferisce riflettere. No.
Per un manifesto.
La furia di Giorgia Meloni sarebbe scattata per la nostra campagna, sì, quella di un partito d’opposizione che ha avuto l’ardire di fare opposizione, colpevole di aver affisso manifesti nelle stazioni per ricordare una notizia e non una bestemmia: i treni arrivano in ritardo.
Una gigantografia che prende in giro uno slogan del Ventennio e ricorda un dettaglio marginale: i treni arrivano in ritardo. Apriti cielo. La premier sarebbe andata su tutte le furie, telefonate, spiegazioni, Ferrovie convocate come se a Termini fosse comparso un murale con scritto: “Il re è nudo”.
La scena è meravigliosa. L’Italia aspetta i treni. Palazzo Chigi aspetta chiarimenti sui manifesti.
È la lesa maestà ferroviaria. Il nuovo reato: vilipendio alla puntualità immaginaria.
Nel Paese in cui un treno su cinque dell’Alta Velocità arriva fuori orario, il problema non sarebbe il ritardo. Sarebbe ricordarlo.
Come quei sovrani assoluti che non punivano chi sbagliava, ma chi osava raccontarlo.
E allora immaginiamola la riunione:
“Presidente, i treni sono in ritardo.”
“Nessun problema.”
“Presidente, qualcuno lo ha scritto su un cartellone.”
“Convocate subito i vertici!”
Il punto è che il potere, dopo un po’, si abitua agli applausi. E quando incontra la satira la scambia per sabotaggio. Quando incontra una critica la vive come tradimento. Quando incontra uno specchio, dà la colpa allo specchio.
Le ragazze dell’ufficio comunicazione di Italia Viva hanno fatto una campagna di comunicazione ironica e vincente. E ha fatto bene Giorgia Meloni a smorzare oggi facendoci i complimenti. Ma purtroppo è triste dire che sulla spesa, le tasse, i treni e tutto il resto questa campagna fotografa la realtà di un Paese che sta peggio di quattro anni fa.
IMBARAZZANTE GIORGIA MELONI!
Si scaglia contro il Superbonus definendolo inutile e dannoso, ma dalla sua dichiarazione dei redditi risulta che ha incassato il bonus mobili, il bonus risparmio energetico e il bonus ristrutturazione... VERGOGNATI!
Nel silenzio totale dei mezzi di informazione, il governo Meloni ha approvato una norma che consente l'apertura di sale operatorie senza controlli preventivi sui requisiti minimi di sicurezza.
Ripeto, vista la gravità: senza controlli preventivi.
Con verifiche rinviate fino a un anno dopo.
1 anno.
Dodici mesi di interventi chirurgici, anestesie, bisturi, infezioni possibili, pazienti ignari.
Dodici mesi prima che qualcuno vada a vedere se la sala operatoria è a norma.
La norma non nasce in un provvedimento sulla sanità. Sarebbe stato troppo onesto. È stata nascosta dove nessuno guarda.
Infilata in un decreto che parla di grandi opere, commissari, infrastrutture, Ponte sullo Stretto.
Un contenitore omnibus, uno di quelli che scorrono veloci in Parlamento e ancora più veloci nei telegiornali.
Dentro quel decreto, lontano dagli occhi dei cittadini, si smonta un principio basilare dello Stato di diritto sanitario: prima i controlli, poi apri.
Qui si fa il contrario: apri, opera, incassa. I controlli (forse) dopo.
“Povera stella, viene da compiangerla
Il problema è lei che lavora come una pazza, ma tutti le chiedono delle cazzate che fa il suo stesso governo
Ma è veramente cattiva questa stampa italiana”
Tomaso Montanari esilarante su #Meloni 😂
#AccordieDisaccordi
Meloni:“Un sì ti conferma, ma un no ti riaccende”.
Per Luca e Paolo Meloni avrà letto quella frase sulla smemoranda.
Se fosse stata seria e con dignità, Meloni si sarebbe già dimessa invece di utilizzare le frasi della smemoranda.
#meloni#dimartedì#memedallaterzarepubblica
Ha perfettamente ragione @matteorenzi, la Meloni non merita nessuna solidarietà. 🍀
“Penso che Elly Schlein abbia dimostrato di avere un atteggiamento molto istituzionale. Io non sono d'accordissimo. Perché? Perché secondo me Trump non ce l'ha con l’Italia, ammesso che Trump sia pazzo o troppo furbo, però in questa vicenda qui lui non sta attaccando l'Italia come per esempio ci ha attaccato quando ci ha contestato sui morti in Afghanistan, si ricorda quella vicenda dove la Meroni ci mise 24 ore per prendere le distanze, no lui ha detto che la Meloni è una leader senza coraggio: mi aveva promesso un sacco di cose non le ha fatte, non ha garantito la sicurezza e non si preoccupa della sovranità energetica.
Cioè non ha attaccato l'Italia, al massimo ha attaccato Fratelli d’Italia, ha attaccato la Meloni ha attaccato quel partito.
Io la solidarietà la Meloni non gliela dò, la Meloni è bravissima, ci fa fessi tutti, è la più brava di tutti. Cioè era con Putin e poi è diventata con Zelensky, era per uscire dall'euro e poi per adesso e per l'Europa, era contro la NATO, e ora sta con la NATO, prima con Biden e il bacio sulla testa e poi con Trump il bacio della pantofola.
Ora ha capito dopo il referendum che con Trump perde e zag fa la giravolta.
Io non voglio una leader che cambia idea sulla base del suo consenso e quindi la solidarietà non gliela dò”.
A #dimartedi
Trump critica Giorgia Meloni per la mancanza di coraggio e le troppe promesse. La Premier cambia cavallo in corsa e come sempre fa la vittima. Non è un attacco all’Italia, quello di Trump: è un attacco interno al mondo Maga, è un attacco a Fratelli d’Italia. Non do solidarietà alla Premier ma le chiedo conto della sua consueta doppia faccia, in Italia e nel mondo.